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Croda Rossa e Tre Cime di Lavaredo - Agosto 2010 |
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LA GRANDE GUERRA.
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Seppur in ControStoria.it tratto particolarmente la storia della Seconda Guerra Mondiale, non poco interesse ha suscitato in me da sempre la Grande Guerra, sia perchè è stato il primo conflitto affrontato dal nostro paese tutto unito, sia per quell'alone di eroismo e d'ardimento che ha sempre circondato gli uomini che a quella guerra presero parte.
Non certo la prima e sicuramente non l'ultima, questa escursione di due giorni è la prima di cui qui tratto ed è senza dubbio particolarmente interessante sia per i luoghi visitati (spicca fra tutte la strada degli Alpini, una delle più belle vie dolomitiche), sia per l'atmosfera particolare che ho potuto vivere in questi luoghi che furono teatro della Prima Guerra Mondiale.
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| Clicca per visualizzare la cartina dell'escursione |
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La cartina qui consultabile consente di seguire i due giorni di cammino e tutti i sentieri percorsi; in blu è rappresentato il percorso del primo giorno, in rosso quello del secondo.
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DAI PRATI DI CRODA ROSSA ALLE TRE CIME DI LAVAREDO.
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Partenza alle ore 8.00 dal rifugio Prati di Croda Rossa, nel quale ho passato un prima notte per poter iniziare l'escursione di prima mattina; seguendo il sentiero numero 100 (alto), si inizia subito una salita che, con uno zaino da 65 litri completamente pieno, comporta non poca fatica. Ma come sempre in montagna, basta alzare lo sguardo ed il panorama ripaga sempre di ogni sforzo fatto.
Il sentiero sovrasta la Val Fiscalina e gira intorno al Coston di Croda Rossa; tutta la zona durante la Grande Guerra e fino alla rotta di Caporetto, era occupata dalle truppe austro-ungariche. Qui, come altrove, la guerra era combattuta da pochi uomini costretti spesso a vivere e combattere in condizioni davvero proibitive.
Sotto quota 2235 è possibile prendere la bella e semplice ferrata che consente di percorrere per intero il Coston di Croda Rossa (ferrata da me fatta qualche settimana prima). La vista della sottostante vallata è assolutamente suggestiva e sono visibili sia il paese di Piani di Moso che di Sesto, durante la guerra bombardati e parzialmente distrutti dalle artiglierie italiane poste in zona.
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Proseguendo lungo il sentiero si arriva all'incrocio con il numero 124 anch'esso percorribile dal rifugio Prati di Croda Rossa; nella zona si iniziano a trovare resti davvero molto interessanti del conflitto, fra cui quello da me individuato e qui riportato. Lungo il percorso parte un sentiero più piccolo a salire, non riportato nella cartina ma visibile sul terreno che conduce ad una caverna artificiale. All'interno della stessa, oltre a resti in legno che probabilmente componevano le brande, le panche ed i tavoli, è ancora presente il supporto per una mitragliatrice che consentiva evidentemente di controllare tutto il percorso verso la Forcella Undici.
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Eccomi dunque finalmente alla salita che conduce alla forcella; salita non impegnativa, ma lunga e su terreno particolarmente sconnesso per un totale circa di 600 metri di dislivello. La posizione, come tutta la zona percorsa, era in mano alle truppe austro-ungariche che sbarravano così l'accesso alle valli sottostanti.
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Durante la salita ed in particolare sulla forcella i resti della Grande Guerra sono ancora molti e ben visibili: ricoveri in grotta, resti di baracche letteralmente appesi alle pareti, filo spinato e scatolame. In una giornata di piena estate il posto è splendido ed il panorama entusiasmante, ma basta immaginare lo stesso luogo in inverno per renderci conto delle privazioni che quegli uomini dovettero affrontare.
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Da qui parte la ferrata che raggiunge il famoso Passo della Sentinella, strappato agli austriaci da un audacissimo colpo di mano degli Alpini in pieno inverno; io al contrario proseguo per il sentiero numero 101, ovvero per la famosa strada degli Alpini. Il paesaggio cambia e solo in lontananza si può scorgere del verde, qui è tutto cime e pietre. Il percorso si snoda lungo il lato ovest di Cima Undici ed il bivacco Mascabroni (nome del reparto che conquistò il Passo della Sentinella).
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Eccomi dunque al tratto più caratteristico della strada degli Alpini: da qui in avanti il tracciato è stato letteralmente scavato nella parete verticale; la corda metallica da ferrata accompagna frequentemente il percorso. Fra pietre e rocce si prosegue in uno scenario indimenticabile ed unico, come lo possono essere le Dolomiti. Intorno a me, a parte qualche escursionista in lontananza, regna il silenzio più assoluto. Il percorso fu adattato a sentiero turistico fin dagli anni 30, e non presenta particolari difficoltà, se affrontato in piena estate, senza neve.
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Questa strada è una ferrata storica: infatti la Cengia della Salvezza durante la Prima Guerra Mondiale fu adoperata come collegamento efficiente e veloce dagli Alpini tra la forcella Giralba e il passo della Sentinella. Fu decisa la costruzione di questa via, in quanto le truppe italiane non riuscivano a penetrare nel territorio austriaco dal Passo di Monte Croce di Comelico. La strada degli Alpini fu resa praticabile dai soldati italiani sul versante ovest di Cresta Zsigmondy e di Cima Undici; intagliata per lunghi tratti nella roccia a forza di braccia, la cengia servì per raggiungere e fortificare le postazioni sulla cresta di Cima Undici durante la preparazione dell'attacco al passo della Sentinella, posto tra la Croda Rossa di Sesto e Cima Undici, che segnava all’epoca il confine italo-austriaco.
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Di fronte a me la famosissima 'Cengia della Salvezza', una spaccatura della montagna che rientra all'interno della stessa; il passaggio non è assolutamente semplice per la presenza della neve nella sua parte interna e per l'assenza di corde o appigli. Il luogo però risulta essere particolarmente suggestivo.
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Superato il tratto finale della strada il sentiero scende parzialmente verso il Lago Ghiacciato di Giralba e si incrocia con il sentiero numero 103. Qui si riprende a salire verso la Forcella Croda dei Toni; dopo ore di cammino la stanchezza inizia a farsi sentire, ma ancora una volta quanto vedo ripaga lo sforzo dell'ennesima salita.
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Raggiunta la Forcella Croda dei Toni il tempo cambia e la temperatura si abbassa con un forte vento; tutto questo però rende ancora più suggestiva la mia escursione. Più le condizioni climatiche diventano avverse e più ci si riesce ad immedesimare nell'ambiente e nella storia. Da qui procedo lungo il sentiero numero 107 che mi consente di raggiungere prima il Passo del Collerena e costeggiare poi dall'alto i Laghi di Cengia.
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Le tracce del conflitto sono qui ben evidenti: ovunque attorno si trovano caverne, postazioni, ripari e sentieri del fronte italo-austriaco del 1915-1918. Le truppe italiane erano appostate sulla Forcella Pian di Cengia e sul Passo Fiscalino, in certi periodi diverse centinaia di uomini, sia d’estate che d’inverno. I rifornimenti, i pezzi d’artiglieria e il materiale bellico venivano portati lassù dal pianoro Lavaredo con una teleferica passando per i Piani dei Cavalli e sulla carrabile.
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Raggiunta la Forcella Pian di Cengia parte il sentiero numero 101 che mi condurrà, nella parte finale di questa prima giornata di escursione, al Rifugio Locatelli alle Tre Cime di Lavaredo. Il percorso è quasi tutto in piano e mi consente di ammirare alla mia sinistra il Monte Paterno che dovrò affrontare il giorno successivo. Alla mia destra il Lago dei Piani e la Val Sassovecchio che conduce verso la vallata e verso il paese di Bagni di Moso.
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La prima giornata di escursione si conclude così al Rifugio Locatelli dove posso ammirare le Tre Cime di Lavaredo di fronte a me. Sono le 17.30 circa e, salvo una breve pausa di mezz'ora per mangiare, la giornata ha comportato ben 9 ore di cammino continuo e senza interruzioni. Mi aspetta il meritato riposo al rifugio... di fronte la salita del Monte Paterno mi aspetta minacciosa e parzialmente nascosta dalle nubi nere che si sono addensate.
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DALLE TRE CIME DI LAVAREDO A PIANI DI MOSO.
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Sveglia alle 6.30 di mattina per una rapida partenza; il tempo è pessimo con nubi basse e nere; la temperatura è di qualche grado sopra lo zero e siamo in pieno Agosto! La prima fase del rientro prevede la ferrata del Monte Paterno. Zaino in spalla e su per lo stretto sentiero che si inerpica da subito. L'atmosfera è davvero unica... le nubi bassissime mi isolano da tutto il resto e sembra davvero di essere su un altro pianeta; nessun rumore, silenzio assoluto e visibilità di qualche decina di metri.
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Il sistema di gallerie del Monte Paterno è davvero impressionante; scavate dai nostri soldati per proteggere la zona delle Tre Cime di Lavaredo e per contrastare le frontali posizioni austriache situate presso la Torre di Toblin, attraversano gran parte della montagna e sono percorribili con una lunga scalinata a salire. Assolutamente necessaria una torcia ed il kit da ferrata per tutti i passaggi che successivamente incontrerò.
Fin dall'inizio del conflitto, sul fronte delle Dolomiti di Sesto, era chiara la posizione strategica del Paterno, ma solo agli esperti di montagna, e non alle alte cariche austriache, che decisero di trascurarlo, almeno inizialmente. Fu così occupato dagli italiani. Solo il 4 luglio 1915 l'esercito austriaco decise di tentare un'azione per cacciare gli italiani dalla vetta. La notte del giorno precedente, la pattuglia volante di Sepp Innerkofler si appropinquiò in assoluto silenzio alla vetta. Al mattino del giorno 4, l'artiglieria austriaca iniziò un massiccio attacco sulla cima del Paterno. Sepp Innerkofler, il comandante della Pattuglia Volante, fu ucciso da un alpino italiano del Val Piave (Pietro De Luca), con una pietra, mentre tentava di difendere la vetta del monte, mentre la pattuglia austriaca cercarva di conquistarla.
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La salita nelle gallerie prosegue fin quasi alla cima del monte; l'ambiente è totalmente al chiuso, anche se ogni tanto si aprono lungo i lati delle aperture che danno sulle pareti verticali e che all'epoca certamente servivano per battere le posizioni del nemico. Spettacolo indescrivibile! In queste gallerie cent'anni fa circa i nostri soldati vivevano, mangiavano e... morivano.
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Al termine delle gallerie prende il via la ferrata vera e propria; di media difficoltà e ben attrezzata, è sicuramente resa ancora più suggestiva dalle condizioni meteorologiche. Anche lungo la via è notevole la presenza dei resti della guerra. Vista la distanza dall'arrivo, decido di procedere verso la Forcella del Camoscio e non proseguo lungo la ferrata che al contrario mi avrebbe portato fino alla cima.
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Riporto qui un estratto tecnico della ferrata recuperato da un sito specializzato: 'La salita per il Monte Paterno avviene dal Rifugio Locatelli. Dal rifugio si segue il sentiero che con le tre cime di fronte a noi, sale sulla nostra sinistra verso le piccole torrette di roccia che formano una sorta di cresta. Il sentiero per il Paterno segue dall'alto e per qualche decina di metri il sentiero che porta verso la Forcella di Lavaredo. Si passa a fianco delle piccole torrette di roccia fino a sconfinare dalla parte opposta della piccola crestina da esse formata e si ridiscende fino all'ingresso della galleria. Qui inizia il percorso lungo la buia galleria; è d'obbligo l'uso della lampada frontale e del casco altrimenti non è possibile proseguire per ovvi motivi di sicurezza'.
'Inizialmente la galleria sale in maniera decisa ma su terreno battuto, poi raggiunte le prime finestre riprende su una grossa scalinata in pietra e legno. In questo tratto è presente lungo tutto il percorso una fune metallica per aiutarsi nella salita o discesa. La salita si fa più dura e faticosa e sale decisamente di quota. Raggiunta la fine della galleria, inizia il percorso attrezzato che risale subito in maniera decisa lungo la roccia con divertenti passi di facile arrampicata, si raggiunge un sentiero più comodo ma sempre con una leggera esposizione. A seguire questo piccolo tratto su sentiero si riprende a salire lungo una piccola dorsale rocciosa che sempre assicurati alla fune metallica ci riporta in un secondo sentiero più comodo ma che sale sempre deciso'.
'In questo punto è possibile vedere i resti di un vecchio filo spinato, probabilmente eretto a protezione del percorso per eventuali accessi dal basso. Tutta la ferrata si può dire che è un museo a cielo aperto. Alla fine di questo sentiero si raggiunge un piccolo colletto con un bivio dove seguendo il comodo sentiero a sinistra si va in direzione del Rifugio Comici, mentre riprendendo a salire le facili rocce alla nostra destra si prosegue verso la cima del Monte Paterno'.
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Riporto qui un estratto tecnico della successiva tratta recuperato da un altro sito specializzato: 'Si prosegue dalla parte opposta, lungo una comoda cengia orizzontale che taglia la Punta del Camoscio poco sotto la cresta sommitale, sul versante del Cadin Passaporto. Si superano subito due ampie caverne di guerra, ottimo riparo in caso di maltempo, e si giunge presso lo strettissimo intaglio roccioso della Forcella del Camoscetto: lasciati a destra i vertiginosi ruderi di un ponticello della guerra, si supera l'intaglio su un nuovo solido ponte, aiutandosi con la corda fissa. Di nuovo su comoda cengia, si sale in diagonale il versante meridionale dell'aguzza Punta del Camoscetto (arditi residui di opere di guerra sulle vertiginose paretine sommitali)'.
'Si scavalca un altro stretto spacco (Forcella del Camoscino), si traversa sempre in salita su ghiaie e cenge l'omonima Punta e, superato uno speroncino, si scende con attenzione (corde) ad un'altra selletta, la Forcella Est: bella veduta sull'Alpe dei Piani e sul Rifugio Locatelli, coi Tre Scarperi alle sue spalle. Si sale dall'altra parte per una specie di vago canalino, si superano brevi saltini (corde, staffe) e si taglia per cenge esposte l'articolato versante meridionale della Punta Est, più massiccia delle precedenti. Passando presso un ardito gendarme, con bellissime vedute sulla fronteggiante cresta Torre Pian di Cengia - Croda Passaporto, si scende nuovamente fino ad un'altra ampia sella (camminamenti e caverne di guerra)'.
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'Di qui si scavalca un allungato costone (dalla sua estremità, a sinistra, bella veduta su Forcella di Toblin) e si scende per un ampio pendio detritico in direzione dell'evidente Forcella dei Laghi. Con numerosi tornanti, la traccia perde velocemente quota fino ad un ripiano prativo, poi volge con decisione a destra (indicazioni) per calarsi in una tetra spaccatura rocciosa, che preclude la prosecuzione lungo il crinale. Grazie all'aiuto delle corde metalliche e di una scaletta, si raggiunge il fondo del crepaccio: con un altro tratto attrezzato, se ne esce dalla parte opposta, dopo di che per prati riposanti si raggiunge l'ampia insellatura di Forcella dei Laghi'.
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Terminata la parte più impegnativa della giornata, mi aspetta la discesa verso la Forcella Pian di Cengia (già attraversata il giorno precedente) e l'omonimo rifugio. Il panorama è sempre molto suggestivo anche se la visibilità rimane parziale. Presso il Passo Fiscalino ho modo di vedere, seppur parzialmente la ferrata atrezzata della guerra 1915-1918 verso la Forcella Dodici.
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Dopo una rapida pausa prendo il sentiero numero 101 e raggiungo soddisfatto il rifugio Comici, dove posso finalmente fermarmi un'oretta a mangiare e a riscaldarmi all'interno del rifugio. Purtroppo la giornata non migliora e la temperatura sale di poco. Mi aspetta ora la discesa di qualche chilometro fino al paese di Piani di Moso, sempre camminando in mezzo ad uno scenario unico. La giornata si conclude con un totale di 8 ore di cammino e la soddisfazione di essere riuscito a compiere uno dei più bei giri sulle Dolomiti. Come sempre il mio pensiero ed il mio tributo vanno a quegli uomini coraggiosi di entrambi gli schieramenti che qui si affrontarono.
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