|
|
|
|
|
| Recensioni |
|
24 Luglio 2006 - Giudizio:
|
|
|
Stinnett R.B., 'Il giorno dell'inganno - Pearl Harbor: un disastro da non evitare'
|
|
|
Il Saggiatore - 480 pagine - 18,59 Euro - Edizione 2001
|
|
Corredato da un numero rilevante di documenti recuperati negli archivi di stato americani, questo libro scritto da un ex militare della Marina, risulta essere fondamentale per comprendere alcuni retroscena dell'ultimo conflitto mondiale e per inquadrare nella giusta ottica alcune vicende che modificarono
il corso della storia.
L'autorevolezza dello scrittore è indubbia e gli elementi portati a conferma della tesi, talmente numerosi e solidi da dover indurre tutti gli storici mondiali a rivedere con serietà la storia della Seconda Guerra Mondiale. L'autore riserva quasi la metà del suo testo ad appendici e note, relative ai documenti
da lui raccolti, in particolare fotocopie di ordini e verbali inediti e classificati come segreti, in cui si dimostra chiaramente come l'intervento degli Stati Uniti fosse preparato e studiato da tempo.
La stesura del libro ha richiesto ben 17 anni di ricerche, ma alla fine è stato possibile dimostrare come, con una serie di azioni politiche ed economiche mirate, gli Stati Uniti soffocarono l'economia giapponese e portarono questo paese alla guerra. Successivamente viene dimostrato come anche l'attacco a Pearl
Harbor fosse conosciuto con largo anticipo, come non fu impedito e come fu invece utilizzato per smuovere l'opinione pubblica americana contraria alla guerra.
Furono così sacrificati oltre 2200 soldati e civili americani presenti nelle isole Hawaii per spinegere definitivamente il paese verso la guerra; e le accuse dell'autore sono rivolte a tutti indistintamente, dal presidente F.D. Roosevelt ai vertici militari delle varie armi.
In ordine cronologico sono così narrati gli episodi e le vicende che consentono al lettore di comprendere chiaramente cosa avvenne realmente 60 anni fa e quanto la storia reale sia differente da quanto, ancor oggi, i mass media, la scuola, l'opinione pubblica in generale ci vogliono far credere.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|