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Dopo il conflitto - In Unione Sovietica
Un migliaio di soldati della 16a e della 18a armata e alcune migliaia di civili estoni riuscirono a riparare via mare in Svezia. Sette mesi dopo la fine del conflitto, poco prima del Natale 1945, il governo di quel paese, aderendo ad una richiesta di Mosca, li consegnò all'URSS. (da 'E malediranno l'ora in cui partorirono', pag.150)
Il campo conteneva oltre sessantamila soldati delle forze armate germaniche. In maggioranza, però, ex componenti delle divisioni SS ucraine. Tutti giovani, tutti anticomunisti, che al tramonto si univano in cori giganteschi e intonavano le stupende canzoni della loro terra. Ero ancora a Rimini quando giunse l'ordine di consegnare tutti quei prigionieri ai russi. Quella notte, migliaia di ucraini preferirono togliersi la vita. Nessuno ha mai parlato di questa ecatombe, la cui responsabilità ricade in pieno sugli angloamericani e sulla loro folle politica di amicizia con Stalin. (da 'La generazione che non si é arresa', pag.265)
Freddamente determinati a rispettare gli accordi di Yalta, i britannici consegnarono ai sovietici anche i 60.000 cosacchi della Carnia e della Croazia che si erano rifugiati lungo il corso dell'alta Drava. Al momento della consegna, centinaia di cosacchi si gettarono nel fiume in un suicidio collettivo. Gli altri furono massacrati o deportati. (da 'L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia', pag.121)
Il destino dei prigionieri sovietici fu particolarmente tragico sia perché considerati da Berlino 'esseri biologicamente inferiori', sia perché considerati da Mosca 'volgari traditori'. Su 5.754.000 prigionieri caduti in mano tedesca dal 1941 al 1945 ben 3.700.000 morirono per stenti o maltrattamenti (nella Grande Guerra i prigionieri russi morti per gli stessi motivi furono invece 70.000). Dopo il conflitto i superstiti furono riconsegnati a forza dagli Alleati occidentali ai sovietici, benché fosse a tutti noto che in URSS li avrebbe attesi un trattamento 'da traditori', in quanto si erano arresi e non avevano combattuto fino alla morte! (da 'In nome della resa', pag.192)
Legalmente molto discutibile fu pure il forzato ritorno in patria, a guerra finita, di decine di migliaia di russi catturati assieme ai soldati tedeschi: si trattava non solo di cosacchi, ma anche di russi bianchi fuggiti prima della guerra, gente che il governo britannico consegnò nelle tenere mani della polizia segreta di Stalin, ben sapendo quale sarebbe stata la loro fine. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.69)
Nell'aprile 1947 si calcolava che due milioni e mezzo di prigionieri di guerra tedeschi fossero ancora in mano sovietica, mentre non era possibile calcolare il numero dei civili deportati dalla zona sovietica d'occupazione della Germania per essere assegnati a campi di lavoro forzato. Neppure gli americani erano innocenti in proposito. Fornivano prigionieri di guerra italiani alle miniere di carbone del Belgio al prezzo di tre marchi per ogni soldato, cinque per ogni sottufficiale e nove per ogni ufficiale. E dovettero mettere fine a un analogo 'mercato di schiavi tedeschi' con la Francia sino a quando gli stessi non fossero almeno stati sufficientemente nutriti. Si trattava di palesi violazioni di convenzioni internazionali volontariamente concordate e solennemente sottoscritte e ratificate. La convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra vietava a tutte le nazioni di trasferire i propri prigionieri di guerra ad altre nazioni. Eppure quando il ministro britannico della Guerra fece presente al governo che 'per evidenti ragioni politiche' i 160.000 prigionieri tedeschi in mano britannica non potevano essere consegnati all'Unione Sovietica, lord Cherwell (noto per il suo ruolo nella decisione del 1942 di sottoporre la popolazione civile tedesca a indiscriminati bombardamenti) non tenne conto di quel consiglio e una settimana dopo la fine della guerra scrisse a Churchill che 'i tedeschi possono essere usati in squadre di lavoro e i più ardenti nazisti possono essere consegnati ai sovietici che, certamente, sapranno come far loro cambiare idea'. (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.187)
E accadde di peggio. I sovietici pubblicamente impiccarono a Leningrado parecchi ufficiali tedeschi che erano stati giudicati colpevoli dell'eccidio di... Katyn! (da 'Norimberga ultima battaglia', pag.229)