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| Seconda Guerra Mondiale - Fall Weiss - Assalto alla Polonia |
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La seconda guerra mondiale iniziò il 1° settembre 1939. Alle ore 04.45 precise, i tedeschi lanciarono le loro truppe in una grandiosa manovra di accerchiamento a tenaglia mostrando al mondo intero l’efficienza della blitzkrieg, la guerra lampo(1), il loro metodo basato sull'impiego di rapidi, possenti e violenti attacchi sferrati da unità meccanizzate. Proiettati davanti alle truppe terrestri, gli aerei della Luftwaffe svolgevano il loro duplice compito: martellare gli obiettivi a terra e distruggere l'aviazione polacca.
Durante i primi due giorni di guerra, gli aeroporti vennero bombardati e gli aerei civili e da addestramento che ancora vi si trovavano, gravemente danneggiati. Duri attacchi furono sferrati anche contro la rete stradale e ferroviaria, nonché contro i centri amministrativi ed industriali. La superiorità dell'aviazione tedesca su quella polacca si manifestò sin dal primo giorno. Entro cinque giorni essa distrusse metà della brigata da caccia che difendeva Varsavia e la brigata di bombardieri impiegata dai polacchi per svolgere ricognizioni ed attaccare le colonne corazzate e motorizzate tedesche.
Il piano di invasione tedesco della Polonia, denominato in codice Fall Weiss (Piano bianco), prevedeva la distruzione delle forze armate polacche nel più breve tempo possibile, con un attacco concentrico contro la capitale polacca, portato da sud-ovest, dalla Slesia e, a nord, dalla Pomerania e dalla Prussia orientale. Da nord-est, dalla Prussia orientale, attaccava la 3a Armata del Generale Georg von Kuchler, con l'obiettivo di raggiungere Varsavia da est congiungendosi con la 4a Armata del Generale von Kluge, che doveva invece attaccare dal confine nord-occidentale della Polonia. Da ovest attaccava la 10a Armata del Generale von Reichenau, la quale doveva effettuare un movimento a tenaglia per bloccare il grosso delle forze polacche dislocate ad ovest di Varsavia.
I fianchi dell'Armata di von Reichenau sarebbero stati protetti dai reparti dell'8a Armata del Generale Blaskowitz. Dal confine sud-occidentale attaccava invece la 14a Armata del Generale List, diretta verso la Vistola per tagliare la ritirata alle forze polacche. Il 5 settembre le forze tedesche avevano già spezzato il cordone di truppe polacche schierate lungo il confine. Nello stesso tempo, la 10ª armata avanzò da sud, aprendosi un varco verso Varsavia. Dal 6 al 10 settembre i tedeschi continuarono la loro marcia in direzione della capitale polacca. La 3ª e 4ª armata del Gruppo Nord premevano in direzione della capitale, mentre l'8ª e la 10ª armata del Gruppo Sud puntavano a nord, sempre verso Varsavia e Radom.
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L’attacco del 9 settembre sullo Bzura fu l’unica mossa controffensiva attuata dai polacchi in modo vigoroso e su vasta scala. L'azione era stata portata contro il centro dello schieramento tedesco, ma Rundstedt e Manstein, facendo compiere alle loro forze una diversione e portando avanti truppe di riserva, impegnarono gli avversari in una difficile battaglia su un fronte ristretto, battendoli severamente. Nel frattempo altre unità del Gruppo d’Armate sud avevano iniziato l’assalto alla capitale polacca, mentre i corpi corazzati di Guderian proseguirono verso Brest-Litovsk, conquistata il 14 settembre, congiungendosi con le unità blindate di Kleist in arrivo da sud.
Il 17 settembre i sovietici invasero da est il territorio polacco, una vera pugnalata alle spalle, ad un paese già crollato militarmente e politicamente. Due giorni dopo i 100.000 uomini dell’armata di Poznan si arresero alle forze del Gruppo d’armate Sud. Varsavia resistette altri otto giorni, sotto i terribili bombardamenti dell'aviazione e delle artiglierie tedesche, ma la campagna poteva considerarsi già virtualmente conclusa.
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L'ESERCITO POLACCO.
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I soldati polacchi si batterono valorosamente e strenuamente contro le forze tedesche, ma alla fine dovettero soccombere di fronte alla migliore organizzazione del nemico. Pur potendo mobilitare più di un milione di soldati, nel 1939, quello polacco, come la maggior parte degli altri eserciti europei, era ancora organizzato come un esercito della prima guerra mondiale. Comprendeva una trentina divisioni di fanteria (altre nove di riserva) ed 11 brigate di cavalleria, con armamento ed equipaggiamento obsoleto, senza alcun reparto realmente motorizzato (a parte una singola Brigata meccanizzata).
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L'artiglieria era completamente ippotrainata e l'aviazione disponeva di aerei obsoleti risalenti alla grande guerra. I capi militari polacchi non si facevano illusioni alla vigilia del conflitto: al massimo avrebbero potuto resistere per sei mesi, nell'attesa che Francia ed Inghilterra fossero giunte in soccorso.
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IL PATTO RIBBENTROP-MOLOTOV.
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Il 25 agosto 1939, Germania ed Unione Sovietica avevano firmato un patto di non aggressione, una notizia che sconvolse completamente gli ambienti diplomatici e politici di tutto il mondo. Alcune agenzie di stampa cestinarono la notizia, credendola fasulla. Tra gli stessi gerarchi tedeschi ci fu sconcerto ed incredulità. Scrisse Alfred Rosenberg nel suo diario in quella stessa data: "Ho la sensazione che un giorno o l'altro questo patto con Mosca farà ricadere la sua vendetta sul Nazionalsocialismo…
Come possiamo continuare a parlare della salvezza e della trasformazione dell'Europa se dobbiamo chiedere l'aiuto del distruttore dell'Europa?". Anche in Italia la notizia fu accolta molto freddamente dallo stesso Mussolini. Eppure era successo, i due dittatori europei erano giunti ad un accordo, prima che si scatenasse l'inferno della seconda guerra mondiale. Tagliato fuori dal giro delle alleanze con le potenze occidentali, Stalin aveva visto in Hitler la sua migliore chance per poter riconquistare tutti i territori persi dalla Russia zarista dopo la prima guerra mondiale.
Da parte sua Hitler, con la firma dell'accordo con i sovietici, non solo potè avere mano libera in Polonia, ma in seguito la neutralità sovietica gli permise di poter concentrare tutte le sue forze contro la Francia e l'Inghilterra. Da Stalin arrivarono anche facilitazioni economiche ed aiuti materiali: dal 1 settembre 1939 al giugno 1941 la Russia fornì alla Germania un milione di tonnellate di cereali, mezzo milione di tonnellate di grano, 900.000 tonnellate di petrolio, 100.000 tonnellate di cotone, mezzo milione di fosfati e cosi via.
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Terminata la campagna di Polonia, con Hitler impegnato sul fronte occidentale, Stalin potè invadere la Finlandia, le tre Repubbliche baltiche ed annettersi due regioni della Romania, la Bucovina e la Bessarabia. Questo sempre secondo l'accordo russo-sovietico, che comprendeva due documenti: uno ufficiale, un semplice patto di non aggressione dove ognuno dei contraenti si impegnava a non aiutare gli eventuali nemici dell'altro e a non allacciare alleanze con essi, ed uno segreto di cui si ebbe conoscenza solo alla fine della guerra.
In questo protocollo segreto venivano fissate le sfere di influenza territoriali riservate alla Germania e all'Unione Sovietica: la Polonia sarebbe stata divisa tra i due paesi; la Finlandia, le Repubbliche baltiche e la Bessarabia rientravano nell'area sovietica. Francia e Inghilterra nel settembre del 1939 si affrettarono a dichiarare guerra alla Germania, secondo gli accordi stabiliti con il governo polacco, ma non si sognarono affatto di fare altrettanto nei confronti della Russia sovietica.
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SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO POLACCO.
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I sovietici, dopo essere entrati in Polonia negli ultimi giorni di guerra, avevano occupato tutta la fascia orientale, congiungendosi alle truppe tedesche a Brest Litovsk e a Leopoli. Il 22 settembre, a Byalistock, venne firmato, tra i due eserciti, un accordo per la delimitazione delle zone di occupazione. La Germania si riprese Danzica e tutti i territori ceduti alla Polonia nel 1918. Il resto del paese fu trasformato nel Governatorato generale di Polonia. Tutta la parte orientale della Polonia fu invece incorporata nell'Unione Sovietica.
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FRANCIA ED INGHILTERRA STANNO A GUARDARE.
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Nel settembre 1939, lungo la frontiera franco-tedesca non si realizzò nessuna azione offensiva degna di nota da parte dell'esercito francese, pur considerando che i tedeschi avevano ben poche forze dislocate in quell'area. Malgrado la dichiarazione ufficiale di guerra alla Germania, francesi e inglesi fecero poco o nulla per mantenere la loro promessa di aiuto alla Polonia in caso di aggressione nemica.
Il previsto attacco venne rinviato di giorno in giorno, a causa soprattutto del lento sistema militare francese nel mobilitare le sue truppe, e quando venne fissato per il 17 settembre, considerando che il crollo della Polonia fosse ormai questione di giorni, venne definitivamente revocato. Da quel momento iniziò, quella che passerà alla storia, come la "guerra fasulla", un'espressione coniata dalla stampa americana per descrivere l'impasse totale sul fronte occidentale da parte dei francesi e dei tedeschi.
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LA POSIZIONE DELL'ITALIA.
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Malgrado fosse legata alla Germania nazionalsocialista dal Patto d'Acciaio (firmato a Berlino il 22 maggio 1939), l'Italia preferì tenersi, almeno per il momento, fuori dal conflitto, dichiarando la sua non-belligeranza. La decisione di Mussolini non fu dettata però solo dalla nostra impreparazione militare (il nostro esercito risentiva ancora degli impegni militari in Etiopia ed in Spagna), quanto piuttosto dalla consapevolezza del Duce, che quella che si stava combattento era una guerra indipendente dai reali interessi italiani.
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Il 3 settembre 1939, ad operazioni militari ancora in corso, Hitler si affrettò a scrivere a Mussolini per tentare di legarlo in qualche modo al fianco della Germania, anche solo moralmente: "Credo che, anche se adesso marciamo per vie diverse, il nostro destino ci legherà tuttavia l'uno all'altro. Se la Germania nazionalsocialista fosse distrutta dalle democrazie occidentali, anche l'Italia fascista andrebbe incontro ad un grave avvenire. Io ero già consapevole personalmente di questa comunanza di destini e di avvenire dei nostri due regimi e so che voi, Duce, pensate allo stesso modo". Il nostro ingresso in guerra però giunse solo nel giugno del 1940.
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MORIRE PER DANZICA.
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La seconda guerra mondiale scoppiò ufficialmente a causa della città di Danzica (l'attuale Gdansk) contesa tra Germania e Polonia. Hitler affermava decisamente che la città fosse tedesca ed aveva ragione, visto che nel 1939 il 96% degli abitanti di Danzica era di origine germanica. Ma anche la storia gli dava ragione, la città era appartenuta al'Ordine Teutonico dal 1309 al 1454 e dopo una breve inclusione nel regno polacco, era stata nuovamente inclusa entro i confini della Prussia. Il problema 'Danzica' nacque subito dopo la prima guerra mondiale, quando i governanti del risorto stato polacco, pretesero dalle potenze occidentali vincitrici, uno sbocco sul Mar Baltico, ottenendo di potersi servire proprio del porto di Danzica, oltre ad avere un corridoio di territorio verso il mare, corridoio che divise fisicamente la Prussia orientale dalla Germania (una storpiatura territoriale inconcepibile ancora oggi).
Il trattato di Versailles complicò maggiormente le cose stabilendo per la città uno stato giuridico estremamente ambiguo: Danzica ed il suo territorio furono proclamati una 'città libera', sotto l'egida della Società delle Nazioni. Naturalmente la lingua ufficiale continuò ad essere il tedesco, la valuta corrente il marco, così come tedesche restarono la maggior parte delle strutture dirigenti e governative. Il governo era retto da un Senato elettivo ed inoltre la città doveva essere completamente smilitarizzata. Per oltre una decina di anni, i rapporti tra Danzica e lo Stato polacco restarono formalmente corretti, fino a quando in Germania non salirono al potere i nazionalsocialisti, che naturalmente reclamavano il ritorno della città al Grande Reich. Poco a poco Danzica si trasformò in una cittadella nazionalsocialista.
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La prima unità delle SA a Danzica venne formata nel marzo del 1926 e contava 45 membri. Questa prima formazione nazionalsocialista restò abbastanza isolata, visto che la cooperazione con le altre milizie locali era scarsa e quindi la sua espansione fu bloccata. Tra il 1931 ed il 1932 gli scontri delle SA con i comunisti ed i socialdemocratici divennero frequenti, ma non vennero mai utilizzate armi da fuoco, solo coltelli ed altre armi bianche improvvisate. Nel 1935, il presidente del Senato Greiser, filo-nazionalsocialista, iniziò a promulgare leggi per limitare le competenze della Società delle Nazioni ed incentivò la costruzione di numerose opere militari. Contemporaneamente, a partire dal 1938, i tedeschi fecero affluire nella città numerosi volontari mascherati da turisti, subito inquadrati in formazioni militari.
Nel gennaio del 1939 il parlamento della città ed Hiler in persona chiesero ufficialmente la restituzione di Danzica alla Germania e l'autorizzazione a costruire un'autostrada nel corridoio polacco per collegare il Reich con la Prussia orientale. La Polonia naturalmente si oppose a che la città diventasse parte integrante del Reich germanico dichiarandosi però disposta a 'discutere altri mezzi per facilitare il traffico ferroviario e stradale attraverso il corridoio'. La risposta polacca fece cadere ogni altra possibilità di risoluzione diplomatica al problema e da quel momento i generali tedeschi furono autorizzati da Hitler a preparare i piani per l'invasione della Polonia.
Il 1° settembre l939 alle 4.45 del mattino le truppe tedesche varcarono il confine polacco: ma la guerra era già iniziata mezzora prima a Danzica, esattamente alle 4.17, quando membri della SS-Heimwehr Danzig(2) (dopo aver ricevuto la parola in codice 'DORA') insieme ad altri elementi tedeschi circondarono l'ufficio postale polacco, chiedendone la resa. Gli impiegati postali, tutti armati, risposero sparando. Nello stesso tempo, nel porto della città, la corazzata tedesca Schleswig-Holstein, giunta per una visita di cortesia nei giorni precedenti, aprì il fuoco contro le fortificazioni portuali e soprattutto contro la Westerplatte, una vecchia fortezza a nord di Danzica nonché deposito di munizioni presidiato da forze polacche.
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"Danzica è in mano tedesca, è tornata a far parte del Terzo Reich", proclamò alla radio, il Gauleiter Forster. Le operazioni contro l'ufficio postale polacco furono guidate dal colonello della Polizia tedesca Willi Bethke e impegnarono duramente i tedeschi, che dopo una serie di assalti senza successo, si videro costretti ad usare cariche esplosive e pezzi di artiglieria per costringere i polacchi alla resa. Ugualmente cruenta fu la battaglia per la conquista della fortezza della Westerplatte, dove i polacchi opposero una strenua resistenza. Solo all'alba del 7 settembre, dopo l'ennesimo attacco tedesco, i difensori senza più speranza, quasi tutti feriti, decisero finalmente di arrendersi.
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LA PARTECIPAZIONE DELL'ESERCITO SLOVACCO.
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La Slovacchia, nata dallo smembramento della ex-repubblica di Cecoslovacchia, nel marzo del 1939, diventò a tutti gli effetti uno stato satellite dell'Asse. Quello che pochi sanno é che reparti dell'esercito slovacco parteciparono all’invasione della Polonia. Il governo tedesco in cambio aveva promesso la restituzione dei territori ceduti alla Polonia nel 1938(3). Il governo slovacco pose le sue forze armate alle dipendenze del Comando tedesco e mise a disposizione della Luftwaffe gli aereoporti al confine con la Polonia. Il 27 agosto il generale List, comandante della 14a Armata tedesca inviò al ministro della difesa slovacco, il generale Catlos, l'ordine con cui assumeva ufficialmente il comando della Armata slovacca. Contemporaneamente nel paese veniva dichiarata la mobilitazione generale.
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A partire dal 28 agosto 1939, le truppe tedesche entrarono in territorio slovacco per prepararsi all'invasione della Polonia. Il giorno dopo venne costituito il Comando dell'Armata di operazioni slovacca, agli ordini del generale Catlos coadiuvato dal generale Ernst von Engelbrecht, quale ufficiale di collegamento tedesco. L'Armata di Catlos comprendeva tre divisioni di fanteria ed un Gruppo celere motorizzato. Le truppe slovacche furono impegnate sin dal 1° settembre: la 1a divisione agli ordini del generale Engelbrecht fu la prima ad avanzare in territorio polacco, con il compito di proteggere il fianco della 2a divisione da montagna tedesca diretta a nord lungo il corso del fiume Dunajec. Già il 3 settembre tutti i territori presi dalla Polonia nel 1920 e nel 1938 erano stati riconquistati dai soldati slovacchi insieme alle truppe tedesche.
La Slovacchia mise in campo anche la sua forza aerea: la 39a e la 45a squadriglia caccia, equipaggiate con una ventina di aerei tipo Avia B-354, scortarono i cacciambombardieri Stukas nelle loro azioni. Anche la 16a Squadriglia da ricognizione, equipaggiata con aerei Letov S-328, fu impegnata nel bombardare le posizioni nemiche in appoggio all'avanzata dei reparti terrestri.
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NOTE.
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(1) La teoria della guerra mobile condotta congiuntamente da forze corazzate e da forze aeree, secondo lo storico Liddell Hart, fu elaborata per la prima volta in Gran Bretagna. Per descriverne in modo sintetico il funzionamento era stato adottato il termine "lightning" (lampo). I tedesci tuttavia furono i primi a metterla in pratica e questo nuovo tipo di tecnica bellica divenne famoso con il termine "Blitzkrieg", ossia guerra lampo.
(2) Nel giugno del 1939, il Senato della libera città di Danzica (Danzig Freistadt) votò per creare una forza di difesa cittadina (Heimwehr) ed Himmler ne caldeggiò la formazione fornendo segretamente volontari provenienti dalle formazioni SS. L'intero III° Battaglione (agli ordini dell'SS-Obersturmbannführer Hans-Freidemann Götze) della SS-Totenkopfdstandarte 4 Ostmark venne trasferito a Danzica per costituire il nucleo della nuova unità insieme alla SS-Totenkopf-PanzerAbwehr-Ersatz-Sturm, la compagnia addestramento anticarro della Totenkopf. Ovviamente i soldati SS giunsero nella città mascherati da turisti per non allarmare le spie alleate e soprattutto i polacchi. Rinforzato da 500 volontari reclutati nella città stessa, la Heinwehr Danzig fu inquadrata ufficialmente come formazione SS con una forza di circa 1.550 uomini e posta agli ordini di Götze.
Venne strutturata come un Battaglione di fanteria rinforzato, con quattro compagnie fucilieri (schützen-stürmen), una compagnia mitragliatrici, una di artiglieria, due compagnie anticarro ed un plotone pionieri.
(3) Anche il governo polacco beneficiò dello smembramento della Cecoslovacchia nel 1938, ottenendo la regione carbonifera di Teschen.
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