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| I crimini dei vincitori - I bombardamenti in Giappone |
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Mentre era in corso quest'operazione di annientamento, il 26 luglio, gli Alleati occidentali intimarono a Tokio di arrendersi, ma la richiesta fu respinta due giorni dopo dal nuovo primo ministro Kantaro Suzuki. Fu poi respinta? Oggi si sa che la diplomazia nipponica, a primavera, aveva preso contatti con l'URSS, pregandola di mediare tra Giappone ed Alleati, ma Stalin si era ben guardato di informare Washington e Londra. Inoltre la risposta giapponese del 28, 'mokusatsu', significa 'ignorare' o 'non commentare', ma non 'respingere'. Ad ogni modo tale risposta, impropriamente tradotta, urtò particolarmente Washington e Londra e portò direttamente, il 2 agosto,
alla fatidica decisione di inaugurare la guerra atomica. (da 'In nome della resa', pag.563)
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Il prossimo obiettivo sarebbe stato Tokio, sede del Mikado, del governo e della 1a armata giapponese. La capitale nipponica era del resto già semidistrutta a causa del bombardamento convenzionale del 9-10 marzo 1945, che aveva trasformato la città in un lago di fiamme, provocando la morte di 83.793 persone. (da 'In nome della resa', pag.564)
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Ma potevano forse gli americani atteggiarsi a giudici imparziali nei confronti dei loro nemici? Due giorni prima della firma dell'accordo e della Carta di Londra avevano sganciato su Hiroshima la loro prima bomba atomica. Con quel nuovo strumento di distruzione avevano, col consenso dei loro alleati britannici, polverizzato centomila esseri umani quasi tutti non combattenti e quindi protetti dalle norme del diritto internazionale. Cosa peggiore, nella giornata successiva a quella della firma del documento di Londra gli americani ripeterono l'impresa sganciando una bomba al plutonio su Nagasaki. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.146-147)
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