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Le Camicie Nere della Legione Tagliamento nella battaglia di Natale del 1941

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Premessa storica.

Dopo l’inizio delle ostilità fra Germania ed Unione Sovietica nel Giugno 1941 e la conseguente apertura di quello che diverrà il più grande fronte di guerra che la storia ricordi, anche l’Italia di Mussolini volle partecipare a quella che fu vista come la crociata finale contro il bolscevismo, dopo la prima vittoria durante la guerra civile di Spagna. Fu quindi creato lo C.S.I.R., ovvero il Corpo di Spedizione Italiano in Russia al comando di quello che fu certamente il più brillante generale italiano della Seconda Guerra Mondiale: il Generale di Corpo d’Armata Giovanni Messe. Esattamente il 10 Luglio 1941 dalla stazione di Verona, partì il primo convoglio ferroviario del C.S.I.R.: un totale di circa 62.000 uomini fra ufficiali, sottufficiali e uomini di truppa, circa 4.600 fra cavalli e muli, 5.500 automezzi, suddivisi nelle tre divisioni Pasubio, Torino e Celere.

La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale in Russia.

La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fu costituita per volere dello stesso Mussolini il 14 Gennaio 1923 con Decreto Regio n.31/1923; obiettivo, quello di affiancare e rafforzare le Forze Armate italiane, in particolare il Regio Esercito, con elementi certamente più affidabili nei confronti del Regime. A richiamo della romanità del periodo dei Cesari, i gradi degli ufficiali vennero identificati con quelli utilizzati all’interno delle legioni, e precisamente:
Grado milizia Grado esercito
Sotto Capo Manipolo Sottotenente
Capo Manipolo Tenente
Centurione Capitano
Seniore Maggiore
Primo Seniore Tenente Colonnello
Console Colonnello
Console Generale Colonnello di Brigata
Luogotenente Generale Generale di Divisione
Comandante Generale Generale di Corpo d’Armata
Caporale d’Onore Generale di Armata
Primo Caporale d’Onore Capo di Stato Maggiore della forza armata(*)
(*) assegnato al solo Benito Mussolini
Reclutati prevalentemente su base provinciale, i battaglioni delle Camicie Nere vennero mobilitati ed assegnati alle varie divisioni del Regio Esercito, spesso a livello di Legione. Nelle intenzioni di Mussolini avrebbero dovuto costituire i reparti più arditi, tenaci e moralmente solidi da affiancare ai più 'tiepidi' battaglioni del R.E.; in realtà e non certo con l’iniziale addestramento (che migliorerà decisamente durante il conflitto, tanto da eguagliare quello dei reparti di Arditi della Prima Guerra Mondiale), i Legionari si guadagneranno la fama di tenaci combattenti che presto gli fu riconosciuta dagli altri reparti e dai tedeschi stessi. In particolare, ai battaglioni più duramente provati e particolarmente distintisi sui vari fronti di guerra, fu consentito di fregiarsi della famosa 'Emme' mussoliniana e furono pertanto identificati come Battaglioni 'Emme'.

La composizione di una Legione era la seguente: Quartier Generale su un plotone di 102 uomini, una Compagnia Mitraglieri composta da una Compagnia Comando di 101 uomini e tre Plotoni Mitraglieri di 37 uomini con 4 mitragliatrici pesanti ognuno, due Battaglioni di Camicie Nere basati ognuno rispettivamente su un Plotone Comando di 65 uomini, un Plotone di Ricognizione di 41 uomini e tre Compagnie Fucilieri a loro volta così strutturate: un Plotone Comando di 63 uomini e 3 mortai da 45 mm, due Plotoni Fucilieri di 37 uomini con 4 mitragliatrici leggere ognuno.

In particolare la 63a Legione CC.NN. d’Assalto 'Tagliamento', unità di nostro interesse in quanto aggregata al C.S.I.R., era così strutturata:
 Comandante: Console Niccolò Nicchiarelli, poi Console Domenico Mittica, poi Primo Seniore Mario Rosmino, poi Console Galardo
 Aiutante Maggiore in Prima: Seniore Diana (caduto),
 Cappellano Centurione: Don Guglielmo Biasutti (rimpatriato per polmonite ed insignito di Medaglia d’Argento), poi Centurione Don Giuseppe Cante (caduto),
 63° Battaglione Camicie Nere di Udine al comando del Primo Seniore Ermarcora Zuliani, poi Primo Seniore Mario Rosmino, poi Seniore Mezzetti (caduto)
 79° Battaglione Camicie Nere di Reggio Emilia al comando del Primo Seniore Patroncini, poi Seniore Gamboni, poi Seniore Gangemi (ferito), poi Seniore Margini,
 103a Compagnia Mitraglieri di Cuneo (del Regio Esercito) al comando del Centurione Mario Gentile (caduto), poi Centurione Chelotti (mutilato per congelamento).

La 63a Legione CC.NN. d’Assalto 'Tagliamento' fu mobilitata nel Febbario 1941 e avrebbe dovuto essere inquadrata nella Divisione di Fanteria 'Pistoia'. Fu successivamente trasformata in Legione autocarrata ed aggregata al C.S.I.R. in formazione. Era composta da 1.191 fra ufficiali e Camicie Nere, da 284 fra ufficiali e soldati del Regio Esercito e da 133 autieri. Fu successivamente promossa sul campo ad unità scelta 'Emme' e il labaro decorato di Medaglia d’Oro e di Medaglia d’Argento sul campo.

Il C.S.I.R. in zona d’operazioni.

Fin dal suo arrivo in zona d’operazione, il C.S.I.R. fu posto alle dipendenze del Generale Eugen von Schobert, partecipando ai combattimenti nella battaglia fra i fiumi Dniester e Bug. Dall’Agosto 1941 le divisioni Torino e Celere passaro agli ordini del Gruppo Corazzato del Generale Paul Ludwing Ewald von Kleist, mentre la divisione Pasubio fu aggregata al III° Corpo d’Armata tedesco. Le tre divisioni furono inviate poi verso Sud nella zona di Dniepropetrovsk e parteciparono tutte alla battaglia di Petrikovka, in cui le forze sovietiche furono completamente sbaragliate e furono catturati oltre 10.000 prigionieri. Si chiudeva così il primo ciclo di operazioni delle nostre unità sul Fronte Orientale con dei risultati più che positivi, riconosciuti anche dai nostri attenti ed esigenti alleati tedeschi.

Il successivo incarico operativo assegnato al C.S.I.R. fu l’occupazione del bacino del Donez in collaborazione con la Ia Armata Corazzata tedesca. Con partenza dalla testa di ponte sovietica di Pavlograd sul fiume Voltsctja, il 9 Ottobre 1941 iniziò la nuova fase d’attacco che porterà alla conquista dell’importante città, nonchè nodo ferroviario di strategica rilevanza, di Stalino il giorno 20 Ottobre. Malgrado l’accanita resistenza sovietica, tutti gli obiettivi vennero raggiunti e conquistati per tempo. Ma per il C.S.I.R. nuovi ed importanti impegni erano già stati pianificati.

Senza concedere alle truppe alcun riposo, il Comando tedesco assegnò alle truppe italiane nuove direttrici d’attacco verso le città di Rykovo e Gorlovka, entrambi notevoli complessi industriali e minerari. L’azione ebbe inizio fin dal 22 Ottobre e si concluse con l’occupazione delle due città citate, esattamente l’1 ed il 2 Novembre 1941, seppur accanitamente difese dalle truppe sovietiche in costante ritirata. Frattanto il 'Generale Inverno' aveva fatto la sua comparsa al fronte, a tutto vantaggio dei difensori. Dapprima fango e pioggia rallentarono notevolmente tutte le operazioni, gli autocarri s’impantanarono e divennero inutilizzabili.

Poi la temperatura bruscamente scese anche a venti gradi sotto lo zero e pertanto fu necessario consolidare al più presto le posizioni raggiunte in vista della prevedibile stasi invernale. Inoltre tutto il ciclo operativo al quale le nostre truppe avevavo partecipato era stato assai duro: mezzi logorati, soldati senza mai riposo nè avvicendamento, marce e combattimenti ogni giorno contro un nemico combattivo e tenace, perdite comunque notevoli e non sempre rimpiazzate. Ma proprio per prepararsi al difficile periodo invernale da passare in prima linea, si verificarono ulteriori e notevoli scontri dovuti alla rettifica del fronte. Rettifica resa necessaria anche dal fatto che era ormai evidente la volontà dei sovietici di approfittare di tale periodo per organizzare delle controffensive anche ai danni dei nostri reparti.

Dapprima a Nikitowka, successivamente a Chazepetowka, le nostre truppe combatterono eroicamente a trenta-trentacinque gradi sotto lo zero contro sovverchianti forze russe in vere e proprie battaglie, dalle quali uscirono sempre a testa alta, anche se non sempre vincitrici. Ma non subirono mai l’iniziativa dei sovietici, riuscendo a contenere i contrattacchi russi ad ogni costo. A Nikitowka, ad esempio, l’80° Reggimento di Fanteria della Divisione Pasubio, isolato e circondato da un’intera divisione nemica, riuscì a resistere per giorni e a sganciarsi successivamente. A Chazepetowka l’intera Divisione Torino raggiunse tutte le posizioni finali assegnatele, seppur attaccata pesantemente da reparti scelti dell’NKVD.
Cartina generale
Si arrivò così alla metà di Dicembre: senza voler elencare tutte le privazioni che i nostri soldati dovettero sopportare e le pesantissime condizioni ambientali del fronte russo in inverno, è bene comunque sottolineare tutto ciò, in quanto anch’esse contribuirono a rendere eroico il loro comportamento in quella che sarà poi ricordata da tutti come la 'battaglia di Natale'. I sovietici vollero però approfittare di tale periodo a loro certamente più favorevole per attaccare il settore tenuto dalle truppe italiane e difatti ammassarono di fronte al C.S.I.R. ben cinque divisioni. In concomitanza con il Natale e ben sapendo il significato di tale giorno per i nostri soldati, attaccarono pesantemente all’alba, in particolare la zone tenuta dalla Divisione Celere.

Ma grazie alle precedenti attività di pattuglia, i nostri soldati non si fecero trovare impreparati e riuscirono a contenere l’attacco sovietico, senza registrare significative ritirate; seppur numericamente superiori, i sovietici furono arrestati per ore dalle truppe di prima linea, in particolare camicie nere e bersaglieri. E già la sera del 25 Dicembre le nostre truppe furono impegnate al contrattacco, che si concluse il 28 con la definitiva cacciata dei russi dalla posizioni occupate e la loro totale sconfitta. La nostra fanteria, i nostri bersaglieri, le nostre camicie nere, i nostri artiglieri, tutti quanti avevano ancora una volta dimostrato il loro valore di fronte ad un nemico agguerrito e molto più preparato ad affrontare il rigido clima invernale. La 'battaglia di Natale' si era conclusa con una nostra vittoria che però ci costò in termini numerici 168 morti, 715 feriti, 305 congelati di vario grado e 207 dispersi.

Le nostre Camicie Nere in azione.

Il 5 Dicembre 1941 il 63° Battaglione CC.NN. fu il primo a raggiungere la nuova linea del fronte, occupando il villaggio di Malo Orlovka, estremo caposaldo a sinistra della zona tenuta dalla Divisione Celere, oltre la quale si era posizionata la Divisione Torino. Successivamente la 2ª compagnia dello stesso battaglione veniva distaccata presso il villaggio di Svecenko Ftorio, posizionato due chilometri a destra. Ed infine veniva occupato il villaggio di Novaja Orlovka dalla 2ª compagnia del 79° Battaglione CC.NN., ancora più a destra del precedente caposaldo. Chiudevano la linea del fronte, il 18° Battaglione del 3° Reggimento Bersaglieri della Divisione Celere. In retroguardia, e alle spalle di Malo Orlovka nel villaggio di Crestowka, arrivò il 7 Dicembre il Comando della Legione, mentre nel villaggio di Mikailowka presero posizione le restanti compagnie del 79° Battaglione CC.NN. ed il Gruppo Borghini del 3° Reggimento Artiglieria a Cavallo della Divisione Celere.

Queste erano le posizioni al momento iniziale della battaglia di Natale. Già il 7 Dicembre una compagnia del 63° Battaglione CC.NN. compì una ricognizione verso il borgo di Plotski, tre chilometri a Nord delle proprie posizioni, per verificare la disposizione nemica. Ma la maggior parte delle 'attività' avveniva, da una parte e dall’altra, di notte con frequenti puntate e pattuglie verso lo schieramento avversario. La vita al fronte come detto era davvero dura: freddo intenso, privazioni di ogni genere, poco cibo e poco sonno che fiaccavano giorno dopo giorno le Camicie Nere.

Dalle annotazioni di un caduto: '... I pidocchi mi danno un vero martirio... Incontro e sparatoria da pattuglie... Guardia continua di notte... Continua molto freddo... Da qualche giorno arriva molto poco da mangiare... Ho sempre una fame da lupo che non posso descrivere... Giorno che ho in mente molto mia povera mamma... Detto rosario... Bisogna stare molto attenti... Molte ore di servizio... Sempre in posti pericolosi…'.

Mattina del 18 Dicembre... nebbia densissima... presso il villaggio di Novaja Orlovka vengono catturati dei prigionieri russi che si sono presentati alle linee italiane per arrendersi; presto si viene a scoprire che è in preparazione un grosso attacco nella giornata stessa e pertanto tutti i reparti vengono allertati in previsione di tale evento. Sera del 18 Dicembre... nebbia sempre densa... improvvisamente l’attacco annunciato... i russi vengono avvistati quando ormai sono a ridosso delle posizioni italiane. Ma grazie alle indicazioni precedenti e al pronto intervento dell’artiglieria dislocata a Crestowka e a Michailowka, i russi sono respinti e battuti.

Solo il giorno dopo verranno raccolti i corpi dei caduti, fra cui quello della prima Camicia Nera Garofolo Umberto, primo dei tanti che verranno successivamente tumulati nel cimitero della Legione a Mikailowka. Ma questo è solo il preludio del vero e proprio attacco che i russi porteranno il giorno di Natale, con la speranza di trovare le nostre truppe impreparate e distratte dalla ricorrenza.

25 Dicembre 1941.

Il primo attacco per saggiare le nostre posizioni venne portato alle ore 0.30 da una formazione russa contro il caposaldo di Malo Orlovka e fu decisamente respinto. Il successivo e più pesante si verificherà alle ore 6.00 contro il 63° Battaglione CC.NN. posizionato, come detto, nel villaggio di Malo Orlovka. Le nostre truppe verranno qui investite furiosamente da numerosi reparti russi; in loro aiuto verrà ancora una volta l’artiglieria dislocata a Crestowka. Verso le 9.00, improvvisamente, il fuoco diminuirà, quasi a cessare, per poi riprendere furiosamente per un’altra ora e terminare così verso le 10.00.

L’azione russa in effetti investì poi tutto il settore tenuto dalla Divisione Celere e mirava a penetrare nella vallata di Alexeievo Orlowo, tatticamente importante per il comando sovietico; ma per fare ciò bisognava impegnare e sbaragliare le truppe attestate nel paese di Novaja Orlovka (2ª compagnia del 79° Battaglione CC.NN.) e nel paese di Ivanovka (18° Battaglione del 3° Reggimento Bersaglieri della Divisione Celere). A Ivanovka i bersaglieri combatterono duramente e solo dopo aver quasi esaurito le munizioni dovettero ripiegare su Mikailowka; purtroppo furono lasciati nelle case del paese circa 30 feriti non trasportabili. Furono tutti uccisi uno ad uno, come poi si scoprì nei giorni successivi, quando il paese fu nuovamente liberato dalla controffensiva delle nostre truppe.

A Novaja Orlovka la 2ª compagnia del 79° Battaglione CC.NN. era al comando del Centurione Mengoli, con una forza complessiva di circa 200 legionari contro i quali si scagliarono 900 soldati circa della 962ª Divisione di Fanteria sovietica. Ben presto il caposaldo fu accerchiato e le linee telefoniche interrotte. Ma i legionari combatterono come dei leoni, tant’è che lo stesso comandante morì nel tentativo, riuscito, di bloccare alcune infilrazioni sovietiche lungo la linea tenuta dai nostri. Il comando passò quindi al Capo Manipolo Tonolini con l’ordine di resistere fino all’ultimo uomo, fino all’ultima cartuccia.

Verso le ore 11.00, terminate quasi del tutto le munizioni, a ciò che restava della 2ª compagnia venne impartito l’ordine di ripiegare verso Mikailowka o Ivanovka. Sarà proprio il Capo Manipolo Tonolini con alcuni uomini a proteggere la ritirata degli altri legionari; combattendo fino all’ultimo, si arrenderà poi ai russi per essere successivamente catturato. Il Capo Manipolo Vittorio Tonolini di Brescia morirà in prigionia, come moltissimi nostri altri soldati, il 25 Maggio 1943 di tifo petecchiale nel tristemente noto lager 74 di Oranki, situato a 400-500 chilometri ad Est di Mosca.

Proprio a Novaja Orlovka si verificarono i maggiori episodi d’eroismo e di cameratismo fra i nostri legionari rimasti; ma tutto ciò non fu sufficiente ad impedire la distruzione quasi completa del presidio e la fucilazione di tutti i feriti catturati. I cadaveri verranno poi ritrovati alla successiva riconquista delle posizioni ed al successivo disgelo.

Superata così la nostra prima linea, ovvero i caposaldi di Ivanovka e di Novaja Orlovka, le truppe sovietiche riuscirono a raggiungere il fondo valle e ad arrivare di fronte al villaggio di Mikailowka, ove erano attestate le restanti compagnie del 79° Battaglione CC.NN., al comando del Primo Seniore Patroncini, ed il Gruppo Borghini del 3° Reggimento Artiglieria a Cavallo della Divisione Celere. Qui immediatamente le fanterie russe si porteranno all’attacco, ma l’azione congiunta dei legionari, dei fanti e degli artiglieri li respingerà, non senza subire importanti perdite. Morirà qui in combattimento il Centurione Mario Gentile, comandante della 103a Compagnia Mitraglieri CC.NN.

In soccorso alle truppe sotto attacco, verrà ordinato alla 2ª compagnia del 63° Battaglione, posizionata nel villaggio di Svecenko Ftorio e al comando del Centurione De Appollonia, di correre in aiuto della 2ª compagnia del 79° Battaglione, duramente impegnata a Novaja Orlovka. Ma, come detto, le truppe russe si erano già incuneate nel nostro dispositivo e sbarravano la marcia alle truppe del Centurione De Appollonia. Lo stesso impegnò le proprie truppe in un’ardua manovra, giungendo così nei pressi di Crestowka, ove aveva appunto sede il Comando della Legione, e proteggendone la successiva ritirata.

Qui difatti i legionari furono impegnati fino alle 14.30 del pomeriggio di Natale e solo successivamente riuscirono a sganciarsi ordinatamente verso Nord, giungendo nel caposaldo di Malo Orlovka, sempre in nostro possesso. Alla sera del 25 Dicembre la situazione era quindi la seguente: Malo Orlovka, occupata dal 63° Battaglione CC.NN. e dal Comando della Legione, fu nuovamente attaccata da Sud, ma senza successo; Mikailowka, occupata dal 79° Battaglione CC.NN., era di fatto circondata, ma le nostre truppe resistevano ai continui attacchi sovietici. Il piano d’attacco dei russi era così fallito. Già il giorno dopo, il 26 Dicembre, il comando del C.S.I.R. prese l’iniziativa per contrastare l’attività sovietica ed ordinò al 63° Battaglione CC.NN. di attaccare e rinconquistare il paese di Novaja Orlovka; contemporaneamente una grossa formazione russa era in movimento e si stava avvicinando alle nostre posizioni risalendo le balche dal villaggio di Crestowka.
Cartina generale
Per non doverla affrontare in inferiorità numerica e per di più in terreno aperto, i legionari rientrarono alle posizioni di partenza. Nella giornata giunsero in appoggio al 63° Battaglione CC.NN. diversi rinforzi dalla Divisione Torino. E presto i sovietici tornarono a premere contro le nostre posizioni. La sera del 26 Malo Orlovka fu investita da un ennesimo e pesante attacco che fu ancora una volta prontamente respinto. Il tentativo di contrattacco si ripetè il giorno dopo, 27 Dicembre, ancora una volta verso Novaja Orlovka; la prima ondata d’assalto era così formata dai legionari del sempre presente 63° Battaglione CC.NN., seguita subito dalle colonne di rinforzo preposte della Divisione Torino.

Fu così occupato il villaggio di Scevcenko Ftoroi e furono catturati, e ovviamente non giustiziati, diversi prigionieri russi. Durante questa fase le truppe della Torino furono più volte mitragliate dall’aviazione sovietica, subendo perdite rilevanti. I legionari del 63° Battaglione CC.NN. riusciranno nella giornata stessa a riconquistare anche Novaja Orlovka, abbandonata dai sovietici in vista dell’offensiva italiana. Qui furono ritrovati i corpi dei nostri prigionieri giustiziati. La temperatura nella giornata aveva toccato i 35 gradi sotto lo zero!

Il 28 Dicembre il contrattacco italiano era ormai in pieno svolgimento: secondo tre direttrici distinte, italiani e reparti tedeschi avrebbero dovuto investire le posizioni sovietiche. Sulla sinistra l’81° Reggimento della Divisione Torino, con partenza da Malo Orlovka, avrebbe dovuto occupare il villaggio di Plotski, ma la forte resistenza sovietica li costrinse ad un rapido ripiegamento. Sulla destra un reggimento di paracadutisti tedeschi avrebbe dovuto attaccare ed occupare il paese di Debalzewo, ma la notte passata all'addiaccio provocò talmente tanti congelamenti fra la truppa da non poterne consentire l’impiego la mattina successiva. Al centro solo il 63° Battaglione CC.NN., rafforzato da un gruppo mortai della Divisione Torino, riuscì ad occupare la strategica quota di Kurgan Ostri: avanzando in ordine sparso, discese nella balca prospicente, ma fu subito accolto da un nutrito fuoco nemico. Le nostre truppe furono presto inchiodate sulle posizioni raggiunte.

Il comandante, Primo Seniore Zuliani, ordinò allora una conversione verso destra e verso l’abitato di Ivanovka. In tal modo i legionari riuscirono ad attaccare di sorpresa la quota e a conquistarla, catturando diversi prigionieri. Il successivo obiettivo fu allora il paese di Voroscilova. Di fronte alle numerose mitragliatrici sovietiche ben posizionate nell’abitato, i legionari furono ben presto bloccati e solo grazie al provvidenziale intervento di tre carri tedeschi riuscirono, procedendo a sbalzi, a conquistare il paese e a catturare diversi feriti e prigionieri. Ma enrambe le nuove posizioni conquistate, erano di tale importanza strategica per il comando sovietico, che per 23 giorni lo stesso ordinò alle proprie truppe di contrattaccare i nostri legionari, senza mai riuscire a scacciarli. Ma l’eroica difesa e il freddo tremendo decimarono questi nostri reparti.

Già il 29 Dicembre iniziarono i primi e pesanti attacchi russi e solo in quelle prima dura giornata i legionari contarono fra le loro fila 4 morti e 29 feriti. La sera dello stesso giorno giunsero in rinforzo all’ormai provato 63° Battaglione CC.NN., anche il 79° Battaglione CC.NN. ed il Comando della Legione. Ma con ciò le condizioni generali non migliorarono affatto: freddo intenso e sempre più uomini congelati, attacchi continui, privazioni per la mancanza di cibo, perdite sempre più ingenti ed un continuo via vai di slitte cariche di feriti, caratterizzarono i 23 giorni di eroica resistenza e sacrificio delle nostre Camicie Nere.

Il 6 Gennaio 1942 una camicia nera nel suo diario ricorderà come la sua compagnia dall’inizio della fase difensiva si era ridotta da 117 uomini a 35: questo giusto per dare l’idea dell’intensità dei combattimenti. Indicativa della situazione venutasi a creare e dell’importanza delle posizioni conquistate, fu l’affermazione fatta dal Generale Marazzani, comandante della Divisione Celere, al Cappellano della Legione, Centurione Don Guglielmo Biasutti, dopo che quest’ultimo chiese di dare il cambio ai suoi esausti soldati: 'Voroscilova non può essere abbandonata. E, d’altra parte, né i tedeschi né la Divisione vi possono dare il cambio. Perciò riferisca al comandante che l‘ordine è di tenere fino all’ultimo uomo'.

Dal 10 al 15 Gennaio si verificò una tregua negli attacchi e nei bombardamenti d’artiglieria sovietici; ciò consentì ai legionari di riorganizzarsi e soprattutto di recuperare tutte le energie spese nei giorni precedenti. Ma il 18 un nuovo e violento attacco portò i reparti sovietici a circondare il paese con delle infiltrazioni, anche a 50 metri dalle nostre posizioni. Ancora una volta le Camicie Nere daranno prova di abnegazione e sacrificio, riuscendo a contenere e respingere tutti gli assalti.

Finalmente il 20 Gennaio i legionari, stremati e provati, ebbero il meritato cambio dai bersaglieri del 18° Battaglione del 3° Reggimento Bersaglieri, comandato dalla Medaglia d’Oro al Valor Militare Colonnello Aminto Caretto. Ma immediatamente, il giorno 21 Gennaio, un violento attacco russo riuscì a sloggiare i bersaglieri dalle posizioni appena prese in consegna e pertanto Voroscilova tornò nuovamente in mano sovietica. Fu pertanto programmato un contrattacco per il 25, per riprendere le posizioni appena perse: il 18° Battaglione del 3° Reggimento Bersaglieri frontalmente e ancora una volta il 79° Battaglione CC.NN. con un rapido aggiramento da Nord. L’azione purtroppo fallì, perchè i bersaglieri ebbero numerose perdite fra gli ufficiali ed i soldati avanzanti, mente le Camicie Nere, seppur riuscirono a raggiungere le posizioni a loro attribuite, dovettero successivamente sganciarsi per non essere tagliate fuori.

Infine i russi occuparono anche la quota di Kurgan Ostri; al termine della battaglia le posizioni erano tornate quelle rispettive prima del Natale 1941, e tali rimasero fino al Luglio 1942, con la trasformazione del C.S.I.R. nell’A.R.M.I.R. e la ripresa dell’offensiva primaverile delle forze dell’Asse.

Conclusioni.

La 63a Legione CC.NN. d’Assalto 'Tagliamento' diede, anche in questa occasione, prova del proprio valore e anche per questo fatto d’arme sarà poi insignita di Medaglia d’Oro e di Medaglia d’Argento al valore. Nei soli 23 giorni in cui si pose a difesa della quota di Kurgan Ostri e del villaggio di Voroscilova ebbe a lamentare 37 morti, circa 120 feriti ed oltre 80 congelati.

Le perdite totali di tutti i reparti delle Camicie Nere durante la Campagna di Russia furono davvero impressionanti:
• caduti, feriti, congelati o dispersi quasi tutti i comandanti di battaglione,
• 172 tra caduti, feriti, congelati o dispersi, ovvero il 70% degli ufficiali inferiori,
• 3840 tra caduti, feriti, congelati o dispersi, ovvero il 55% dei legionari.

La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale durante tutta la Seconda Guerra Mondiale[1] ebbe oltre 14.000 caduti sui vari fronti e i legionari furono insigniti di:
• 20 Ordini militari di Savoia,
• 90 Medaglie d’Oro,
• 1.232 Medaglie d’Argento,
• 2.421 Medaglie di Bronzo.

Dal libro del Cappellano della Legione, Centurione Don Guglielmo Biasutti: '…oggi non è facile poter ricordare le gesta dei legionari. Oggi, forse, non si osa neppure nominarli. Ho letto recentemente, su uno dei più grandi quotidiani d’Italia, una rievocazione della battaglia del Natale 1941: dei legionari neppura una parola! E tutto per un pezzettino di stoffa nera sui risvolti della giacca. Benché, in verita, un terzo almeno, i nostri fanti delle AA. ed i nostri autieri, non avessero neppure quella mostrina. E benché una buona parte dei legionari stessi non avessero mai avuto a che fare con la politica; parecchi, infatti, erano stati arruolati con le ultime ammissioni al partito fascista e non pochi erano dei riformati dall’esercito. Ma vent’anni fa tutti dovettero riconoscere la lealtà e la bravura di quei ragazzi'.

Il cimitero della Legione.

Il cimitero di Mikailovka fu iniziato nel Marzo del 1942 dal primo Cappellano della Legione, Centurione Don Guglielmo Biasutti, e successivamente dal nuovo Cappellano, Centurione Don Giuseppe Cante, che lo sostituì nell’Aprile 1942 e morì in un ospedale per congelamento e sfinimento, dopo la terribile ritirata del Gennaio 1943 [2].
Note.
[1] A causa di un errore di battitura le cifre riportate sono indicate come riferite solo alla Seconda Guerra Mondiale; in realtà le stesse sono relative a tutto il periodo di esistenza della Milizia.

[2] Nell'articolo non è stato riportato l'elenco di tutti i caduti presenti nel cimitero della Legioni, qui al contrario presente:
1. Sergente Focaccia Mariano
2. Sottotenente Pregelio Luigi
3. Capo Manipolo Meoli Luigi
4. Capo Manipolo Sandrigo Luca
5. Capo Manipolo Mazzocchi Amilcare
6. Centurione Mutti Luigi
7. Centurione Gentile Mario
8. Capo Manipolo Barale Ezio
9. Capo Squadra Tibaldi Natale
10. Ignoto
11. Ignoto
12. Ignoto
13. Camicia Nera Benatti Dante
14. Camicia Nera Accorsi Ermes
15. Camicia Nera Pregnolato Luigi
16. Caporale Casagrande Arrigo
17. Vice Capo Squadra Petris Giuseppe
18. Camicia Nera Scelta Scacchetti Ottorino
19. Camicia Nera Dean Umberto
20. Camicia Nera Faverzani Renato
21. Camicia Nera Ghizzoni Martino
22. Camicia Nera Facchin Battista
23. Camicia Nera Mazzini Italo
24. Camicia Nera Nironi Andrea
25. Camicia Nera Zoppi Andrea
26. Camicia Nera Giustini Giorgio
27. Camicia Nera Basso Carlo
28. Camicia Nera Cavicchia Giovanni
29. Camicia Nera Palmieri Giuliano
30. Camicia Nera Codogni Virginio
31. Ignoto
32. Capo Squadra Spighi Antonio
33. Vice Capo Squadra Sicuro Enio
34. Camicia Nera Salami Angelo
35. Camicia Nera Purinan Pietro
36. Vice Capo Squadra Platè Pacifico
37. Camicia Nera Scelta Conti Giuseppe
38. Camicia Nera Scelta Cantoni Erodiano
39. Camicia Nera Zucchini Goffredo
40. Camicia Nera Ronutti Giovanni
41. Capo Squadra Pelati Ezio
42. Camicia Nera Bassi Adelmo
43. Camicia Nera Scelta Schiavi Grazio
44. Camicia Nera Scelta Anfossi Giovanni Battista
45. Camicia Nera Magnani Carlo
46. Camicia Nera Tosello Luigi
47. Artigliere Giorgi Aldo
48. Camicia Nera Losi Mario
49. Camicia Nera Rivi Nello
50. Soldato Rizzi Mario
51. Camicia Nera Scelta Ellena Giovanni
52. Vice Capo Squadra Bertuzzi Renzo
53. Camicia Nera Bazzotti Rinaldo
54. Camicia Nera Benzi Valdeno
55. Camicia Nera Casalini Roberto
56. Camicia Nera Giuliani Argentino
57. Camicia Nera Sassi Ermes
58. Camicia Nera Carrara Enzo
59. Artigliere Carlini Andrea
60. Camicia Nera Martini Agostino
61. Camicia Nera Magnani Leonardo
62. Camicia Nera Dorini Mario
63. Camicia Nera Veroni Ardilio
64. Camicia Nera Scelta Frencia Alfredo
65. Camicia Nera Ragazzoni Giuseppe
66. Vice Capo Squadra Rossetti Egidio
67. Camicia Nera Scelta Castellani Giuseppe
68. Camicia Nera Tamai Alessio
69. Camicia Nera Scelta Zarotti Ernesto
70. Camicia Nera Manfredi Pierino
71. Artigliere Carmignani Ettore
72. Capitano Cancian Angelo
73. Camicia Nera Scelta Brunini Guido
74. Camicia Nera Leon Romano
75. Camicia Nera Cocetta Giovanni Battista
76. Camicia Nera Giroldo Giuseppe
77. Ignoto
78. Soldato Stradaioli Ciro
79. Camicia Nera Gibertini Umberto
80. Camicia Nera Scelta Ferrigutti Olivo
81. Camicia Nera Garofolo Umberto
82. Camicia Nera Piccinini Dante
83. Camicia Nera Missiroli Guido
84. Vice Capo Squadra Bonini Ildebrando
85. Camicia Nera Fontanini Virgilio
86. Soldato Fazio Franesco
87. Vice Capo Squadra Gonzaga Amaldino
88. Camicia Nera Buttignol Attilio
89. Camicia Nera Urizzi Francesco
90. Camicia Nera Codeluppi Faliero
91. Camicia Nera Scelta Bagnoli Vincenzo
92. Camicia Nera Pisa Umberto
93. Camicia Nera Cicognani Sante
94. Caporale Aiello Francesco
95. Camicia Nera Corradini Glicerio
96. Camicia Nera D'Antoni Mario
97. Camicia Nera Carletti Amelio
98. Camicia Nera Scelta Benatti Silvio
99. Vice Capo Squadra Boldarino Elio
100. Camicia Nera Castagnoli Giuseppe
101. Camicia Nera Brini Romeo
102. Soldato Mezghez Rodolfo
103. Sergente Zanette Riccardo
104. Soldato Pin Angelo
105. Camicia Nera Cisilino Sirio
106. Camicia Nera Manghi Giuseppe
107. Camicia Nera Cogoi Arcangelo
108. Vice Capo Squadra Mauro Vittorio
109. Camicia Nera Venier Quinto
110. Capo Squadra Tagliavini Otello
111. Camicia Nera Salati Manfredo
112. Vice Capo Squadra Zanoni Adriano
113. Capo Manipolo Zago Mario
114. Camicia Nera Bartoli Diego
115. Camicia Nera Pasin Domenico
116. Soldato Mulloni Luigi
117. Vice Capo Squadra Bertolino Domenico
118. Camicia Nera Scelta Paniate Remo
119. Capo Squadra Pinardi Enrico
120. Camicia Nera Cavazzini Augusto
121. Camicia Nera Corradini Dermino
122. Camicia Nera Schipani Domenico
123. Camicia Nera Ferrarese Guido
124. Camicia Nera Paolucci Mario
125. Camicia Nera Ombre Carlo
126. Vice Capo Squadra Piccioni Giuseppe
127. Camicia Nera Toma Eugenio
128. Camicia Nera Costa Cristiano
129. Camicia Nera Tersa Santo
Fonti e bibliografia..
'Archivio Documentale', Ufficio Storico – Stato Maggiore E.I.
'Nel nostro cimitero di guerra di Mikailovka', Biasutti Guglielmo.
'Le operazioni delle unità italiane al fronte Russo (1941-1943)', Ufficio Storico – Stato Maggiore E.I.
'Emme Rossa!: le Camicie Nere sul Fronte Russo 1941-1943', Pierluigi Romeo di Colleredo, Associazione Culturale Italia, 2008