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| I crimini dei vincitori - Gli Alleati in Europa |
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Molti cittadini francesi non esitarono a mettere in correlazione simili episodi con lo sbarco, attribuendone la colpa prima a quest'ultimo. Dimostrarono perciò molta freddezza verso le truppe alleate, se non addirittura ostilità. Ciò era spiegabile anche con le necessità belliche degli anglo-americani, che naturalmente non risparmiavano la popolazione civile: l'incursione aerea su Caen, per esempio, aveva causato 2.500 morti; i villaggi di Montebourg e di Valognes, poi, furono addirittura rasi al suolo. Il 12 giugno Montgomery dovette ammettere, in vista dell'arrivo di Churchill, che le strade non erano sicure, poiché molti francesi, uomini e donne, non avevano esitato a prendere a fucilate
i liberatori. Un comportamento che aveva indotto Henry Arnold a definire il popolo francese 'un branco di gente meschina e spregevole'. La verità è che molti soldati alleati avevano favorito questo comportamento, tormentando la popolazione con vandalismi, saccheggi, stupri e perfino uccisioni. Il risultato fu che a Cherbourg vi erano stati addirittura dei tumulti contro le truppe americane. (da 'In nome della resa', pag.496)
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Vero, la furia delle truppe americane aveva dato luogo a un certo numero di crimini in Sicilia e nella penisola italiana, e persino il tenente generale George S. Patton, uno dei migliori comandanti della seconda guerra mondiale, aveva disposto e poi celato la fucilazione di prigionieri tedeschi. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.66)
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E il 29 aprile 1945 c'era stato un episodio tutt'altro che eroico, del quale nessuno era stato chiamato a rispondere. Il fatto si era verificato dopo la resa dei militari tedeschi di guardia al campo di concentramento di Dachau, gran parte di loro appartenenti alle forze armate regolari tedesche che avevano da poche ore sostituito i militi SS in fuga. Di quei 500 prigionieri disarmati, tutti tranne quaranta erano stati fucilati sul posto dai liberatori alleati o, in qualche caso, da detenuti appena liberati ai quali gli americani avevano momentaneamente consegnato delle armi. Di quei prigionieri uccisi, 358 (fra loro un medico con bandiera della Croce Rossa) erano stati allineati contro un
muro dai soldati americani del 15° reggimento della 45a divisione di fanteria e sommariamente uccisi da un tenente americano (il cui nome è ben noto) e da un suo mitragliere, mentre il produttore cinematografico hollywoodiano George Stevens e alcuni fotografi dello US Signal Corps riprendevano la scena in bianco e nero e a colori. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.67)
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In seguito, sempre nel corso del mese di maggio, il generale e giurista John M. Weir rivelò a Jackson che esistevano prove di un ordine emanato da Hitler per l'uccisione sommaria di paracadutisti o commandos alleati catturati. L'intoppo era, disse Weir, che esistevano molti ben documentati casi in cui gli americani avevano fatto esattamente la stessa cosa. Un ufficiale americano, in Italia, aveva dato l'ordine di 'non fare prigionieri' e di conseguenza un sergente dell'esercito americano aveva ucciso 35 prigionieri tedeschi che erano nelle sue mani. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.80)
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