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Guerra Bianca sull'Adamello - La battaglia della Lobbia (Aprile) |
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Il colonnello Giordana, comandante italiano del settore, comprese da subito che le posizioni attuali non consentiva un'efficace difesa delle valli adiacenti e che il nemico, con un'opportuna azione, avrebbe potuto ripetere quanto fatto l'anno prima e tentare quindi di sfondare il fronte per entrare i Val Camonica.
Era dunque convinto ad anticipare gli austriaci con un efficace attacco alla prima linea nemica, posizionata sulle creste che vanno dal Monte Fumo alla Lobbia Bassa, e successivamente alle retrovie, posizionate sulle creste che vanno dal Monte Folletto al Monte Menicigolo. Per supportare tali azioni furono impiantate teleferiche, baracche, telefoni; si fecero affluire artiglierie, munizioni, armi e viveri. Ai primi di Aprile il dispositivo fu pronto per lanciare l'attacco.
Il fronte italiano, nella zona dell'imminente battaglia, percorreva dunque da Nord a Sud la seguente linea: Punta di Castellaccio, Punta di Lago Scuro, Cima Payer, Punta Pisgana, Corni di Bedole, Monte Mandrone, Passo e Punta del Venerocolo, Passo Garibaldi e Passo Brizio. Il nemico era attestato, da Nord a Sud, sulla seguente linea: Monticelli, Cresta Presana e Marocaro, Cima del Zigolon, Passi e cime della Lobbia Bassa e Alta, Cresta Croce, Dosson di Genova, Monte Fumo.
L'attacco fu pianificato per il 12 Aprile 1916; il colonnello Giordana dirige personalmente la battaglia, mentre il comando delle truppe destinate alla conquista della nuova linea è del capitano Natalino Calvi. Obiettivo impadronirsi della prima linea austriaca per poi conquistare le retrovie.
La colonna d'attacco fu divisa in tre nuclei d'assalto ed uno di riserva: il primo nucleo al comando del tenente Quadri, forte di settanta sciatori ed una mitragliatrice, doveva impadronirsi della Lobbia Alta e del relativo passo; il secondo nucleo al comando del tenente Attilio Calvi, forte di settantacinque sciatori ed una mitragliatrice, doveva impadronirsi di Cresta Croce; il terzo nucleo al comando del sottotenente Del Curto, forte di quaranta sciatori ed una mitragliatrice, doveva impadronirsi del Dosson di Genova; il nucleo di riserva al comando del sottotenente Bartesaghi, forte di trenta sciatori, avrebbe atteso l'evolversi degli eventi.
Infine le poche artiglierie presenti al Corno di Bedole ed alla Punta del Venerocolo dovevano agevolare l'assalto delle tre colonne.
All'una di notte le colonne d'attacco partirono dal Passo Garibaldi percorrendo il ghiacciaio del Mandrone; improvvisamente si levò una bufera di neve che accompagnò le truppe italiane per tutta la notte, fino alle sette del mattino. A tal ora i tre nuclei poterono orientarsi e verificare la posizione, non sempre corretta con le previsioni iniziali.
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In realtà solo il primo nucleo riuscì a trovarsi nella posizione corretta e, grazie a tale situazione, potè lanciarsi immediatamenta all'assalto della Lobbia Alta che riuscì a conquistare, respingendo successivamente un contrattacco austriaco portato grazie a dei rinforzi giunti dal Passo Fargorida. Vista la situazione creatasi, il capitano Calvi inviava il nucleo di riserva direttamente verso il Dosson di Genova e guidava personalmente il nucleo del sottotenente Del Curto in aiuto degli altri due nuclei, quindi verso la Lobbia Alta e Cresta Croce.
Successivamente e sempre con un audace assalto alla baionetta, il nucleo Quadri occupò anche il Passo della Lobbia Bassa. Al contrario il Passo della Lobbia Alta rimase fortemente in mano austriaca. Gli altri due obiettivi erano ancora da conquistare e le truppe italiane faticosamente cercavano di avvicinarsi alle vette ed alle creste bersagliati dagli austriaci appostati nelle trincee.
A questo punto il colonnello Giordana fece intervenire l'artiglieria, colpendo ripetutamente le posizioni austriache presenti su Cresta Croce e consentendone così la conquista attorno alle ore 10.30. Il tenente Attilio Calvi, a questo punto e dopo aver conquistato Cresta Croce, proseguì l'azione in aiuto del nucleo destinato alla conquista del Dosson di Genova.
Da Passo Garibaldi giungevano nuovi rinforzi per le truppe italiane schierate sulla Lobbia appena conquistata e minacciata dalle truppe austriache presenti al Passo della Lobbia Alta, e nuovi rinfozi per il tenente Attilio Calvi alle prese con la conquista del Dosson di Genova. Quest'ultimo fu finalmente conquistato, dopo aspra lotta di bombe a mano e baionette, alle 12.00; giunse poco dopo il comandante capitano Nino Calvi.
Fino alle 15.00 continuarono aspri gli scontri per consolidare le posizioni conquistate; tutte le creste, salvo Monte Fumo ed il Passo della Lobbia Alta furono conquistate. Circa cento austriaci giacevano morti nelle posizioni conquistate e una sessantina erano caduti prigionieri; un centinaio di alpini italiani erano morti o feriti.
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