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| Il Fascismo - Ebrei ed antisemitismo |
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[…] le autorità militari mantennero per quanto possibile un contegno corretto. Infatti, mentre i tedeschi incoraggiavano l'azione degli ustascia contro serbi, ebrei e musulmani, gli italiani non riuscivano a rimanere indifferenti di fronte alle loro atrocità. Ancora nel luglio del 1941, l'ambasciatore italiano a Zagabria, Antonio Casertano, informava Mussolini che si registravano continui incidenti fra italiani da una parte, tedeschi e ustascia dall'altra, 'perché le nostre truppe danno evidenti e continue prove di simpatia nei confronti degli ebrei e dei serbi proteggendoli dalle accanite persecuzioni'.
Da parte sua, il generale Ambrosio, comandante della 2a Armata, riferiva al comando supremo che 'dal mese di giugno in poi la presenza delle truppe italiane è malvista soprattutto perché rappresentano uno scomodo testimone dei selvaggi massacri di cui si vergognano gli stessi croati onesti'. E noto inoltre che nella Dalmazia italiana le nostre autorità davano ricetto e asilo ai profughi ebrei che vi si riversavano. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.38-39)
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Capita anche che lo stesso Mussolini sia personalmente coinvolto in un episodio umanitario. Da tempo, come racconta lo storico Renzo De Felice, il Duce era sommerso dalle richieste dei tedeschi che pretendevano la 'restituzione' degli ebrei jugoslavi che si erano rifugiati nelle zone occupate dagli italiani. Lui le aveva tentate tutte per non cedere alle loro pressioni. Prima, con un sotterfugio burocratico, rese vano il suo assenso. Poi cercò di rinviare tutto alle calende greche con la scusa che era necessario un censimento per stabilire quanti degli ebrei censiti erano di 'pertinenza' dei tedeschi.
Infine ordinò di concentrarli tutti quanti nell'isola dalmata di Arbe onde evitare che certe ventilate modifiche delle zone d'occupazione a favore della Croazia favorissero la loro cattura. Da parte loro i tedeschi, mangiata la foglia, organizzarono un piano per trasferirli via mare a Trieste e da lì in Germania, ma Roma fece sapere che non erano disponibili le navi necessarie per il trasporto. Il doppio gioco italiano irritò i tedeschi, tanto che le loro proteste indussero Mussolini a cedere: gli ebrei di Arbe sarebbero stati consegnati. Ma subito dopo, parlando con il generale Robotti,
confessò il proprio disappunto: 'Il ministro Ribbentrop è venuto a Roma e mi ha tediato per ore insistendo che Hitler vuole a tutti i costi la consegna degli ebrei jugoslavi. Ho tergiversato, ma poiché non si decideva ad andarsene, per levarmelo dai piedi ho dovuto acconsentìre. Ma voi inventate tutte le scuse che volete per non consegnargliene neppure uno'. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.48-49)
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A crearlo erano state, semmai, le leggi razziali del 10 novembre 1938 (che tra l'altro mettevano in luce il contrasto, in realtà esistente, tra italianità e sionismo), ma malgrado esse lo stesso Mussolini non era paragonabile ad Hitler. Lo dimostra il fatto che nel 1938 il Duce intercedette presso il Fuhrer per far emigrare Sigmund Freud a Londra e nel 1940 il fondatore del PNF dovette ammettere con Yvon de Begnac che, dal 1919, molti ebrei erano stati dei buoni fascisti. (da 'In nome della resa', pag.172)
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