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L'Italia in guerra |
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Da 'Verso la guerra': Quando disse ch'era rimasto l'unico pacifista, Mussolini celiava; ma aveva completamente ragione nel percepire nell'opinione pubblica un enorme spostamento verso la convinzione che la Germania era prossima a vincere, e che l'Italia avrebbe fatto bene a schierarsi
al suo fianco senza indugi. [...] Folle di studenti marciarono per le vie di Milano fino alla sede del 'Popolo d'Italia', cantando gli inni della rivoluzione fascista e invocando la guerra. Almeno in pubblico, le voci esprimenti dubbio o incertezza furono
pochissime, se pur ce ne furono, e il tesseramento del Pnf registrò un balzo in avanti senza precedenti. (da 'Le guerre del Duce', pag.263)
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Da 'Atti di sabotaggio': Il mancato arrivo di nuove truppe, di armi, di munizioni, di approvvigionamenti - che pure esistevano: basta dare un'occhiata ai numeri delle requisizioni effettuate dai tedeschi dopo l'8 settembre - venne interpretato come l'evidente dimostrazione che ormai i giochi erano fatti. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.165-166)
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Da 'Le ambiguità delle Forze Armate': L'11 giugno segna il destino di Pantelleria. Fra le 11 e le 11,40 una potente formazione navale alleata bombarda i principali obiettivi dal mare, mentre dal cielo un centinaio di Fortezze volanti sganciano il loro carico micidiale. L'isola era ormai coperta da alte cortine di fumo nero. Un vero inferno. Ma il generale Eisenhower, comandante delle forze alleate in Mediterraneo, che aveva compiuto su una nave il periplo dell'isola, era ugualmente preoccupato per la scarsità di punti adatti allo sbarco delle truppe che, al largo,
attendevano di entrare in azione. Inopinatamente, nel primo pomeriggio, l'ammiraglio Gino Pavesi, comandante militare dell'isola, chiedeva la resa. Aveva ottenuto l'autorizzazione dallo stesso Mussolini facendogli credere che la totale mancanza di acqua non consentiva più ai nostri reparti alcuna concreta possibilità di resistenza. Gli anglo-americani sbarcati a Pantelleria si limitarono a fare prigionieri i nostri 11.000 militari, e a catturare le vaste provviste di cui erano dotati. (da 'I disperati', pag.271)
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Da 'Il comportamento delle truppe': Fra le varie accuse mosse nel dopoguerra dalla Jugoslavia all'Italia (accuse in gran parte strumentalizzate per presentare i successivi massacri e infoibamenti degli italiani come un fenomeno di giustizia popolare) c'è anche quella di avere compiuto violenze e atrocità durante l'occupazione. La pubblicistica slava non esitò in quegli anni a considerare i soldati italiani alla stessa stregua dei tedeschi e degli ustascia. In realtà, il comportamento delle nostre truppe fu molto diverso. Naturalmente, quando la situazione si fece particolarmente accesa, ci furono dei gravi eccessi, ma all'inizio gli stessi fascisti manifestarono orrore per i delitti commessi dai tedeschi e dagli ustascia.
'Spoliazioni, rapine, uccisioni sono all'ordine del giorno' annotava scandalizzato Galeazzo Ciano nel suo diario. Mentre il federale di Trieste, Emilie Grazioli, Commissario per la Slovenia, lamentava il comportamento inumano dei nazisti e i loro cupi soprusi. Da parte loro, i tedeschi accusavano gli alleati italiani di 'evidenti e continue prove di simpatia' nei confronti dei serbi e degli ebrei che venivano protetti dalle persecuzioni degli ustascia e aiutati a trasferirsi coi loro beni nella zona italiana. Anche quando la guerriglia si fece più accesa e si accentuarono gli attacchi contro i nostri soldati (peraltro suddivisi e sparpagliati in una miriade di piccoli presidi spesso indifendibili)
molti ufficiali esitarono ad attuare le draconiane misure di rappresaglia che gli Alti comandi avevano adottato a imitazione dei tedeschi. I soldati, d'altra parte, recalcitravano davanti all'idea di trasformarsi in poliziotti. Molti si rifiutavano di eseguire gli ordini; e le pene severe comminate ai sabotatori non venivano nella maggior parte applicate. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.45)
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Da 'Durante il conflitto': Il colonnello Primaverile comandava a Scicli il 123° reggimento. A sera inoltrata ricevette una telefonata: uno sconosciuto, chiamandolo 'colonnello Primaverillo', gli intimò di arrendersi visto che il reggimento era accerchiato. Superato lo stupore - gli inglesi e soprattutto gli americani conoscevano nome, cognome e grado di tutti gli ufficiali italiani da maggiore in su - il colonnello organizzò la resistenza. I suoi fanti contrattaccarono, circa trenta paracadutisti furono catturati. Vennero consegnati ai carabinieri e da questi liberati al mattino, allorché fu chiaro che l'invasione procedeva inarrestabile. (da 'Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia', pag.189)
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