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Dopo il conflitto - La supremazia sovietica |
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Ancora una volta, alla vigilia della loro partenza dalla capitale iraniana, volevano occuparsi del problema polacco. Si trattava, per il vero, di precisare solo quanta fetta di Polonia l'Unione Sovietica intendeva annettersi, poiché sulle sue pretese territoriali a danno di quel paese, la faccenda era ormai definita. Tre sere prima, quando Stalin, senza tanti giri di parole e con grande abilità, aveva portato la questione sul tappeto, Churchill l'aveva risolta nella maniera più sbrigativa, spostando la Polonia ad Ovest, in territorio tedesco, in modo da lasciare ad Est spazio alle pretese sovietiche. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.5)
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Inglesi ed americani non osarono più controbattere e concessero a Stalin ciò che a suo tempo avevano rifiutato a Hitler. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.6)
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Stalin si sentì soddisfatto. Aveva ottenuto quanto voleva ed in più il diritto di portar via dal Reich attrezzature industriali, manufatti e manodopera tedesca, cosa che, per altro, aveva già iniziato a fare. In più ancora, con la promessa che a fine conflitto in Europa avrebbe fatto guerra al Giappone, si ebbe da Roosevelt congrue forniture militari ed il riconoscimento di riprendersi in Estremo Oriente le posizioni che già aveva la Russia zarista. Tutta roba che, per il vero, apparteneva di diritto alla Cina di Ch'ang Kai-Shek, altro alleato degli Stati Uniti. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.101)
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L'intesa infatti non tardò a venire. La Polonia fu collocata, in attesa di un trattato di pace, tra la linea Curzon e l'Oder-Neisse e si ebbe come governo, in attesa di libere elezioni, il comitato di Lublino, allargato con esponenti locali di altri partiti. Stanislaw Mikolajczyk, col suo governo e coi polacchi che nel 1940 avevano difeso Londra dalle incursioni aeree tedesche e combattuto a fianco degli eserciti democratici, furono, senza riguardi, rinnegati. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.101)
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'Ancora prima della fine della guerra', confidò Winston Churchill dieci anni dopo agli intimi convenuti per festeggiare i suoi ottanta anni, 'quando i tedeschi si arrendevano a centinaia di migliaia, telegrafai a Lord Montgomery e gli comunicai di curare che venissero raccolte le loro armi in modo che potessero essere ridate subito ai soldati tedeschi coi quali avremmo dovuto operare nel caso in cui i sovietici avessero proseguito la loro avanzata'. Erano giorni in cui fondato appariva il sospetto, per altro confermato da fonti svedesi, che l'Armata rossa, lanciata all'inseguimento delle truppe tedesche in ritirata, ne profittasse per invadere la Danimarca e portarsi
in Norvegia, un'eventualità che già nel settembre 1944 si erano posta gli alleati e che gli americani avevano accolta con la decisione di non opporsi. Gli inglesi allora non avevano fiatato, ma quando il 1° maggio 1945 videro Rokosovskij dilagare nel Mecklemburgo non persero tempo e, pressati da Churchill, si precipitarono ad andare a sbarrare la strada. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.159)
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Dei tre personaggi, quello in migliore posizione, non essendo un novellino e non avendo preoccupazioni di perdere il suo scanno, era ancora Giuseppe Stalin. Aveva intrapreso questo suo secondo viaggio all'estero, in una terra straniera ben saldamente presidiata dalle sue truppe, anche se indisposto (almeno così avevano detto per chiarire il suo ritardo nel comparire a Cecilienhof), ma, come sempre, lucido e determinato a far ingoiare ai suoi amici occidentali la sua politica dei fatti compiuti. Già prima di incontrarli, dopo aver di sua iniziativa passato ai polacchi le zone sino all'Oder-Neisse, aveva, nel pezzo di Germania, fin dove era arrivato, installato i suoi
protetti tedeschi salvati dalle purghe e a un mese dopo l'armistizio fatto sorgere partiti e l'Unione Sindacale dei Liberi Tedeschi, raggruppati il 14 luglio in un 'Fronte Democratico Antifascista'; il 23 aveva fatto nazionalizzare banche a casse di risparmio ed il 27 istituito undici 'Amministrazioni tedesche'. Il tutto in un momento in cui i vincitori dovevano ancora perfezionare l'indirizzo comune da dare al paese conquistato e in un momento in cui, ad Ovest, c'era ancora il nulla. [...] La sorte ultima dei tedeschi a Est e a Ovest dell'Oder-Neisse fu decisa dai tre capi alleati in sette sedute. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.216-217)
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L'unico filo di speranza, rappresentato da un possibile sbarco angloamericano nell'Alto Adriatico di cui si era molto vociferato in quegli ultimi mesi, si era definitivamente spezzato. Gli Alleati infatti preferiranno sbarcare nella Francia meridionale per non indispettire Stalin che non voleva intrusi in quella parte d'Europa che già considerava nella sua sfera d'influenza. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.95)
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