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Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Gli antecedenti |
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Tutta la storia dalla entrata in guerra degli Stati Uniti fino alla discussione del Trattato di Pace di Versailles si è svolta all’insegna della più totale malafede. Tanto per cominciare… anche in questa occasione gli Stati Uniti sono stati costretti ad entrare in guerra per rispondere ad una attacco proditorio ed ingiustificato, nella fattispecie l’affondamento del transatlantico inglese Lusitania ad opera del sommergibile tedesco U20 al comando del capitano Schwieger.
Ho letto la storia in un libro molti anni fa, e non sono più in grado di ritrovarlo… ma ci credo totalmente: è pari pari a quella di Pearl Harbour, eccola. Anche nella Prima Guerra Mondiale gli Stati Uniti fornivano all’Inghilterra impressionanti quantità di armi, e la Germania aveva pertanto il diritto di attacco sulle navi che rifornivano di armi un nemico.
Il manifesto di carico del Lusitania indicava in chiaro che il carico comprendeva centinaia di tonnellate di munizioni per artiglieria; il Consolato tedesco a New York ha diffuso un comunicato nel quale intendeva avvisare il pubblico che la nave sarebbe stata oggetto di attacco da parte della marina tedesca. Ma, stranamente… il comunicato non è stato pubblicato da nessun giornale.
Il Lusitania, colpito da un solo siluro al largo delle coste irlandesi, fu gravemente danneggiato dalla esplosione delle munizioni a bordo ed affondò in pochi minuti. Come da copione… quasi milleduecento morti e la scusa per dichiarare guerra. Per lo meno questo dice la storia… ma è una balla inventata per dare un minimo di credibilità alla prepotenza americana… il Lusitania è affondato nel 1915 e la guerra è stata dichiarata nel 1917.
Il recente ritrovamento del relitto della nave in acque irlandesi, e la opinione dei subacquei sul fatto che i danni allo scafo sono troppo estesi per essere stati provocati dalla sola esplosione del siluro, ma sembrano proprio dovuti alla esplosione delle munizioni di artiglieria nella stiva, chiudono definitivamente gli interrogativi sulla vicenda.
In realtà dopo l’ affondamento del Lusitania e le proteste americane, i tedeschi avevano sospeso la guerra sottomarina, per annunciare poi la sua ripresa il 31 Gennaio 1917. La reazione degli USA fu la rottura delle relazioni diplomatiche il 3 Febbraio e la dichiarazione di guerra il 2 Aprile.
Questi passi seguivano il famoso discorso di Wilson al Congresso, in data 22 Gennaio dove il Presidente americano si produceva in uno stupefacente discorso dove enunciava i seguenti punti.
1) Occorreva discutere un accordo di pace prima che ci fossero vinti e vincitori, perché non ci fossero umiliazioni e desideri di vendetta, in modo da mettere per sempre fine alle guerra e stabilire una sempreterna pace universale da mantenersi con la concordia fra le nazioni. 2) Nessun accordo di pace si poteva discutere senza il coinvolgimento degli Stati Uniti perché non sarebbe durato per sempre. 3) Le condizioni di pace dovevano essere discusse sulla base della autodeterminazione dei popoli e del principio di nazionalità.
Naturalmente il Presidente Wilson e gli USA erano totalmente estranei alla guerra in corso, e quindi non sussisteva nessun motivo che si immischiassero in una vicenda che non li riguardava. Non si può inoltre fare a meno di notare come il punto relativo alla autodeterminazione fa ridere quando si consideri che il risultato finale, oltre a sottrarre all’Italia terre istriane e dalmate di innegabile italianità, abbia avuto come risultato il regalo al movimento sionista delle terre in Palestina, che da secoli erano pacificamente abitate dal popolo palestinese. Questo da sessanta anni insanguina il Medio Oriente ed è stato motivo di innumerevoli e dolorose stragi.
A questo messaggio il governo tedesco rispondeva il 31 Gennaio facendo osservare quanto segue. 1) I tedeschi erano d’accordo sulla libera navigazione di tutte le navi di tutti i paesi… ma non potevano rinunciare al blocco navale con i sottomarini se gli inglesi non avessero posto fine al loro blocco navale che stava affamando la Germania. 2) Offrivano agli americani di mantenere aperta una linea di navigazione alle condizioni che le navi arrivassero solo al porto di Falmouth e si impegnassero a non trasportare armi e munizioni agli inglesi. 3) Facevano infine notare che il principio di autodeterminazione in base alla nazionalità non poteva essere accettato, perché avrebbe condotto allo smembramento dell’Impero Austro-Ungarico e comunque, se proprio lo si voleva applicare, esso avrebbe dovuto essere applicato prima all’Irlanda e all’India.
Dopo questa risposta tedesca, in rapida successione da Washington la rottura delle relazioni diplomatiche il 3 Febbraio e la Dichiarazione di Guerra in data 2 Aprile. [1]
Consigliamo ai lettori di consultare tutti i suddetti documenti (in inglese) sul sito citato… specie la dichiarazione di guerra che è un documento spaventoso nella sua supponenza… in mezzo ad innumerevoli amenità sulla pace universale e la giustizia tre i popoli. La guerra è stata dichiarata semplicemente perché gli americani volevano la libertà di rifornire gli inglesi con tutte le armi e munizioni che volevano, in attesa del pretesto di entrare in guerra appena pronti.
Questo per quanto si può leggere sulla dichiarazione di guerra… ma mica è vero. Gli americani come al solito raccontavano balle ed avevano deciso di scatenare la guerra già nel 1915 riorganizzando tutta la loro economia per la guerra. Basta leggere sullo stesso sito il rapporto del Segretario D.F. Houston in data 1917, dove si possono trovare i dati impressionanti delle quantità di navi, aerei ed armi che le apposite Commissioni governative avevano immediatamente messo in produzione. E così anche la scusa della libera navigazione sui mari era una balla… Wilson aveva deciso di correre a dare aiuto agli inglesi già dal 1915… ed aveva messo in piedi tutto lo scambio di proposte in termini diplomatici… per prendere tempo.
Poi una finezza procedurale di grande classe: gli Stati Uniti sono entrati in guerra al fianco della Intesa ovvero della alleanza militare che legava Francia, Inghilterra, Italia e Russia, ma non vi aderivano ed anzi hanno imposto che non si parlasse più di Intesa ma di Stati Alleati ed Associati. Non è una questione irrilevante, ma anzi fondamentale: con la nuova situazione gli Stati Uniti (e come vedremo l’Inghilterra) potevano pretendere che non valessero più niente gli accordi di alleanza presi all’entrata in guerra, e con essi gli accordi sulle compensazioni territoriali che le varie potenze si erano scambiati al tempo.
La volete prendere come una coincidenza, una conseguenza imprevista? Liberi di farlo, il sottoscritto la ritiene la prova provata di un comportamento improntato dall’inizio alla fine alla più sfrontata malafede.
Ancora una nota aggiuntiva importante per meglio comprendere gli sviluppi futuri della vicenda: al momento della loro entrata in guerra gli Stati Uniti non erano solo una grande potenza industriale, ma anche una grande potenza economica che aveva inondato di prestiti gli Stati della Intesa. I quali dovettero cedere, una volta giunti all’armistizio, alle pretese ed alle prepotenze degli americani anche per il fatto che questi non si peritavano di minacciare la richiesta di rimborso immediato dei prestiti di guerra che avevano concesso.
Il primo segnale della nuova atmosfera: mentre da secoli la lingua dei rapporti internazionali in Europa era il francese… siccome il Presidente Wilson non lo conosceva… la lingua ufficiale della Conferenza di pace fu l’inglese. Da allora è rimasta tale.
Per dare un rapido sguardo al teatro europeo basta considerare che al dominio totale dell’Inghilterra sul nostro continente si opponeva la esistenza di quattro Imperi, il tedesco, l’austriaco, il russo e l’Impero Ottomano. Alla fine della Prima Guerra Mondiale tutti e quattro gli Imperi menzionati non esistevano più: con la Russia fuori gioco, perché impegnata nelle guerre civili conseguenti alla Rivoluzione, gli Imperi Austriaco e Tedesco furono fatti a pezzi e mutilati ed un nuovo equilibrio instabile fu creato in Europa con la creazione di un grande numero di piccoli stati in contrasto fra di loro.
In aggiunta, casualmente, l’Inghilterra si ritrovava a controllare lo stretto dei Dardanelli e quindi con il controllo completo del Mediterraneo, ed in possesso delle risorse petrolifere in Irak. Una serie di accadimenti casuali, un maledetto colpo di fortuna… o il risultato di un piano lungamente meditato e preparato con accuratezza lavorando sott’acqua? Giudichi il lettore.
Come mai parliamo di quanto è successo alla fine, quando dovremmo parlare di come la cosa ha avuto inizio? Ritornate con il pensiero a cosa diceva Churchill: ‘Da quasi quattrocento anni…’. Il successo dell’azione inglese è sempre stato in questo, in una politica di rapina e sopraffazione pensata con grande anticipo sul futuro e tenacemente perseguita senza scrupoli morali di nessun tipo fino alle guerre mondiali.
E per tornare agli inizi gli inglesi ci hanno distaccato dalla Triplice Alleanza con austriaci e tedeschi con la promessa di farci ottenere gli ultimi territori che mancavano a completare l’unità del territorio nazionale… e molte altre promesse di espansione della nostra influenza nel Mediterraneo. Di questo la nostra economia aveva bisogno, per ingrandire la nostra industria attraverso i commerci nel Mediterraneo e per alleviare la disoccupazione endemica che impoveriva il paese. Ma le promesse degli inglesi erano, come al solito, in perfetta malafede.
‘… Si può affermare con sicurezza che il possesso da parte dell’Italia di basi navali nell’Egeo metterebbe in pericolo la nostra posizione in Egitto, ci farebbe perdere il controllo del commercio sul Mar Nero e sul Levante, ed in caso di guerra la nostra via verso l’Oriente attraverso il canale di Suez sarebbe esposta alle operazioni dell’Italia e dei suoi alleati. Quindi non solo dobbiamo opporci con vigore all’occupazione permanente di qualche isola egea da parte dell’Italia o di altra potenza navale, ma dobbiamo anche ottenere che i firmatari di tutti i trattati riguardanti la navigazione dei Dardanelli si uniscano a noi nel protestare’. [2]
Quanto sopra è estratto dal Memorandum dell’Ammiragliato al Foreign Office in data 29 Giugno 1912, che come vedremo nel seguito ha improntato tutta la azione inglese al momento della firma dei vari armistizi con le Potenze sconfitte. Non possiamo fare a meno di notare che, con la solita faccia di bronzo, gli inglesi che si erano stabiliti da tempo a Cipro, chiamavano a raccolta come capofila gli stati scandalizzati dalla presenza Italiana.
E vediamo adesso i punti più importanti di quanto promesso al Governo Italiano con gli accordi di Londra del 26 Aprile 1915, che ha dato la luce verde alla entrata della nostra Nazione in guerra:
Art. 4: nel Trattato di pace l‘Italia otterrà il Trentino, il Tirolo cisalpino con la frontiera al Brennero, Trieste così come le contee di Gorizia e Gradisca, tutta l’Istria fino al Quarnaro… le isole istriane di Cherso e Lussino…
Art. 5: spetterà pure all’Italia la provincia della Dalmazia nei suoi limiti amministrativi attuali, e tutte le isole a Nord e ad Ovest della Dalmazia stessa…
Art. 6: Valona, con l’intera costa circondante la baia, l’isola di Saseno ed il territorio idoneo alla loro difesa saranno devoluti all’Italia in piena sovranità…
Art. 8: l’Italia avrà la piena sovranità sulle isole del Dodecanneso, da lei ora occupate.
Art. 9: … in caso di spartizione totale o parziale della Turchia essa dovrà ottenere una giusta parte della regione mediterranea attigua alla provincia di Adalia, ove l’Italia ha già acquisito diritti ed interessi che hanno fatto oggetto di una convenzione italo-britannica.
Art. 13: nel caso in cui Francia e Gran Bretagna aumentassero le loro colonie africane a spese della Germania, queste due potenze riconoscono all’Italia di poter reclamare qualche corrispondente equo compenso… [3]
Se considerate tutti i punti di cui sopra, e che su tutti questi punti gli inglesi ci hanno turlupinato o hanno cercato di farlo a guerra finita (persino sul Trentino occupato dalle nostre truppe quel cretino pallone gonfiato di Wilson si è permesso di dire… che lo avevamo occupato senza il suo permesso), non ci metterete molto a capire perché in Italia si è parlato di vittoria tradita e la nostra politica si è gradualmente orientata in senso anti inglese.
La politica estera inglese considerava l’Italia come un paese da frenare nel suo prorompente impulso espansivo, ed i nostri rappresentanti pensavano solo alla ultima guerra di indipendenza. Mentre gli altri avevano scatenato una guerra a carattere imperialista ed avevano lo sguardo verso i ricchi mercati dell’Oriente ed i pozzi petroliferi irakeni, i nostri Salandra e Sonnino guardavano solo al mare Adriatico. Il loro comportamento a Versailles è stato tutta una serie di balbettii e decisioni rinunciatarie, e solo per un colpo di fortuna non ci abbiamo rimesso le isole del Dodecanneso.
Come vedremo nel seguito solo con l’arrivo di Mussolini il nostro Governo ha saputo rispondere a muso duro alle provocazione ed alle trame inglesi, mettendo la parola fine ad uno dei periodi più penosi della nostra politica estera.
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NOTE.
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[1] www.firstworldwar.com
[2] Quaderni dell’Istituto di Cultura Fascista, serie X, numero 2
[3] Rallo M., 'Il coinvolgimento dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale', Edizioni Settimo Sigillo 2007
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