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Dopo il conflitto
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la sfera d'influenza sovietica Tito e Mihajlovic  
massacro a Maribor la supremazia sovietica processo di Norimberga
in Cecoslovacchia piano Morgenthau i vincitori si spartiscono il mondo
  Cosa Nostra la deportazione dei tedeschi
in Unione Sovietica leggi di guerra  
i lupi mannari in Germania
ustascia croati domobranci sloveni
in Italia   in Polonia
convenzione di Ginevra in Jugoslavia la fine dei cosacchi
negli Stati Uniti guerra fredda  
Da 'I vincitori si spartiscono il mondo': Winston Churchill non poteva dimenticare le promesse fatte nel 1941, dalla sua isola assediata, ai partigiani slavi che per primi erano insorti contro i tedeschi ormai padroni dell'Europa. È vero che tali promesse Churchill le aveva fatte al generale Mihajlovic, ma è anche vero che, in seguito, lo aveva abbandonato per sostenere Tito ('uno dei più grandi errori della seconda guerra mondiale' riconoscerà lo stesso Churchill nelle sue memorie). Di conseguenza, Tito si considerava il legittimo beneficiario della 'cambiale' britannica, con l'aggiunta che non gli si poteva negare il merito di avere dato un forte contributo alla vittoria sul nazismo. […] Poteva vantare le sue indiscutibili imprese contro il nemico comune, poteva contare sull'appoggio completo di Stalin e poteva esibire la firma del Maresciallo Alexander in calce a un accordo segreto jugo-britannico in cui veniva stabilito che, dopo l'occupazione della Venezia Giulia, alla Jugoslavia sarebbe stata riconosciuta, in attesa della definizione dei confini, anche l'amministrazione civile di Trieste. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.99-100)
Da 'La supremazia sovietica': Dei tre personaggi, quello in migliore posizione, non essendo un novellino e non avendo preoccupazioni di perdere il suo scanno, era ancora Giuseppe Stalin. Aveva intrapreso questo suo secondo viaggio all'estero, in una terra straniera ben saldamente presidiata dalle sue truppe, anche se indisposto (almeno così avevano detto per chiarire il suo ritardo nel comparire a Cecilienhof), ma, come sempre, lucido e determinato a far ingoiare ai suoi amici occidentali la sua politica dei fatti compiuti. Già prima di incontrarli, dopo aver di sua iniziativa passato ai polacchi le zone sino all'Oder-Neisse, aveva, nel pezzo di Germania, fin dove era arrivato, installato i suoi protetti tedeschi salvati dalle purghe e a un mese dopo l'armistizio fatto sorgere partiti e l'Unione Sindacale dei Liberi Tedeschi, raggruppati il 14 luglio in un 'Fronte Democratico Antifascista'; il 23 aveva fatto nazionalizzare banche a casse di risparmio ed il 27 istituito undici 'Amministrazioni tedesche'. Il tutto in un momento in cui i vincitori dovevano ancora perfezionare l'indirizzo comune da dare al paese conquistato e in un momento in cui, ad Ovest, c'era ancora il nulla. [...] La sorte ultima dei tedeschi a Est e a Ovest dell'Oder-Neisse fu decisa dai tre capi alleati in sette sedute. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.216-217)
Da 'In Cecoslovacchia': Così ottimista non si sentì invece Alois Ullmann, quando alle 10 del mattino, recandosi in centro, notò la presenza di quei temuti soldati e conferma ne ebbe quando, in via Dresda e in via Schmejkal, li vide scacciare dai marciapiedi o addirittura gettarli giù tutti i tedeschi che vi camminavano con al braccio la fascia bianca di prescrizione per loro. Passando poi dalla stazione vide scendere, da un treno appena arrivato da Praga, circa 300 individui dai 18 ai 30 anni, dall'aspetto poco rassicurante che lo fecero sospettare che di nuovo, da qualche parte, era stato svuotato un altro penitenziario. Non ebbe allora più dubbi, per la conoscenza che aveva di ciò che accadeva in altri luoghi dei Sudeti, che tempi duri erano in vista per i tedeschi di Aussig e del circondario; sbrigò le sue faccende e se ne tornò a casa. [...] L'eco dell'esplosione raggiunse alcuni funzionari cechi nella cancelleria della Okresní Národni Výbor. Non c'era il capo della polizia, tempestivamente andato a farsi curare i denti da un dentista tedesco, ma c'era il comandante militare della città. L'ufficiale si alzò, si rivolse ai presenti con le parole: 'Ora facciamo la rivoluzione contro i tedeschi' e uscì. Poco dopo in Aussig si scatenò la caccia ai tedeschi. L'accusa che avevano sabotato il deposito di munizioni presso lo zuccherificio di Schönpriesen si era sparsa in un lampo. Era stato facile, dato che tutti sapevano che a quel deposito ci lavoravano da maggio gli internati di Lerchenfeld a catalogare e ad accatastare munizioni, e nessuno sapeva che proprio in quel giorno i prigionieri erano stati improvvisamente portati via alle ore 14,15 e che sul posto c'erano rimaste solo le guardie ceche. Per le vie e le piazze si agitava una massa di individui che Alois Ullmann individuò per i giovanotti arrivati al mattino col treno da Praga, muniti di pali divelti dagli steccati, piedi di porco, manici di badile e uomini della Svoboda Garda e soldati sovietici che assalivano all'impazzata e trucidavano tutti i tedeschi che incontravano. Dalle case dove passò, Herbert Schernstein vide la Svoboda Garda spingere fuori gli abitanti e buttarli giù dal ponte, alto venti metri, assieme alle donne e ai bambini e alle carrozzelle dei neonati che incontravano, nell'Elba, mentre dall'altura di Ferdinando nidi di mitragliatrici sparavano sui disgraziati che si agitavano nei flutti. In Piazza Mercato Alois Ullmann s'imbatté in altri individui impegnati nel gettare le loro vittime nella grande vasca che c'era e con stanghe ricacciarle sott'acqua tutte le volte che tiravano su la testa finché non affogavano. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.202-204)
Da 'In Germania': 'Ma è necessario', disse Churchill secondo i verbali inglesi, 'uccidere sul campo il maggior numero possibile di tedeschi'. Stalin non fece alcun commento. Pochi minuti dopo Churchill suggerì che le popolazioni della Slesia e della Prussia Orientale fossero 'trasferite' verso altre regioni nella Germania occidentale, commentando la proposta con le seguenti ciniche parole: 'Se sette milioni di tedeschi fossero uccisi in guerra, per quella gente ci sarebbe molto spazio'. […] Il 16 ottobre il ministro degli Esteri britannico, Anthony Eden, aveva già segretamente promesso a Stalin il rimpatrio di undicimila prigionieri di guerra sovietici, e ciò 'senza alcuna eccezione', cioè anche se non volevano tornare in patria. (Quegli undicimila furono poi, infatti, fucilati non appena giunti sul suolo sovietico). (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.51-52)
Da 'In Italia': Nel trattato di pace stipulato dall'Italia a Parigi con le Nazioni vincitrici, febbraio '47, l'articolo 16 recita: 'L'Italia non perseguirà né disturberà i cittadini italiani, particolarmente i componenti delle Forze Armate, per il solo fatto di avere, nel corso del periodo compreso tra il 10 giugno 1940 e la data dell'entrata in vigore del presente Trattato, espresso la loro simpatia per la causa delle Potenze Alleate ed Associate o di avere condotto un'azione a favore di detta causa'. L'articolo viene imposto dagli Stati Uniti. Esso rappresenta la salvaguardia degli ammiragli della marina e di alcuni alti ufficiali del SIM, che sin dall'inizio hanno trescato con gli anglo-americani e che nella nascente Repubblica stanno per occupare i posti di comando. Ma quell'accenno ai civili ha sempre causato perplessità, ha fatto immaginare che potesse celare qualcosa di ben più consistente. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.315)
Da 'In Polonia': Un anno e mezzo dopo le decisioni di Potsdam, il 1 aprile 1947, un modesto trasporto con circa 50 persone lasciò Könisberg e, strettamente sorvegliato all'interno e all'esterno dei vagoni, prese la direzione di Preubisch-Eylau-Stettin. Lo seguirono altri convogli ed in tutto, a fine giugno, 2.300 tedeschi avevano lasciato per sempre la Prussia Orientale. Poi tutto si fermò. Senza fretta, con burocratica pignoleria, i sovietici si organizzarono, lasciarono passare quattro mesi e, a fine ottobre, con azione in grande stile, sgomberarono integralmente il territorio dei suoi vecchi abitanti. Così la più grande azione di trasferimento di popolo che l'Europa avesse mai visto prese il suo pieno sviluppo. Scomparvero i tedeschi dalle città e dalle campagne, dal Baltico al Danubio, e poi scomparvero i Lager per la liberazione degli internati. L'ora di Potulice giunse nel 1949. I prigionieri furono chiamati uno ad uno e messi in lista di partenza dopo aver dichiarato che avevano i loro congiunti nella zona d'occupazione sovietica e che lì avrebbero risieduto e lavorato. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.227)
Da 'In Unione Sovietica': E accadde di peggio. I sovietici pubblicamente impiccarono a Leningrado parecchi ufficiali tedeschi che erano stati giudicati colpevoli dell'eccidio di... Katyn! (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.229)
Da 'In Jugoslavia': I volontari furono circa duemila i quali, divisi in scaglioni, si trasferirono in Jugoslavia con le rispettive famiglie. Erano tutti specialisti e tutti fortemente ideologizzati. Molti di loro avevano combattuto la guerra partigiana nelle formazioni jugoslave. […] Per qualche mese tutto filò liscio. Salvo qualche episodio di sciovinismo da parte jugoslava e le defezioni di alcuni italiani che preferirono tornarsene a casa dopo avere constatato di trovarsi in una realtà diversa da quella che si aspettavano, non si registrarono incidenti degni di nota. […] I veri problemi cominciarono nel 1948 dopo la rottura fra Tito e Stalin seguita al rifiuto jugoslavo di aderire al Cominform, l'organizzazione creata da Stalin per imporre a tutti i partiti comunisti l'obbedienza sovietica. Per i 'monfalconesi', stalinisti convinti e iscritti al Partito comunista italiano (il cui capo indiscusso, Palmiro Togliatti, figurava fra i primi firmatari della risoluzione che 'scomunicava' Tito), fu un trauma. Animati da una fede cieca ed assoluta nell'URSS e nel suo partito-guida, ribellarsi alla volontà di Stalin era, per loro, peggio di un sacrilegio. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.173-174)
Da 'Negli Stati Uniti': Il giorno della vittoria in Europa, l'8 maggio 1945, l'avvocato Polakoff stende la richiesta di sospensione della pena a Luciano. In sei fìtte pagine ricorda al governatore Dewey, battuto qualche mese prima da Roosevelt nelle elezioni presidenziali: 1) che il suo cliente è da dieci anni un detenuto modello; 2) che la condanna è stata giudicata eccessiva da uno dei giudici che l'ha emessa; 3) che Luciano ha fornito un importante contributo alle autorità militari, su cui possono testimoniare l'avvocato medesimo, il comandante Haffenden e l'ex viceprocuratore distrettuale Gurfein; […] Il 23 maggio i giornali di New York informano i propri lettori che Luciano ha chiesto clemenza per l'aiuto dato alla marina. […] La marina in realtà si sta già adoperando per far cadere un totale silenzio sulle sue iniziative presso i mafiosi. All'ufficio informativo del Terzo distretto viene ordinata la distruzione del materiale d'archivio. Scompaiono così il registro nero, le relazioni e le informative del biennio '42-'43. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.318-319)