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Vajuso M., 'E42 La gestione di un progetto complesso'
Palombi Editori - 192 pagine - 14,00 Euro
L’idea di un’Esposizione Universale di Roma – EUR, ma inizialmente denominata E42, perché avrebbe dovuto tenersi nel 1942 - nacque intorno alla metà degli anni trenta nelle menti più lucide del regime, uno tra tutti Giuseppe Bottai, e fatta propria da Mussolini – che intuì subito l’enormi potenzialità in termini di propaganda – il quale coniò la celebre definizione di Olimpiade della civiltà. Il regime si impegnò alacremente in uno sforzo organizzativo colossale, con la creazione di un apparato organizzativo - interessante anche se analizzato alla luce delle moderne metodologie gestionali, come fa appunto questo saggio – fondato sulla creazione di un Ente autonomo delegato alla progettazione, realizzazione e gestione della grande esposizione.

Il progetto iniziale però progressivamente si trasformò: da, seppure grandiosa, esposizione - quale era nella concezione iniziale di Federico Pinna-Berchet, esperto fierista - si caricò di significati simbolici, probabilmente da subito insiti nella mente di Mussolini, che potevano totalmente estrinsecarsi solo nella realizzazione di una quartiere urbano, che fosse il prodromo di una nuova Roma, quella fascista. Quale artefice di un così nuovo ed ambizioso progetto, emerse Vittorio Cini, il presidente dell’Ente autonomo.

Il libro dà conto, anche su documenti inediti, frutto di una ricerca all’Archivio Centrale dello Stato, dello scontro tra i due portatori dei due diversi 'progetti': vinse colui che meglio interpretò il pensiero di Mussolini. L’Esposizione Universale di Roma è una vicenda emblematica del fascismo, perché in essa convergono le velleità, ma anche l’oscuro fascino – dell’anelito al rinverdire la grandezza di una civiltà millenaria - che inconfutabilmente tanto fece presa sulla società italiana dell’epoca, interpretandone i sogni e le illusioni.
E42 La gestione di un progetto complesso