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Guerra Bianca sull'Adamello - La battaglia di Conca Presena (Giugno) |
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Immediatamente il Comando italiano comprese di aver commesso un grave errore e pertanto imbastì una controffensiva, in modo tale da recuperare le posizioni appena cedute agli austriaci.
Una prima fase prevedeva un attacco diversivo dalle posizioni del Passo dei Contrabbandieri verso l'Ospizio San Bartolomeo ed un attacco principale prorio delle fanterie al Passo del Tonale. Il primo ebbe luogo il 9 Giugno ed il battaglione Edolo partì alle 2 di notte, scontrandosi presto con alcune pattuglie austriache di avanguardia che subito si ritirarano verso il fondo valle.
Al termine di tale azione dimostrativa, i reparti italiani impegnati tornarono verso le posizioni di partenza. Viceversa l'attacco principale di fanteria non riuscì a sfondare le posizioni austriache e le truppe italiane dovvettero ripiegare verso il Passo del Tonale, lamentando numerosi morti e feriti.
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L'attacco principale per conquistare il Passo Paradiso ed i Monticelli fu portato dall'intero battaglione Morbegno della 5 divisione alpina, forte di mille uomini al comando del tenente colonnello Riccardo Castelli, e di due plotoni di mitraglieri.
La sera dell'8 Giugno i reparti salirono fino al Passo di Pisgana dal fondo valle, e arrivarono alle 4 della mattina del 9 Giugno, in ritardo di un'ora rispetto alla tabella di marcia; da qui la colonna proseguì verso il Passo Maroccaro, per altre due ore di marcia, coperta all'osservazione nemica da un fitta nebbia.
Improvvisamente un colpo di vento diradò la nebbia e la numerosa colonna alpina fu individuata dalle sentinelle austriache poste al Rifugio Mandrone, ove erano presenti circa un centinaio di sciatori, alcuni dei quali partirono immediatamente verso il Passo Paradiso per segnalare l'imminente attacco italiano.
Per impedire un eventuale attacco austriaco al fianco italiano, circa 70 alpini della colonna furono inviati in direzione del Rifugio Mandrone per proteggere le retrovie della colonna, mentre la restante parte delle truppe arrivò finalmente alle 6.45 al Passo Marocaro. Furono immediatamente inviate all'attacco la 44 e la 45
compagnia lungo il nevaio fino al laghetto del Monticello per poi sferrare l'attacco al Passo Paradiso.
La 47 compagnia rimase di riserva al Passo Maroccaro. All'alba le due compagnie avanzanti furono scoperte dalle truppe austriache presenti al Passo Paradiso che immediatamente presero posto nelle ridotte per respingere l'attacco. E furono anche inquadrate dagli artiglieri presenti nei forti Strino e Presanella (non presenti nella
cartina e posizionati ad Est rispetto al Passo). Contemporaneamente a tale azione, altri alpini attaccarono le posizioni austriache del Castellaccio, ma senza alcun successo.
Il comandante austriaco inviò una squadra di sciatori verso il Passo di Casamadre per proteggere il fianco destro ed una colonna sulla sinistra verso il ghiacciaio del Presena per proteggere il fianco sinistro. Al centro dello schieramento i rimanenti soldati pronti ad opporre fiera resistenza alle truppe alpine ormai prossime alle
posizioni sul laghetto del Monticello. Le due compagnie assaltarono le ridotte austriache, ma furono pesantemente bersagliate dai Landesschutzen e dai colpi di artiglieria sparati dai forti precedentemente indicati.
Bersagliati da più parti solo pochi alpini riuscirono ad arrivare nelle immediate vicinanze delle trincee nemiche, ma qui furono definitivamente inchiodati dal fuoco avversario. Il comandante del battaglione, rimasto in retrovia al Passo Maroccaro, si apprestò ad impegnare l'ultima compagnia presente, quando comparve sul fianco la colonna
austriaca inviata sul ghiacciaio del Presena che immediatamente impegnò le truppe alpine, bloccandone definitivamente la possibile avanzata.
Il colonnello Castelli a questo punto non potè far altro che suonare la ritirata generale, visto anche il numero elevato di ufficiali morti o feriti; i resti delle due compagnie lanciate all'attacco iniziarono quindi la ritirata verso il Passo Maroccaro, abbandonando sul terreno i morti ed i feriti più gravi.
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Il fuoco degli austriaci terminò definitivamente quando gli ultimi alpini scomparvero dietro il passo, diretti verso il Passo di Pisgana; e fortuna volle che le truppe austriache presenti al Rifugio Mandrone non furono sufficientemente numerose da impegnare la colonna in ritirata.
Le perdite italiane furono di 52 morti ed 87 feriti, la maggior parte dei quali fu poi raccolta dai sanitari austriaci; le perdite avversarie ammontarono ad un morto e 8 feriti. La battaglia era terminata senza un nulla di fatto per le forze italiane.
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