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I crimini dei vincitori - Durante la guerra
I preoccupatissimi comandi della marina tedesca non avevano più saputo nulla della Altmark sino a metà febbraio, ma il giorno 14 la nave segnalò che era sul punto di entrare nelle acque norvegesi settentrionali. Secondo il trattato dell'Aja la Altmark aveva il diritto di passare attraverso quelle acque perché non era una nave da guerra, ma una nave appoggio battente la bandiera della marina mercantile tedesca. Le navi guardacosta norvegesi la interrogarono e cominciarono a scortarla, ma il giorno 16, verso sera, a Berlino furono intercettate delle comunicazioni tra navi britanniche che rivelavano un piano per catturare la Altmark anche a costo di violare le acque neutrali della Norvegia. Alle 6.00 del mattino seguente fu decodificato a Berlino un segnale radio inviato da un comandante britannico all'ammiragliato di Londra: il cacciatorpediniere britannico Cossack aveva abbordato la Altmark e adesso stava tornando a Rosyth. Entro mezzogiorno Hitler ebbe un rapporto completo dell'accaduto, telefonatogli dalla legazione di Oslo. Vedendo le unità britanniche (un incrociatore e sei cacciatorpediniere) chiudersi intorno alla sua nave, il capitano della Altmark aveva cercato rifugio nello Jossing Fjord. Due navi norvegesi avevano tenuto a bada le navi britanniche sino al tramonto, ma poi il Cossack si era aperto un varco e aveva ordinato alla nave tedesca di fermarsi. Il rapporto della Altmark descriveva come un gruppo di marinai britannici fosse saltato a bordo della nave e 'hanno cominciato a sparare alla cieca come pazzi contro l'equipaggio tedesco, che naturalmente non aveva una sola arma da fuoco.' I trecento prigionieri furono liberati e la nave fu saccheggiata. Londra aveva ordinato al comandante dei cacciatorpediniere di aprire il fuoco contro le navi norvegesi se avessero contrastato l'avvicinamento degli inglesi. (da 'La guerra di Hitler', pag.335-336)
È importante ricordare che in nessuno dei suoi discorsi segreti ai suoi generali Hitler aveva mai fatto il minimo accenno all'occupazione della Scandinavia. Hitler voleva che la campagna avesse inizio presto, prima che Parigi e Londra potessero batterlo sul tempo. Hewel gli portò numerosi telegrammi provenienti da Helsinki, Trondheim e Oslo che confermavano i preparativi britannici per uno sbarco in Scandinavia col il pretesto di aiutare la Finlandia, che nel frattempo era stata attaccata dall'Unione Sovietica. […] Il giorno 11 Winston Churchill volò a Parigi per informare il governo francese che il 15 marzo il suo corpo di spedizione avrebbe preso il mare diretto a Narvik, e alle 15.30 del 12 marzo il Forschungsamt intercettò una telefonata urgente dell'inviato finlandese a Parigi al suo ministero degli esteri a Helsinki. (da 'La guerra di Hitler', pag.336-337)
Le informazioni sulle intenzioni della Gran Bretagna in Scandinavia si facevano preoccupanti. E, cosa più importante, Hitler venne a conoscenza della decisione presa il 28 marzo a Londra dal consiglio supremo di guerra alleato di dare il via ai primi di aprile all'invasione della Scandinavia in due fasi: il cinico piano alleato consisteva nel provocare Hitler deponendo mine nelle acque neutrali norvegesi e spingerlo a una precipitosa occupazione della Norvegia meridionale; la mossa di Hitler avrebbe così 'giustificato' uno sbarco inglese e francese a Narvik, nel nord, dove si sarebbero impadroniti della linea ferroviaria che portava alle miniere svedesi. A quella prima fase avrebbero fatto seguito numerose operazioni più a sud. […] I progetti di Churchill sulla Norvegia erano già noti ai servizi segreti tedeschi grazie una serie di incauti accenni che il premier britannico si era lasciato sfuggire il 2 febbraio, a Londra, durante una conferenza stampa con i giornalisti dei paesi neutrali. Non desta dunque meraviglia il fatto che in seguito Hitler facesse ripetutamente riferimento alle indiscrezioni di Reynaud e di Churchill, affermando che esse gli avevano fornito la spinta decisiva per l'avventura norvegese. (da 'La guerra di Hitler', pag.343-344)
Nelle prime ore dell'8 aprile la legazione tedesca a Oslo telefonò a Berlino la notizia che le navi da guerra britanniche avevano cominciato a posare campi di mine nelle acque norvegesi. Era una violazione della neutralità della Norvegia che non poteva venire in un momento più opportuno per la causa di Hitler. A Oslo ci furono rabbia e proteste. (da 'La guerra di Hitler', pag.346)
Andandosene, Lossberg aveva però dimenticato sul tavolo un piccolo fascio di documenti militari britannici da poco caduti in mano tedesca e che egli aveva portato con sé da Oslo: una brigata di fanteria britannica che combatteva a sud di Aandalsnes era stata messa in fuga ed erano stati catturati alcuni suoi importanti incartamenti. Nella notte, studiandoli, ci si rese conto dell'enorme importanza politica di quelle carte: al comandante britannico erano state impartite istruzioni su un piano per occupare Stavanger molto tempo prima dell'invasione tedesca della Norvegia. Gli ordini britannici erano datati 2, 6 e 7 aprile e includevano altre operazioni di sbarco britanniche a Bergen, Trondheim e Narvik. La mossa tedesca aveva preceduto appena in tempo quella britannica. (da 'La guerra di Hitler', pag.351)
La possibilità di trovarsi impantanato nei Balcani era per Hitler un vero incubo. E alla fine di maggio quel rischio si fece più acuto a causa del moltiplicarsi delle voci di un piano italiano di attaccare la Jugoslavia: la cosa avrebbe consentito all'Ungheria di attaccare la Romania, e l'Unione Sovietica avrebbe approfittato della circostanza per attaccare, anche lei, la Romania. Il 20 maggio l'addetto militare tedesco a Mosca fornì a Berlino accurate notizie su concentrazioni di truppe sovietiche alla frontiera romena. Molotov negò la cosa, ma i fatti parlavano da soli. (da 'La guerra di Hitler', pag.365)
Ma l'ombra dell'Unione Sovietica incombeva sempre più all'orizzonte di Hitler. Il giorno 12 Mosca lanciò un ultimatum allo stato baltico della Lituania, cui fecero seguito analoghi ultimatum all'Estonia e alla Lettonia. Subito dopo le truppe sovietiche invasero i tre paesi baltici e, dalla concentrazione di truppe alla frontiera con la Romania, apparve chiaro che l'Unione Sovietica aveva in mente altre mosse. I servizi segreti dell'esercito tedesco presero nota di un diluvio di rapporti dai quali traspariva che i sovietici si accingevano a invadere anche la Germania. La rapidità con cui Hitler aveva sbaragliato la Francia doveva aver colto Stalin di sorpresa, perché il 23 Molotov informò Berlino che, nonostante la sua precedente promessa di evitare una guerra con la Romania a causa della Bessarabia, l'Unione Sovietica non avrebbe tollerato altri indugi ed era decisa a 'usare la forza se il governo romeno rifiuterà una soluzione pacifica.' Con evidente disappunto di Hitler, i sovietici avanzarono pretese anche sulla Bukovina, regione che in precedenza era appartenuta alla corona austriaca e che non aveva mai fatto parte della Russia imperiale: gran parte della popolazione della Bukovina era etnicamente tedesca. […] Dall'autunno del 1939 Stalin si era appropriato di oltre 740.000 chilometri quadrati di territorio con una popolazione di oltre venti milioni di persone. […] Halder era preoccupato per l'aumento delle forze russe in Polonia, lungo la linea di demarcazione del settembre 1939, e per il colossale programma sovietico di riarmo. (da 'La guerra di Hitler', pag.378-379)
L'inflessibilità dell'atteggiamento di Churchill apparve chiara il 3 luglio, quando le navi inglesi aprirono il fuoco su quanto restava della flotta francese a Mers-el-Kebir, uccidendo 1.150 marinai francesi: il nemico parlava a Hitler nella sua stessa lingua, ed egli capì pefettamente il messaggio. (da 'La guerra di Hitler', pag.380)
Ma contemporaneamente, non volendo contare solo sull'intervento di Rudolf Hess, Hitler mandò a Stoccolma l'avvocato berlinese Ludwig Weissauer col compito di riassumere a voce all'inviato britannico le proposte di pace della Germania: erano proposte che comprendevano l'indipendenza politica di tutti gli stati europei occupati dalla Germania, incluso uno 'stato polacco' ma con l'esclusione della Cecoslovacchia e, ancora, la fine della divisione economica dell'Europa e la rinuncia a qualsiasi pretesa tedesca sull'impero o sulle colonie britanniche. L'avvocato avrebbe dovuto mettere bene in chiaro che quella era 'l'ultima possibilità' della Gran Bretagna per evitare l'intensificarsi delle ostilità. Per ordine di Churchill, Weissauer non fu neppure ricevuto. E la lettera privata che Hess fece mandare allo scozzese duca di Hamilton fu intercettata a Londra dai servizi segreti di Churchill, che diede per telefono l'ordine di bombardare di nuovo la capitale tedesca. Il giorno seguente Hitler con riluttanza annullò il divieto di bombardare il centro di Londra. (da 'La guerra di Hitler', pag.398)
Hitler mostrò un'insolita pazienza nei confronti degli Stati Uniti, nonostante le gravi provocazioni che riceveva da un anno. Cittadini americani combattevano nella Royal Air Force e navi da guerra degli Stati Uniti seguivano come ombre, spiandole, le navi mercantili dell'Asse sulle rotte transatlantiche. Dalle intercettazioni radio la marina tedesca sapeva inoltre che gli Americani passavano alla Gran Bretagna informazioni sulle navi tedesche che avevano forzato il blocco. Invano l'ammiraglio Raeder protestò con Hitler per quelle 'prove lampanti della non-neutralità degli Stati Uniti', chiedendo se ignorare un fatto del genere fosse 'compatibile col prestigio del Reich tedesco.' Ma niente riuscì a influire sul deciso rifiuto di Hitler di raccogliere la sfida che gli americani lanciavano alla Germania. (da 'La guerra di Hitler', pag.421)
Nel 1941, pochi giorni dopo l'invasione dell'Unione Sovietica da parte delle armate di Hitler, la Svezia, in quanto potenza protettrice, diede alla Germania il permesso di perquisire gli uffici dell'ambasciata sovietica a Parigi. Un maggiore generale della polizia tedesca e una squadra di esperti legali del servizio di sicurezza di Heydrich fecero irruzione nell'edificio. Il successivo rapporto di Heydrich a Ribbentrop diceva: 'Nell'edificio erano presenti ventisei sovietici. Cinque di loro (quattro uomini e una donna) si erano chiusi in camere blindate difese da pesanti porte corazzate d'acciaio, e lì si davano da fare a distruggere documenti e altro materiale in quattro fornaci appositamente costruite e installate. Non è stato possibile impedire loro di fare ciò, perché anche ricorrendo a speciali attrezzi ci sarebbero sempre volute delle ore per forzare le porte.' I funzionali di Heydrich rimasero impressionati dalla quantità di attrezzature radio, spolette a tempo, detonatoli ed esplosivi rinvenuti nell'ambasciata, ma ancor più lo furono dalla vista di alcune fornaci trovate nella speciale ala dell'edificio usata dalla GPU, la polizia segreta sovietica. Le indagini indicarono che erano state usate per cremare dei corpi. Ribbentrop portò il rapporto a Hitler, ma quest'ultimo aveva già avuto un resoconto dettagliato da Canaris, che era stato informato da un suo diretto collaboratore e che personalmente aveva ispezionato l'edificio di Parigi. Ecco quanto risultò: 'L'ala isolata dell'ambasciata dove erano collocati gli uffici della GPU e le celle per le esecuzioni può essere definita un laboratorio di assassini e di criminali dotato delle più sofisticate attrezzature tecniche. Pareti a prova di suono, pesanti porte d'acciaio manovrate elettricamente, spioncini nascosti e feritoie che permettevano di sparare da una stanza all'altra, un forno elettrico e una vasca da bagno nella quale venivano sezionati i cadaveri, oltre ad attrezzi da scasso, capsule dì veleno e così via. Perciò è estremamente probabile che [...] molti scomodi russi bianchi emigrati in Francia o altri oppositori del regime sovietico siano svaniti in questo modo: letteralmente ... andati in fumo.' Hitler ordinò di perquisire gli edifici dell'ambasciata sovietica a Berlino. Nel quartier generale della missione commerciale sovietica, al numero 11 della Litsenburgerstrasse, furono trovate le stesse camere blindate con le stesse fornaci e, anche qui, grandi quantità di armi e di munizioni. Goebbels scrisse cinicamente nel proprio diario: 'Queste ambasciate sovietiche sono in realtà covi di delinquenti. Se una banda criminale sale al potere, userà mezzi criminali per condurre la propria politica. È un bene che con la nostra offensiva orientale ci si possa sbarazzare per sempre del bolscevismo. Del resto a lungo andare non ci sarebbe stato spazio per tutti e due in Europa.' (da 'La guerra di Hitler', pag.437-438)
Hitler prevedeva che la guerra con l'Unione Sovietica sarebbe stata spietata. Conosceva i metodi dei bolscevichi. La brutalità dimostrata dai bolscevichi durante la guerra civile spagnola, nella parte di Polonia toccata a Stalin e, più recentemente, negli sfortunati stati baltici indicava che questa era una loro caratteristica costante. Negli stati baltici Stalin aveva nominato dei commissari (in genere ebrei) che in poche settimane avevano fatto deportare ed eliminare l'intera intellighenzia; e quei commissari erano stati poi sostituiti da sovietici che avevano liquidato i loro predecessori. […] E in fondo i capi bolscevichi, col loro rifiuto di firmare la convenzione di Ginevra del 1929 sul trattamento dei prigionieri di guerra, gli avevano spianato la strada: potevano fare ciò che volevano dei tedeschi caduti nelle loro mani, ma non potevano neppure aspettarsi clemenza da Hitler. (da 'La guerra di Hitler', pag.438)
In alcune regioni, e specialmente nei paesi baltici, il 'problema ebraico' si era risolto da solo. I nativi si erano già presi la loro vendetta per gli 'eccessi ebraici' avvenuti dopo l'invasione sovietica della Lituania del 1940. In merito, Hitler era stato informato che una mattina i 'commissari ebrei' dell'Armata Rossa avevano radunato tutti gli uomini d'affari locali e li avevano fucilati. Adesso che la situazione si era ribaltata, i lettoni e i lituani avevano cominciato a liquidare ogni ebreo su cui riuscivano a mettere le mani. (da 'La guerra di Hitler', pag.504-505)
Per costoro il primo ministro britannico ritornò, nel novembre 1943, alla sua personale idea di soluzione finale. 'Una lista compilata dalle Nazioni Unite', suggerì, 'comprenderà tutti i criminali non affidati alle giurisdizioni locali'. E quella lista, di cinquanta o al massimo cento persone, doveva includere 'le bande di Hitler e Mussolini e i Signori della Guerra giapponesi'. Di tanto in tanto una commissione di giuristi avrebbe sfoltito, arricchito e approvato quella lista. 'E da quel momento, con solenne decisione delle trentadue Nazioni Unite, le persone incluse nella lista saranno considerate fuorilegge mondiali'. Il punto saliente di quella dichiarazione era che i 'fuorilegge mondiali' potevano essere uccisi a piacimento: 'Nessun castigo sarà inflitto a coloro che, in qualsivoglia circostanza, li metteranno a morte'. 'Non appena una di dette persone dovesse cadere nelle mani delle forze armate delle Nazioni Unite', suggeriva infatti Churchill, 'il più vicino ufficiale di grado equivalente a quello di generale convocherà una corte marziale d'inchiesta non allo scopo di accertare la responsabilità o l'innocenza dell'accusato, ma esclusivamente al fine di procedere alla sua identificazione. A identificazione avvenuta, detto ufficiale procederà alla fucilazione entro sei ore e senza dover preventivamente informare le superiori autorità'. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.38)
È triste che il leader di una grande democrazia, capo di una grande nazione che combatteva per ristabilire la legalità, abbia apposto la propria firma sotto un documento come quello. Un documento stilato nel novembre 1943, proprio mentre lo stesso Churchill ordinava contro le città tedesche i più orrendi bombardamenti incendiali che la Storia avesse conosciuto, allo scopo specifico di uccidere il maggior numero possibile di civili. Tutti gli storici che si occupano del Terzo Reich rabbrividiscono con disgusto nel parlare di analoghi documenti emessi da Adolf Hitler (uccisione sommaria dei commandos, dei commissari sovietici e dei piloti 'terroristi' delle forze aeree alleate), documenti che vennero poi usati, per le imputazioni, dal tribunale di cui si occupa questo libro. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.39)
Il 16 dicembre 1943 i sovietici crearono un tribunale militare per giudicare tre ufficiali tedeschi presi prigionieri a Stalingrado e accusati di avere ucciso dei civili russi mediante camion trasformati in camere a gas. Il processo durò appena tre giorni e si chiuse con tre condanne a morte. Le esecuzioni ebbero luogo a Kharkov nella pubblica piazza e sotto gli occhi di 40 mila spettatori. I sovietici girarono un disgustoso film del processo di Kharkov e il suo contenuto, cioè i metodi giudiziali sovietici, fu molto utile per il giudice Robert H. Jackson quando, nella serata del 17 maggio 1945, esso fu proiettato a benefìcio suo e dell'intero suo gruppo di collaboratori. Controllando le proprie parole, Jackson diplomaticamente definì quel film 'una interessantissima esposizione del metodo sovietico di documentare le accuse attraverso gli imputati stessi': in altre parole, mediante 'confessioni spontanee' estorte con tortura, cosa che si sapeva esser frequente nei processi sovietici. Come il procuratore generale britannico sir David Maxwell Fyfe scrisse in seguito, quei processi erano un perfetto camuffamento di esecuzioni sommarie, con gli imputati che penosamente si autoaccusavano, venivano condannati e senza indugio ammazzati. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.42)
Arrivato a Yalta senza la presenza di quegli uomini, e stavolta persino senza Morgenthau, Roosevelt dimenticò tutte quelle raccomandazioni. Il 4 febbraio 1945, parlando privatamente col maresciallo Stalin nel palazzo Livadia, secondo gli appunti presi dal solito interprete Charles Bohlen egli confessò di essere assetato di sangue più di quanto lo fosse un anno prima, e che 'sperava che il maresciallo Stalin volesse nuovamente proporre un brindisi alla fucilazione di 50 mila ufficiali dell'esercito tedesco'. Cinque giorni più tardi, durante la sessione plenaria del 9 febbraio 1945, Churchill fece proprie quelle idee e a proposito dei criminali di guerra nemici propose ancora una volta una forma di linciaggio legalizzato. Secondo quanto l'ammiraglio americano William D. Leahy annotò nel suo diario, il primo ministro britannico 'espresse il parere che i 'grandi criminali di guerra' dovessero essere messi a morte senza processi individuali e formali'. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.54-55)
In uno scenario più ampio, tuttavia, non può essere ignorato il piano anglo-francese del 1940 per l'invasione della Norvegia e della Finlandia, una 'aggressione' che poteva benissimo rientrare nella categoria dei 'crimini contro la pace' come definiti dai giuristi alleati che si incontrarono a Londra nell'agosto 1945. […] Nel 1939 e nel 1940 si ebbero i discutibili ordini emanati da Churchill, allora primo lord dell'Ammiragliato, a favore di una guerra navale senza restrizioni. Erano ordini così criminali che i giudici di Norimberga, inclusi quelli inglesi, si trovarono costretti a mitigare le accuse che venivano mosse agli ammiragli nazisti. […] Ci furono i crimini commessi, nell'infuriare della lotta, da ufficiali subalterni ma poi avallati dai superiori comandi: come nel caso degli ufficiali britannici insigniti della Victoria Cross, massima decorazione al valore, dopo avere mitragliato i superstiti della nave ausiliaria tedesca Altmark nell'aprile 1940 e quelli del dragamine Ulm nel settembre 1942. Ci furono pure gli ordini di Churchill per l'occupazione militare, sotto vari pretesti, dell'Islanda nel 1940, della Persia nell'agosto 1941 (pochi giorni dopo la promulgazione della Carta atlantica), del Madagascar, dell'Africa nord-occidentale francese e di altre nazioni neutrali. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.69)
Il 14 maggio alcuni ufficiali del Pentagono mostrarono a Jackson, per la prima volta, dei manifestini che gli aerei americani avevano lasciato cadere, a milioni, sul Giappone. Essi mostravano una famiglia giapponese distrutta dalle fiamme, e il testo che accompagnava quella fotografìa minacciava altri bombardamenti terroristici se il Giappone non si fosse arreso. Jackson, che non sapeva che analoghi volantini erano stati lanciati per cinque anni sulla Germania dai bombardieri inglesi e americani, commentò che quella era 'una palese violazione della convenzione dell'Aja'. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.79)
L'accusa degli Alleati nei confronti dei nazisti relativa all'uso di lavoratori schiavi fu anche più cinica. Roosevelt in persona aveva approvato a Yalta la deportazione nell'Unione Sovietica, come lavoratori schiavi, di centinaia di migliaia di tedeschi idonei alle fatiche. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.186)
Non avevano forse gli inglesi mitragliato i marinai tedeschi disarmati che nel 1940 lasciavano, correndo sul ghiaccio, la nave da carico Altmark? E non avevano nel 1942, gli inglesi, sparato contro i superstiti del dragamine Ulm che erano in procinto di annegare? E, come si apprese, non avevano forse i sommergibili americani operato esattamente secondo le stesse regole applicate da quelli tedeschi? (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.265-266)
A proposito, poi, dei crimini di guerra contro le navi di paesi neutrali avvenuti nelle 'zone riservate', Donnedieu confessò di essere in imbarazzo: non era forse il blocco navale britannico, per sé, una violazione della convenzione dell'Afa e degli accordi che la Gran Bretagna aveva firmato in occasione delle conferenze di Washington e Londra? Erano le rappresaglie giustificate? […] È stupido da parte nostra sostenere che Donitz avrebbe dovuto ordinare di salvare i superstiti pur rendendo di fatto impossibile, ciò facendo, la prosecuzione della guerra sottomarina; la Gran Bretagna ordinò di armare le navi mercantili [trasformandole così in navi da guerra] e [l'ammiraglio americano Chester W.] Nimitz ordinò di affondare senza preavviso [le navi nemiche] e di non salvare superstiti. La Germania ha condotto la guerra in modo molto più corretto di quanto abbiamo fatto noi'. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.360-361)
A proposito dei crimini di guerra, capo d'imputazione numero tre, Biddle mise in evidenza come i tedeschi non ne avessero commessi di più (anzi, spesso ne avessero commessi di meno) rispetto ai loro nemici: 'Mi risulta evidente, e credo che la cosa sia evidente anche ai miei colleghi, che l'Ammiragliato britannico aveva pronto già prima della guerra un piano per armare le navi mercantili, integrandole nella sua flotta aeronavale e nel relativo sistema di intelligence in modo che potessero contribuire alla segnalazione dei sottomarini presenti. Queste iniziative, come il ricorso al sistema dei convogli (navi da trasporto scortate da navi da guerra), potevano consentire di negare l'immunità da attacchi senza preavviso di cui le navi mercantili godono grazie al trattato di Londra'. Lo stesso Churchill aveva ammesso di avere ordinato di affondare tutte le navi a seconda della convenienza. […] Gli Stati Uniti, piuttosto, sin dal primo giorno di guerra avevano condotto nel Pacifico una guerra sottomarina priva di restrizioni: 'Qualsiasi nave si trovasse nella zona d'operazioni veniva silurata senza preavviso', Biddle scrisse di avere accertato, 'e l'intero Oceano Pacifico fu dichiarato zona di operazioni'. Pur senza volere esprimere critiche nei confronti di Winston Churchill, dell'ammiraglio Ernest King o dell'ammiraglio Chester Nimitz, rispettivi comandanti navali, Biddle riteneva di dovere parlare di quei fatti per dimostrare che gli Alleati avevano fatto esattamente le stesse cose di cui accusavano i tedeschi. 'A mio parere', scrisse poi nella sua bozza, 'è un oltraggio alla nostra concezione della giustizia punire una persona per aver fatto esattamente la stessa cosa che noi abbiamo fatto'. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.369-370)