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Come perdemmo la guerra: Storia del radar italiano |
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INTRODUZIONE.
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Lo sviluppo dell'industria meccanica aveva già messo a disposizione durante la Prima Guerra Mondiale le nuove armi che avrebbero rivoluzionato il modo di condurre le operazioni belliche. Mitragliatrici, cannoni semiautomatici, fucili mitragliatori, aerei, gas asfissianti, carri armati e sommergibili erano tutti stati impiegati prima del 1918 sia pure senza una piena comprensione del loro potenziale valore di impiego.
Nella Seconda Guerra Mondiale le nuove armi furono invece impiegate in base ai nuovi concetti militari, che sostituirono la guerra di trincea con la guerra di movimento ed i bombardamenti strategici. In aggiunta l'efficienza delle nuove armi fu moltiplicata dai progressi nelle nuove tecnologie. Tra di esse l'elettronica rese disponibili dei dispositivi quali l'ecogoniometro (il sonar), il calcolatore elettronico ed il radar: lo strumento del quale trattiamo in questo capitolo.
Il radar (dall'inglese Radio Detection and Ranging) è uno strumento che invia onde radio ad altissima frequenza da un'antenna e ne raccoglie il segnale di ritorno, quando le onde vengono riflesse da un corpo metallico o comunque in grado di riflettere onde radio. Esso permette dunque di rilevare la presenza e la posizione di navi od aerei all'interno del suo raggio di azione, come pure le linee di costa da una nave in navigazione.
E' facile immaginare come cambi la situazione di un comandante in mare, quando è in grado di sapere se e quante navi sono presenti nel raggio di un centinaio di chilometri dalla sua nave e dove sono, oppure se ci siano aerei in avvicinamento, la loro direzione e la loro quota. Per avere un'idea del vantaggio basta pensare che le maggiori navi da guerra si portavano dietro con complicazioni enormi uno o due idrovolanti da lanciare con una catapulta, con poche speranze di poterli recuperare: giusto per poter avere una vaga idea di cosa succedesse nei dintorni, solo di giorno e con quello che costava un aereo.
Il radar dà lo stesso risultato, in tempo reale, e lo dà anche di notte e con qualsiasi condizione meteorologica: l'estrema importanza di poter disporre di un tale strumento doveva essere chiara anche allora ad ogni marinaio.
Alla fine degli anni '30 le principali marine s'interessarono alle applicazioni del radar ed i primi modelli, come vedremo, furono montati a bordo prima del 1940.
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IL RADAR TEDESCO.
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Pare che l'idea del Radar sia stata brevettata addirittura nel 1904 da un ingegnere tedesco di nome Huelsmayer, con il brevetto tedesco 165546, riguardante il Telemobiloscopio : un apparecchio adatto '…a rivelare oggetti metallici distanti a mezzo di onde radioelettriche'. La letteratura riporta di indagini tedesche con l'invio di un dirigibile lungo le coste inglesi, per rilevare numero e frequenza di emissione dei radar costieri inglesi nel 1939.
Certo è che la famosa fotografia che mostra la Graf von Spee, che fu affondata a Montevideo su di un basso fondale con le sovrastrutture ancora emerse, rivela un'antenna radar a materasso ben visibile in cime al torrione principale. Una spia inglese si arrampicò fino sul torrione, facendo un disegno dell'antenna e prelevando parti dell'apparecchiatura elettronica.
Ancora un'altra nave famosa, la Bismarck, fu la prima al mondo ad avere la direzione del tiro delle artiglierie principali asservita al radar: la micidiale precisione dei suoi cannoni fece saltare in aria lo Hood, orgoglio della Marina Inglese, dopo pochi minuti di fuoco. La Bismarck montava due impianti a prua ed a poppa, più un Metox che rilevava onde radar in arrivo e quindi la presenza del nemico nelle vicinanze.
E' interessante notare che nei giorni che precedettero lo scontro le navi inglesi seguirono la Bismarck a distanza tenendola sotto controllo radar. Si tratta quindi della prima battaglia navale condotta con l'impiego del radar nella storia del mare.
I tipi di radar tedeschi furono i seguenti:
SEETAKT per uso navale, portata 20 km (iniziale);
FREYA per avvistamento aereo a lunga distanza, portata 80 km (iniziale);
WURZBURG sistema mobile per difesa antiaerea di punto portata 30 km, 4.000 prodotti!
Nel corso del conflitto i tedeschi misero a punto ed impiegarono in massa una serie di radar specializzati e molto sofisticati, tra i quali radar di scoperta aerea a lunga distanza (quattro in Italia basati a Levaldigi, Stradella, Ferrara e Maniago), e radar di bordo per aerei della caccia notturna.
Tutta la difesa aerea dei cieli tedeschi ed italiani era organizzata dai centri guida-caccia, che davano informazioni ricavate dai radar sulla quota, rotta e numero dei bombardieri nemici (in Italia operavano due comandi guida-caccia a Rivolto e Senago).
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IL RADAR INGLESE.
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Una caratteristica degli inglesi è la loro capacità di afferrare prima degli altri tutte le possibili idee innovative e le loro possibilità di impiego, mentre poi non sono capaci di seguirne lo sviluppo tecnico e l'impiego commerciale.
Il carro armato, il radar, la bomba atomica, il calcolatore elettronico, il bombardamento strategico sono esempi di concetti portati all'applicazione pratica dagli inglesi ma sfruttati su larga scala da altri.
Per quanto attiene al radar gli inglesi ne capirono immediatamente il valore, e già dal 1935 avevano iniziato a costruire una serie di torri radar costiere per la difesa antiaerea che all'inizio della guerra copriva la intera costa orientale dell'isola.
Questa rete di radar e la capacità di leggere i messaggi Enigma che annunciavano data ed obiettivo delle azioni, permisero agli inglesi di resistere agli attacchi di una Luftwaffe largamente superiore in mezzi ed uomini.
Minori informazioni sono disponibili sui radar navali inglesi, che furono presumibilmente disponibili solo nel tardo 1941, e sui quali fu fatto indubbiamente tesoro dello studio sulle parti recuperate a bordo della Graf von Spee.
Altre basilari applicazioni dei radar inglesi furono la ricerca dei sottomarini tedeschi in mare a mezzo di cacciabombardieri imbarcati su portaerei di fortuna, e la rilevazione radar degli obiettivi tedeschi da bombardare dal cielo.
L'impiego di portaerei di fortuna ottenute dalla trasformazione di navi mercantili per coprire le rotte nord-atlantiche con la protezione di caccia-bombardieri anti-sommergibili (e la conoscenza delle posizioni dei sommergibili tramite le decrittazioni Enigma ) permise agli inglesi di vincere la battaglia dei convogli.
Gli U-boote furono costretti a restare in immersione anche se non impegnati in combattimento impiegando lo snorkel, e la loro capacità di avvistare i convogli cadde a zero.
L'impiego di radar rivolti al terreno rivelava ai bombardieri inglesi una mappa precisa dei loro obiettivi a terra nonostante oscuramento e nuvole. Questo impiego fu tenuto assolutamente segreto durante la guerra per impedire contromisure tedesche.
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IL RADAR ITALIANO.
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Nessuno praticamente lo sa, ma noi italiani eravamo allo stesso livello degli altri anche nello sviluppo del radar negli anni precedenti la guerra. La prima intuizione sulle possibilità tecniche del mezzo venne naturalmente a Marconi, che già nel 1922 scriveva '…apparati con cui una nave potrebbe proiettare un fascio di questi raggi, i quali sarebbero riflessi incontrando un oggetto metallico…'.
Nel 1935 egli organizzò anche una dimostrazione per ufficiali dell'esercito sulla rivelazione di reparti in marcia. [1]
Il successo tecnico fu evidente ma l'applicazione in sé non era molto interessante per l'Esercito e la cosa non ebbe seguito: si sa che Marconi condusse esperimenti anche da un noto albergo di Sestri Levante che si trova su uno sperone roccioso, ma niente di più. E' probabile che la voce popolare sul raggio della morte derivi proprio da questi esperimenti.
Esistevano in Italia nel 1935 le capacità teoriche ed industriali richieste per la costruzione del radar, e questo si può affermare tenendo conto della costruzione di una ionosonda ad impulsi dall'Istituto di ricerca delle Regie Poste, e l'incarico dell'IMST (Istituto Militare Superiore delle Trasmissioni) al professor Tiberio per le ricerche sul Radio Detector Telemetro, o RDT la prima definizione italiana del radar.
Il lavoro fu affidato al professor Ugo Tiberio, in quanto lo stesso già lavorava sulla materia dal 1933 e fu il primo al mondo a pubblicare lo studio teorico sul funzionamento e l'equazione fondamentale del radar nel suo articolo 'Misura di distanze per mezzo di onde ultracorte' pubblicato sulla rivista Alta Frequenza del Maggio 1939.[1]
Il professor Tiberio era docente universitario di Elettrotecnica presso l'Università di Palermo ed insegnante presso la Accademia Navale di Livorno. Svolse le sue ricerche dal 1936 al 1943 presso il RIEC (Regio Istituto Elettrotecnico Comunicazioni) della Regia Marina lavorando allo sviluppo del rilevamento dei radiolocalizzatori.
Egli elaborò prima la teoria completa del funzionamento del radar, e procedette poi ad una campagna di prove con strumenti autocostruiti. Dal 1936 i prototipi passarono dall'EC- 1 all'EC- ter, che fu lo strumento dimostrato a quegli asini dei nostri Ammiragli nell'Aprile 1941, dopo che gli Inglesi ci avevano affondato due incrociatori della squadra navale in mare, sparandoci addosso nel buio da breve distanza, come a delle anatre.
Entro l'estate 1943 quasi tutte le nostre navi montavano il GUFO per scoperta navale (portata 12 km), avevamo pronto il FOLAGA per la difesa costiera ed un modello per la scoperta di aerei in avvicinamento l'ARGO con portata di 250 km!
Cosa era successo negli anni antecedenti la guerra, mentre gli Ammiragli dormivano sonni profondi e tranquilli?
Nel 1938 la Direzione Armi Navali richiese alla SAFAR di Milano lo studio e la realizzazione di prototipi del sistema di radiolocalizzatore navale, e lo richiese con tanta energia che non si combinò niente fino alla dichiarazione di guerra del Giugno 1940 quando fu deciso che la guerra sarebbe finita in pochi mesi… e si poteva lasciar perdere. [2]
Il libro del Baroni è una vera miniera di informazioni, ed invito i lettori interessati all'argomento a procurarselo, e per gli scopi di questo scritto mi bastano due citazioni:
1 - Nel 1942 il Ministero dell'Aeronautica non ritenne interessante il progetto rivoluzionario di un radar di bordo per aerei da caccia che funzionava scansionando su di un piano bidimensionale il raggio elettromagnetico di localizzazione, rendendo visibile addirittura la sagoma del bersaglio invece che la sua traccia generica. Anni di anticipo sugli americani, progettista l'ingegner Castellani della SAFAR.
2 - Dopo la fine della guerra si venne a sapere che i nostri disturbatori radar prodotti dall'IMST avevano sempre accecato e reso inutilizzabili i radar inglesi a difesa di Malta.
Abbiamo perso il treno come al solito per la stessa miscela di incapacità, ignoranza e supponenza che sono difetti gravi nelle persone comuni, ma sostanziano il tradimento nei supremi capi militari di un paese che si avvia alla guerra. Chi non è all'altezza del suo compito abbia la decenza di andarsene prima di fare danno.
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CONCLUSIONI.
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Ancora una volta avevamo le idee, avevamo gli uomini, avevamo le capacità industriali ed avevamo il tempo necessario: che cosa non ha funzionato?
Franco Bandini, nel suo bel libro [3], dice che in Italia il meccanismo della selezione funziona al contrario portando al comando invariabilmente i più incapaci, io non lo credo. Dico però che non riesco a credere che i nostri Ammiragli siano stati incapaci fino al punto di non capire quale vantaggio avrebbero avuto le nostre navi dall'avere un radar a bordo.
Oppure fino al punto di non capire quale pericolo fosse per le nostre navi se il radar l'avessero avuto gli Inglesi.
Dico che nessuno può essere così ottuso da rinunciare al radar come mezzo di ricerca dei sommergibili nemici che ci affondavano regolarmente i convogli di rifornimento per il Nord Africa.
Dico che questi Ammiragli sono gli stessi che, unici al mondo, hanno consegnato la flotta al nemico invece di affondarla quando il Re si è arreso.
Hanno macchiato per sempre l'onore della nostra Marina: solo alcuni comandanti isolati hanno affondato le loro navi, altri si sono fatti internare nei porti di paesi neutrali. Fecia di Cossato, l'eroico comandante di sommergibili, si suicidò per la vergogna.
Migliaia di Ufficiali e marinai, della Marina Militare e di quella Mercantile sono in fondo al mare nelle loro navi: morti facendo il loro dovere e lasciando le famiglie nella disperazione. Loro, gli Ammiragli del Re, sono rimasti a prendere stipendio, liquidazione e pensione.
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Bibliografia.
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Stato Maggiore della Marina, Notiziario della Marina n. 10 Ottobre 1998 [1]
Piero Baroni, La fabbrica della sconfitta, Edizioni Settimo Sigillo 1997 [2]
Franco Bandini, Tecnica della sconfitta, Longanesi e C. 1971 [3]
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