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| I campi degli Alleati |
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Da 'Tedeschi nei campi polacchi': In un rapporto al Foreign Office R.W.F. Bashford, nell'estate 1945, comunicava da Berlino: 'I campi di concentramento non sono stati aboliti, ma sono stati presi in consegna dai nuovi padroni e vengono per lo più diretti dalla Milizia polacca. In Swietnochlowice (Alta Slesia) i prigionieri che non muoiono di fame o non vengono bastonati a morte son costretti a stare notte dopo notte nell'acqua gelida finché periscono. A Breslavia ci sono sotterranei da dove provengono di giorno e di notte le urla delle vittime'. L'argomento é pure trattato in un rapporto al Senato americano (28 agosto 1945). In esso vengono citati diversi casi di violenza e viene confermato
pure che a Breslavia la Milizia polacca infierisce sui detenuti nelle proprie carceri sotterranee, tanto che gli abitanti delle case circostanti vogliono traslocare, non potendo più sopportare le grida delle vittime (cfr. Zayas, Alfred M. De, Die Anglo-Americaner und die Vertreibung der Deutschen, Monaco, dtv, 1980). (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.187)
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Da 'Tedeschi nei campi sovietici': Il metodo staliniano di trattare i prigionieri assomigliava molto a quello hitleriano. Su 3,1 milioni di soldati tedeschi catturati dai sovietici, ben 1,1 non sopravvisse al freddo, alla fame, alle fatiche e ai maltrattamenti. (da 'In nome della resa', pag.252)
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Da 'Tedeschi nei campi angloamericani': Sembra che sotto i francesi siano aumentate le fucilazioni a caso, sebbene entrambi gli eserciti cercassero di nascondere i fatti e i dati possano risultare distorti. In ogni modo il rapporto del tenente colonnello Barnes in aprile, '27 morti per cause non naturali' era largamente superato in una notte dagli ufficiali francesi ubriachi che, a Andernach, guidarono la loro jeep attraverso il campo ridendo e gridando mentre sparavano sui prigionieri con i loro mitragliatori Sten. Le perdite: 47 morti e 55 feriti. Un ufficiale francese rifiutò il permesso alla Croce Rossa tedesca di dar da mangiare ai prigionieri su un treno
nonostante il rifornimento fosse stato già concordato tra la Croce Rossa e il comandante francese del campo. Le guardie francesi di un campo, sostenendo di aver notato un tentativo di fuga, uccisero a fucilate dieci prigionieri nei loro recinti. [...] Nel 108 Reggimento di Fanteria la violenza raggiunse tali limiti che il comandante militare della regione, il generale Billotte, su suggerimento del comandante del reggimento, tenente colonnello de Champvallier, che aveva rinunciato a cercare di disciplinare i suoi uomini, raccomandava che il reggimento venisse sciolto. I treni che trasferivano i prigionieri dalla Germania in Francia
erano talmente terribili che gli ufficiali responsabili avevano ordini permanenti di evitare soste nelle stazioni francesi, per timore che i civili potessero vedere come venivano trattati i prigionieri. L'allievo ufficiale Jean Maurice descrisse un convoglio che comandò nel viaggiò da Hechtsheim. Maurice scriveva che era difficile tener conto dei prigionieri perché i carri ferroviari erano scoperti e il tempo era cattivo. Molte volte il treno era costretto a fermarsi nei tunnel, dove i prigionieri fuggivano dai carri. I francesi aprivano il fuoco su di loro nelle gallerie buie, uccidendone alcuni, Maurice non poteva sapere quanti,
perché i corpi venivano lasciati sul posto ai cani. A Willingen, Maurice abbandonò un morto e un morente sulla banchina della stazione. (da 'Gli altri lager', pag.98-99)
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Da 'Italiani nei campi sovietici': Dopo la resa e le estenuanti marce sulla neve, i prigionieri subivano una prima falcidia per causa delle basse temperature [...] Durante le marce del dawai, incitamento gutturale che chi ha sentito non dimenticherà mai, a migliaia furono colpiti da congelamento e dalla cancrena [...] Oltre il Don, nei centri ferroviari, si smistavano i prigionieri che, contati, venivano caricati e stipati entro vagoni, senza cibo, né acqua [...] I convogli a volte rimanevano fermi in binari morti per giorni e giorni perché le linee erano occupate per i transiti che andavano al fronte [...] vi sarà chi orinerà nella gavetta, per bere dopo che il liquido si fosse un po' raffreddato.
[...] Una seconda falcidia avveniva già nei vagoni, che per i suoi orrori ricorre in tanti racconti dei superstiti [...] Giunti a destinazione ai prigionieri veniva intimato di scendere; i più validi vi riuscivano, gli altri, moribondi rimanevano accucciati e lamentosi. Allora le guardie saltavano sui vagoni e col calcio dei mitragliatori spingevano gli infelici che gementi trattenevano le urla [...] Una terza falcidia si avrà nella lunga marcia verso il lager, lungo la quale perderà i più deboli. Quelli che si accasciavano, stremati, erano finiti coi parabellum dei soldati di scorta [...] Durante la marcia del davai perirono altre trentamila militari italiani. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.93-96)
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Da 'Italiani nei campi angloamericani': Il fatto é che il campo R era considerato dagli inglesi il loro campo modello: quello cioè da mostrare alle commissioni della Croce Rossa che, di tanto in tanto, venivano a visitarlo riportando, ovviamente, un'ottima impressione nel vederci così bene organizzati, nutriti, lavati, anche profumati per via delle buone saponette che ci venivano distribuite. Il campo R, in altre parole, costituiva l'alibi grazie al quale inglesi e americani coprivano tutte le mascalzonate alle quali si abbandonavano invece negli altri campi di concentramento: Coltano, Afragola, Scadicci, Taranto, Laterina, Aversa e così via, autentici inferni neri,
come vennero denominati, dove i prigionieri fascisti, ammassati come bestie, privi del necessario, sotto nutriti, costituivano spesso e volentieri il bersaglio preferito delle sentinelle ubriache che si alternavano sulle torrette. (da 'La generazione che non si é arresa', pag.237-238)
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Da 'Giapponesi nei campi angloamericani': Fin dal 10 agosto 1936, Roosevelt aveva emesso un ordine in cui dichiarava: 'Tutti i cittadini giapponesi, che siano residenti sull'isola di Oahu o meno, che si recano all'arrivo di navi giapponesi o che abbiano rapporti con i loro ufficiali o i loro uomini, devono essere segretamente ma precisamente identificati, e il loro nome deve essere posto in una speciale lista di quelli che per primi saranno rinchiusi in campi di concentramento nel caso di problemi con il Giappone'. (da 'Il giorno dell'inganno', pag.107)
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