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2 Maggio 2006 - Giudizio:
Baroni P., 'La fabbrica della sconfitta'
Settimo Sigillo - 125 pagine - 11,50 Euro - Edizione 1997
L'autore in questo bel testo analizza la situazione industriale del nostro Paese alla vigilia e durante la Seconda Guerra Mondiale, il ruolo dei suoi massimi dirigenti e il peso che determinate scelte ebbero poi durante il conflitto. In quei momenti determinanti per il corso della storia, pochi uomini segnarono il destino di molti per puri interessi economici personali.

Le deficenze prima della guerra furono enormi, sia dal punto di vista militare, sia dal punto scientifico e decisionale: alti ufficiali ancora legati alla condotta della guerra come nel primo conflitto che immancabilmente influenzarono in maniera negativa la scelta nell'ambito degli armamenti; completa disattenzione verso quanto invece negli altri paesi veniva sperimentato ed adottato; conseguente disinteresse verso particolari ricerche e scoperte che successivamente segnarono il corso del conflitto.

Gli alti esponenti industriali, primi fra tutti i vertici della FIAT e Ansaldo, adottarono un comportamento talmente improntato al puro interesse economico, tanto da rasentare il tradimento ed il sabotaggio: produzione di migliaia di autovetture, telai e relative parti di rispetto al mese in tempo di pace che, al momento del bisogno, si tramutò nella realizzazione mensile di poche decine di autocarri e mezzi corazzati; croniche lamentele di materie prime necessarie alla produzione con conseguenti ritardi ed insufficienze che furono palesemente smascherate quando, dopo l'8 Settembre 1943, i tedeschi occuparono il nostro Paese e trovarono i magazzini pieni di rame, nichel e derivati.

Mentre i nostri soldati al fronte morivano a migliaia, le grandi industrie continuavano ad imporre e produrre mezzi assolutamente superati ancor prima dell'inizio della guerra: biplani quali i CR.42 e carri armati quali gli L.6 e gli M.13/14. E seppur dagli ufficiali al fronte, arrivavano valanghe di proteste per l'inadeguatezza e l'inutilità di tali mezzi, i vertici militari ed industriali proseguirono con tale scempio, arrivando poi a produre le prime armi veramente confrontabili con quelle degli alleati e dei nemici, quando ormai era troppo tardi.

Per chi vuole avere davvero il quadro reale della storia della Seconda Guerra Mondiale e valutare così serenamente quei giorni lontani, è indubbiamente un libro da non perdere.
La fabbrica della sconfitta