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| I crimini dei vincitori - I bombardamenti in Germania |
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Le vicende militari che, nonostante l'attiva e talvolta vittoriosa reazione tedesca, avevano consentito all'Armata Rossa di portarsi in avanti per altri 100 km avevano avuto, come secondo effetto, quello di riversare, nella confinante Sassonia, un altro enorme numero di civili in fuga. Quanti di questi fuggiaschi si trovassero nella prima decade di febbraio nella città di Dresda nessuno poteva dirlo con precisione. Certo era che la città, considerata per le sue bellezze artistiche la Firenze tedesca, dal giorno della comparsa dei sovietici in Slesia e nelle altre regioni orientali del Reich, aveva per lo meno raddoppiato il numero originario di 630.000 abitanti. Dal 26 gennaio giungevano a ritmo continuo le tradotte cariche di profughi,
si liberavano del loro carico e ripartivano immediatamente per andare a prenderne altri, mentre le strade dall'Est riversavano in città i Trecks, lunghi talvolta sino a 60 km, dei profughi appiedati e dei carretti della popolazione rurale. [...] Winston Churchill aveva seguito con particolare interesse fin dal primo momento questo aspetto assolutamente imprevedibile dell'offensiva sovietica. [...] Senza tergiversare troppo, com'era sua abitudine, il 25 gennaio convocò presso di sé Sir Archibald Sinclair, ministro dell'aeronautica, e gli chiese che cosa intendesse fare il Comando bombardamenti strategici 'per rompere le costole ai tedeschi in esodo da Breslavia'. [...] Per il generale Sir Arthur Harris la superiore richiesta era quanto di
meglio potesse aspettarsi poiché gli forniva nuovi obiettivi per i suoi Lancaster e aggiungeva altri punti alla sua tesi che per vincere la guerra bastava ridurre, senza riguardi, in macerie, dal cielo, l'intero territorio avversario. [...] Sir Harris, studiò la richiesta, scelse come obiettivo la città di Dresda. [...] L'esperienza aveva insegnato che il miglior effetto di un bombardamento si otteneva con due attacchi a distanza di tre ore l'uno dall'altro, in quanto, in questo intervallo, la caccia tedesca si trovava a terra in fase di rifornimento ed i servizi di soccorso in piena azione per tamponare i danni già causati; per la seconda ondata di incursori c'erano quindi minori rischi e risultati maggiori. [...] Il 13 febbraio tutto
apparve a posto e Sir Arthur Harris diede l'ordine di attacco. [...] Psicologicamente [gli aviatori destinati alla missione] erano stati preparati con voluta falsificazione della realtà, ben nota a Sir Harris e al suo comando: fu nascosto loro che nei pressi della città c'erano 26.620 prigionieri di guerra e fu detto, ad alcuni, che andavano a Dresda per colpire l'Alto Comando tedesco o per distruggere i depositi di armi e rifornimenti destinati all'Est o gli stabilimenti di munizioni e di gas tossici; altri appresero che andavano a eliminare un Quartier Generale della Gestapo o industrie di motori e strumenti di precisione. Dresda divenne di volta in volta fortezza, arsenale militare, vitale nodo ferroviario, mentre in realtà,
la città di Dresda fu dichiarata fortezza solo il 14 aprile 1945: l'arsenale era bruciato nel 1916, durante la prima guerra mondiale, e mai più ricostruito ed il 'nodo ferroviario' non era che il bivio delle linee per Praga e per Breslavia. Solo una squadriglia apprese dall'istruttore che andavano a Dresda per creare panico e disordine dietro il fronte orientale, uccidendo il maggior numero possibile di fuggiaschi. Erano le 22,08 quando gli ascoltatori di Radio Dresda sentirono il ticchettio d'orologio segnalante allarme aereo [...] Un minuto dopo le bombe da due-quattro tonnellate esplosero nei popolosi quartieri della città vecchia. [...] Nelle zone colpite il lavoro dei soccorritori apparve subito ciclopico. Nel vuoto creato dalle bombe,
i 244 Lancaster avevano lanciato diecine di migliaia di bombe incendiarie e dopo ancora bombe dirompenti; le prime avevano creato innumerevoli focolai d'incendio, le seconde, con l'ondata di pressione da loro creata, li avevano alimentati. Era il massimo della tecnica distruttrice, poiché gli incendi arroventavano l'aria sovrastante, e questa, alleggerendosi, riceveva una violenta spinta come fosse aria compressa e risucchiava l'aria circostante al focolaio. Ne nascevano tempeste di fuoco con temperature vicine ai mille gradi, inarrestabili e fagocitatrici di ogni cosa. In un raggio di 28 km interi quartieri bruciavano come fossero di carta, piazze e strade erano mari di fiamme, alberi si contorcevano come esseri umani, suppellettili piombavano,
come fossero proiettili, sin nel centro cittadino. Solo pochi fortunati uscirono vivi da quell'inferno. Puntuali, tre ore dopo, giunsero i 529 bombardieri delle quattro flotte del secondo turno. Sembrò loro di arrivare sopra un cratere in eruzione che neppure i razzi illuminanti riuscivano a penetrare. In circa dieci minuti scaricarono i loro micidiali ordigni e ripresero la rotta per l'Inghilterra. Nelle loro cabine saliva li calore soffocante delle alte fiamme che divampavano su una superficie di circa 100 kmq. Alla stazione, ora obiettivo principale, le fiamme investirono le scale, si infilarono nei corridoi, nelle sale e negli ascensori e si appiccarono alla gente; scesero nei sotterranei e in locali privi di ventilazione e formarono vapori
velenosi che uccisero di morte lenta più di 500 persone, mentre altri infelici, altrove, annegavano nell'acqua bollente che fuoriusciva dalle installazioni del riscaldamento centrale esploso. Albeggiava quando 311 fortezze volanti, scortate da un buon numero di caccia Mustang, presero il volo con rotta Dresda. La raggiunsero alle 12,10 e la bombardarono per un quarto d'ora distruggendo quel poco che ancora si poteva distruggere. [...] I caccia americani li videro [i fuggiaschi]: era giorno e poiché la loro repulsione ad uccidere inermi valeva solo di notte, si gettarono in picchiata e ne fecero strage. Fu la terza ed ultima azione e la lunga odissea di Dresda ebbe finalmente termine. Nelle basi aeree in Inghilterra i contabili degli uffici
munizionamento registrarono il consumo dell'operazione: tante migliaia di tonnellate di esplosivo, 650.000 bombe incendiarie, 1.500 bombe dirompenti; a Dresda si cominciò, invece, a raccogliere le vittime. Potevano solo essere raccolte poiché la morte le aveva confuse e colte nella maniera più diversa: bruciate, incollate all'asfalto fuso dall'enorme calore, annegate in bacini dove l'acqua era evaporata. 'Erano', diceva il direttore del reparto decessi, Voigt, 'bruciati, carbonizzati, spezzettati; in una massa irriconoscibile; apparentemente dormienti o contorti dal dolore; vestiti, nudi, coperti da stracci; miseri mucchietti di cenere con poche ossa carbonizzate, tutti avvolti da un odore caustico e dall'insopportabile puzzo
della decomposizione'. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.92-96)
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Il concetto di bombardamento indiscriminato al fine di distruggere la volontà di resistenza della popolazione nemica, sorse e andò sviluppandosi in Churchill fin dal 1940. Questa paternità del premier inglese é confermata da diverse fonti. A proposito dei bombardamenti aerei tedeschi sull'Inghilterra, il Maresciallo dell'Aria H.C.T. Dowding, capo del Fighter Command britannico, in un suo rapporto così scrive: 'L'offensiva aerea tedesca contro le isole britanniche dell'estate-autunno del 1940 aveva per scopo la distruzione dell'aviazione nemica in funzione dell'operazione 'Leone marino' e non quello di fiaccare la resistenza della popolazione del Regno Unito'. Liddel Hart a sua volta precisa: '... L'abbandono da parte tedesca della
norma di evitare attacchi contro la popolazione civile senza relazione alcuna con le operazioni militari non può essere fatto risalire a una data anteriore al settembre del 1940, quando dopo sei bombardamenti consecutivi su Berlino si scatenò quello su Londra. I tedeschi erano giustificati nel definirlo come una rappresaglia, tanto più che essi, prima del nostro sesto attacco su Berlino, avevano preannunciato questa azione se non avessimo interrotto il bombardamento notturno sulla loro capitale. Bisogna ammettere, inoltre, che nonostante la loro schiacciante superiorità nei bombardamenti, poche settimane dopo presero l'iniziativa di proporre un mutuo accordo di sospensione dei bombardamenti sulle città...'. Il generale dell'Aeronautica
italiana Giuseppe Masini, basandosi sul libro di Webster, Charles, Sir, Air Offensive Against Germany, Strategies 1939-1945, Londra, H.M.S.O., 1962, conclude: '...Già prima dei bombardamenti su Berlino l'aviazione tedesca aveva rovesciato tonnellate di esplosivo su città avversarie, quali Varsavia, Parigi e la stessa Londra. Ma gli stessi storiografi inglesi e lo Stato Maggiore della Royal Air Force riconoscono che si trattava di attacchi o a città fortificate (Varsavia) o a obiettivi militari compresi in agglomerati urbani e non facilmente circoscrivibili (Parigi) oppure (Londra) in seguito a un errore d'identificazione del bersaglio prestabilito'. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.93)
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Il numero delle vittime provocato dal bombardamento di Dresda non é mai stato, ovviamente, appurato con esattezza. I dati più vicini alla realtà indicano 40.000 morti. La durezza dell'incursione risalta maggiormente se raffrontata al numero delle vittime dei bombardamenti di Coventry: 280 (14-15 novembre 1940), di Colonia: 469 (30 maggio 1942), di Amburgo: 55.000 (25 luglio - 3 agosto 1943), di Milano: 1.000 (12-13 agosto 1943). Il triste primato spetta però alla città di Tokio con 83.793 morti (9-10 marzo 1945). Questo a prescindere dalle atomiche di Hiroshima e Nagasaki. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.96)
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L'11 marzo gli ultimi fuggiaschi e soldati di quel pezzo di Pomerania raggiunsero l'isola di Wollin o la città di Swinemunde. L'indomani 700 bombardieri dell'8a flotta aerea statunitense invasero il cielo e bombardarono loro e le navi cariche di gente che si trovavano in quella parte della baia di Stettino. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.108)
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Negli ultimi mesi, dal 1° di febbraio al 23 aprile, vigilia dell'assedio, la città [Berlino] aveva subito ben 83 bombardamenti da parte della RAF e della US Air Force che avevano provocato 50.000 morti ed oltre 100.000 feriti. Circa 26 kmq erano distrutti, una cifra pari a dieci volte di più dell'area urbana distrutta di Londra e a quattro volte di più di quella di Dresda. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.141)
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Fu durante questa seconda incursione su Amburgo effettuata in forze dal Comando bombardieri, che la popolazione subì le maggiori perdite in vite umane: nei quattro quartieri della città che costituirono l'area della tempesta di fuoco, Rothenburgsort, Hammerbrook, Borgfelde e Sud Hamm, le spaventose cifre dei morti furono il 36,15 per cento, il 20,10 per cento, il 16,05 per cento e 37,65 per cento della popolazione residente. Durante l'intero corso della battaglia, come dichiarò il capo della polizia il 1 dicembre 1943, il numero dei morti accertati assommò a 31.647, di cui 15.802 poterono essere identificati subito (6072 uomini 7995 donne
e 1735 bambini). Questa non poteva però essere considerata come la cifra definitiva, in quanto il centro della città era ancora tutto una rovina. Alla fine del 1945 l'Ispettorato per il bombardamento strategico USA in A Detailed Study of the Effects of Area Bombing on Hamburg (Uno studio dettagliato degli effetti del bombardamento a tappeto su Amburgo) propose una cifra ritoccata di 42.600 morti e 37.000 feriti gravi; l'Ufficio regionale di statistica di Amburgo, dopo aver rintracciato il numero definitivo dei dispersi, arrivò a calcolare che il totale dei morti nella battaglia di Amburgo superava i 50.000. Però, nessuna di queste
autorità fornisce un calcolo delle perdite tra il personale militare in servizio attivo ad Amburgo: un'ipotesi possibile la calcolerebbe di un migliaio di morti. Mentre indubbiamente la battaglia di Amburgo aveva contribuito all'obiettivo della direttiva di Casablanca per 'la distruzione e lo sconvolgimento progressivo del sistema economico ed industriale tedesco', quando, nelle prime ore del mattino del 3 agosto 1943, echeggiò il definitivo cessato allarme attraversò la città, ora bagnata di pioggia e distrutta, gli attacchi inglesi avevano complessivamente causato la morte di quasi 50.000 civili, un numero di poco inferiore ai 51.509
considerati come il calcolo più autorevole del numero totale di persone uccise dai bombardamenti tedeschi in Inghilterra. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.58-59)
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Dall'inizio di febbraio 1945 la capitale della Sassonia era quindi praticamente una città indifesa, benché i Comandi bombardieri alleati potessero sostenere di ignorarlo. Inoltre la città era, come abbiamo visto, priva di bersagli di primaria importanza di natura industriale, strategica o militare, esistenti a quell'epoca. Ma Sir Artur Harris e il generale James H. Doolittle, il suo equivalente americano, quando si prepararono ad attaccare Dresda nel quadro dell'offensiva contro i centri orientali molto popolati, si preoccupavano meno delle possibili interpretazioni della legge internazionale che di vincere la guerra. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.105-106)
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Gli abitanti della Slesia rappresentavano probabilmente l'80 per cento dei profughi che affollavano Dresda la notte del triplice attacco aereo; la città, che in tempo di pace aveva una popolazione di 630.000 abitanti, alla vigilia dell'attacco era così piena di abitanti della Slesia, di prussiani orientali e di cittadini della Pomerania provenienti dal fronte orientale, di berlinesi e di renani provenienti dall'Ovest, di prigionieri di guerra alleati e russi, di centri per bambini evacuati, di lavoratori forzati di diverse nazionalità, che la popolazione effettiva in tal modo accresciuta andava da 1.200.000 a 1.400.000 persone, parecchie
centinaia di migliaia delle quali, fatto non stupefacente, non avevano una vera e propria casa, sicché nessuna di esse avrebbe potuto avvalersi della protezione di un rifugio antiaereo. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.137)
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Naturalmente, il Servizio informazioni possedeva un dossier su Dresda. Mentre esso indicava, per esempio, che nella zona si trovava un gran numero di prigionieri di guerra, non c'era alcuna precisazione circa la loro esatta dislocazione. Inoltre, c'erano ben pochi motivi per definire Dresda una città di qualche importanza industriale, o come centro principale di smistamento per i movimenti di truppe. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.139)
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Il Bombardiere Guida e il suo ufficiale di rotta erano stati informati che scopo dell'attacco era di interrompere la ferrovia e le altre linee di comunicazione che passavano attraverso Dresda. Perfino mentre studiavano questo settore di 3,30 km. assegnato al 5 Gruppo bombardieri per un attacco di precisione 'a saturazione' come quelli per cui il gruppo era diventato famoso, probabilmente non venne in mente a nessuno degli attaccanti che in realtà non c'era una sola linea ferroviaria che attraversasse il settore contrassegnato per il bombardamento a tappeto: nel settore non c'era una sola delle diciotto stazioni ferroviarie per
passeggeri o per merci di Dresda; né vi era incluso il ponte ferroviario di Marienbruke, sull'Elba, il più importante entro un vasto raggio di entrambe le direzioni. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.169)
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Dresda non era certamente un importante centro industriale e le loro informazioni a quell'epoca consistevano nel fatto che essa non veniva tanto utilizzata come centro di trasporti dell'esercito tedesco, quanto come rifugio da un gran numero di profughi dal fronte sovietico. Mentre queste informazioni negative su Dresda come bersaglio per i bombardieri strategici alleati erano in possesso sia del ministro della Guerra che di quello dell'Aviazione, e sono sempre state sostenute dagli ufficiali di grado più elevato al quartier generale del Comando bombardieri, in qualche modo esse furono svisate quando furono trasmesse agli equipaggi.
Ecco come furono informati gli equipaggi del 3 Gruppo bombardieri: 'Il vostro gruppo attaccherà il quartier generale dell'esercito tedesco a Dresda'. Alcuni equipaggi si ricordano perfino che Dresda era stata descritta come una città-fortezza. Altri equipaggi ebbero l'ordine di attaccare Dresda 'per distruggere i depositi tedeschi di armi e di provviste'. Era stato fatto capire, a questi uomini, che essa era uno dei maggiori centri di approvvigionamento per il fronte orientale. Per il 1 Gruppo, l'accento sembra essere stato posto sull'importanza di Dresda come centro ferroviario. Agli equipaggi fu detto che il punto di mira prefissato era
la stazione ferroviaria. Le informazioni preparate dal quartier generale del 6 Gruppo, il gruppo canadese, descrissero Dresda come 'un'importante zona industriale, che produceva motori elettrici, strumenti di precisione, prodotti chimici e munizioni'. Solo in poche squadriglie gli aviatori furono avvertiti fin dall'inizio della presenza di diverse centinaia di migliaia di profughi nella città, o dei campi di prigionieri di guerra nei sobborghi, che contenevano 26.620 uomini. Gli ufficiali delle singole basi incaricati di impartire le istruzioni sembrano aver largamente attinto alla loro immaginazione; in una base aerea fu detto agli equipaggi
che essi avrebbero attaccato un quartier generale della Gestapo nel centro della città; in un'altra, una fabbrica dio munizioni di vitale importanza; in un'altra ancora, un grande stabilimento di gas venefici. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.192-193)
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Molti equipaggi decisero di volteggiare attorno alla città in fiamme diverse volte, non essendo disturbati da alcun genere di difesa. Per dieci minuti un Lancaster fornito di cinepresa girò attorno al bersaglio, filmando l'intera scena sottostante per la sezione cinematografica della RAF. La pellicola, di 130 metri - ora conservata negli archivi cinematografici dell'Imperial War Museum - è uno dei documenti insieme più atroci e straordinari della seconda guerra mondiale. Ma questo film fornisce anche la testimonianza definitiva del fatto che Dresda era indifesa: per tutta la durata del film, non appare nessun riflettore, nessuna contraerea si fa viva. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.206)
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Perfino il ministero dell'Aviazione fu impressionato dalla vastità degli incendi che aveva fatto nascere a Dresda. Un comunicato del ministero stesso annunciò che gli incendi erano visibili 'a quasi 320 km. di distanza dal bersaglio'. Quasi 650.000 incendiarie erano state sganciate sulla città, sia sciolte, sia in contenitori, sia a grappoli. [...] Dapprima fu annunciato che le operazioni della notte, in cui erano stati impiegati 1400 apparecchi del Comando bombardieri, avevano comportato una perdita di soltanto sedici apparecchi, cioè di poco più dell'1 per cento. Ma alle 20,20 del giorno successivo, le perdite si erano ridotte a sei
Lancaster [...] Per Dresda, tuttavia, non era la fine. Per Dresda la tragedia stava appena ricominciando. Una nuova formazione di bombardieri americani si stava già alzando in volo. L'obiettivo primario per le 1350 fortezze volanti e Liberators, doveva essere ancora una volta Dresda. Era incominciato il terzo grosso attacco nel giro di quattordici ore. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.207-208)
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L'attacco su Dresda aveva in effetti ottenuto tutto ciò che da esso si poteva chiedere: più di 240 km. quadrati della città erano stati devastati in una sola notte, mentre a Londra erano stati distrutti molto meno di 240 km. quadrati nel corso dell'intera guerra. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.219)
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Ecco come furono informati gli equipaggi del 1 Gruppo: 'Il vostro bersaglio di questa notte sarà Chemnitz. Attaccheremo i profughi che si sono rifugiati là, specialmente dopo l'attacco su Dresda di ieri notte'. Gli equipaggi del 3 Gruppo furono così istruiti: 'Chemnitz è una città a circa 50 km. a ovest di Dresda, ed è un bersaglio molto più piccolo. La ragione per cui andate là stasera è di finire di far fuori quei profughi che possono essere scappati da Dresda. Porterete gli stessi carichi di bombe, e se l'attacco di stanotte avrà lo stesso successo del precedente, non dovrete più recarvi a visitare il fronte russo'. Questa formulazione
è ricavata dal diario tenuto da uno dei puntatori che era stato presente a una delle sedute in cui avevano impartito le istruzioni al 3 Gruppo. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.220)
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Nella battaglia d'Amburgo, durata più di una settimana, erano rimasti uccisi più di 48.000 abitanti civili del porto, soprattutto durante la notte del 27 luglio 1943, nel corso della tempesta di fuoco. Ma il duplice attacco inglese su Dresda e, in misura minore, gli attacchi diurni americani, avevano causato la morte di 135.000 civili: per la prima volta, nella storia della guerra, un'incursione aerea aveva distrutto un bersaglio così gravemente che non rimasero abbastanza sopravvissuti in buone condizioni per seppellire i morti. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.224-225)
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Ma non furono le bombe che finirono col demoralizzare la popolazione: in confronto al bombardamento notturno coi blockbusters da due e quattro tonnellate, le bombe americane da 250 kg., da impiego generico, devono essere sembrate addirittura dei petardi: furono i caccia Mustang, che improvvisamente apparvero a bassa quota sui tetti, sparando su tutto ciò che si muoveva e mitragliando le colonne di camion che si dirigevano verso la città. Una parte dei Mustang si accanì sulle rive del fiume, dove si erano radunate intere masse di persone che avevano avuto la casa bombardata. Un'altra parte attaccò dei bersagli nell'area del Grosser Garten. [...]
Alcuni prigionieri inglesi che erano stati fatti uscire dai loro campi in fiamme subirono l'orrore degli attacchi sulle rive del fiume ed hanno confermato il loro disastroso effetto sul morale. Ogni volta che colonne di gente entravano o uscivano dalla città, arrivavano loro addosso i caccia, a crivellare strade, uomini e mezzi a colpi di mitragliatrici e cannoncini. E' un fatto accertato che molte vittime furono causate da questo mitragliamento a bassa quota della città, che in seguito divenne un elemento permanente degli attacchi americani. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.256-257)
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Una strada del centro rimase impraticabile per sei settimane. Come ad Amburgo, in alcuni rifugi nel centro della città furono rinvenuti gli abituali lasciti della tempesta di fuoco: bottiglie, stoviglie e tegami fusi, e perfino mattoni e tegole completamente carbonizzati: anch'essi erano indicativi delle temperature di 1000 gradi centigradi che erano la norma nell'area colpita dalla tempesta di fuoco. [...] 'Uno spettacolo che non mi dimenticherò mai [scrisse un pensionato di Dresda a sua madre, cinque giorni dopo le incursioni] sono i resti di ciò che evidentemente erano stati una madre e il suo bambino. Si erano contratti e, carbonizzandosi,
si erano fusi in un pezzo solo, e si erano attaccati rigidamente all'asfalto. [...] Attraverso tutta la città vedevamo vittime giacenti a faccia all'ingiù, letteralmente incollate al bitume, che si era ammorbidito e liquefatto per l'immenso calore'. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.267-268)
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Come in molti altri casi, le diverse cifre relative all'entità dell'area distrutta erano notevolmente discordi; per l'area danneggiata a Dresda ci sono infatti due valutazioni. Le conclusioni dell'Ispettorato inglese sui bombardamenti, basate su una ricognizione aerea, furono che 680 km. quadrati dell'area costruita (del bersaglio) erano stati distrutti. Però nel 1949 lo Stadtplannungsamt di Dresda pubblicò il suo esame dettagliato dei danni, da cui si desumono le seguenti cifre: 1350 km. quadrati furono distrutti per più del 75 per cento; altri 420 km. quadrati furono distrutti per più del 25 per cento. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.277-278)
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Con questi quattro sistemi, l'Abteilung Tote poté identificare circa 40.000 morti. Una cifra non molto diversa viene fornita dall'ingegnere della Difesa civile della città; egli ha scritto: 'E' stato annunciato che il numero ufficiale dei morti è di 39.773, fino al giorno 6 maggio 1945'. Queste cifre rappresentano il numero minimo dei morti durante le incursioni su Dresda. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.280)
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Se vogliamo analizzare i termini aridi in cui eccellono gli esperti tedeschi delle statistiche sulle incursioni aeree, mentre per ogni cittadino di Monaco c'erano 7,8 m. cubi di macerie, a Stoccarda 10 m. cubi, a Berlino 15,1 e a Colonia 37,4, a Dresda per ogni cittadino (inclusi i morti) c'erano 51 m. cubi di macerie, più di undici camion carichi di macerie per ogni abitante. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.286)
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Subito dopo la guerra, per ragioni politiche, le forze russe di occupazione pubblicarono una dichiarazione secondo la quale le incursioni aeree su Dresda erano costate la vita di sole 35.000 persone, e il primo borgomastro del dopoguerra, Walter Weidauer, confermò questa cifra. In realtà dai documenti risulta chiaramente che la cifra oscilla fra un minimo di 100.000 e un massimo di 250.000 morti. Lo stesso Hanns Voigt
valutò, per sua esperienza personale, che la cifra definitiva avrebbe dovuto essere di 135.000 vittime, ma è chiaro che era molto più alta. Poco tempo dopo le incursioni aeree, l'Ufficio soccorsi per le città bombardate fu informato, in via privata, di prevedere un numero di morti oscillante tra i 120.000 e i 150.000. Ma il 22 febbraio 1945, durante una ispezione ai campi di prigionieri di guerra alleati nella zona di Dresda,
effettuata da una commissione della Croce Rossa internazionale capeggiata da un cittadino svizzero, il signor Walter Kleiner, e alla presenza di testimoni, il generale Mehnert (comandante della città) fornì la cifra, ormai ufficiale, di 140.000 morti, e qualche giorno dopo, il professore Fetscher, della difesa civile di Dresda, disse a un funzionario medico che il numero delle vittime era salito a 180.000. Il più efficace elemento
di prova è un rapporto riservato della polizia tedesca [...] datato 22 marzo 1945, secondo il quale il numero dei morti era già di 202.040; e si prevedeva che sarebbe salito fino a 250.000 non appena tutte le salme fossero state ricuperate. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.294-295)
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Come ad Amburgo, anche a Dresda la tempesta di fuoco aveva coperto l'area più densamente popolata della città; delle 28.410 case nel centro della città (Dresda IV, inclusi i quartieri 1, 2, 5 e 6), 24.866. secondo l'indagine del novembre 1945, furono totalmente distrutte; a un abitante di Dresda che tornava in città dopo le incursioni fu detto all'Ufficio VNZ che degli 846 abitanti di Seidnitzstrasse registrati presso
la polizia la notte dell'attacco, soltanto di otto si sapeva che erano sopravvissuti; del n.22 di Seidnitzstrasse, la casa dove egli aveva abitato, gli fu detto che dei ventotto inquilino uno solo era sopravvissuto; del n.24, la porta accanto, gli fu detto che erano morti tutti i quarantadue inquilini. Questo unico esempio è più che sufficiente per mettere in evidenza la tremenda efficacia del triplice attacco su Dresda. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.297)
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Perfino l'attacco incendiario su Tokyo, effettuato dalle superfortezze del XXI Comando bombardieri degli Stati Uniti, non superò il numero dei morti di Dresda, benché a Tokyo un bombardamento convenzionale avesse nuovamente causato un numero di vittime superiore a quello di Hiroshima: 83.793 persone uccise, secondo i resoconti ufficiali di Tokyo, in confronto ai 71.379 di Hiroshima. Tokyo non era, naturalmente, difesa
male come Dresda, e nessuna delle due città aveva la popolazione di profughi che affollavano Dresda la notte della distruzione. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.298)
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Le fabbriche di Dresda producevano soprattutto pasta dentifricia e talco per bambini [insistette il Servizio informazioni per l'estero]. Ciononostante esse furono bombardate. Come in tutte le grandi città, lo scalo merci di Dresda si trova ai margini della città; solo la stazione per i passeggeri è nel centro. Ma le truppe e i materiali bellici non vengono fatti transitare da stazioni per passeggeri, ma soltanto da scali merci.
Dal punto di vista militare, l'attacco sul centro di Dresda non era quindi giustificabile. Gli americani [continua il dispaccio], che asseriscono di possedere i migliori mirini di puntamento del mondo, altrove hanno dimostrato di potere colpire bersagli di precisione ogni volta che lo hanno voluto. Perciò sarebbe stato possibile risparmiare i quartieri residenziali di Dresda e il centro storico della città. L'uso delle incendiarie
dimostra che si è agito volutamente, attaccando i tesori architettonici e i quartieri residenziali. Era inutile lanciare le incendiarie sulle installazioni ferroviarie; esse non sono mai state usate in questa guerra per distruggere impianti ferroviari. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.304-305)
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Tra il 22 e il 24 marzo uno dei principali giornali di Zurigo pubblicò tre articoli di un testimone oculare svizzero delle incursioni su Dresda; nella città c'era stata una numerosa colonia svizzera, e dopo le incursioni egli era riuscito a scappare in Svizzera e raccontare la sua storia. Il suo resoconto costituì una delle prime descrizioni autentiche e particolareggiate di ciò che era seguito all'attacco, e fu una conferma da
fonte insospettabile del fatto che la città era priva di rifugi, di difese, nonché di obiettivi militari. Si sa pure che il 22 febbraio una rappresentante della Croce Rossa Internazionale visitò Dresda per informarsi sulla sorte dei prigionieri di guerra, ed è probabile che il suo resoconto abbia contenuto altre informazioni oltre il numero di prigionieri che si trovavano tra le vittime. (da 'Apocalisse a Dresda', pag.322-323)
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Il 24 agosto Göring ridà il via agli attacchi: una classica battaglia di logoramento. La RAF poteva contare su non più di 1.000 apparecchi. Quanto avrebbe potuto resistere? Ma a salvarla sarebbe stato, involontariamente, lo stesso Hitler. Scottato da alcuni bombardamenti inglesi su Berlino, il Führer chiede a Göring di colpire duramente Londra, per ritorsione. (da 'I disperati', pag.135)
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Che la 'fortezza' fosse arabilissima dall'aria era ormai un fatto scontato e la barbara distruzione della diga tedesca sul Mònne, il 17 maggio, da parte della RAF, ne aveva dato una lampante conferma. […] Questa diga fu eretta dal 1908 al 1914 e alla sua costruzione parteciparono anche molti operai italiani. La sua distruzione (operazione Chastise, Castigo), nel 1943, provocò la fuoruscita di 110 milioni di metri cubi d'acqua che
causarono la morte di ben 2.000 persone! Un atto di inutile violenza degno di essere uscito dal cervello dei peggiori criminali nazisti. (da 'In nome della resa', pag.261)
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Durante le notti che seguirono Amburgo subì altri tre catastrofici attacchi aerei della RAF. Durante una di quelle incursioni si scatenò un'immane tempesta di fuoco e gli spaventosi incendi crearono venti che, con la forza di un uragano, risucchiarono tra le fiamme alberi, tetti, macerie e persone. Le decine di migliaia di persone che si riparavano nei massicci ricoveri in cemento furono bruciate vive. Durante quella settimana di terrore, l'ultima settimana del luglio 1943, in quella sola città, Amburgo, furono uccise quasi cinquantamila persone. (da 'La guerra di Hitler', pag.720)
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Come se la pioggia di fuoco (bombe al fosforo, arma vietata) seminata dai bombardieri britannici su città come Amburgo, Dresda e Pforzheim non fosse stata sufficiente vergogna, in un assurdo, terribile episodio occorso il 3 maggio 1945 un cacciabombardiere britannico attaccò e affondò la nave passeggeri tedesca Cap Arcana che era ormeggiata come luogo di rifugio nel golfo di Lubecca. Ben indicata con i simboli della Croce Rossa, la nave aveva a bordo migliaia di rifugiati civili e di ex detenuti dei campi di concentramento provenienti dall'Est. Affondò in pochi minuti e annegarono 7.300 persone. I loro corpi,
spinti dalle onde verso la riva per tutta l'estate del 1945, si trovano adesso in una fossa comune in riva al mare, a Neustadt, Holstein. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.70)
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Donitz era una delle persone che avevano convinto Hitler a non ripudiare la convenzione di Ginevra nonostante il comando bombardieri della Royal Air Force britannica l'avesse violata, nel febbraio 1945, distruggendo la città di Dresda. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.264)
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