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| Il comunismo - Il regime sovietico |
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Il sistema comunista sovietico è stato la più grande delusione, la più feroce menzogna che quel popolo tanto buono e paziente abbia dovuto subire [...] Le repressioni dopo che Stalin aveva preso il potere assoluto, nel 1928, non furono altro che la conseguenza della dottrina leninista che con la teoria del nemico di classe metteva in pratica ogni forma di violenza pur di imporre la cosiddetta dittatura del proletariato che più esattamente era la dittatura sul proletariato. [...] L'esperienza che hanno fatto i nostri soldati in Russia nel contatto con la gente semplice è stata che il comunismo era odiato,
ma che Stalin era riuscito a far passare quella guerra come una guerra patriottica, mettendo in sordina l'ideologia comunista e perfino ogni propaganda atea. Si spiega così il fatto che, pur di fronte a tanti sacrifici, non ci siano state ribellioni nell'Armata Rossa, che dato il rifiuto così radicale ed esteso del comunismo sembrava dover essere la conclusione più logica fra il 1940 e il 1945. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.10)
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Era già in vigore da anni l'art.58 del codice penale sovietico, che compendiava il reato di collaborazione con la borghesia internazionale. Questo decreto favorì l'applicazione più rigorosa di norme esistenti. Inoltre era compendiata, con questa dizione, l'estensione del reato ai parenti più prossimi del condannato. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.15)
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Era il dicembre del 1934 e l'attentato diede la stura ad uno dei più tremendi periodi dello stalinismo, nel quale tutta l'URSS fu sconvolta da una ristrettissima vigilanza rivoluzionaria con migliaia di processi farsa e altrettante esecuzioni capitali. Aveva inizio il nuovo corso politico durante il quale i campi di prigionia si riempirono e dove le sofferenze e il freddo concludevano l'opera di eliminazione accuratamente pianificata dal Cremlino. Moriranno così milioni di comunisti, [...]. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.15-16)
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L'ondata di arresti e deportazioni si prolungò fino al 1939 e raggiunse l'apice nel 1937. Furono colpiti contadini delle collettività agricole (ufficialmente il numero di contadini deportati per non aver accettato la collettivizzazione fu di cinque milioni; ma non si seppe quanti di questi furono fucilati, poiché le esecuzioni avvenivano in massa e, allo scopo di terrorizzare le popolazioni, colpivano intere regioni), ufficiali dell'esercito, operai, professori, analfabeti e intellettuali, ex appartenenti alla borghesia e membri del partito.
Non fu risparmiata la stessa polizia segreta e almeno ventimila suoi agenti cadranno sotto il fuoco del plotone d'esecuzione. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.18)
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Nel 1937 Stalin nominò Nikolai I. Ezov capo della polizia segreta (N. Ezov, definito il nano sanguinario, nei due anni al comando della NKVD fece deportare sette milioni di sovietici, e fucilarne gran parte), ordinandogli di sopprimere tutti i vecchi bolscevichi e i migliori quadri della classe operaia. Fu un feroce esecutore di ordini. Ancora Corneli scriverà: fu un epoca di grande terrore, di processi, di deportazioni in massa e di esecuzioni. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.19)
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Il 28 ottobre dell'anno successivo la direzione del campo ordinò, a titolo di avvertimento l'uccisione di trecento prigionieri. Essi furono addossati al muro del monastero e uccisi con un colpo d'arma da fuoco alla nuca. L'arma usata dalla Ghepeù e poi dalla NKVD per il colpo alla nuca era la pistola Nagan, la stessa usata nella soppressione dei diecimila giovani ufficiali polacchi nelle foreste di Katyn. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.23)
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Coloro che erano in forze furono tradotti nelle miniere della Siberia. Quelli ormai anziani o malati, furono stipati in una nave, il vecchio piroscafo Clara, che fu fatto affondare nel Mar Bianco. Morirono tutti [...] Non fu questo, tuttavia, l'unico episodio di eliminazione di prigionieri col sistema dell'affondamento; la notte del 12 dicembre dello stesso anno il piroscafo Indigirka si rovesciò trascinando nelle acque gelide oltre duemila prigionieri. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.25)
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Il Komitern era l'organizzazione di partito fondata da Lenin nel 1919 e concepita con lo scopo di instaurare il comunismo nei singoli paesi, attraverso la guerra civile, dai più arretrati ai più sviluppati. Segretario era il bulgaro Dimitrov, suo vice Togliatti. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.36)
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L'accusa primaria che si ripeteva, allucinante, per tutto il territorio sovietico era quella di trotzkismo, con la quale si compendiava un'infinita gamma di reati. Per la polizia segreta trotzkismo significava tutte le specie di attività controrivoluzionarie immaginabili, per esempio l'esser andati tardi al lavoro poteva comportare l'accusa di trotzkismo, e anche l'aver parlato con estranei rientrava in quest'accusa, e possedere un oggetto lo poteva essere. Più pericoloso era possedere una macchina per scrivere, la qual cosa comportava oltretutto il sospetto di spionaggio. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.47)
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Quando una persona subiva l'arresto i suoi congiunti venivano pubblicamente screditati. Successivamente gli adulti di quella famiglia erano a loro volta arrestati e deportati, mentre i figli minori venivano internati in luoghi di correzione gestiti dal partito, dopo esser stati umiliati di fronte ai propri compagni di scuola e indicati come figli di traditori. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.52)
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Con la spartizione d'uno stato sovrano, la Polonia, Stalin poté dar corso al tentativo d'annientamento dell'intellighenzia polacca. Sono le Fosse di Katyn a testimoniarlo, nelle quali morirono migliaia di giovani ufficiali, uccisi con un colpo di pistola alla nuca. Si scopriranno solo tre anni più tardi. Immediato lo sconcerto nell'opinione pubblica mondiale avrà invece la decisione di Stalin di consegnare alla Germania nazista tutti i comunisti tedeschi rifugiatisi in URSS. [...] Ma con lo scoppio del conflitto le repressioni staliniane dovettero subire un decremento: l'Unione Sovietica doveva prepararsi alla guerra che prima o poi l'avrebbe coinvolta.
Stalin era consapevole che presto o tardi avrebbe dovuto affrontare le armate naziste. E' totalmente infondata, oggi, la teoria secondo cui l'aggressione nazista alle frontiere sovietiche fosse stata una sorpresa per il Cremlino. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.60)
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Su tutti costoro, gl'italiani morti per mano degli stalinisti durante la sanguinosa guerra di religione che devastò la Russia bolscevica, è stesa da sempre una cortina di silenzio. E anche di recente, quando il partito comunista ha celebrato il ventennale della morte di Palmiro Togliatti, per rivendicarne l'eredità politica ma dimenticando che egli fu il numero due del Comitern sotto Stalin, complice fino all'ultimo morto ammazzato del massimo boia del nostro tempo, non una parola è stata spesa per loro [...] Fu a Vorkuta che, nel giro di poche settimane, millecinquecento oppositori vennero liquidati con un colpo alla nuca mentre entravano, convinti d'esser condotti al bagno,
in una piccola capanna nella tundra gelata. (da 'Prigionieri italiani nei campi di Stalin', pag.235-236)
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[...] la divisione di bielorussi che ci stava di fronte venne sostituita da divisioni fresche di usbeghi e di tartari, da pochi mesi alle armi: subito avevano cominciato a presentarsi alle nostre trincee dei disertori [...] venivano tenuti inquadrati dai pochi russi veri e propri presenti nei reparti, in maniera brutale. Durante un interrogatorio un disertore asserì - mostrandoci le cicatrici - che il suo 'compagno ufficiale' anziché chiamarlo per nome, usava chiamarlo con una frustata in faccia. [...] I nostri mortai da 81 le avevano tempestate per ore con bombe 'a grande capacità', senza che esse reagissero. Ancora una volta appariva raccapricciante il modo in cui il comando nemico impiegava i propri uomini:
un disertore riferì che una di tali compagnie, essendo andata completamente distrutta, era stata sostituita con un'altra, la quale aveva assunta la stessa posizione di attesa nella neve. (da 'I più non ritornano', pag.12-13)
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Quanto alla gente, al popolo, tuttavia non ci sembrava affatto comunista... ma piuttosto - specialmente i contadini - vittima del comunismo. (da 'I più non ritornano', pag.188)
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Poveretta: il marito è da due anni deportato in Siberia perché anticomunista. Così almeno l'ha definito il tribunale sovietico perché lui, essendo agronomo e direttore di un kolcoz, in un'annata sfortunata che non ha prodotto sufficiente grano da versare allo stato, ha difeso l'interesse dei contadini dicendo che prima avrebbe diviso fra essi le loro spettanze ed avrebbe dato quello che rimaneva. Ciò gli è costato cinque anni di deportazione in Siberia, ed ora è là che dirige le coltivazioni. (da 'Fronte russo : c'ero anch'io', volume 2, pag.615)
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Nell'ambiente bolscevico di Mosca, nel quale si formò la classe dirigente del partito comunista italiano, l'odio è il sentimento dominante, presenza quotidiana, sostanza del pensiero e del comportamento. Alexander Jakovlev, che fu membro del Politburo e della segreteria del PCUS, ha così descritto il clima che si viveva in quegli anni nei palazzi del Cremlino. 'Tutti insegnavano ad odiare. La regola era la demonizzazione dell'avversario. [...] I bolscevichi avevano trasformato l'ideologia dell'intolleranza in ideologia di Stato. E noi per decenni, stiamo lottando con tutte le nostre forze, senza risparmiare fiele, inchiostro, etichette, offese, senza rispetto per i nostri figli e nipoti, senza paura né di Dio né del Diavolo,
per calpestare il prossimo, per coprirlo di fango, per ricavare deliziose vendette con un sadismo primitivo e brutale'. (da 'I balilla andarono a Salò', pag.144-145)
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[…] quando Stalin lo fece tacere con un gesto irritato, si alzò in piedi e cominciò un secondo discorso improvvisato. Durante gli anni in cui il capitalismo ha accerchiato l'Unione Sovietica, noi siamo stati capaci di fare buon uso di questo slogan mentre espandevamo a nord e a ovest le nostre frontiere. Ma adesso dobbiamo scartare questo slogan: è uno slogan reazionario e limitato, che non servirà a conquistarci un metro quadrato in più di territorio. È giunto il momento di smettere di ruminare sempre le stesse cose, compagno Chosin: smettila di essere un sempliciotto! È cominciata l'era dell'espansione violenta dell'Unione Sovietica! E a quel punto Stalin alzò il bicchiere e pronunciò un nuovo brindisi: 'Lunga vita alla politica di aggressione della nazione sovietica!'. (da 'La guerra di Hitler', pag.459)
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Il 16 luglio 1941 il capo di stato maggiore Halder scrisse in una lettera personale: 'I sovietici fanno avanzare i loro uomini in contrattacco, senza il minimo appoggio di artiglieria, anche in dodici ondate una dopo l'altra. Spesso sono reclute inesperte che si prendono fra loro sottobraccio e, con i moschetti ancora a tracolla, caricano le nostre mitragliatrici, spinti dal terrore dei commissari politici e dei loro ufficiali. La superiorità numerica è sempre stata la forza dell'Unione Sovietica, e adesso il comando sovietico ci sta costringendo a massacrare quei poveracci che nulla fanno per evitare la morte.' (da 'La guerra di Hitler', pag.493)
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