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Le pagine dei reduci: Camicia Nera Mondazzi Luigi |
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Ho avuto il piacere di conoscere la nipote di questo nostro caduto grazie ad un'email inviatami mesi fa dalla stessa, nella quale ho potuto leggere una storia, un dramma familiare come purtroppo se ne verificarono molti negli anni della guerra. Ma questa vicenda mi ha profondamente colpito, sia per la storia in tutti i suoi aspetti, sia per la sofferenza che a tanti anni di distanza emerge dal racconto e dalle parole della nipote. Dopo una serie di email, ho ricevuto copia della storia, completa e definitiva, di questa Camicia Nera scritta dal figlio, padre della signora che mi ha contattato e abbiamo deciso di pubblicarla. Come sempre l'unico nostro obiettivo è quello di ricordare nel miglior modo possibile tutti quei soldati che hanno donato al nostro paese una parte della loro vita o addirittura tutta la loro vita, anche e soprattutto se in camicia nera. Con il doveroso rispetto vi invito a leggere la storia della Camicia Nera Mondazzi Luigi, è una bellissima storia senza lieto fine.
Tutti i dati qui riportati dello scomparso Mondazzi Luigi, mi sono stati forniti dalla nipote che, oltre a voler ricordare così il proprio nonno mai conosciuto, vorrebbe raccogliere ulteriori notizie e magari contattare qualche vecchio commilitone. Potete eventualmente contattarla a questo indirizzo E-mail.
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RITRATTO DI LUIGI MONDAZZI.
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E' un poco arduo fare un ritratto del proprio padre a sessantasette anni dalla sua morte. Sono i ricordi della prima infanzia. Sono i ricordi che a volte vengono mitizzati. Sono i ricordi di un fanciullo che è cresciuto senza padre fin dall'età di nove anni. Mi sforzerò di descrivere quel babbo che mi teneva sulle ginocchia e mi raccontava le favole, che mi portava a spasso per Cesena, orgoglioso di avere un figlio maschio!
Ma cominciamo dall'inizio. Mondazzi Luigi, classe 1910, secondogenito di una famiglia povera. Il padre Egisto, morto per cause di guerra nel 1918, faceva il ciabattino. La mamma era cuoca in una locanda. La sorella Anita, corista del teatro lirico Alessandro Bonci, sporadicamente, come tante altre coetanee, lavorava durante l'estate nei magazzini ortofrutticoli. Lui faceva il barbiere e in un secondo tempo, ormai esperto, anche parrucchiere per signora.
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Basandomi sulle testimonianze familiari godeva di una reputazione, allora assai ambita, di rubacuori. Ecco inquadrato il contesto familiare. Ma nella tela dipinta con il pennello della memoria del mio babbo mi preme disegnare due aspetti: quello casalingo e quello politico; l'uno esercitato fra le mura domestiche e l'altro svolto fuori casa, anche se i due aspetti, a volte si fondono. La politica entrò nella sua vita quando, come tanti giovani del suo tempo, fu testimone, ancora ragazzino e orfano di guerra, del trattamento indegno riservato ai reduci della Grande Guerra.
Per questo aderì al Partito Nazionale Fascista (PNF) di Mussolini che aveva realizzato il riscatto per i reduci ed ex combattenti e si proponeva di far grande l'Italia sulle orme dei trionfi dell'Impero Romano. Certo vi era molta retorica in ciò, ma per quanto mi riguarda mi ha insegnato e inculcato l'Amore per la Patria e quello infinito per il Tricolore e questa non è retorica, come non lo è l'emozione, ancora oggi nel sentire l'Inno di Mameli.
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Mio padre ci credette e fu fedele fino alla fine, pur essendo di indole pacifista. Una delle cose che ho impresse di mio padre è che rifuggiva e aveva orrore del sangue, tanto che come era uso in quei tempi, quando mia mamma riusciva ad acquistare in occasione delle feste pasquali, natalizie o patronali, quindi molto di rado, un pollo od un coniglio (vivi) si assentava nel momento della macellazione. Può sembrare patetico ciò che scrivo, ma sta di fatto che la mia famiglia era titolare della 'Tessera di povertà' (un'istituzione del tanto esecrato regime fascista).
Quello che mi ha angosciato per molto tempo è immaginare cosa abbia provato in quel mattatoio che fu la campagna di Russia. Eravamo una famiglia felice. Io ero felice. All'età di ventitrè anni sposò una giovane di diciannove. Nozze riparatrici, ma d'amore, c'ero io che premevo per venire alla luce, infatti nacqui otto giorni dopo il matrimonio, celebrato a mezzanotte dell'otto agosto del 1933 per nascondere al mondo la 'vergogna' di un concepimento al di fuori dal Santo matrimonio! Ironia della sorte (si dice così?) mia mamma faceva parte di una famiglia antifascista e quindi le nozze furono fortemente avversate.
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Io ho vissuto inconsapevole in questa atmosfera di disconoscimento da parte di mio nonno (per altro molto affettuoso nei miei riguardi, sentimento pienamente ricambiato), ma non ricordo che sia mai entrato in casa nostra; lo fece il 23 maggio 1943, nel pomeriggio, dopo la comunicazione della morte in combattimento durante la battaglia sul Don del Legionario Mondazzi Luigi del XV Battaglione 'Leonessa' il 15 dicembre 1942, come è scritto nella comunicazione del Comando Generale della Milizia.
Questo è il quadro. Ma l'uomo casalingo? Ecco vi sono alcuni episodi incancellabili nella mia memoria che mi fanno, allo stesso tempo soffrire e gioire anche ora che le vicende della vita dovrebbero avermi corazzato contro le emozioni. Sei anni fa, nel tentativo di ricostruire il passato della mia famiglia ebbi l'occasione di trascorrere tre ore e mezzo nell'archivio storico del Comune di Cesena e in quella occasione ho rintracciato la 'pubblicazione di nozze' fra Luigi Mondazzi fu Egisto parrucchiere e Wanda Neri di Dino, casalinga. Quanta emozione in quel piccolo lasso di tempo in cui ebbi modo di frugare fra i documenti della mia famiglia.
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Andiamo avanti. Che dire? Non penso che mio padre sia stato differente da molti altri, solo che era mio ed io ero il suo erede, quello che avrebbe continuato a trasmettere il suo nome. La domenica era consuetudine che mi portasse a far visita alla nonna materna, Giovanna, per misteriose ragioni chiamata Mariuccia e poi, sempre in bicicletta o a piedi andare a Torre del Moro, una frazione alle porte di Cesena sulla Via Emilia, dai contadini legati da una vaga parentela dovuta all'adozione della nonna Mariuccia. E lì in una inimitabile pace agreste si compiva la mia educazione contadina.
Maestri il mio babbo e il contadino Gigetto. Solo pochi anni mi è stato dato di trascorrere con il mio babbo, ma sufficienti per formarmi in un rispetto sommo per le idee e le usanze degli altri e per la campagna. Indimenticabili le serate trascorse sovente al suono del mandolino (che lo ha seguito nel suo viaggio verso la morte) che il mio babbo suonava molto bene. Quasi tutte melodie liriche, come è noto i romagnoli sono per la maggior parte melomani e io fino alla sua partenza sono cresciuto con quella musica.
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Altro ricordo è quando mi faceva esercitare nella lettura del 'Corrierino dei Piccoli'. Nonostante l'estrema povertà in cui versava la mia famiglia due cose entravano sempre in casa: 'La settimana enigmistica' ed il 'Corrierino dei Piccoli' e quando andavamo dai contadini di Torre del Moro, la Domenica del corriere. Altri ricordi preziosi?
Il ritaglio delle figure del presepe, quando mi permetteva di aiutarlo nella incorniciatura a giorno delle fotografie ritagliate dalla Domenica del Corriere. Le scampagnate sulle colline nei Lunedì di Pasqua, le vie crucis del Venerdì Santo sull'erta del Colle dei Capuccini, le visite nel periodo natalizio al Santuario della Madonna del Monte dove i frati benedettini allestivano un grande presepio animato e la processione del 15 agosto festa dell'Assunta. La sagra di San Giovanni, patrono di Cesena, quando mi comperava una pallina multicolore munita di elestico e il fischietto di zucchero rosso.
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Tanti ancora sono gli episodi che sono nella mia mente, ma alla fine vorrei chiudere questo ritratto del mio babbo con l'ultimo episodio che ci vide protagonisti. Era l'ultimo giorno, quello della partenza per il fronte, già si sapeva la sua destinazione: la Russia. Andai a prendere il pugnale e consegnandoglielo gli dissi: 'Babbo ammazzane tanti. Uno anche per me'. Si sedette e mi prese in grembo, mi abbracciò e rispose: 'Loris non parlare mai di uccidere. Rispetta sempre il prossimo. Sii buono e stai sempre vicino alla mamma. Ricorda che io vado lontano perchè tu cresca felice'. Io replicai: 'Ma perchè vai così lontano babbo? Io sono felice qui con te e la mamma'. Si nascose il viso con le mani, si alzò, mi pose per terra e andò a chiudersi nel gabinetto.
Non ho seguito mio padre nelle sue ideee politiche, nonostante abbia subito le angherie dei post fascisti che si sono ritrovati miracolosamente con la camicia e il fazzoletto rossi, all'ombra della falce e martello, ma sono orgoglioso di lui e dei suoi insegnamenti.
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