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Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: La tesi

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Parleremo qui della Seconda Guerra Mondiale, quella che secondo la versione corrente è scoppiata per la prepotenza e volontà di sopraffazione dei governi di Giappone, Italia e Germania. Occorre già una notevole dote di ingenuità per credere che tre governi siano caduti nelle mani di avventurieri sanguinari ed esaltati, in preda alla megalomania ed al desiderio di conquista.

Ne occorre una dose ancora maggiore per trangugiare il concetto che i capi dei tre governi sopradetti si siano svegliati una mattina e, non avendo niente da fare, abbiano scatenato una guerra mondiale. E ne occorre infine una dose illimitata per credere che lo stesso fenomeno si sia presentato in tre paesi diversissimi tra loro esattamente nello stesso momento e con l’individuazione degli stessi stati, Inghilterra e Stati Uniti, come i nemici da combattere.

Una eccessiva semplificazione? Può sembrare così a prima vista, ma provate a ritornare con la memoria alle ultime trasmissioni televisive sulla guerra: chiedetevi se, oltre alle solite scene macabre sui delitti compiuti dai criminali sconfitti, vi ricordate che qualcuno abbia mai esaminato o discusso alcun dettaglio delle cause che hanno originato la guerra. Sicuramente non ve ne ricorderete, la questione non viene più menzionata, è sempre dato per scontato che la guerra sia nata dalla follia di Hitler e Mussolini… ed anche dei generali giapponesi.

L’opinione di chi scrive è che la guerra sia stata imposta dagli anglo-americani agli stati dell’Asse per tenere in vita i vantaggi economici conseguiti con la fine della Prima Guerra Mondiale, limitarne od impedirne per lunghi periodi lo sviluppo industriale ed economico, impadronirsi se possibile delle loro più sviluppate grandi industrie ovvero eliminarle dal mercato.

E’ appena il caso di notare che le tre nazioni dell’Asse, nonostante la guerra perduta e le successive imposizioni giugulatorie dei vincitori, siano egualmente riuscite a svilupparsi in modo impetuoso ed a diventare temibili concorrenti degli Stati Uniti sul mercato mondiale. Ed è evidentemente il loro dinamismo economico ed industriale che ha provocato la reazione anglo-americana… ancora una volta una guerra preventiva.

Ho già scritto [1] di come, con la solita maestria nel controllo dei media la guerra sia stata fatta apparire come una guerra di aggressione iniziata dalle potenze dell’Asse. Per quanto attiene all’Inghilterra, una nazione già economicamente in fallimento prima dell’inizio della guerra, essa è sparita dal novero delle potenze industriali moderne e sopravvive unicamente in quanto è rimasta il più importante centro finanziario del mondo.

A voler essere maligni (ed è il caso di chi scrive) si potrebbe pensare che gli inglesi abbiano rubato talmente tanto, in tutto il mondo, per due o tre secoli, che Londra è ancora oggi il posto al mondo con la più alta densità di miliardari per metro quadro.

Per meglio inquadrare la vicenda occorre guardare ad un contesto storico più ampio, ed il modo migliore per presentare le vicende storiche di tempi passati, mi sembra sia riportare la sintetica descrizione del contenuto di un libro interessantissimo [2] scritto da un giornalista italiano negli anni immediatamente precedenti il conflitto.

‘L’Inghilterra, talassocrazia non continentale, da sempre persegue una politica antieuropea a tutela dei suoi interessi. Nel corso dei secoli ha strappato l’Europa dai suoi destini continentali coinvolgendone le nazioni in guerre senza fine con l’obiettivo di tenerle in soggezione, per evitare la nascita di una nazione egemone concorrente’.

‘Così gli statisti che hanno osato contrastare il dominio inglese sono diventati i tiranni da annientare per ‘il bene dell’umanità’: Filippo II, Luigi XIV, Napoleone, Guglielmo II, Bismarck, Hitler (aggiunta di Stefano Rizzo: non si potrebbero forse aggiungere Saddam Hussein, Milosevic, Amadinedjad?)’.

‘Il nostro secolo americano ritrova dunque le proprie origini nella storia dei rapporti tra la Inghilterra ed il continente: gli Stati Uniti sono i nuovi depositari della selfrightneousness, ovvero il diritto autoproclamato a decidere ragioni e torti, con delega planetaria alla ingerenza coloniale. L’ Europa, dal canto suo, ritrova le ragioni storiche della propria incapacità di concepire una politica autonoma e continentale: un vecchio continente diviso e litigioso serviva agli inglesi di ieri come serve agli americani di oggi’.

‘L’America scatena oggi guerre in casa di altri, come faceva l’Inghilterra di ieri, dicendo di voler salvaguardare diritti universali, strumentalizza la causa di piccoli paesi definiti indifesi, demonizza gli avversari, esaurisce ma non distrugge gli avversari (aggiunta di Stefano Rizzo: per poterli dominare e sfruttare una volta sconfitti)’.

Non può non colpire il lettore la stupefacente freschezza del parallelo tra le vicende esposte in questo saggio di Scarfoglio e quelle del momento attuale, alla notevole distanza di 70 anni. Questo a dimostrazione del fatto che solo studiando la storia di ieri si può prendere regola per comprendere e giudicare ciò che accade nel mondo di oggi, al di là delle chiacchiere inutili che ci vengono ammannite dai mezzi di informazione con lo scopo di farci capire il meno possibile di quello che succede veramente.

Per quelli tra i lettori che trovassero fantasiosa la tesi sopra accennata desidero riportare le seguenti affermazioni, scritte una decina di anni dopo quelle dello Scarfoglio, con la richiesta di cercare di indovinare chi le abbia enunciate: ‘Per quattrocento anni la politica estera dell’Inghilterra è stata quella di opporsi alla più forte, più aggressiva potenza del continente, e di evitare che i Paesi Bassi cadessero in suo potere… Occorre osservare come la politica inglese non consideri affatto l’identità della nazione che aspira al dominio dell’Europa, non faccia questione se si tratti della Spagna, della Francia monarchica, della Francia imperiale, dell’impero Alemanno o della Germania di Hitler. Questa linea di condotta non è in rapporto con i governanti delle nazioni, ma è soltanto diretta contro il tiranno più forte o capace di prepotenze maggiori’.

Non avete indovinato? Ve lo dico io, questo è il pensiero di Winston Churchill [3], il campione della democrazia, per il quale se un paese europeo diventava forte, esso era anche aggressivo, il suo capo era un tiranno e… capace di prepotenze peggiori. Vi ricordate la favola del lupo e dell’agnello? Dai tempi di Esopo… molto poco è cambiato nella natura umana.

Vorrei pregare il lettore di ben considerare l’inizio del paragrafo, dove Churchill parla di una politica svolta con continuità e coerenza per quattro secoli. Perché è chiaro che questa linea politica, iniziata e perseguita da secoli con una costanza che non può non fare riflettere, non è morta con lui e continua tranquillamente oggi con la cooperazione tra Inghilterra e Stati Uniti su di una scala ancora più vasta che non il continente europeo.

Per i lettori poi che fossero rimasti ancora scettici, vediamo come vede la presente politica american Noam Chomsky [4], un famoso scrittore statunitense.

‘La grande strategia imperiale stabilisce il diritto degli Stati Uniti di scatenare una guerra preventiva a loro discrezione… si badi bene… preventiva e non di interdizione’.

‘Praticamente tutti i paesi hanno la possibilità e la capacità di produrre armi di distruzione di massa… e l’ intenzione sta solo negli occhi dell’ osservatore. Perciò la versione perfezionata della grande strategia assicura in realtà a Washington il diritto arbitrario di aggredire chiunque’.

‘L’obiettivo di una guerra preventiva… deve presentare alcune caratteristiche: deve essere praticamente indifeso, deve essere abbastanza importante da giustificare il disturbo, deve poter essere descritto come l’incarnazione del male supremo, ed una minaccia alla nostra sopravvivenza’.

‘L’Iraq soddisfaceva a tutte le condizioni, con la terza che è stata creata facilmente. Basta ripetere i discorsi infiammati di Bush, Blair e dei loro collaboratori: sta costruendo le armi più pericolose del mondo per dominare, intimidire ed attaccare… le ha già usate su interi villaggi… uccidendo accecando e sfigurando migliaia di suoi cittadini… se questo non è il male… allora il male non significa nulla.

‘La definizione di crimini contro l’umanità e crimini di guerra era semplice: i crimini sono dei crimini se sono stati commessi dal nemico e non dagli Alleati. La distruzione di abitazioni civili, per esempio, fu esclusa [lo facevano solo gli Alleati]. Il principio è stato applicato in processi successivi, ma solo contro nemici sconfitti o contro chi poteva tranquillamente essere additato alla pubblica esecrazione’.

Secondo un famoso esperto di questioni internazionali, John Ikenberry, si tratta di ‘una grande strategia che parte dall’ impegno fondamentale a mantenere un mondo unipolare in cui gli Stati Uniti non abbiano concorrenti alla pari… in modo che nessuno stato o coalizione possa mai sfidare gli USA come leader, protettore e responsabile globale. Questo approccio rende di fatto prive di significato le norme internazionali sull’autodifesa contenute nell’articolo 51 della Carta dell’ONU. Tale dottrina liquida le leggi internazionali… come poco rilevanti’.

Insomma la stessa mentalità che aveva descritto Scarfoglio, che Churchill aveva confermato nel 1948 con l’aggravante di rivelare essere questa stata la linea direttrice della politica inglese per secoli… oggi espressa con parole forse diverse… ma la stessa, identica prepotenza, disprezzo per gli altri popoli e falsità eretta a sistema.

Quanto sopra per quanto attiene alla storia della Seconda Guerra Mondiale. Forse qualcuno dei lettori avrà letto o sentito che la Seconda Guerra Mondiale è stata solo la conseguenza prevista e scontata dell’esito della Prima. Questo è il tema conduttore di questo scritto; andremo a vedere nel dettaglio le origini, lo svolgimento e gli esiti di quella immane tragedia.

Per questo cercheremo di ricostruire quella storia ormai lontana esaminando le cause scatenanti della guerra, gli avvenimenti militari e politici che ne influenzarono l’esito, le condizioni del Trattato di Versailles e le conseguenze dello stesso Trattato.

Cercheremo infine di ricostruire brevemente gli sviluppi della politica internazionale tra le due guerre, e la sequenza di avvenimenti che hanno condotto allo scoppio del nuovo conflitto nel 1939.

Per ora prego i lettori di voler riflettere sulla seguente considerazione: quanto detto poco sopra sulla politica estera tradizionale dell’Inghilterra nei riguardi degli stati europei si applica esattamente allo stesso modo, alla lettera ed in ogni dettaglio, sia alla Prima che alla Seconda Guerra Mondiale.

Il fatto che tutte e due le guerre siano state combattute contro lo stesso nemico, la Germania, deriva dal fatto che le mentalità dei due popoli sono completamente differenti. Quella Germania, che gli inglesi pensavano di avere mutilato e messo fuori gioco con le mostruose condizioni di armistizio, con la eliminazione del loro potente alleato l’Impero Austro-Ungarico, e con il completo dissolvimento delle sue forze armate, è risorta allo stato di grande potenza in un tempo brevissimo.

Non erano passati venti anni dall’armistizio che già la Germania si ergeva con la statura di un gigante economico e militare, a contendere di nuovo all’Inghilterra il primato tra gli stati europei. Per tutti i miei sfortunati concittadini, per coloro che hanno come prima priorità quella di godersi la vita e poter acquistare abiti alla moda e gli ultimi modelli di auto e telefonino, per essi che sono destinati ad essere l’oggetto della politica altrui, vale il motto arguto ma amaro di Oscar Wilde: ‘L‘unica cosa che ci insegna l’esperienza è che dalla esperienza non si impara mai niente’.
NOTE.
[1] Rizzo S., Area tematica 'Come perdemmo la guerra: Una disfatta annunciata'
[2] Scarfoglio C., 'Dio stramaledica gli inglesi', Società Editrice Barbarossa 1999, titolo originale 'L’Inghilterra e il continente' edizioni Roma 1937
[3] Churchill W., 'Storia della Seconda Guerra Mondiale', Mondadori Editore 1948
[4] Chomsky N., 'Egemonia o sopravvivenza', Edizioni Il Saggiatore 2005