ControStoria.it  
Guerra civile in Italia - Le rappresaglie tedesche
A Roma, il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo aveva già organizzato un Fronte Militare Clandestino della Resistenza drasticamente in opposizione col Corpo Volontari della Libertà organizzato dal Partito Comunista Italiano. Il motivo dell'opposizione era il seguente: '[...] perché politicamente dipendente da una potenza straniera, l'Unione Sovietica, che, proprio e ad esclusivo vantaggio di quella, intendeva fomentare la guerra civile in Italia'. Improvvisamente, sia Montezemolo sia il suo stato maggiore, insieme con altri esponenti di gruppi politici non-comunisti (oltre un centinaio di appartenenti all'Esercito, alla Marina, all'Aeronautica e all'Arma dei Carabinieri), praticamente tutti coloro che impedivano ai comunisti di aver mano libera, furono tutti arrestati dai tedeschi. Ed è molto strano che gli unici a non restare travolti dalla fulminea azione di polizia del colonnello Kappler, siano stati proprio i componenti del Corpo Volontari della Libertà. Il momento era propizio. Infatti il 23 marzo 1944, dato il fatto che tutti i capi della Resistenza non-comunista erano in mano ai tedeschi, per ordini superiori (ordini di chi? Del CLN no di certo: è stato accertato. Allora di chi? E' evidente: di Vysinskij e Togliatti) i gruppi comunisti che agivano a Roma (i GAP) prepararono e condussero a termine l'attentato terroristico di via Rasella che avrebbe sicuramente provocato, come da causa ad effetto, la prevedibile (anzi prevista e ben calcolata dai comunisti) durissima rappresaglia tedesca delle Fosse Ardeatine sugli ostaggi che avevano in mano. (da 'J.V.Borghese e la X MAS', pag.118)
La risiera di San Sabba fu veramente l'unico campo di sterminio nazista funzionante in Italia? Certamente non lo fu nel senso atroce e apocalittico che questo termine ha assunto nella memoria collettiva. E comunque non entrò mai in funzione. […] Nella risiera tuttavia non esisteva un impianto di gassazione e non risulta che al suo interno si siano verifìcate esecuzioni di massa. […] Nella risiera furono compiute solo esecuzioni individuali e i cadaveri venivano poi bruciati nell'annesso forno crematorio, il quale fu anche usato per incenerire i resti di prigionieri deceduti per cause naturali e quelli di ostaggi o partigiani fucilati altrove. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.88-89)
Nell'immediato dopoguerra, sull'onda di voci popolari, si diffuse l'opinione che la risiera fosse stato un campo di sterminio come quelli di Treblinka, Auschwitz o Mauthausen. Ma tale voce non trovò conferma al processo di Lubiana intentato dal Tribunale militare jugoslavo contro il Gauleiter Rainer che poi si concluderà con la sua condanna alla pena capitale. […] Nei numerosi capi d'accusa rivolti contro Rainer non sì fa infatti alcun riferimento al 'campo di sterminio' della risiera. Anzi, nella sentenza si legge che i campi di sterminio verso i quali venivano deportati i partigiani e i politici catturati nel Litorale Adriatico erano quelli di Dachau, Auschwitz e Mauthausen. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.91)
Oltre a 'Pippo' e agli indiscriminati bombardamenti anglo-americani, la popolazione della RSI dovette guardarsi anche dagli arbitrari rastrellamenti delle SS. I rastrellamenti produssero circa 43.000 deportati in Germania: di essi solo 3.000 furono i superstiti. Queste cifre sono forse imprecise, ma ciò non toglie che vi fosse, nella Repubblica Sociale Italiana, un clima di terrore, nel quale lo stesso Mussolini doveva assistere impotente al fatto che perfino suoi stretti collaboratori venissero arrestati e deportati ed i parenti di suoi sostenitori finissero vittime di rappresaglie. (da 'In nome della resa', pag.423)
Ma vogliamo andare oltre. Per essere obiettivi occorre esaminare lo stato d'animo delle truppe tedesche in Italia. Come gli italiani hanno sempre visto i popoli di lingua tedesca come un pericolo incombente, cosi i tedeschi, come tutti i popoli nordici, hanno sempre giudicato i popoli mediterranei, di sangue caldo ed imprevedibili. Con simili premesse non fu difficile per loro vedere in ogni italiano un possibile nemico pronto ad accoltellarli o a coglierli con un colpo di lupara. Si sentirono soli, in una terra straniera e dalle usanze sconosciute e, benché non mancarono anche innumerevoli casi di ottimi rapporti con la popolazione locale, si sentirono circondati di un'ostilità che cresceva, più l'occupazione del territorio italiano (voluta dai loro capi e non da loro) durava nel tempo, poiché, data la situazione militare, tedesco era divenuto sinonimo di 'guerra' e angloamericano di 'pace'. Occorrerebbe perciò farci un esame di coscienza e domandarci che cosa sarebbe accaduto se le nostre truppe si fossero trovate in una situazione analoga in Germania, dopo un'ipotetica caduta di Hitler ed un armistizio separato. Probabilmente anche i nostri soldati avrebbero visto dietro ogni casa un possibile agguato, in ogni volto una faccia infida e in ogni tedesco uno che, improvvisamente, ha fatto causa comune con il nemico, anche se, fino a non molto tempo prima, si era combattuto assieme. Una situazione psicologica che porta automaticamente ad avere il 'grilletto facile'. (da 'In nome della resa', pag.440)