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Le foibe - Una pagina di storia da dimenticare
Nell'immaginario collettivo del resto degli italiani, infine, 'foibe' rappresentano un termine allusivo di una pagina sinistra e oscura della storia nazionale, sulla quale è stata operata una rimozione della memoria sufficientemente radicale per confondere i contorni, ma non per azzerarne l'eco. Il risultato è che di 'foibe' si parla poco e, quando lo si fa, non c'è chiara cognizione di che cosa esse abbiano realmente rappresentato sul piano storico [...] (da 'La resa dei conti', pag.137)
Alcuni anni più tardi le autorità governative dichiararono la risiera 'monumento nazionale', equiparandola alle Fosse Ardeatine, con la precisazione che si trattava dell''unico campo di sterminio nazista funzionante in Italia'. Inascoltate furono invece le proposte avanzate dalle associazioni giuliane affinchè fossero dichiarate monumento nazionale anche le foibe di Basovizza e Monrupino, le uniche rimaste in territorio nazionale dopo la delimitazione dei nuovi confini. La polemica fra le due parti tornò ad infuriare anche in seguito. Da un lato si insisteva che le foibe, 'luogo di dolore e di desolazione', dovevano essere equiparate alla risiera e alle Fosse Ardeatine 'perché un crimine commesso da chi ha perso o da chi ha vinto rimane sempre tale'. Dall'altro si sosteneva l'incompatibilità di confronto fra gli eccidi della risiera e quelli delle foibe perché dettati i primi da un disegno genocida e i secondi dallo scatenarsi di 'una spirale di secolari reciproche prevaricazioni fra le nazionalità contrapposte'. Si giunse così al 25 aprile del 1975 quando, in occasione dei trentesimo anniversario della Liberazione, giunse a Trieste il presidente della Repubblica Giovanni Leone. Anche in tale occasione, le foibe furono ignorale. La cerimonia si svolse infatti nel cortile della risiera dove, alla presenza del capo deilo Stato italiano, la commemorazione ufficiale fu tenuta da uno sloveno in lìngua slovena e quindi incomprensibile per la maggioranza dei presenti. L'episodio, di gusto se non altro discutibile, non mancò di sollevare mormoni di protesta. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.92)
Anche in seguito la diatriba risiera-foibe continuò ad esacerbare gli animi non solo dei triestini. Vuoi per non irritare l''amica' Jugoslavia, vuoi per evitare contrapposizioni all'interno dell''arco costituzionale', si preferì oscurare le foibe e illuminare la risiera. […] Nell'inganno sono caduti anche giornali prestigiosi, come il settimanale 'Panorama' che nel giugno del 1982 sollevò un'ondata di proteste definendo semplicisticamente la foiba di Basovizza una 'grande tomba di fascisti'. Che l'argomento 'foibe' sia stato considerato a lungo un argomento scabroso, lo dimostra anche la maniera contorta con cui si giunse, il 12 giugno 1982, trentasettesimo anniversario della liberazione di Trieste dagli jugoslavi, al riconoscimento ufficiale. Quel giorno, un decreto del ministero dei Beni ambientali, allora retto da Giovanni Spadolini, dichiarava le foibe di Basovizza e Monrupino non 'monumento nazionale' ma 'monumento di interesse nazionale' con la seguente ambigua motivazione: 'Testimonianza di tragiche vicende accadute alla fine del secondo conflitto mondiale; fosse comuni di un rilevante numero di vittime civili e militari, in maggioranza italiani, uccisi ed ivi fatti precipitare'. Alla cerimonia presso la foiba di Basovizza doveva essere presente Giovanni Spadolini, ma all'ultimo momento un improrogabile impegno lo trattenne a Roma. Fu sostituito dal sottosegretario all'Industria sen. Rebecchini. Come racconta Roberto Spazzali, che ha dedicato allo scabroso argomento un volume di oltre seicento pagine, la celebrazione sottotono dell'avvenimento fu commentata amaramente dalla stampa locale. Dopo avere ricordato che l'anno prima il presidente Sandro Pettini, in visita ufficiale a Trieste, aveva reso gli onori alla risiera, ma si era 'dimenticato' di Basovizza, un giornale riferì che alla cerimonia 'non c'era una fanfara o una banda, non un picchetto militare a rendere gli onori ai tanti militari che giacevano nel fondo del baratro. Non si ha notizia che dal Quirinale o da Palazzo Chigi sia giunto per l'occasione qualche messaggio...'. Criticato dal folto pubblico presente fu anche il rigoroso silenzio osservato nell'occasione dal modesto rappresentante del governo, mentre venne apertamente contestato il discorso dell'oratore ufficiale, on. Paolo Barbi, il quale, come scrissero i giornali, aveva 'accomunato le migliaia di vittime delle foibe con i martiri delle Fosse Ardeatine, dimenticando che il responsabile di quest'ultimo crimine sconta da anni la condanna all'ergastolo, mentre i responsabili degli infoibamenti sono stati insigniti di onorificenze al merito della Repubblica italiana...'; Il giornalista si riferiva al colonnello delle SS Herbert Kappler, allora ancora detenuto a Gaeta. Molti anni dopo, la polemica si riaccese quando la giustizia italiana ottenne l'estradizione dall'Argentina del capitano delle SS Erich Priebke, antico collaboratore di Kappler. I giornali degli esuli giuliani chiesero invano un analogo trattamento per i 'Priebke jugoslavi', ossia il 'boia di Pisino' Ivan Motika, il croato Oskar Piskulic e tanti altri infoibatori ancora in vita contro i quali era stata avviata una analoga e tardiva azione giudiziaria. Due pesi e due misure? Certamente sì. Come si è già detto, sulle foibe si è quasi sempre taciuto o sorvolato, anche sui libri di scuola, con accenni ambigui e imprecisi. L'esempio più sconcertante ci viene fornito dalla nostra più diffusa enciclopedia universale: la cosiddetta 'Garzantina'. Se l'aprite alla lettera 'F' e cercate la voce 'Fosse Ardeatine', troverete una succinta, ma chiarissima spiegazione dell'orrendo massacro compiuto dai nazisti, il 24 marzo del 1944, nelle cave arenarie presso le catacombe di San Callidio, a Roma. Ma se andate a leggere alla voce 'foibe', troverete scritto: 'Varietà di doline presenti in Istria'. Punto e basta. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.93-95)