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| Il comunismo - L'anticomunismo sovietico |
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Dalle memorie del generale Reinhard Gehlen sul problema del mancato sfruttamento dell'anticomunismo dei russi. Sono tuttora convinto che saremmo riusciti a conseguire gli obiettivi che ci eravamo prefissi con la campagna del 1941 se non fosse stato per le fatali interferenze di Adolf Hitler. [...] Ci eravamo resi conto che questo vasto paese, ricco di potenziale umano e di risorse naturali, in ultima analisi avrebbe potuto essere conquistato, o meglio, liberato dal comunismo,
solo con l'aiuto degli stessi popoli russi [...] sarebbe bastato far leva sul loro istinto di autopreservazione nazionale, oltre che, naturalmente, sul profondo odio che avevano accumulato nei confronti del comunismo in generale e del sistema stalinista in particolare [...] Ed è proprio nell'incapacità di Hitler di sfruttare il potenziale psicologico delle popolazioni russe, la massima parte delle quali ci aveva accolto con straordinario calore nelle prime fasi della campagna, che possiamo scorgere il suo errore decisivo. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.216)
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Da Eupatoria a Yalta c'erano 200 km: li fecero in jeep, sotto un forte vento, per strade montane e fra due ali ininterrotte di truppa, parte uomini e parte donne. Gente del luogo non ne videro ed era spiegabile, per la guerra che l'aveva fatta allontanare e perché molte comunità avevano preferito seguire i tedeschi nella loro ritirata, piuttosto che restare ancora sotto Stalin. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.98)
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Da rilevare che, nel settore della Torino, l'Arma godeva di alto prestigio ed il personale era molto stimato dalle popolazioni con le quali aveva instaurato amichevoli rapporti. Mai e sino all'ultimo giorno di campagna si verificò il benché minimo incidente. Basti pensare che al momento del ripiegamento vennero liberati 50 prigionieri che erano dislocati presso i nostri comandi per lavori di poco conto; ebbene, essi non si diressero verso le linee dei loro commilitoni ma, la quasi totalità, prese la via dell'occidente. (da 'Fronte russo : c'ero anch'io', volume 1, pag.57)
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I tedeschi vennero accolti dalle popolazioni spesso come liberatori e molti soldati sovietici o si arresero senza combattere o si presentarono all'invasore nella speranza di poter partecipare... alla liberazione della propria terra dal tiranno rosso. […] Oltre ai russi vi furono estoni (una divisione), lettoni (due divisioni), galiziani (una divisione), come pure turcomanni, cosacchi, tartari, caucasici, eccetera. Nel complesso un milione di cittadini sovietici si schiereranno con l'invasore. Tra costoro meritano un cenno particolare il generale Andrej Vlasov e la ROA.
Pure appartenente alle Waffen-SS, la ROA (Russkaja Osvohoditeljnaja Armija) ne era completamente diversa da un punto di vista ideologico. Costituita solo il 28 gennaio 1945, essa era un vero e proprio esercito russo di ispirazione socialdemocratica, il cui scopo era di liberare la Russia dalla tirannide di Josef Stalin. (da 'In nome della resa', pag.181)
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'La popolazione', continuava il rapporto, 'saluta i soldati tedeschi come liberatori dal giogo del bolscevismo. Ma c'è il pericolo che questo stato d'animo a noi favorevole, che si manifesta sotto forma di ospitalità e regali, si trasformi nel suo opposto se noi ci comporteremo in modo sbagliato.' (da 'La guerra di Hitler', pag.533)
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