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Il comunismo - I cittadini sovietici nei gulag

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Quelli che seguono sono brani del racconto d'un sopravvissuto al campo di Solovki, dato alle stampe alla fine del 1937 in Polonia e che ebbe grande risonanza nell'opinione pubblica mondiale: '[...] Il convoglio, per stimolare i ritardatari o quelli che non potevano lavorare per causa dell'esaurimento, si serviva del calcio del fucile e di un semplice bastone e bastonavano senza pietà tanto i simulatori che quelli che cascavano giù sotto il peso del lavoro. [...] Come castigo per diverse mancanze, e specialmente per la mancanza di subordinazione, facevano spogliare i colpevoli e li facevano stare al gelo una mezz'ora ed anche di più [...] Succedeva anche che gl'impazziti si tagliassero tutta la mano destra'. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.25-27)
I campi di concentramento sovietici, attivi dal 1918, si moltiplicarono negli anni Trenta per le note repressioni ordinate da Stalin, ma anche negli anni del secondo conflitto mondiale, quando vi finirono milioni di prigionieri di guerra e con essi grandi masse di cittadini sovietici, deportati da intere regioni per mostruose finalità. In Crimea, per esempio, la popolazione era stata deportata perché non fu capace di resistere al nemico. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.82)
Queste testimonianze si riferiscono ai campi di lavoro forzato nei quali erano reclusi i cittadini sovietici e sono state recepite dall'Organizzazione delle N.U. sul finire degli anni Quaranta. I prigionieri venivano picchiati sul lavoro e nei dormitori, picchiati con i pugni, con bastoni, e con i calci dei fucili [...] ogni tanto le guardie uccidevano dei prigionieri. Ci sono stati dei casi in cui a diecine i prigionieri sono stati bastonati a morte [...] il ferirsi e mutilarsi volontariamente continuò. In questa maniera i prigionieri cercavano di sfuggire al lavoro e di avere un po' di riposo all'ospedale [...] dal 1930 in poi l'alimentazione peggiorò rapidamente. Prima era raro che i prigionieri soffrissero la fame. [...] Così, a volte, quelli che si rifiutavano di lavorare, quelli che lavoravano male e quelli che sistematicamente non arrivavano a fare il lavoro assegnato, venivano riuniti e fucilati a gruppi di 30 o 40, per scoraggiare gli altri dal simulare malattia [...] C'erano inoltre i campi d'isolamento dove si tenevano i prigionieri che erano puniti per mancanze nel campo; queste includevano il rifiutare o non fare tutto il lavoro. Nei campi d'isolamento i prigionieri erano tenuti in condizioni terribili e quasi del tutto privi di cibo; la maggioranza dei puniti generalmente moriva. [...] Nel tracciato Vym-Ust Ukhta lavoravano circa 20.000 persone; nuovi prigionieri rimpiazzavano via via i morti. Circa 9.000 di loro morirono [...] Sapevo che nessuno poteva sentire le mie sofferenze al di là delle pareti dell'ufficio del Procuratore, e molto depresso, dopo 10 giorni passati sempre seduto su una sedia, firmai tutto quello che il giudice voleva [...] Di un gruppo di 1.000 caucasiani, colà inviato, alla fine dell'inverno ne sopravvivevano solo 10 [...] Durante l'estate nell'isola di Popov venivano scavati dei grandi crateri per 2.000 o 3.000 persone ognuno. Durante l'inverno li riempivano di cadaveri, l'estate dopo scavavano degli altri crateri. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.178-188)