|
|
|
|
|
Il Fascismo - I collaboratori del Duce |
|
|
|
|
|
|
In una magica serata del maggio 1936, Mussolini, dal balcone di Palazzo Venezia, gridò al mondo che sui colli fatali di Roma era tornato l'Impero. [...] Le forze armate, che pure dipendevano direttamente da Mussolini, ebbero da quel periodo le mani ancor più libere di prima e ne approfittarono per avviare quella lunga catena di menzogne, trucchi e imbrogli che privarono il Capo del governo della necessaria visione d'insieme. Il duce riceveva - é vero - settimanalmente i sottosegretari dei tre dicasteri militari,
valutava con loro i problemi che via via si ponevano, ma senza più la diretta partecipazione di prima. (da 'I disperati', pag.82)
|
|
|
Era diffuso il convincimento tra i soldati (ma anche tra la popolazione italiana) che le sconfitte dovessero attribuirsi principalmente ai dirigenti militari e politici che circondavano e mal consigliavano il capo del fascismo. (da 'I disperati', pag.167)
|
|
|
Ma nella capitale non c'è soltanto il gruppo di Montini a lanciare sguardi complici verso la trincea nemica. Secondo Vinicius de Veiga, console del Brasile a Napoli, lo stesso Pietro Badoglio, capo di stato maggiore generale, cerca un contatto con gli Stati Uniti dopo l'invasione della Polonia da parte della Germania. Badoglio è il militare più decorato, più ricco, più vezzeggiato del regime. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.48-49)
|
|
|
De Veiga afferma che l'ammirazione nutrita nei confronti di Badoglio lo indusse a stabilire un contatto fra Cambareri e il console USA a Napoli. Il diplomatico americano, con la radio clandestina in dotazione all'ufficio, avrebbe trasmesso una serie di messaggi cifrati al dipartimento di Stato e da Washington sarebbe giunto l'OK alla trattativa. Silvio Bertoldi, che ha il merito di aver ricostruito l'inghippo senza ricevere smentite, spiega nella biografia dedicata al maresciallo piemontese che furono addirittura scelti i nomi di copertura:
Badoglio divenne 'l'emigrante', Roosevelt 'il manager'. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.50-51)
|
|
|
E pur immaginando esagerazioni e millanterie da parte di de Veiga, resta che già nel settembre '39 uno dei personaggi più influenti di quell'Italia che dal regime aveva accettato tutto e che al regime era stretta da ampie complicità si muoveva in senso contrario. Badoglio si muoveva da piemontese cauto e astuto. […] Ma con essi merita di stare Badoglio, che è tra i cinque uomini più potenti del Paese e flirta con i nemici della dittatura da lui sempre ossequiata. Il tutto con il minimo di esposizione e avendo cura di mantenere il piede in ogni scarpa. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.53)
|
|
|
Incomincia allora la corsa a ingraziarsi i futuri alleati, a proporsi come l'amico indispensabile per i prossimi assetti. Badoglio è il più svelto. Vive da pensionato di lusso […] Sente che la rovina di Mussolini è nell'aria, ritiene di poter ancora recitare una parte in commedia e muore dalla voglia di farla all'unico politico che l'abbia inchiodato alle sue responsabilità. La defenestrazione dell'autunno '40, per la pasticciata invasione della Grecia, gli brucia:
è stato messo alla porta in malo modo e sostituito con il peggiore nemico, Cavallero. Badoglio è stato un fascista a tutto tondo, dal regime ha ricevuto ogni sorta di riconoscimenti e di privilegi, adesso però anche lui si atteggia ad antifascista: il siluramento lo ha comunque trasformato in un personaggio spendibile. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.81-82)
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|