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Lembo D., 'La guerra nel dopoguerra in Italia'
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M.A.Ro Editrice - 25,00 Euro
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Il saggio, che ha come oggetto le operazioni di Stay Behind organizzate dalla Decima Flottiglia Mas, nel corso della guerra nell'Italia occupata, intende affrontare anche il tema di quelle operazioni di Stay Behind approntate dalla Decima in vista dell'intera occupazione della Penisola. Ne da atto il sottotitolo di questo lavoro che è 'Le operazioni di stay behind Decima Mas nell'Italia occupata, in guerra e nel dopoguerra…le verità, le mezze verità e le grandi bufale'.
La Decima Flottiglia Mas Repubblicana di Junio Valerio Borghese ebbe alle dipendenze un Battaglione di sabotatori incursori, denominato Battaglione Nuotatori Paracadutisti.
Il Battaglione N.P., che fu il primo reparto di Fanteria di Marina a nascere in seno alla Decima Repubblicana, generò, in seguito, il Battaglione Vega. Ufficialmente, il Vega era il 'Deposito' del Btg. N.P., ovvero il reparto dal quale il Battaglione principale avrebbe dovuto trarre il personale (i complementi) da inviare al fronte. Quest'ultimo fu solo un compito di copertura e, in realtà, il Vega fu un reparto specializzato in azioni di guerra non ortodossa, sabotaggi, spionaggio ed 'Operazioni Sorpasso' nei territori italiani invasi. In breve, il Vega lasciava uomini perfettamente addestrati ed equipaggiati nei territori dei quali si prevedeva l'occupazione. Una volta che questi territori fossero caduti nelle mani degli Angloamericani,
gli uomini/Vega avrebbero eseguito azioni di attacco alle spalle del nemico con rapide puntate del tipo 'mordi e fuggi' ed attività informativa. (Negli anni a venire, con la scoperta di Gladio, le 'Operazione Sorpasso' sarebbero divenute meglio famose con il nome inglese di 'Stay Behind').
In vista della caduta finale del fronte, il Vega articolò un ampio piano di Stay Behind in tutte le province del nord (Milano, Genova, Bologna, Modena, Torino, Venezia e Treviso), destinando in tutte queste città uomini armati ed equipaggiati, che si occultarono nel tessuto sociale aprendo bar, negozi di radiotecnici, ditte di trasporto ecc., nell'attesa che arrivassero gli Alleati per poi poterli attaccare alle spalle. Era questa l'ultima operazione militare della Decima.
Negli anni seguenti, sull'operato del Battaglione sono nate alcune errate interpretazioni. C'è stato chi ha voluto vedere nel Vega l'inizio di Gladio e chi addirittura ha descritto la banda Giuliano come un'emanazione della Decima Mas, asserendo che il 1 giugno 1947, a Portella Della Ginestra, a sparare c'erano anche quelli della Decima. Addirittura, si è ventilata l'ipotesi, (a parere dell'autore completamente infondata), che lo stesso bandito Giuliano fosse un uomo del Vega.
Indubbiamente la Decima, tramite i suoi agenti speciali nei territori invasi, poteva avere interesse a contattare Giuliano e la sua banda. Le Forze Armate Repubblicane si sarebbero potute giovare dell'alleanza con Giuliano per creare una quinta colonna alle spalle degli angloamericani. La ricerca di tale alleanza, qualora ci fosse stata, nel corso della guerra, poteva anche ritenersi lecita, nella misura in cui in guerra tutto è lecito e vale il principio secondo il quale 'i nemici dei miei nemici sono miei amici'.
Di contro Giuliano, in cerca di una legittimazione politico ideologica, poteva avere interesse a contattare la Decima. Salvatore Giuliano che era un latitante, ha sempre tentato di affermare la leggenda che egli non fosse un delinquente comune ma un uomo spinto dalle ingiustizie patite a fare quello che aveva fatto. In una situazione come quella della Sicilia dell'epoca, il confine tra la figura del delinquente e quella del patriota poteva essere labile e il bandito ha sempre provato ad acquisire nell'immaginario collettivo una fisionomia idealistica che giustificasse le sue gesta. Il contatto con le Forze Armate fasciste avrebbe potuto fornirgli questo alibi morale, trasformandolo da delinquente in combattente per la libertà della Patria invasa.
Le due realtà, quella militare della Decima Mas e quella banditistica di Giuliano potevano avere, quindi, interesse ad avere dei contatti conflitto durante, ma di qui ad affermare che quell'alleanza effettivamente ci fu, ce ne corre. C'è un dato fatto che è tale da sciogliere ogni dubbio in merito e che viene di seguito riportato: che Giuliano abbia tentato di contattare le Forze Armate Repubblicane non è frutto di una semplice deduzione ma è un solido fatto. A prova di quanto affermato, basta riprendere quanto scritto dallo stesso Daniele Lembo nel suo precedente lavoro, dal titolo 'La resistenza Fascista', circa l'invio a Napoli, da parte di Giuliano di suoi emissari per contattare la Rete Pignatelli ed offrire collaborazione e sostegno economico.
Quindi, Giuliano tentò di contattare il clandestinismo fascista al sud, ma se Giuliano aveva il contatto degli uomini della Decima in Sicilia, o meglio, se Giuliano era addirittura un uomo della Decima perché doveva mandare i suoi uomini a Napoli a contattare la Rete Pignatelli nella figura di Antonio De Pascale?
Nel suo ultimo saggio, Daniele Lembo, oltre a trattare della Decima e del Vega, avvalendosi della non vasta la bibliografia esistente sull'argomento, di testimonianze e memoriali e di documenti provenienti dal National Archives di Washington, smonta una serie di errate interpretazioni nate sull'attività della Decima nei territori occupati e nel dopoguerra. Tra gli errori circolanti, circa una presunta operatività della Decima nel dopoguerra, vi è sicuramente anche quella che vorrebbe la corazzata Novorossijsk (già Giulio Cesare) come affondata dagli uomini della Decima. Anche questo mito viene completamente disarticolato da Daniele Lembo.
Il libro si chiude con un capitolo sul Golpe Borghese, dal titolo: Il golpe borghese... fu un reale tentativo insurrezionale o una gigantesca bufala?
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