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Le cause e le origini della Seconda Guerra Mondiale: Versailles |
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Quella che doveva essere una conferenza volta a ristabilire una pace duratura si tramutò, invece, nella causa embrionale di una seconda, immane, tragedia. I delegati delle potenze vincitrici si ritrovarono a Versailles nel gennaio 1919, per ristabilire i nuovi assetti di un’Europa straziata da una guerra devastante, che aveva travolto strutture geopolitiche consolidate da secoli, con il crollo di ben 4 grandi imperi.
Nonostante tutto fosse iniziato con la enunciazione dei sopra menzionati Punti di Wilson, fin dalle prime battute, la conferenza si caratterizzò per il suo intento punitivo nei confronti delle nazioni vinte che, senza essere neppure invitate, furono costrette a subire le imposizioni umilianti delle potenze alleate, animate da un profondo desiderio di vendetta.
Se l’impero Austro-Ungarico cessò di esistere politicamente, la Germania, ove nel frattempo era stata proclamata la repubblica, si ritrovò, praticamente, in ginocchio. Il 7 maggio 1919 a Versailles, gli alleati consegnano a Scheidemann il trattato di pace, che poteva solo essere accettato o respinto, pretendendo una risposta in quindici giorni. Rientrato a Weimar, davanti alla commissione di pace, il cancelliere dichiara trattarsi di un ‘documento di cecità e di odio, una condanna a morte col beneficio della condizionale’.
Con la sola alternativa della ripresa del conflitto, ipotesi respinta dallo stato maggiore dell'esercito, il 22 giugno il parlamento tedesco ratifica il trattato, nonostante il voto contrario della destra. Il trattato di pace con la Germania fu firmato il 28 giugno 1919.
Lo scopo delle condizioni imposte poteva solo, chiaramente, essere quello di vedere la nazione tedesca distrutta anche moralmente oltre che politicamente ed economicamente. La Germania cambiò completamente il proprio ordinamento politico: da monarchia parlamentare divenne una repubblica socialdemocratica e federale, divisa in 17 Länder.
LE CONDIZIONI ECONOMICHE.
La Germania fu condannata a pagare un risarcimento danni di 132 miliardi di marchi oro. Era una cifra enorme, incompatibile con la situazione dell'economia tedesca. Era chiaro che non si voleva una giusta riparazione ma la distruzione della Germania. La richiesta, infatti, fu giudicata eccessiva dalla Gran Bretagna e dall'Italia, che tuttavia dovettero piegarsi alla volontà francese. La Francia ottiene anche di sfruttare per 15 anni le ricche miniere della Saar.
I tedeschi devono versare un acconto di cinque miliardi di marchi oro e a semplice richiesta dovranno consegnare, sempre a titolo di acconto sui danni di guerra, carbone, legname d'opera, bestiame e navi (art. 233). A titolo di garanzia di esecuzione del trattato, le potenze alleate occuperanno i territori a ovest del Reno per quindici anni (art. 428). Riuniti a Spa dal 13 al 16 luglio 1920 per definire la ripartizione dei risarcimenti dei danni di guerra, gli alleati concorderanno di destinarne il 52% alla Francia, il 22% all'Inghilterra, il 10% all'Italia, 1'8% al Belgio.
Alla conferenza di Londra del marzo 1921 i vincitori quantificano in 132 miliardi di marchi oro l’importo da pagare, la Germania si dice disponibile a pagarne solo 30.
LE CONDIZIONI MILITARI.
La Germania fu obbligata ad abolire l'obbligo del servizio di leva. Il nuovo esercito tedesco sarà composto da non più di centomila uomini, con non più di quattromila ufficiali.
L'accademia militare prussiana viene chiusa, la coscrizione obbligatoria è abolita e gli armamenti sono fortemente limitati: niente più carri armati, né aerei da guerra, né artiglieria pesante; le navi da guerra sono ridotte a trentasei; tutte le altre unità della flotta sono assegnate agli Alleati in risarcimento per i danni di guerra.
IL 'CORRIDOIO POLACCO'.
Per garantire un accesso polacco al mare la Germania fu obbligata a cedere una striscia del suo territorio e la città di Danzica. In questo modo però La Germania risultava divisa in due in quanto la Prussia orientale veniva separata dal resto del paese.
TERRITORI CEDUTI E MINORANZE TEDESCHE.
I confini della Germania sono ridisegnati: oltre a mutilazioni minori, vaste zone della Prussia Orientale, dove tre milioni di polacchi vivono frammisti con poco più di due milioni di tedeschi, passano alla Polonia, e Danzica diventa città libera con un ‘corridoio’ di accesso alla Germania.
In alcuni dei territori ceduti dalla Germania (soprattutto alla Cecoslovacchia e alla Polonia) vivevano delle comunità di tedeschi che si trovarono ad essere governate da uno stato diverso dal loro. La Germania deve rinunciare, a favore delle principali potenze alleate, a tutti i possedimenti d'oltremare: Togo, Camerun e Africa sud-occidentale devono essere consegnate alla Società delle Nazioni (art. 119).
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PROTESTE CONTRO IL TRATTATO.
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Le evidenti esagerazioni contenute nel Trattato di Pace risultarono immediatamente evidenti oltre che alla classe dirigente tedesca anche ai più equilibrati commentatori della parte dei vincitori. È nel dicembre del 1919 che esce il libro ‘Le conseguenze economiche della pace’ di John Maynard Keynes [1] (che diventerà famoso come economista in anni posteriori), opera destinata ad una immediata e immensa fortuna: il libro venne tradotto in 11 lingue e in Inghilterra se ne vendettero, in poco tempo 140.000 copie. In Italia è edito da Adelphi.
Esso contiene un impietoso e documentatissimo atto di accusa contro le decisioni dei vincitori che immancabilmente avrebbero avuto come unico risultato una Germania umiliata e impoverita e, di conseguenza, lo scatenamento di una nuova guerra. ‘Se punteremo deliberatamente all’impoverimento dell’Europa Centrale, la vendetta, io mi azzardo a prevedere, non potrà mancare’.
Il 13 maggio del 1919 il conte Brockdorff-Rantzau comunicò alla Conferenza di Pace delle Potenze Alleate il rapporto della Commissione economica tedesca incaricata di studiare gli effetti delle condizioni di pace sulla situazione della popolazione tedesca. In questa comunicazione, Brockdorff-Rantzau, tra l’altro, diceva: ‘Tra brevissimo tempo la Germania non sarà in condizione di dare pane e lavoro ai suoi milioni e milioni di abitanti, cui viene impedito di guadagnarsi da vivere con la navigazione e il commercio’. E concludeva con le seguenti parole: ‘Chi firma questo Trattato firmerà la condanna a morte di molti milioni di uomini, donne e bambini tedeschi’.
Fu proprio la consapevolezza delle disastrose conseguenze economiche della pace per il destino dell’Europa e della civiltà occidentale a motivare le dimissioni di Keynes dall’incarico di rappresentante del Tesoro inglese alla Conferenza di Versailles. Il 7 giugno del 1919 egli scriveva al Premier Lloyd George: ‘Anche in queste ultime, angosciose settimane ho continuato a sperare che avreste trovato un qualsiasi modo per fare del Trattato un documento giusto e realistico. Ma ora, evidentemente, è troppo tardi. La battaglia è perduta’.
Guglielmo II e il generale Hindenburg sono deferiti a un tribunale internazionale ‘per aver commesso atti contrari agli usi e costumi di guerra’ (art. 227): sono accusati di aver invaso due paesi neutrali, il Belgio e il Lussemburgo, violando i principi fondamentali del diritto delle genti.
In base al trattato di Saint-Germain-en Laye, l'Austria, a sua volta ridimensionata, diventa repubblica: la regione dei Sudeti, la Boemia, la Moravia e la Rutenia entrano a far parte del nuovo stato chiamato Cecoslovacchia. Il Sud Tirolo è assegnato all'Italia.
Vi potrà probabilmente interessare la seguente analisi psicologica della situazione creatasi a seguito dell’inganno Anglo-Americano esaminata dallo psicologo Gregory Bateson.
‘... Questo è il punto ove cadere in errore è doloroso. Se noi ci fidiamo di qualcuno e scopriamo che costui non meritava fiducia; o se diffidiamo di qualcuno e scopriamo che in realtà costui meritava fiducia, ci sentiamo male. Il dolore che può derivare agli uomini e a tutti gli altri mammiferi da questo tipo di errore è grandissimo.
I più, tra voi, probabilmente non sanno come si giunse a stipulare il Trattato di Versailles. La storia è molto semplice: la prima guerra mondiale continuava a trascinarsi; era abbastanza evidente che i tedeschi stavano perdendo. A questo punto George Creel, che si occupava di pubbliche relazioni (e vorrei che non dimenticaste che costui fu uno dei nonni delle moderne pubbliche relazioni) ebbe un’idea: l’idea era che forse i tedeschi si sarebbero arresi se avessimo offerto loro condizioni armistiziali leggere.
Egli preparò allora un pacchetto di condizioni leggere, che non contemplavano provvedimenti punitivi. Queste condizioni erano articolate in quattordici punti; ed egli comunicò questi Quattordici Punti al Presidente Wilson. Se avete intenzione di ingannare qualcuno, come latore del messaggio dovete scegliere un uomo onesto; il Presidente Wilson era uomo di onestà quasi patologica e di sentimenti umanitari. Egli sviluppò i punti in un gran numero di discorsi: non dovevano esserci ‘né annessioni, né riparazioni di guerra, né distruzioni punitive...’ e così via.
E i tedeschi si arresero. Noi, inglesi e americani (specialmente gli inglesi) continuammo ovviamente a tenere la Germania sotto embargo, perché non volevamo che i tedeschi si ringalluzzissero prima della firma del Trattato; e così, per un altro anno, essi continuarono a patir la fame’.
La Conferenza di Pace è stata vivacemente descritta da Maynard Keynes in The Economic Consequences of the Peace (1919).
‘Si trattò di una delle più grandi svendite nella storia della nostra civiltà; un evento tra i più straordinari, che portò difilato e inevitabilmente alla seconda guerra mondiale. Portò anche (e questo è forse più interessante che non la prima conseguenza) a uno scadimento morale della politica tedesca. Se voi promettete qualcosa a vostro figlio, e poi vi rimangiate la promessa, inquadrando però tutta la faccenda su un piano etico elevato, la conseguenza sarà non solo che egli sarà in collera con voi, ma che i suoi atteggiamenti morali peggioreranno, in quanto egli sentirà l’ingiustizia della canagliata che gli fate.
Il messaggio ‘Facciamo la pace in questi e questi termini’ non è nello stesso sistema etico al quale appartengono gl’inganni e gli stratagemmi della battaglia. Dicono che tutto è lecito in amore e in guerra, e questo può essere vero all’interno dell’amore e della guerra, ma all’esterno e riguardo all’amore e alla guerra, l’etica è un po’ diversa. Per secoli gli uomini hanno giudicato il tradimento durante la tregua o le trattative per la pace peggiore dell’inganno in battaglia’.
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LA SOCIETA' DELLE NAZIONI.
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La Conferenza di Pace di Parigi (1919) accettò la proposta di Wilson per creare la Società delle Nazioni il 25 gennaio 1919. L'alleanza della Società delle Nazioni fu abbozzata da una commissione speciale e l'organizzazione fu fondata attorno alla prima parte del Trattato di Versailles che fu firmato il 28 giugno 1919.
Il visionario presidente americano, riuscì in questo modo a costituire un organo di controllo internazionale, in teoria capace di prevenire e sventare a priori qualsiasi nuova minaccia bellica a livello mondiale.
La Società delle Nazioni, nacque in pratica già morta, priva di effettivi poteri e svuotata dall’assenza tra i suoi membri, non solo dei delegati dei paesi sconfitti ma anche di quelli americani, dopo la politica d’isolamento decisa dal Congresso. Questa presa di posizione somiglia stranamente alla situazione dell’attuale Tribunale Internazionale dell’Aja, al quale gli USA non hanno aderito.
In questo modo tutte le altre nazioni hanno la possibilità di ricevere intimazioni da una cosiddetta autorità internazionale, tranne gli americani che quella autorità hanno voluto. Wilson sarà stato anche un visionario, ma la cosa puzza di malafede lontano un miglio.
La Società delle Nazioni nasceva dunque per evitare qualsiasi nuovo scontro armato, in qualsiasi parte del pianeta. In particolare, gli scopi fondamentali dell'organizzazione erano il controllo globale degli armamenti, l'incentivazione del benessere e della qualità della vita, la prevenzione delle guerre e la gestione diplomatica delle possibili diatribe fra stati. Le conquiste diplomatiche di quegli anni significarono un notevole passo avanti rispetto al secolo precedente: tuttavia la Società delle Nazioni mancava di proprie forze armate per intervenire concretamente a livello mondiale e dunque sarebbe spettato alle grandi potenze economiche e militari il compito di imporre le risoluzioni politiche e le sanzioni economiche dell'organizzazione, nonché di fornire un esercito quando fosse necessario.
La Germania non fu ammessa alla Società delle Nazioni, in merito a una delle molteplici clausole vessatorie del Trattato di Versailles: essa aveva cercato e scatenato la Prima Guerra Mondiale e pertanto non meritava alcun tipo di riconoscimento diplomatico o politico. Analogamente, anche la Russia si vide sbattere le porte in faccia. Il suo governo comunista intimoriva l'Europa occidentale e nel 1918 l'assassinio della famiglia reale aveva gettato ulteriore discredito sulla nazione. In seguito, l'Unione Sovietica entrò nella Società nel 1934, ma venne espulsa per aggressione nel 1939 quando invase la Finlandia.
Dunque, tre delle principali nazioni del mondo non vollero o non riuscirono a offrire il proprio supporto e contributo alla neonata Società delle Nazioni. Gli altri due paesi di maggior importanza, Francia e Regno Unito, mostrarono un tiepido interesse per questa nuova realtà diplomatica, entrandone a far parte in condizioni economiche e militari decisamente disastrate e dunque poco adatte a difendere gli interessi della Società.
Riassumendo, la Società delle Nazioni venne creata allo scopo di poter condannare quelle nazioni la cui politica non andava a genio agli Stati Uniti, ma non gli Stati Uniti. Tale e quale alle Nazioni Unite di oggi.
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GLI INSUCCESSI DELLA SOCIETA' DELLE NAZIONI.
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Gli articoli 11-16 dello statuto ufficiale della Società delle Nazioni riflettevano il seguente dogma: ‘Gli stati contraenti del Patto intendevano altresì escludere il ricorso di tutti gli stati alla violenza bellica come unico mezzo per affermare le proprie rivendicazioni’.
L'organizzazione internazionale sarebbe dovuta allora scendere in campo per sedare rivolte, impedire scontri armati e, quel che e' più importante, evitare a qualsiasi costo l'uso della violenza per rivendicazioni di qualsiasi genere. Ma non ci riuscì, per i motivi appena elencati. In particolare, ecco alcuni dei principali insuccessi tra i molti della Società delle Nazioni:
1 - Nel 1919, uno schieramento nazionalista italiano catturò la città di Fiume. Il Trattato di Versailles l'aveva concessa alla Jugoslavia, ma D’Annunzio, sostenuto dal suo manipolo di fedeli legionari, governò Fiume per ben 15 mesi. La Società delle Nazioni non intervenne in alcun modo e la delicatissima questione fu risolta dallo stesso governo italiano che bombardò il porto di Fiume per costringere D’Annunzio alla resa.
2 - Il Trattato di Versailles aveva imposto il pagamento degli ingenti danni di guerra alla Germania di Weimar. Quest'ultima avrebbe dovuto far fronte a questo insostenibile onere, sia in denaro, sia in materie prime. Nel 1922, la Germania non riuscì a pagare il debito annuale: Francia, Belgio e Regno Unito si schierarono prontamente per ‘dare una lezione’ all'odiatissimo debitore. Contravvenendo ai dogmi della Società delle Nazioni, nel 1923 l'esercito franco-belga invase la provincia tedesca della Ruhr. Per evitare questo sopruso, la stessa Società avrebbe dovuto invocare il prezioso e indispensabile aiuto delle stesse nazioni così fortemente anti-tedesche e attualmente impegnate a bastonare la malcapitata Repubblica di Weimar.
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I TRATTATI DI LOCARNO.
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L’applicazione schematica del principio di nazionalità, gli squilibri economici, l’affermarsi di nuovi equilibri di potere e la nascita di nuovi stati crearono un complesso di tensioni che mettevano costantemente alla prova il sistema costruito a Versailles. In particolare era necessario risolvere la questione tedesca, favorendo un riavvicinamento tra vincitori e vinti. In questo contesto si inseriscono gli Accordi di Locarno, elaborati durante la Conferenza di Pace tenuta a Locarno dal 5 al 16 ottobre 1925 e firmati a Londra il 1 dicembre dello stesso anno.
I TRATTATI E LE CONVENZIONI.
Noti nel loro complesso come Patto di Locarno, i trattati e le convenzioni sono di diversa tipologia, e non sono stati tutti firmati dalle stesse potenze. Il trattato principale, detto Patto Renano, tra Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna e Italia, prevedeva una garanzia collettiva delle frontiere francese e belga con la Germania, la smilitarizzazione di una zona sulla sponda sinistra del Reno, il divieto di ogni aggressione e l’obbligo di ricorrere all’arbitrato pacifico.
La Germania, in quest’occasione nuovamente trattata alla pari delle altre potenze, accettò così i confini occidentali scaturiti dalla guerra (ed in particolare la cessione dell’Alsazia-Lorena). La Germania concluse inoltre trattati d’arbitrato con la Polonia e con la Cecoslovacchia, in cui si stabiliva di voler regolare secondo il diritto internazionale e mediante il ricorso ad una procedura d’arbitrato le eventuali divergenze.
UNA PERICOLOSA ILLUSIONE.
Il Patto di Locarno entrò in vigore nel 1926, quando la Germania fu accolta in seno alla Società delle Nazioni: fu l’inizio di un breve, ma intenso periodo di distensione e di politica espansionista ad est. Gli accordi sono stati anche interpretati come un’ammissione di debolezza da parte della Società delle Nazioni, costretta a propugnare soluzioni regionali poiché non riusciva a proporre una pace globale.
ANNI DI PACE E COLLABORAZIONE.
Per altri invece il Patto di Locarno ha rappresentato la svolta fra gli anni di guerra e gli anni di pace. Ha messo un termine alle ostilità tra la Francia e la Germania ed è stato il ‘vero’ trattato di pace. L’accordo, a differenza dei tradizionali sistemi d’alleanze, non era diretto contro altri stati e aveva una durata illimitata. Indicava che la mediazione dei contrasti era da ricercare nel diritto internazionale e nell’arbitrato. Inoltre era stato all’origine di un nuovo clima di fiducia tra gli stati.
La suddivisione in vinti e vincitori era stata superata per sviluppare un progetto d’intesa comune. Gli accordi furono denunciati da Hitler il 7 marzo 1936 con l’occupazione militare della Renania, in un clima internazionale totalmente mutato e degradato. In sostanza, con l’estensione al Trattato di Locarno, il Trattato di Versailles ha creato più problemi di quanti non ne abbia risolti.
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CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE.
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Lo scopo degli Anglo-Americani si è rivelato chiaramente quello di distruggere la potenza economica tedesca, che si ergeva come un ostacolo insormontabile al loro dominio della scena economica mondiale. Sfortunatamente le risorse tedesche furono ampiamente sottovalutate, e dopo soli venti anni la Germania si ergeva ancora come un ostacolo insuperabile ai piani di dominio economico degli Anglo-Americani.
Come vedremo in seguito, ai primi segni di una riorganizzazione della Germania con l’avvento al potere di un governo con l’energia necessaria a risollevare le sorti della nazione, una nuova crociata anti-tedesca prese corpo in Inghilterra e negli Stati Uniti, con la demonizzazione di Hitler. Sfortunatamente l’aver ingannato i tedeschi con le proposte iniziali di Wilson, aver affamato l’intero popolo tedesco per anni, aver tentato di distruggere le basi della economia tedesca aveva originato tale e tanto risentimento in Germania che una soluzione pacifica non era nel novero delle possibilità.
Molto altro si potrebbe dire sulla materia in esame, come per esempio la famosa astensione dalle discussioni a fronte dell’aperto atteggiamento filo-slavo degli Usa e della Francia che volevano limitare le nostre rivendicazioni territoriali per cercare una penetrazione commerciale nei Balcani. Il che fu uno dei fattori che crearono il risentimento italiano e lo slogan della vittoria mutilata.
Ed infine il comportamento degli Stati Uniti, che con lo stratagemma e la misera furbizia di essere entrati in guerra indipendentemente dalla alleanza Franco-Inglese, si ritennero in grado di ignorare tutti gli accordi precedenti tra Francia, Inghilterra ed Italia. Come Keynes aveva intuito, l’inganno di Versailles portava dritto ad una nuova guerra.
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NOTE.
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[1] John Maynard Keynes - Le conseguenze economiche della pace - Adelphi
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