ControStoria.it  

Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre

Segnala su: Aggiungi il capitolo su Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre di ControStoria.it a Del.icio.us Aggiungi il capitolo su Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre di ControStoria.it a FaceBook Aggiungi il capitolo su Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre di ControStoria.it a Furl Aggiungi il capitolo su Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre di ControStoria.it a Google Bookmarks Aggiungi il capitolo su Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre di ControStoria.it a Live-MSN Aggiungi il capitolo su Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre di ControStoria.it a Technorati Aggiungi il capitolo su Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Come nascono le guerre di ControStoria.it a Yahoo My Web
Nello scritto precedente [1] ho cercato di esporre in modo sintetico la mia interpretazione delle cause che hanno portato la nazione alla sconfitta militare nella Seconda Guerra Mondiale.

Non pretendo di essere uno storico, ma bisognerebbe poi essere in grado di definire chi è uno storico: secondo il mio punto di vista non sono gli studi universitari che fanno uno storico, essi al massimo possono insegnare una metodica. Uno storico vero secondo me si riconosce per la capacità di sintesi che gli permette, dopo aver elencato i fatti, di presentare una sua interpretazione degli stessi tenendo i fatti e la loro interpretazione su due piani nettamente distinti e lasciando al lettore la libertà di formarsi una propria opinione.

Troppi sono oggi coloro che pretendono di scrivere libri di storia non facendo altro che mettere insieme concetti scopiazzati da altri libri, ma soprattutto presentando i fatti non nella neutra veste di un accadimento ma a supporto della loro tesi precostruita. Occorre anche menzionare la pratica, oggi troppo diffusa ma da sempre utilizzata, di citare testimonianze interessate o addirittura fasulle a sostegno di una tesi di parte. Lo storico di razza, poi, non si accontenta di riscrivere ciò che è già conosciuto ma in tutti i modi cerca di integrare i fatti noti andando alla ricerca di documenti inediti. Lo storico di gran livello infine compie il suo capolavoro quando riesce, con le sue ricerche, con la inoppugnabile verità di testimonianze dirette dei protagonisti sopravvissuti e prove ritrovate dopo una lunga ricerca, a precisare o addirittura capovolgere la interpretazione precedente… e per così dire a riscrivere la storia.

Quanto sopra va meditato e compreso, magari dopo aver letto o riletto, il geniale libro di Orwell che nessuna persona di cultura dovrebbe ignorare, nella parte che riguarda la sistematica falsificazione della storia ad uso del governo in carica.

Da parte mia mi sono limitato ad esporre in modo organico fatti storici ormai documentati, il mio scopo non essendo quello di produrre uno scritto storico, ma di raccogliere e presentare in modo organico dati e testimonianze che diano un quadro globale degli avvenimenti che riguardano la Seconda Guerra Mondiale.

Da questi sono giunto a sintetizzare le mie convinzioni personali: esse vanno in senso contrario alla verità scritta dai vincitori ed ormai accettata come dato storico scontato dai media di oggi. Il lettore che ha avuto la pazienza di leggere il mio primo scritto menzionato sopra potrà pensare che si tratta allora di una abitudine: non è così. Semplicemente gli avvenimenti precedenti alla Seconda Guerra Mondiale ne costituiscono il motivo scatenante: chi ha riscritto la storia della guerra doveva necessariamente riscrivere anche quella degli anni dal 1919 in poi.

E’ però un fatto che la mia tesi, quella di una guerra che alla fine è stata voluta ed imposta dalla grande finanza anglo-americana, si sposa perfettamente con tutti gli avvenimenti menzionati, quelli dei quali la stampa e la storia corrente non parlano affatto oppure, quando lo fanno, esse citano con una interpretazione scorretta.

Scrivendo di quelle vicende, mano a mano che gli avvenimenti venivano inquadrati nella loro successione temporale a dimostrare come una accorta regia avesse previsto e preparato le varie fasi della storia, una domanda si faceva sempre più insistente nella mia mente, la domanda che dà il titolo a questo capitolo: perché le guerre… come nascono le guerre?

Che cosa ha provocato lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale? Quali sono le condizioni economiche e politiche che hanno concretizzato questa enorme sventura nella quale decine di milioni di persone hanno perso la vita... centinaia di paesi e città sono stati distrutti… e la vita di intere nazioni ha conosciuto tragedie e distruzioni… dalle quali non si è usciti se non dopo anni senza poter comunque eliminare il dolore associato agli eventi passati?

Come nascono le guerre? E’ una domanda che probabilmente non si sono posti in molti nei secoli passati, quando bastava un ordine del re ed il popolo prendeva e partiva considerando la cosa naturale e non discutibile. Nei tempi recenti i nuovi mezzi di comunicazione hanno messo a disposizione della gente una messe notevole di informazioni, ma ciò nonostante i motivi che originano una guerra restano sempre oscuri per tutti coloro che non riescono a credere alle verità prefabbricate che i giornali riportano. Perché oggi mi sembra ormai acquisito il concetto che i mezzi di informazione ci forniscono le notizie, o ce le nascondono, secondo gli interessi di chi questi mezzi li controlla.

Che siano gli azionisti di giornali o televisioni private… o i partiti politici che hanno brutalmente lottizzato radio e televisioni pubbliche. Insomma, chi si affida ai mezzi di informazione di massa senza un minimo di spirito critico… chi non cerca di capire giudicando i fatti al di là del modo nel quale vengono presentati o non menzionati… rischia di ritrovarsi in testa quelle idee che ritiene sue ma che invece qualcuno gli ha lentamente istillato dentro. Per quanto riguarda il passato, rischia di ritrovarsi a credere a quella storia che magari non è la verità… ma la storia scritta dai vincitori.

Come nascono allora le guerre? Cominciamo con una definizione classica, scritta da uno che di guerre se intendeva. Come diceva il grande von Clausewitz [2] ‘La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi’: ovvero, quando la diplomazia e le trattative non bastano più si passa alle fucilate.

Come è facile immaginare le guerre nascono da questioni economiche… ne deriva che quando gli interessi economici degli stati non si possono conciliare con un accordo che soddisfi le due parti, ovvero quando uno stato intende modificare una situazione esistente a suo vantaggio e la controparte ritiene di non poter accettare le richieste, la cosa si risolve a cannonate.

Lo svolgersi degli avvenimenti era facilmente comprensibile fino a un paio di secoli fa, quando l’interesse della nazione non esisteva, o meglio era costituito dall’interesse del re: il re diceva che si doveva fare una guerra ed i giovani contadini si armavano di lance, asce, coltelli e forconi ed andavano dietro al loro marchese a cavallo ad uccidere (o a farsi uccidere da) altri giovani contadini che arrivavano dall’altra parte, sempre dietro al loro marchese a cavallo.

Magari qualcuno si sarà anche chiesto se fosse giusto andare a morire perché il suo re fosse più ricco, ma certamente presentare delle obiezioni avrebbe avuto con grande probabilità conseguenze spiacevoli per l’eventuale contestatore e così non si hanno molte notizie riguardo a contestazioni e ribellioni.

Nei tempi moderni il grado di istruzione dei cittadini è enormemente migliorato e ci potrebbe aspettare di conseguenza una resistenza molto più forte e diffusa da parte dei cittadini con riguardo alla eventualità di lasciarci la pelle in una guerra della quale non si capisce il motivo. Se nei tempi antichi però si trattava del fatto che il re di turno voleva annettere una provincia ai suoi possedimenti, con il passare del tempo i motivi di contrasto sono diventati sempre meno visibili al cittadino medio.

Ai tempi delle Repubbliche marinare le guerre si facevano per controllare i rapporti commerciali con paesi lontani, e controllare le relative comunicazioni navali. L’interesse economico in gioco era ora quello dei grandi mercanti in grado di armare delle flotte commerciali, che mantenevano sì la Repubblica con le tasse pagate, ma diventavano anche enormemente più ricchi sul piano personale. E’ in quest’epoca che, con la creazione di immense fortune per le case di commercio ed il nascere delle banche, è iniziata la decadenza politica della nobiltà terriera che fino ad allora aveva controllato la unica fonte di ricchezza esistente: l’agricoltura.

Al giorno d’oggi le guerre si fanno soprattutto per il controllo delle fonti di materie prime o di prodotti energetici come il petrolio od il gas naturale, o addirittura per controllare gli oleodotti e gasdotti che ne permettono il trasporto. Insomma per controllare i mercati più lucrosi. E naturalmente non si parla mai degli interessi in gioco, provate a riandare con la mente alle ultime guerre, si tratta sempre di nobili principi quali la libertà, la civiltà, la democrazia: avete mai sentito di una guerra fatta per il vile denaro? Mai.

Tornando ora al periodo che ci interessa, quello che va tra il 1918 ed il 1938, le condizioni erano molto diverse da quelle odierne. Oggi siamo abituati ad osservare grandi cambiamenti politici ed economici in tempi brevi, allora la situazione del mondo era molto più statica e tutto lasciava ritenere che un vantaggio acquisito avrebbe permesso una resa economica per molti anni a venire.

Il controllo delle fonti di materie prime, delle zone petrolifere e delle comunicazioni marittime aveva una valenza economica di lunga prospettiva. In altre parole le nazioni che non possedevano petrolio, materie prime ed accesso ai mercati di esportazione nel mondo si sentivano condannate ad uno sviluppo economico lento e faticoso per un lungo periodo. Anche quando, come nel caso di Germania, Italia e Giappone le loro industrie avessero già sviluppato quelle tecnologie che le mettevano in grado di competere con i paesi più sviluppati, la loro esclusione dalla disponibilità diretta di materie prime ne avrebbe rallentato lo sviluppo per decenni a venire.

La storia moderna, che vede cambiamenti velocissimi rispetto al passato, ha mostrato che sono bastati venticinque anni dalla fine della guerra perché l’Inghilterra sparisse dal novero delle grandi nazioni industriali a fronte della crescita giapponese, italiana e tedesca. Ce ne sono invece voluti sessanta, fino ai nostri giorni, per assistere al declino inevitabile dell’impero americano.

La società moderna ha però introdotto, assieme alla grande velocità nei cambiamenti nella geopolitica ed all’enorme progresso nella diffusione della cultura, un fenomeno nuovo: è vero che il cittadino normale sa leggere e scrivere, è vero che molti leggono i giornali, ascoltano la radio e la televisione, ma è anche vero che occorre chiedersi se i mezzi di comunicazione ci diano una informazione completa e soprattutto veritiera. Perché i giornali appartengono in genere alla grande finanza che ha interessi nelle industrie principali della nazione, mentre radio e televisione sono governate dalla politica: occorre una grossa dose di fiducia per credere a quanto ci dicono. In sostanza il cittadino di oggi ha accesso ad una informazione enormemente più diffusa di quanto non fosse in passato, ma questa informazione è sotto il controllo sempre più stretto della grande finanza. Con il che si spiega perché i grandi gruppi economici (ed i partiti che ne sono i servitori ben retribuiti) si scannano fra di loro per prendere il controllo di giornali e televisione.

Se il governo dicesse che tocca fare la guerra ad un altro paese perché, per esempio, si rifiuta di venderci il suo minerale di ferro al prezzo che va bene alle nostre acciaierie… tutti direbbero che della questione non gli interessa niente… ed a farsi sparare ci vadano i padroni delle acciaierie.

Insomma i motivi di contrasto fra le nazioni, che originano le guerre, sono sempre più dovuti ad esigenze dell’apparato finanziario ed industriale la cui sovrapposizione con le esigenze di sviluppo della nazione è non solo sempre meno visibile, ma anche sempre più discutibile.

Per questo motivo molti considerano la questione con sospetto… sospetto che si fa sempre più giustificato per il fatto che i motivi economici delle guerre non sono mai dichiarati apertamente dai governi. Da quando sono apparsi i giornali, ed i popoli hanno cominciato a saper leggere e scrivere, le guerre si fanno sempre per nobili motivi… per esempio per difendere la libertà, o la civiltà, propria o altrui. Con la rimarchevole eccezione degli Stati Uniti, della cui strana ricorrenza di dover essere obbligati a dichiarare guerra controvoglia dopo aver subito un attacco vile ed ingiustificato... ne parleremo nel seguito.

Un vecchio detto dice che la storia è maestra di vita. Vero è che chi non conosce la storia è destinato a ripeterne gli errori, ovvero ad esserne di nuovo la vittima inconsapevole, in quanto non sa valutare nella giusta luce i rapporti di causa ed effetto di quanto è successo, e non sa pertanto opporsi a che si ripetano di nuovo. E’ dunque interesse di chiunque voglia farsi una idea più precisa degli avvenimenti oggetto di questo scritto, di considerare le situazioni e gli avvenimenti che hanno preceduto lo scoppio della guerra e valutarne l’influenza sugli sviluppi successivi.

Lo scopo di questo scritto è di esporre fatti e documenti antecedenti allo scoppio della guerra, anche risalenti a decine di anni prima, per permettere al lettore di seguire lo svolgimento degli obiettivi e delle politiche degli stati coinvolti nel corso del tempo. Come abitudine di chi scrive, saranno esposti solo fatti documentati con menzione della fonte: le opinioni personali dell’autore saranno chiaramente indicate come tali, lasciando al lettore tutta la libertà di formarsi le proprie idee.

Proviamo allora a ritornare all’inizio del secolo passato, per vedere cosa succedeva nella vecchia Europa negli anni ‘20 e capire come la Seconda Guerra Mondiale non sia stata che la continuazione della Prima, e che a Versailles, come ha osservato argutamente uno dei protagonisti, non si sia firmato un trattato di pace, ma solamente un armistizio di una ventina di anni.

Mi resta solo da far osservare al lettore come la stupidaggine che ci ripetono in televisione da cinquanta anni, e cioè che la guerra sia stata causata dalla follia e dalla sete di dominio di Hitler e dalla superficialità di Mussolini, sia non solo di una squallida povertà, ma suoni come una offesa alla intelligenza di chi la ascolta.
NOTE.
[1] Rizzo S., Area tematica 'Come perdemmo la guerra: Una disfatta annunciata'
[2] Von Clausewitz K., 'Della guerra', Berlino 1832, Stato Maggiore del Regio Esercito, Ufficio Storico – Roma 1942