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| Il Fascismo - Il colonialismo |
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Gli amministratori coloniali italiani fecero spesso un buon lavoro, e talvolta ottimo. Costruirono vaste reti stradali; e in qualche caso le popolazioni locali ricevettero - dall'abolizione giuridica della schiavitù, dal controllo delle epidemie e delle carestie e dall'amministrazione della giustizia - vantaggi più concreti che non le popolazioni delle vicine colonie britanniche. Il contenimento delle guerre intertribali in Somalia fu un risultato importante, benché sia impossibile calcolarne il costo in vite umane, e benché resti dubbio se e in che misura avesse un senso stabilizzare popoli nomadi. (da 'Le guerre del Duce', pag.42)
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Il maresciallo Balbo, governatore della Libia dal 1933 al 1940, affrontò questo problema con la consueta vivacità d'iniziative, e non senza un certo senso umanitario. Ampliò la superficie del territorio nazionalizzato sino ad 1.250.000 acri, e in cambio si adoperò attivamente a migliorare le condizioni materiali della popolazione locale creando servizi scolastici e sanitari, provvedendo a nuovi rifornimenti idrici e organizzando servizi di consulenza agricola. (da 'Le guerre del Duce', pag.141)
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Di tutte le guerre volute dal Duce, quella d'Etiopia fu certamente la più sentita dagli italiani. E fu anche il suo capolavoro. Mussolini riuscì infatti ad amalgamare quel miscuglio di sentimenti, di frustrazioni e di opportunismo che animava gli italiani e a trasformarlo nello schietto slancio di un popolo che rivendicava il diritto di emergere a dispetto di quei popoli ricchi, egoisti e ben pasciuti abituati a comandare in casa d'altri. Tutto insomma giocò a suo favore,
compresa la scomposta reazione internazionale che ottenne il risultato di compattare ancor più gli italiani e di contagiare con l'entusiasmo nazionale persino gli avversar! del regime. A scanso degli equivoci che potrebbero facilmente insorgere giudicando oggi i comportamenti di allora, sarà forse opportuno sottolineare in primo luogo che l'etica del tempo era diversa. Nessuno, per esempio, si sorprendeva del fatto che i paesi europei ritenessero di avere il diritto di espandersi negli altri continenti, di dominare altri popoli e di obbligarli a obbedire alle loro leggi.
Il colonialismo non era, come oggi, sinonimo di sopraffazione, sfruttamento e razzismo. Tutt'altro: le conquiste coloniali erano considerate conquiste della civiltà e le potenze europee erano giudicate 'grandi' nella misura in cui erano grandi i loro imperi coloniali. Anche la cosiddetta 'politica delle cannoniere', ossia l'uso della forza per placare | irrequietezza dei popoli assoggettati, non era giudicata immorale, bensì una dolorosa, ma indispensabile necessita per salvaguardare gli equilibri precostituiti.
Questa era la morale allora imperante e sarà il caso di tenerne conto prima di trinciare giudizi postdatati e suggeriti dal senno di poi. (da 'Ammazzate quel fascista! - Vita intrepida di Ettore Muti', pag.81-82)
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Il dado era tratto. Cominciava la campagna d'Etiopia. In risposta all'aggressione, la Società delle Nazioni, sotto l'impulso franco-britannico, decretò le sanzioni contro l'Italia, Vi aderirono 52 stati […] Anche al semplice uomo della strada balzava agli occhi l'iniquità delle sanzioni. Appariva semplicemente assurdo che due potenze coloniali come Francia e Inghilterra, le quali si erano spartite fra loro il mondo intero, ora si mostrassero così intransigenti con l'Italia 'proletaria e fascista' che reclamava il diritto di conquistarsi un 'posto al sole'. (da 'Ammazzate quel fascista! - Vita intrepida di Ettore Muti', pag.85-86)
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