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Recensioni
18 Ottobre 2005 - Giudizio:
Pansa G., 'Sconosciuto 1945'
Sperling e Kupfer Editori - 476 pagine - 18,00 Euro - Edizione 2005
Devo dire che, per chi come me conosce profondamente il periodo storico trattato, il libro non aggiunge nulla di nuovo; di episodi quali quelli raccontati da Pansa nel testo se ne verificarono a migliaia per mesi in tutta Italia. Chi oggi si stupisce di quanto viene raccontato, è perchè, come la maggioranza, è sempre stato all'oscuro della reale storia di quegli anni. Il valore di questo libro non è in quello che racconta, ma in chi lo racconta. D'altronde personaggi, quali lo scomparso Giorgio Pisanò, hanno scritto su queste vicende per anni e nessuno li ha mai considerati, proprio perchè erano o sono dalla parte 'sbagliata'.

Pansa, da sempre uomo di sinistra, ha finalmente, con questa serie di ultimi libri, affrontato anche ciò che hanno vissuto e subito i 'vinti'. Basta comunque leggere i suoi libri per accorgersi da subito che il giornalista non prende di certo le difese di chi ha combattuto e ha creduto in un'ideologia che lo stesso ritiene sempre e comunque sbagliata; si è solo limitato a raccontare le storie di chi per anni è stato costretto al silenzio.

Bene, tutto questo, è stato sufficiente per far si che lo stesso fosse attaccato da tutte le parti offese, partigiani in testa. Evidentemente in questo Paese non è ancora possibile 'raccontare' determinate vicende con un'angolazione differente da quella dei 'vincitori' (uomini che di certo non vinsero nulla e diedero un contributo assolutamente nullo alla vittoria alleata).

Ritengo inoltre che il nuovo libro non sia all'altezza de 'I figli dell'aquila', dove la vicenda personale trattata, risulta essere più avvincente dal punto di vista umano; rimane però senza dubbio un testo che consiglierei a chi purtroppo è cresciuto indottrinato a senso unico e che quindi non conosce nulla delle vicende verificatesi alla fine della guerra.

Pansa racconta una serie di episodi collegati alle numerosissime lettere ricevute dopo la pubblicazione de 'Il sangue dei vinti', proprio dai famigliari di chi all'epoca fu eliminato, perchè fasicta o presunto tale; ogni capitolo è appunto il ripercorrere le vicende personali di chi, in quei giorni, fu spettatore di vendette ed assassini e, solo ora e solo grazie allo scrittore, può raccontare liberamente cosa accadde in quel periodo. Per fare ciò lo scrittore si avvale di un ipotetico personaggio, con il quale dialoga e al quale racconta i singoli episodi.

Il mio giudizio non è dunque assolutamente positivo al testo in sè, ma apprezzo ancora una volta il lavoro di Pansa che, come pochi altri, ha avuto lo spirito d'iniziativa di raccontare la verità. Qualunque opera ha il merito di demolire quel muro di faziosità costruito negli anni dalla sinistra nostrana, rimane comunque degna di nota e di apprezzamento da parte del sottoscritto.
Sconosciuto 1945