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| Il comunismo |
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Da 'I cittadini sovietici nei gulag': Queste testimonianze si riferiscono ai campi di lavoro forzato nei quali erano reclusi i cittadini sovietici e sono state recepite dall'Organizzazione delle N.U. sul finire degli anni Quaranta. I prigionieri venivano picchiati sul lavoro e nei dormitori, picchiati con i pugni, con bastoni, e con i calci dei fucili [...] ogni tanto le guardie uccidevano dei prigionieri. Ci sono stati dei casi in cui a diecine i prigionieri sono stati bastonati a morte [...] il ferirsi e mutilarsi volontariamente continuò. In questa maniera i prigionieri cercavano di sfuggire al lavoro e di avere un po' di riposo all'ospedale [...] dal 1930 in poi l'alimentazione peggiorò rapidamente. Prima era raro che i prigionieri soffrissero la fame. [...]
Così, a volte, quelli che si rifiutavano di lavorare, quelli che lavoravano male e quelli che sistematicamente non arrivavano a fare il lavoro assegnato, venivano riuniti e fucilati a gruppi di 30 o 40, per scoraggiare gli altri dal simulare malattia [...] C'erano inoltre i campi d'isolamento dove si tenevano i prigionieri che erano puniti per mancanze nel campo; queste includevano il rifiutare o non fare tutto il lavoro. Nei campi d'isolamento i prigionieri erano tenuti in condizioni terribili e quasi del tutto privi di cibo; la maggioranza dei puniti generalmente moriva. [...]
Nel tracciato Vym-Ust Ukhta lavoravano circa 20.000 persone; nuovi prigionieri rimpiazzavano via via i morti. Circa 9.000 di loro morirono [...] Sapevo che nessuno poteva sentire le mie sofferenze al di là delle pareti dell'ufficio del Procuratore, e molto depresso, dopo 10 giorni passati sempre seduto su una sedia, firmai tutto quello che il giudice voleva [...] Di un gruppo di 1.000 caucasiani, colà inviato, alla fine dell'inverno ne sopravvivevano solo 10 [...] Durante l'estate nell'isola di Popov venivano scavati dei grandi crateri per 2.000 o 3.000 persone ognuno. Durante l'inverno li riempivano di cadaveri, l'estate dopo scavavano degli altri crateri. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.178-188)
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Da 'I comunisti italiani': […] Togliatti (divenuto segretario del partito) riparò a Mosca con 300 comunisti italiani alloggiando all'Hotel Lux. Partecipò alla guerra civile spagnola e, ritornato a Mosca, riprese il suo posto di segretario della III Internazionale, che occupava dal 1935, fino allo scioglimento della stessa (maggio 1943). In questa autorevole veste egli visse il periodo delle purghe staliniane, nel quale oltre 200 suoi compagni italiani (cifra mai raggiunta dalle persecuzioni mussoliniane) vennero uccisi. Pure suo cognato, Paolo Robotti, venne arrestato dalla polizia staliniana e torturato, tanto da avere la colonna vertebrale irrimediabilmente rovinata.
Durante la Campagna di Russia, Palmiro Togliatti diresse, sotto il nome di Mario Correnti, la propaganda sovietica per le truppe italiane e, nel 1943, sovrintese alle scuole d'educazione marxista-leninista per i prigionieri italiani, scuole che riscossero un modesto successo (la Scuola Superiore d'Antifascismo, aperta nel settembre del 1943 a 23 km da Mosca, fu frequentata da soli 300 prigionieri italiani, tra cui 3 Camicie Nere). (da 'In nome della resa', pag.401)
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Da 'Il regime sovietico': L'accusa primaria che si ripeteva, allucinante, per tutto il territorio sovietico era quella di trotzkismo, con la quale si compendiava un'infinita gamma di reati. Per la polizia segreta trotzkismo significava tutte le specie di attività controrivoluzionarie immaginabili, per esempio l'esser andati tardi al lavoro poteva comportare l'accusa di trotzkismo, e anche l'aver parlato con estranei rientrava in quest'accusa, e possedere un oggetto lo poteva essere. Più pericoloso era possedere una macchina per scrivere, la qual cosa comportava oltretutto il sospetto di spionaggio. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.47)
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Da 'L'anticomunismo sovietico': I tedeschi vennero accolti dalle popolazioni spesso come liberatori e molti soldati sovietici o si arresero senza combattere o si presentarono all'invasore nella speranza di poter partecipare... alla liberazione della propria terra dal tiranno rosso. […] Oltre ai russi vi furono estoni (una divisione), lettoni (due divisioni), galiziani (una divisione), come pure turcomanni, cosacchi, tartari, caucasici, eccetera. Nel complesso un milione di cittadini sovietici si schiereranno con l'invasore. Tra costoro meritano un cenno particolare il generale Andrej Vlasov e la ROA.
Pure appartenente alle Waffen-SS, la ROA (Russkaja Osvohoditeljnaja Armija) ne era completamente diversa da un punto di vista ideologico. Costituita solo il 28 gennaio 1945, essa era un vero e proprio esercito russo di ispirazione socialdemocratica, il cui scopo era di liberare la Russia dalla tirannide di Josef Stalin. (da 'In nome della resa', pag.181)
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Da 'La guerra di Spagna': Questa involuzione all'interno del fronte repubblicano sollevò critiche e proteste legittime fra i combattenti non comunisti, ma Stalin non esitò a trasferire in Spagna il sistema delle 'purghe' già esperimentato in URSS per liquidare i cosiddetti 'nemici del popolo'. A indicare chi fossero questi 'nemici' aveva poi provveduto lo stesso segretario comunista spagnolo José Diaz. 'I fascisti, i trozkisti e gli incontrollabili [leggi anarchici e socialisti]' aveva dichiarato al congresso del suo partito nel marzo del 1937 'sono i nostri tradizionali nemici e devono essere sterminati non solo in Spagna, ma in tutti i paesi civili'.
In Spagna tali premesse furono purtroppo rispettate. Ne seguì infatti una lunga serie di massacri, epurazioni e regolamenti di conti che dilaniò il fronte interno repubblicano e trasformò la guerra tra fascisti e antifascisti in uno scontro tra fascismo e comunismo con uno strascico di crisi personali, di esecuzioni sommarie, di coercizioni intollerabili e di bieche persecuzioni che finirono per favorire la vittoria dei nazionalisti. (da 'Ammazzate quel fascista! - Vita intrepida di Ettore Muti', pag.100)
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