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Il comunismo - La guerra di Spagna
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Questa involuzione all'interno del fronte repubblicano sollevò critiche e proteste legittime fra i combattenti non comunisti, ma Stalin non esitò a trasferire in Spagna il sistema delle 'purghe' già esperimentato in URSS per liquidare i cosiddetti 'nemici del popolo'. A indicare chi fossero questi 'nemici' aveva poi provveduto lo stesso segretario comunista spagnolo José Diaz. 'I fascisti, i trozkisti e gli incontrollabili [leggi anarchici e socialisti]' aveva dichiarato al congresso del suo partito nel marzo del 1937 'sono i nostri tradizionali nemici e devono essere sterminati non solo in Spagna, ma in tutti i paesi civili'. In Spagna tali premesse furono purtroppo rispettate. Ne seguì infatti una lunga serie di massacri, epurazioni e regolamenti di conti che dilaniò il fronte interno repubblicano e trasformò la guerra tra fascisti e antifascisti in uno scontro tra fascismo e comunismo con uno strascico di crisi personali, di esecuzioni sommarie, di coercizioni intollerabili e di bieche persecuzioni che finirono per favorire la vittoria dei nazionalisti. (da 'Ammazzate quel fascista! - Vita intrepida di Ettore Muti', pag.100)
Alcuni sono fortemente tentati di sostenere che la guerra civile spagnola non poteva essere evitata. Questo contravviene alla regola ufficiosa, eppure importante, che nulla è inevitabile, tranne forse che con il senno di poi. Per contro, è molto diffìcile immaginare come sarebbe stato possibile giungere a una forma qualsiasi di compromesso accettabile dopo il fallimento della rivoluzione di sinistra dell'ottobre del 1934. […] La propaganda repubblicana durante la guerra civile ha sempre sostenuto che il suo governo era quello legalmente costituito dopo le elezioni del febbraio 1936. Questo è vero, ma bisogna chiedersi se la coalizione di destra avesse vinto quelle elezioni, la sinistra avrebbe accettato come legittimo il risultato? C'è il forte sospetto che non l'avrebbe fatto. Il leader socialista Largo Caballero aveva minacciato apertamente, prima delle elezioni, che se avessero vinto le destre sarebbe scoppiata una guerra civile. […] D'altra parte proclamare, come fece la sinistra, che i nazionalisti avevano sferrato un attacco non provocato contro una giovane democrazia rispettosa delle leggi è malafede. Le sinistre avevano spesso dimostrato poco rispetto per la procedura democratica e il valore delle leggi quanto le destre. […] Non bisogna dimenticare, inoltre, la dichiarazione di Largo Caballero che voleva una repubblica senza lotte di classe, ma, per riuscirvi, occorreva che una classe politica scomparisse. Questa era un'ovvia eco dell'esplicita intenzione di Lenin di eliminare la borghesia. (da 'La guerra civile spagnola', pag.9-10)
Il 1933 cominciò male per il governo Azana. Nei primi giorni di gennaio, nel quadro della ricorrente jacquerie in Andalusia, si verificò un’ondata di violenze nella provincia di Cadice. A Casas Viejas, con una lunga tradizione anarchica, si ritenne che fosse arrivato 'il giorno', della proclamazione del comunismo libertario. L'11 gennaio un gruppo di anarchici assediò la casermetta della Guardia Civil e cominiciò una sparatoria. (da 'La guerra civile spagnola', pag.39)
Le elezioni si svolsero il 19 novembre 1933. Grazie alla nuova Costituzione repubblicana, le donne votarono per la prima volta in Spagna; però il centro-destra si assicurò la maggioranza dei seggi anche grazie al voto delle donne. Alcali Zamora, quale presidente, affidò la formazione del governo a Lerroux. [...] Lo sviluppo più pericoloso, in quel momento, fu la bolscevizzazione dei socialisti di Largo Caballero. Il 3 gennaio 1934, El Socialista aveva dichiarato: 'Armonia? No! Guerra di Classe! Odio a morte per la borghesia criminale!'. Dieci giorni dopo il comitato esecutivo socialista compilò un nuovo programma. Fra i punti destinati a mettere in allarme il centro, oltre che la destra, c'erano: Nazionalizzazione della terra. Scioglimento di tutti gli ordini religiosi, con requisizione delle loro proprietà. Scioglimento dell'esercito, da sostituire con una milizia democratica. Scioglimento della Guardia Civil. [...] Il 3 febbraio istituirono un comitato rivoluzionario pronto a provocare un'insurrezione contro il governo che doveva assumere 'tutte le caratteristiche di una guerra civile' e il cui successo sarebbe dipeso 'dalla sua estensione e dalla violenza scatenata'. [...] Manuel Azana aveva anche ammonito i socialisti che preparare un'insurrezione avrebbe fornito all'esercito una scusa per rientrare in politica e schiacciare gli operai. Caballero trascurò tutti questi avvertimenti. La gioventù socialista cominciò ad armarsi e ad addestrarsi in segreto, come i carlisti nel nord-est e la minuscola Falange. (da 'La guerra civile spagnola', pag.40-41)
I socialisti del PSOE, carichi di retorica militante e pronti a sollevarsi contro il governo, decisero di organizzare uno sciopero generale rivoluzionario. Altri partiti della sinistra e del centro-sinistra, temendo che la Repubblica finisse per essere data in pasto ai suoi nemici, proclamarono che da quel momento avrebbero abbandonato la legalità. Il governo si sentì costretto a dichiarare illegale lo sciopero generale e a proclamare uno stato di guerra in Spagna. [...] Quando l'UGT proclamò il suo sciopero generale a Madrid, chiese ai militari e alla polizia di unirsi alla rivolta come se la capitale spagnola del 1934 fosse la Pietrogrado del 1917. Largo Caballero fu ben presto costretto a riconoscere che questo non aveva provocato la rivoluzione spontanea delle masse in cui aveva sperato. Gli scioperanti, alcuni dei quali sparavano colpi di pistola, tentarono di occupare il ministero dell'Interno e alcuni centri militari, ma finirono ben presto per essere arrestati dalle forze di sicurezza. Entro l'8 ottobre quasi tutti i componenti del comitato rivoluzionario erano in prigione. (da 'La guerra civile spagnola', pag.42-43)
Gli operai armati che presero parte alla rivolta furono fra i 15.000 e i 30.000. La maggior parte dei loro fucili proveniva da un carico fornito da Indalecio Prieto, che si supponeva fosse uno degli esponenti più moderati del partito socialista parlamentare: questi fucili erano stati sbarcati dallo yacht Turquesa a Pravia, a nord-est di Oviedo, mentre Prieto era subito fuggito in Francia per evitare l'arresto; altri fucili erano stati prelevati dalle fabbriche d'armi della regione, che erano state occupate. I minatori possedevano anche cariche di dinamite, che divennero note come 'la artilleria de la revolución'. All'ombra del 5 ottobre la prima mossa dei ribelli fu l'attacco contro le guarnigioni della Guardia Civil e degli edifici pubblici. [...] I rivoluzionari istituirono una comune, sostituendo la valuta con tagliandi firmati dal comitato, requisirono treni e mezzi di trasporto, e occuparono edifici. Furono giustiziate una cinquantina di persone, ricchi soprattutto e alcuni preti. Era una guerra civile in piena regola, anche se limitata a una sola regione. (da 'La guerra civile spagnola', pag.44)
A sinistra, gli esponenti più responsabili si resero conto che l'insurrezione era stata un tragico fallimento; ma fra i militanti, soprattutto per Largo Caballero, essa provocò un'inebriante sensazione rivoluzionaria. Per la destra, invece, parve dimostrare, come aveva sostenuto Calvo Sotelo, che l'esercito, spina dorsale dello Stato, costituiva l'unica garanzia contro i moti rivoluzionari. Tuttavia, la rivolta fu soprattutto un duro monito alla nazione e un colpo quasi mortale per la giovane e fragile democrazia spagnola. Non vi è dubbio che un'insurrezione tanto violenta mise in allarme le forze del centro oltre all'estrema destra, e parve confermare i conservatori nella loro convinzione che bisognava fare il possibile per evitare un altro tentativo di realizzare la dittatura del proletariato, soprattutto quando Largo Caballero dichiarò: 'Voglio una Repubblica senza conflitto di classe, ma per questo una classe dovrà scomparire'. Non era necessario ricordare gli orrori che seguirono la Rivoluzione russa e la determinazione di Lenin nell'annientare la borghesia. (da 'La guerra civile spagnola', pag.45)
Quando, il 1° gennaio 1936, il nuovo capo del governo Manuel Portela Valladares convocò il Consiglio dei ministri, aveva già in mano il decreto per lo scioglimento delle Cortes. Per il 16 febbraio sarebbero state indette nuove elezioni, le ultime tenute in Spagna per quarantanni. Il decreto venne pubblicato il 7 gennaio e la campagna elettorale si surriscaldò rapidamente. I risultati delle elezioni precedenti avevano evidenziato come la legge desse molto peso alle coalizioni politiche. L'incentivo sia a destra sia a sinistra a costituire alleanze ebbe l'effetto di svuotare il terreno del centro. Ogni possibilità di compromesso era caduta dopo l'insurrezione rivoluzionaria delle sinistre e la crudele repressione che ne era seguita da parte dell'esercito e della Guardia Civil. I risentimenti erano troppo profondi, nelle due parti, per permettere alla democrazia di funzionare; entrambi gli schieramenti usavano toni apocalittici, convogliando le speranze dei propri seguaci verso una soluzione violenta, non politica. Largo Caballero dichiarò: 'Se la destra vincesse le elezioni, dovremo passare direttamente alla guerra civile'. Nessuna sorpresa se reagì allo stesso modo anche la destra, secondo cui una vittoria delle sinistre alle elezioni avrebbe portato a una violenta rivoluzione e alla dittatura del proletariato promessa da Largo Caballero. (da 'La guerra civile spagnola', pag.48)
Il manifesto del Fronte Popolare era davvero moderato, tuttavia i caballeristas avevano già reclamato la nazionalizzazione delle terre, lo scioglimento dell'esercito, della Guardia Civil e di tutti gli ordini religiosi, con la confisca delle loro proprietà. [...] La proposta di liberare tutti i condannati che avevano preso parte a una ribellione violenta contro il governo legalmente eletto, era destinata a provocare la destra. In realtà, la conclamata determinazione dell'intera sinistra a fare uscire di prigione i condannati per la rivolta del 1934, non costituiva una prova del futuro rispetto delle leggi e del governo costituzionale. E la doppia faccia dell'alleanza del Fronte Popolare si mostrò una settimana dopo le elezioni. Quel giorno stesso Diego Martìnez Barrio dichiarò che il Fronte Popolare era 'una società conservatrice' e El Socialista proclamò: 'Noi siamo decisi a fare in Spagna quanto è stato fatto in Russia. Il piano del socialismo spagnolo e del comunismo russo è lo stesso'. (da 'La guerra civile spagnola', pag.49-50)
La strategia del Fronte Popolare era semplicemente un mezzo per il potere. Questo fu confermato in seguito nella riunione del Comintern del 23 luglio per discutere l'insurrezione di destra. Dimitrov ammonì che i comunisti spagnoli non dovevano tentare di istituire 'nella fase attuale' una dittatura del proletariato. 'Questo sarebbe un errore fatale. Di conseguenza dobbiamo dire: agite in nome della difesa della Repubblica... In altre parole, compagni, noi crediamo che nell'attuale situazione internazionale sia più vantaggioso e necessario per noi mantenere un atteggiamento che ci conservi la possibilità di organizzare, educare, unificare le masse e consolidare le nostre posizioni in numerose nazioni - Spagna, Francia, Belgio e via dicendo - nelle quali ci sono governi che contano sul Fronte Popolare e dove il partito comunista ha ampie possibilità. Una volta consolidate le nostre posizioni, allora potremo spingerci oltre'. Spingersi oltre significava che l'eliminazione dei rivali politici era uno degli obiettivi fin dall'inizio. (da 'La guerra civile spagnola', pag.50)
Tuttavia Largo Caballero, trascinato dalla sua stessa retorica, mise in allarme i nuovi amici comunisti: i suoi discorsi incendiari e rivoluzionari nei comizi di massa in tutta la Spagna, nei quali propugnava l'eliminazione dei ceti medi, erano contrari alla linea di Dimitrov. (Un bello spirito di quell'epoca aveva coniato lo slogan: 'Votate comunista e salvate la Spagna dal marxismo'.) Ma che i suoi discorsi fossero o meno il prodotto di un inebriamento rivoluzionario oppure rivelassero le sue reali intenzioni, non c'è da sorprendersi se la destra, la cui esistenza era dalle sinistre, si preparò a reagire. (da 'La guerra civile spagnola', pag.51)
Forse il dato più singolare delle elezioni è quello dei falangisti di José Antonio Primo de Rivera che avevano ricevuto soltanto 46.000 voti su quasi 10 milioni di elettori, cioè meno di 1.000 voti per provincia. Questo ci da una misura realistica della minaccia fascista rispetto a quanto proclamato da Largo Caballero. Le sinistre, ignorando il ristretto margine della propria vittoria, cominciarono a comportarsi come se avessero ottenuto un mandato schiacciante che le autorizzasse a un mutamento rivoluzionario. Prevedibile la preoccupazione delle destre nel vedere le masse lanciarsi a liberare i prigionieri, senza nemmeno aspettare l'amnistia. (da 'La guerra civile spagnola', pag.52)
Nessuna sorpresa se, con il programma del nuovo governo, i capitali presero la via dell'estero a un ritmo sempre crescente. [...] Molto più gravi delle attività finanziarie di March furono le conseguenze economiche della vittoria elettorale delle sinistre. Gli operai avanzarono enormi richieste salariali, molto superiori a quelle che le fabbriche o le fattorie avrebbero potuto sopportare. Gli scioperi si moltipllcarono, la disoccupazione aumentò e il valore della peseta si ridusse notevolmente sui mercati esteri. [...] Il governo progressista scoprì di non avere alcuna influenza sui propri alleati elettorali, decisi ormai a una corsa verso la rivoluzione, e non riusciva a persuadere i loro seguaci a rispettare le leggi. Luis Araquistain, direttore del Claridad e portavoce della tendenza bolscevizzante in seno a socialisti e all'UGT, aveva sostenuto durante la campagna elettorale che la Spagna, come la Russia nel 1917, era pronta per la rivoluzione, e in precedenza aveva respinto i moniti di Juliàn Besteiro, l'ex leader dell'UGT, che le attività rivoluzionarie come le occupazioni delle fabbriche facevano soltanto spaventare i ceti medi e distruggevano l'economia. Ogni organizzazione di sinistra cominciò a costituire la propria milizia, e quella dei comunisti fu la più disciplinata e la più efficiente. (da 'La guerra civile spagnola', pag.54-55)
La retorica di Largo Caballero diventò più forte delle sue intenzioni. La sua dichiarazione che 'la rivoluzione che noi vogliamo si potrà ottenere soltanto con la violenza' venne interpretata dalla Gioventù Socialista come una strategia leninista. [...] Prieto attaccò 'l'infantilismo rivoluzionario' delle sinistre e ammonì che gli eccessi nelle strade e gli incendi delle chiese non avrebbero fatto che spingere i ceti medi ad appoggiare una ribellione militare. (da 'La guerra civile spagnola', pag.61)
Il 16 giugno Gil Robles dichiarò alle Cortes che dal 16 febbraio erano state bruciate 160 chiese, erano stati commessi 269 omicidi e 1.287 persone erano rimaste ferite. Erano stati indetti in complesso 133 scioperi generali e 216 locali. (da 'La guerra civile spagnola', pag.64)
Durante la guerra i nazionalisti denunciarono l'eliminazione di 20.000 preti; in seguito affermarono che i religiosi uccisi erano stati 7.937, ma questa cifra era ancora in eccesso di almeno un migliaio. Oggi sappiamo che su una comunità ecclesiastica totale di circa 115.000 persone, furono uccisi 13 vescovi, 4.184 sacerdoti, 2.365 appartenenti ad altri ordini e 283 suore, in grande maggioranza durante l'estate del 1936. [...] Vi furono di certo occasioni in cui crudeltà deliberate vennero inflitte a preti prima della morte, soprattutto in Aragona, Catalogna e Valencia. Alcuni bruciarono vivi nell'incendio delle loro chiese e ci sono notizie di evirazioni e di sventramenti, mentre alcuni furono sepolti vivi dopo essere stati costretti a scavarsi la tomba. Numerose chiese furono date alle fiamme e saccheggiate. (da 'La guerra civile spagnola', pag.102)
I partiti di sinistra e i sindacati requisirono edifici e costituirono le loro rispettive 'commissioni d'inchiesta', note di solito sotto il nome di checas, dal russo Ceka. I sostenitori delle destre venivano trascinati di fronte a questi tribunali rivoluzionari, se non erano uccisi prima. I nomi e gli indirizzi degli appartenenti a gruppi coinvolti nell'insurrezione venivano presi nelle sedi ufficiali o in quelle di partito, se gli elenchi non erano stati distrutti in tempo. È evidente che alcune vittime furono denunciate da personale di servizio, da debitori e da nemici; e data l'accesa atmosfera di sospetti e la rapidità degli avvenimenti, furono senza dubbio commessi molti errori. Questa pretesa di giustizia si manifestò soprattutto nelle città grandi e piccole in cui dominavano i socialisti e i comunisti. Spesso vennero presentate false tessere di appartenenza alla Falange, in modo da i garantire un procedimento rapido. Se dichiarati colpevoli, i prigionieri venivano portati via e fucilati; i loro corpi erano spesso abbandonati in luoghi visibili, con cartelli in cui si dichiarava che le vittime erano fasciste. Gli anarchici tendevano a disprezzare questa finta legalità, e ad ammazzare soltanto. (da 'La guerra civile spagnola', pag.103)
Gli episodi di violenza peggiori avvennero nei primissimi giorni in tutta la zona repubblicana della Spagna, pur variando da regione a regione. Nel complesso la ferocia peggiore si manifestò nelle zone depresse, soprattutto in Nuova Castiglia, dove nel corso del conflitto le sinistre uccisero più di 2.000 persone. A Toledo fra il 20 e il 31 luglio ne furono uccise 400, a Ciudad Real circa 600 in agosto e settembre. Ci furono episodi molto selvaggi anche in alcune parti dell'Andalusia, come a Ronda, dove le vittime furono gettate dalle rupi. [...] In complesso a Malaga tra la fine di luglio e quella di settembre furono uccise circa 1.100 persone, compreso il generale Paxtot. Durante lo stesso periodo anche Valencia e Alicante subirono terribili violenze, che provocarono la morte di 4.715 persone in tutta la regione. [...] In novembre, quando le forze di Franco erano alle porte di Madrid, 2.000 detenuti vennero fucilati durante il loro sgombero verso l'interno, per evitare che fossero liberati dai nazionalisti. [...] Nel complesso le vittime del terrore rosso nella zona repubblicana durante la guerra civile salirono a circa 38.000 persone, quasi metà delle quali furono uccise a Madrid (8.815) e in Catalogna (8.352), durante l'estate e l'autunno del 1936. (da 'La guerra civile spagnola', pag.106-107)
Il governo francese di Leon Blum era allarmato per il riarmo di Hitler e, nonostante il patto con la Russia, contava soprattutto sulla Gran Bretagna per la difesa reciproca. Eppure quando Blum ricevette il 19 luglio un telegramma dal governo di José Giral in cui si chiedevano armi, la sua prima reazione fu acconsentire all'aiuto. Il governo repubblicano voleva 20 bombardieri Potez, 8 cannoni da campagna da 155 mm, mitragliatrici Hotchkiss, fucili Lebel, bombe a mano e munizioni. Preparò il loro invio in segreto con Pierre Cot, ministro dell'Aviazione. (da 'La guerra civile spagnola', pag.159)
Un metodo alternativo per aiutare la Repubblica era quello di impedire che aiuti esteri raggiungessero Franco. Il Foreign Office britannico temeva un'escalation del conflitto e avvertì il governo francese che aiutare la Repubblica avrebbe soltanto incoraggiato Hitler e Mussolini ad aiutare i nazionalisti. (da 'La guerra civile spagnola', pag.160)
Nell'estate del 1936 il PC spagnolo rappresentava soltanto una piccola parte della coalizione repubblicana; la sua organizzazione e i suoi metodi privi di scrupoli compensarono rapidamente questa sua inferiorità numerica, ma furono soprattutto la spinta e il prestigio degli aiuti militari sovietici a fargli raggiungere una posizione di preminenza. (da 'La guerra civile spagnola', pag.163)
Dagli anni Venti, la presenza sovietica in Spagna era aumentata, soprattutto sotto la forma di propaganda culturale. Il Comintern non aveva fatto niente di più rispetto alla sua azione in altri Stati occidentali: infiltrarsi e aspettare. [...] Il Politburo a Mosca ordinò di organizzare grandiose manifestazioni mentre il Comintern avviava una campagna internazionale. I cittadini sovietici contribuirono con 274 milioni di rubli (circa 11.416.000 sterline) per scopi umanitari nella Repubblica spagnola. (da 'La guerra civile spagnola', pag.181)
Prieto, ministro dell'Aeronautica, osservò che i sovietici e il più alto ufficiale dell'aviazione militare spagnola, il colonnello Hidalgo de Cisneros y Lopez de Montenegro, un aristocratico con forti tendenze comuniste, non volevano dirgli nemmeno quali aeroporti venivano usati e neppure quanti aerei erano efficienti. Luis Araquistàin, compagno socialista di Prieto, dichiarò che il vero ministro dell'Aeronautica era il generale russo. Non era un'esagerazione. Una relazione a Mosca dimostra con chiarezza che Smuckevic, o 'Douglas' come era chiamato, controllava completamente l'aeronautica militare repubblicana. (da 'La guerra civile spagnola', pag.183)
Uno dei primi conti che la Repubblica dovette saldare con l'oro era di 51.160.168 dollari, per 'il fraterno appoggio militare' già fornito. (da 'La guerra civile spagnola', pag.184)
Durante la guerra civile spagnola, il Comintern diventò ancor più noto per avere costituito le brigate internazionali. [...] Il centro principale di arruolamento era Parigi, dove i volontari venivano organizzati da dirigenti del PC francese e italiano. [...] Il Comintern sosteneva pubblicamente che le brigate internazionali erano composte da un vasto gruppo di volontari spontanei, democratici e antifascisti, negando che giovani comunisti fossero stati inviati a Parigi nel quadro di un reclutamento organizzato. Verso la fine degli anni Sessanta, Mosca ammise che nel settembre del 1936 il Comintern aveva deciso di infiltrare 'volontari con esperienza militare per mandarli a combattere in Spagna'. (da 'La guerra civile spagnola', pag.188-189)
Le autorità sovietiche fecero tutto il possibile per mascherare il numero del personale dell'Armata Rossa in Spagna, addirittura facendo arruolare qualcuno nelle brigate internazionali. (da 'La guerra civile spagnola', pag.194)
Le attività, reali o immaginate, della 'quinta colonna', non giustificarono tuttavia la decisione di fare sgomberare 970 detenuti dal carcere di Paracuellos del Jarama e poi di fucilarli, nonostante molti di essi fossero importanti sostenitori dei nazionalisti. [...] Un'immediata e aperta condanna di queste uccisioni venne da Melchor Rodriguez, l'anarchico direttore delle prigioni appena nominato da Juan Garcìa Oliver, ma pochi altri osarono criticare i comunisti in un momento così difficile. (da 'La guerra civile spagnola', pag.206)
Non esistono prove che né la giunta di difesa di Miaja né il governo di Valencia siano stati informati di questa decisione presa da Santiago Carrillo e da Amor Nuno, entrambi di vent'anni compiuti da poco, che costò almeno 2.000 vite. [...] È stato sostenuto che la loro spietata azione abbia prevenuto una rivolta da parte della 'quinta colonna', ma, anche se non vi è il dubbio che ci fossero ancora nascosti in città molti simpatizzanti dei nazionalisti, essi non avevano né le armi né l'organizzazione per intraprendere una mossa del genere. (da 'La guerra civile spagnola', pag.207)
Il generale Kléber (alias Manfred Stern) venne trasformato in un eroe, ma questo diventò pericoloso per lui, quando fu accusato da colleghi ufficiali sovietici di 'kléberismo', il che significa che pretendeva la gloria per se stesso a spese degli spagnoli. Madrid doveva essere una vittoria soltanto del PC. (da 'La guerra civile spagnola', pag.212)
La sconfitta di Malaga portò al massimo le tensioni fra i comunisti e Largo Caballero, definito dal Comintern e dai consiglieri sovietici 'il vecchio' nei loro rapporti a Mosca. Essi erano furibondi per i suoi tentativi di ridurre il potere comunista in seno all'esercito, in parte perché non poteva perdonare l'infiltrazione comunista nella Gioventù Socialista e la conseguente perdita dell'organizzazione a vantaggio del PCE. (da 'La guerra civile spagnola', pag.237)
Il problema principale del governo repubblicano era la necessità di fornire simultaneamente due versioni incompatibili di un evento. Quella per l'estero era destinata a convincere i governi di Parigi, Londra e Washington che la Repubblica era una democrazia progressista, mentre le notizie destinate all'interno tentavano di persuadere i lavoratori che stavano ancora difendendo una rivoluzione sociale. (da 'La guerra civile spagnola', pag.285)
La tattica comunista era impedire ai ministri di esercitare un controllo sull'esercito popolare: lo consideravano necessario sia per vincere la guerra sia per accrescere il proprio potere. [...] Un'altra relazione riferì in seguito 'che il partito ha ora l'egemonia nell'esercito e questa egemonia sta sviluppandosi e diventa sempre più solida di giorno in giorno, sia tra i reparti al fronte sia nelle retrovie'. (da 'La guerra civile spagnola', pag.299-300)
I tentativi di Caballero di prevenire campagne di reclutamento comuniste in seno all'esercito non ebbero alcun risultato. [...] I comunisti organizzarono inoltre a Madrid una scuola di polizia, dove gli studenti che rifiutavano l'iscrizione al partito venivano bocciati. La polizia segreta passò in mano agli agenti dell'NKVD nel tardo autunno del 1936, diventando ben presto l'arma più temuta del PC. Perfino Wenceslao Carrillo, direttore generale della Sicurezza, si trovò impotente nei loro confronti. (da 'La guerra civile spagnola', pag.301-302)
Melchor Rodriguez rivelò che José Cazorla, il comunista incaricato dell'ordine pubblico, aveva organizzato carceri segrete per socialisti, anarchici e repubblicani, molti dei quali erano stati liberati da tribunali popolari, per torturali e giustiziarli come spie o traditori. Largo Caballero se ne servì il 22 aprile per sciogliere la Junta de Defensa controllata dai comunisti e ristabilire l'autorità del governo di Valencia a Madrid. Tuttavia c'era ben poco che potesse fare per frenare l'attività dell'NKVD, noto in Unione Sovietica come 'la spada sguainata della rivoluzione'. (da 'La guerra civile spagnola', pag.302-303)
Ci furono scontri con gli anarchici a Bellver de Cerdanya e i carabineros uccisero parecchi avversari, compreso Antonio Martin, presidente del comitato rivoluzionario di Puigcerdà. A Madrid, José Gazorla, infuriato dalla denuncia di Melchor Rodriguez delle sue prigioni segrete, chiuse il giornale della CNT Sotidaridad Obrera. E ancora, quello stesso giorno, il leader comunista e dell'UGT Roldan Cortada venne ucciso a Molins de Rei, probabilmente da un anarchico, anche se vi sono da lungo tempo ipotesi diverse. (da 'La guerra civile spagnola', pag.306)
Il timore di un aperto conflitto per le strade di Barcellona spinse la Generalitat, d'accordo con l'UGT e la CNT, ad annullare tutte le sfilate del 1° Maggio. Il 2 maggio Solidaridad Obrera chiese ai lavoratori di non lasciarsi disarmare in nessuna circostanza. 'Nuvole di tempesta stanno ammassandosi, sempre più minacciose, sopra Barcellona'. Proprio il giorno dopo, la Generalitat, decisa a riprendere il poter perduto dal 19 luglio 1936, assunse il controllo della Telefònica in Plaza de Catalunya. [...] Nel corso di alcune ore, la gente cominciò a disselciare le strade e a erigere barricate nelle Ramblas, nella Avenida del Paralelo, nella città vecchia, nella Via Layetana e anche nei barrios esterni di Sants e Sant Andreu. I negozi chiusero e i tram smisero di circolare. Da una parte si schierarono forze del governo, il PSUC comunista e la Gioventù Socialista Unificata, oltre ad alcuni elementi dell'Estat Català; dall'altra c'erano la CNT e la FAI, la Gioventù Libertaria, gli Amici di Durruti, il POUM e il suo giovane affiliato, le Juventudes Comunistas Ibéricas. (da 'La guerra civile spagnola', pag.306-307)
A metà pomeriggio Juan Garcìa Oliver e Mariano Vazquez, segretario nazionale della CNT, giunsero a Barcellona assieme a Carlos Hernandez Zancajo e Mariano Munoz Sanchez della UGT. Li aveva mandati il governo di Valencia per trovare una via d'uscita dalla pericolosa situazione che aveva messo la Repubblica in una posizione molto imbarazzante, soprattutto davanti alla stampa europea. [...] Mentre i dirigenti anarchici tentavano di calmare le acque, il foglio del POUM, La Batalla, sosteneva che il miglior metodo di difesa era l'attacco e chiese l'immediata costituzione di Comitati per la difesa della rivoluzione. [...] E il governo centrale chiese a Federica Montseny di recarsi a Barcellona per fare un appello alla radio, nel quale chiedere ai suoi compagni anarchici di deporre le armi; lei non ebbe successo e fu costretta ad accettare che l'ordine venisse ristabilito con la forza. 'Furono i giorni più terribili e più amari della mia vita', avrebbe dichiarato molti anni dopo. (da 'La guerra civile spagnola', pag.308-309)
Ma il foglio comunista El Noticiero Universal, riferendosi al manifestino degli Amici di Durruti, attaccò il 'trockismo criminale' che aveva incoraggiato gli antifascisti della Catalogna a combattersi fra loro. Altre pubblicazioni comuniste, tornarono ad arroventare l'atmosfera con attacchi analoghi. [...] 'Siamo riusciti a rivelare questi stretti collegamenti', scrisse un altro, 'fra agenti della Gestapo, agenti dell'OVRA, agenti di Franco residenti a Friburgo, trockisti e fascisti catalani. È risaputo che hanno sistematicamente trasportato armi e mitragliatrici oltre il confine catalano e che i fascisti spagnoli hanno inviato oggetti di valore dalla Catalogna all'estero per pagare queste armi... Il fatto che la ribellione catalana sia stata repressa alla svelta viene considerato un grande fallimento dagli organi fascisti'. Un altro rapporto dichiarava: 'Non c'è il minimo dubbio che elementi del POUM stanno lavorando per Franco e per i fascisti italiani e tedeschi'. A volte le illusioni staliniste sembra si siano trasformate in pii desideri. 'In alcune località sono cominciati saccheggi indegni', sosteneva un altro rapporto. 'Bande di briganti trockisti hanno tolto alla popolazione civile le scarse provviste che avevano, e tutti i loro averi di qualche valore. Gli spagnoli che avevano armi hanno reagito subito e i traditori trockisti sono stati letteralmente spazzati via in poche ore'. Gli agenti dell'NKVD di Orlov furono inviati a Barcellona a indagare e a riferire, e quasi subito concertarono una teoria cospirativa che era ormai diventata norma sotto il terrore stalinista, noto in Unione Sovietica come jezovscina, dal nome del capo dell'NKVD, Jezov. (da 'La guerra civile spagnola', pag.310-311)
Come molti comunisti disillusi hanno riconosciuto in seguito, più grossa era la bugia, maggiore era l'effetto, perché soltanto un anticomunista coinvolto avrebbe potuto smentirla. La 'sifilide russa', come l'aveva chiamata Gustav Regler, aveva davvero contagiato la Repubblica, eppure alcuni storici russi di recente hanno sostenuto che gli avvenimenti in Spagna sono serviti anche ad accelerare 'la macchina tritacarne' del Grande Terrore in Unione Sovietica. In ogni caso, di fronte al fuoco di fila delle menzogne comuniste, ogni questione di unità repubblicana era ormai morta, qualunque fossero i vantaggi del controllo centrale del governo e della restaurazione della disciplina militare. (da 'La guerra civile spagnola', pag.312)
Il primo giorno, il governo Negrin accettò di chiudere il giornale del POUM La Batalla. I consiglieri sovietici e del Comintern erano sotto forti pressioni per ottenere alla svelta risultati. Il tenente colonnello comunista Antonio Ortega, nuovo direttore generale della Sicurezza, prendeva ordini direttamente da Orlov, non da Zugazagoitia, ministro dell’Interno. Il 16 giugno, quando il POUM fu definito illegale per decreto, i comunisti trasformarono la sua sede di Barcellona in un carcere per 'trockisti'. Il comandante della 29a divisione, colonnello Rovira, fu convocato alla sede del comando dell’esercito e arrestato. Anche i dirigenti del POUM che potevano essere individuati, compreso Andreu Nin, furono incarcerati; le mogli di chi non venne trovato furono arrestate al loro posto. [...] I dirigenti del POUM furono affidati ad agenti dell’NKVD e trasferiti in un carcere segreto a Madrid, una chiesain Calle Atocha. [...] E là avvenne una grottesca sceneggiata stalinista: un gruppo di volontari tedeschi della brigata internazionale in uniforme senza distintivi, che si fecero passare per agenti della Gestapo, assaltarono la casa per dare l’impressione di essere intervenuti in aiuto di Nin. 'Prove' della loro presenza vennero lasciate, compresi documenti tedeschi, distintivi falangisti e banconote nazionaliste. [...] Nonostante le proteste nella Spagna repubblicana e le petizioni dall’estero, Negrin, il quale non poteva aver creduto a questa versione degli eventi, non mosse un dito quando i comunisti proclamarono di ignorare la sorte di Nin. Questo vergognoso comportamento portò a una profonda frattura in seno al nuovo governo. [...] Con il trascorrere del tempo, dopo i processi farsa di Mosca e le opinioni degli spagnoli del 1937, è molto difficile comprendere come qualcuno possa aver creduto alle accuse di fascismo contro il POUM, e perchè il governo non abbia fatto niente per fermare la sporca guerra stalinista contro Nin e i suoi seguaci, che furono torturati e 'scomparvero'. La 'macchina disciplinata' era salita al potere, ma ora le mancava l’energia dell’appoggio popolare. A molti sembrava che fossero rimasti pochi ideali da difendere. Il teorico anarchico Abad de Santillan, osservò: 'Che Negrin vinca con le sue coorti comuniste, o Franco con i suoi italiani e i suoi tedeschi, il risultato per noi sarebbe lo stesso'. (da 'La guerra civile spagnola', pag.316-318)
Un altro rapporto a Vorosilov, poi inoltrato a Stalin, rilevava 'un umore pessimista e una mancanza di fiducia nella vittoria (quest'ultima aumentata dopo l'operazione di Brunete)'. Molti brigatisti si sentivano imbrogliati: si erano offerti come volontari per sei mesi e non venivano autorizzati a rimpatriare. La cosa che aveva colpito di più era stata l'istituzione da parte delle brigate di un loro 'campo di concentramento', chiamato Campo Lukacz. Nei tre mesi a partire dal 1°, vi furono mandati non meno di 4.000 uomini. (da 'La guerra civile spagnola', pag.333)
Il 30 luglio Dimitrov inoltrò a Vorosilov un rapporto di un alto funzionario sovietico a Valencia in merito alle relazioni in seno al governo Negrin. Questo documento rivela la determinazione dei comunisti nell'impadronirsi di ogni potere in Spagna: 'La luna di miele è finita... La famiglia del governo è lontana da quella che potrebbe caratterizzarla: amicizia, affetto e pace... È vero che con questo governo il nostro partito ha più occasioni di lavorare, di esercitare pressioni sulla sua politica, che non con il governo precedente'. (da 'La guerra civile spagnola', pag.339)
Nel frattempo, nella Spagna repubblicana l'autunno del 1937 vide un continuo declino del potere degli anarchici, l'isolamento dei nazionalisti catalani, discordie fra i socialisti e il potenziamento della polizia segreta. Il governo Negrin presiedette a tutti questi mutamenti e, come conseguenza del potere comunista, la repressione dei dissidenti fu più ampia di quella effettuata al tempo della dittatura di Primo de Rivera. Il presidente del Consiglio sosteneva di non essere al corrente dell'attività della polizia segreta, ma non fu convincente, mentre, come ha rilevato Hugh Thomas, i suoi tentativi di ridurre l'attività politica con la censura, i divieti e gli arresti si svilupparono in parallelo con l'istituzione da parte di Franco di una macchina dello Stato in cui erano presenti anche posizioni ideologiche diverse. Tuttavia, la maggior parte dei sostenitori della Repubblica all'estero, che aveva difeso la causa del governo sui principi della libertà e della democrazia, non sollevò proteste. (da 'La guerra civile spagnola', pag.350)
Probabilmente la più inquietante di queste novità in territorio repubblicano fu la razionalizzazione dei servizi di sicurezza del 9 agosto 1937 nel SIM, Servicio de Investigacion Militar. [...] Gli agenti del SIM comprendevano sia elementi fedeli al partito sia ambiziosi, e i suoi illimitati poteri attirarono opportunisti di ogni genere. Il nucleo di dirigenti costituì allora una rete di agenti tramite ricatto e corruzione, e riuscì anche a infiltrare suoi elementi in formazioni decisamente anticomuniste, grazie al controllo su trasferimenti e promozioni. Per esempio, un fuciliere di 19 anni della CXIX brigata venne corrotto e poi promosso, da un'ora all'altra, a capo del SIM dell'intera formazione, con poteri di vita e di morte superiori a quelli del suo comandante. [...] Quando la sua infame reputazione venne conosciuta all'estero, cambiò semplicemente denominazione; il governo insistette che era stata sciolta, ma in realtà ci furono più vittime 'passate al nemico' (eufemismo per morte sotto tortura o esecuzione segreta), e operava con una rete di agenti 'invisibili' sia al fronte sia nelle retrovie. Nella regione centrale, il SIM utilizzava soprattutto le prigioni segrete appartenute al DEDIDE. La prima era il collegio religioso di San Lorenzo, che 'ospitava' 200 sospetti; la seconda era il Campo di Lavoro n. 1 di Cuenca. Le prove fornite da coloro che ebbero la sfortuna di esservi ospitati sono uniformi: maltrattamenti, uso del freddo e della fame per estorcere confessioni, celle di punizione soprannominate 'frigorifero', in cui i detenuti erano lasciati nudi nell'acqua fino alle ginocchia, oppure venivano spruzzati d'acqua gelida durante i mesi invernali. (da 'La guerra civile spagnola', pag.352-353)
Sotto la direzione dell'NKVD, il SIM compì atrocità inumane. I nazionalisti sfruttarono ed esagerarono la situazione, creando una cupa leggenda. Tuttavia, anche se tutti i documenti furono distrutti non ci sono dubbi sulla base delle deposizioni orali e delle continue denunce di Manuel de Irujo e di Bosch Gimpera, che i sovietici impiegavano il loro sistema 'scientifico' di interrogatorio. I metodi del SIM, oltre alle bastonature con tubi di gomma, prevedevano trattamenti con acqua calda e fredda e finte esecuzioni. I pavimenti delle celle erano realizzati con spigoli taglienti di mattoni, in modo che i detenuti nudi soffrivano di continuo. Strani suoni metallici, colori, luci e pavimenti inclinati erano usati come tecnica di disorientamento e di privazione sensoria; se questi non portavano a risultati, o se gli inquisitori avevano fretta, c'era sempre la 'sedia elettrica' e la 'scatola dei rumori', ma rischiavano di fare impazzire troppo presto i detenuti. Non esistono valutazioni affidabili sul totale dei detenuti del SIM, né delle loro proporzioni, anche se sembra quasi certo che i repubblicani superassero i nazionalisti. Si sostenne che chiunque criticasse l'incompetenza militare sovietica, oppure i piloti volontari stranieri, poteva trovarsi accusato di tradimento come individuo opposto ai comunisti per motivi ideologici. (da 'La guerra civile spagnola', pag.354)
I comunisti ebbero un notevole successo nell'istituire un ampio controllo sul governo, sull'apparato burocratico e sull'organizzazione dell'ordine pubblico, pur mantenendo una presenza simbolica di soli due ministeri secondari nel governo... come richiesto dalla politica estera sovietica. [...] Le preferenze per i comunisti e il proselitismo al fronte avevano raggiunto livelli tali che gli ex sostenitori del comunismo tra gli ufficiali erano inorriditi. Prieto rimase scosso nell'apprendere che ai feriti non comunisti veniva spesso rifiutata l'assistenza medica. I comandanti di battaglione che rifiutavano l'invito ad aderire al partito si vedevano ridurre i rimpiazzi di armi, le razioni o addirittura il soldo dei loro uomini; coloro che accettavano, venivano trattati meglio dei non comunisti: venivano promossi e la loro reputazione era esaltata nei bollettini e nei comunicati stampa. [...] Prieto dichiarò in seguito che nei reparti comunisti i socialisti che rifiutavano di aderire al partito venivano spesso fucilati sotto false accuse, come codardia di fronte al nemico o diserzione. (da 'La guerra civile spagnola', pag.354-355)
La rabbia per i massacri inutili era accompagnata da un crescente disaccordo sull'esistenza di campi 'di rieducazione' gestiti da ufficiali sovietici e sorvegliati da comunisti spagnoli armati di moderni fucili automatici. In questi campi il lavoro era organizzato su base stakanovista, con la distribuzione del rancio legata al raggiungimento o al superamento della quota prefissata di lavoro. I prigionieri erano perlopiù coloro che volevano tornare a casa per varie ragioni e che si erano sentiti negare l'autorizzazione. (da 'La guerra civile spagnola', pag.356)
In un altro incontro del 10 dicembre, Negrin espose la sua visione tutt'altro che democratica, che era perfettamente in linea con la politica comunista. Aveva discusso con José Diaz e Uribe il concetto di 'fronte nazionale unito, che gli sembrava essere un tipo di nuovo partilo distinto. Quest'idea gli era venuta dopo aver perso fiducia nella possibilità di unificare i partiti socialista e comunista... Il massimo che ci si possa aspettare è che il partito socialista venga assorbito da quello comunista alla fine della guerra'. Negrin si rese conto che 'dipendere dal PC è sfavorevole, da un punto di vista internazionale. I partiti repubblicani esistenti non hanno futuro. Il Fronte Popolare non ha una disciplina comune ed è lacerato da lotte intestine fra i partiti. Quello che occorre, allora, è un'organizzazione che unifichi tutto ciò che è meglio per partiti e organizzazioni e che rappresenti un appoggio fondamentale al governo... Non si può tornare al vecchio parlamentarismo; sarebbe impossibile consentire 'libertà di gioco' fra partiti come esisteva una volta, perché in questo caso la destra potrebbe tornare ad assumere il potere con la forza. Questo significa che è necessaria o un'organizzazione politica unificata oppure una dittatura militare. Non vede altra soluzione'. Il piano di 'Fronte Nazionale' di Negrin era più o meno una controparte di sinistra di quanto aveva ottenuto Franco con il suo Movimiento Nacional. (da 'La guerra civile spagnola', pag.422-423)
E a peggiorare al massimo la situazione, la paranoia stalinista dei consiglieri sovietici e dei dirigenti comunisti spagnoli attribuì ogni insuccesso al tradimento trockista e a 'quelli della quinta colonna'. Vennero formulate teorie ridicole, furono arrestati e fucilati ufficiali e soldati innocenti, e furono inviati a Mosca rapporti contenenti illusioni che andavano ben oltre i limiti della follia. È facile comprendere che il morale repubblicano ne abbia tanto sofferto. (da 'La guerra civile spagnola', pag.484)