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El Alamein - Luglio 2008
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IL SACRARIO MILITARE ITALIANO DI EL ALAMEIN.
Sono arrivato... dopo anni di attesa sono finalmente davanti al Sacrario Militare Italiano di El Alamein. Vorrei iniziare da questo momento la storia del mio primo vero e proprio viaggio alla ricerca della nostra storia e dei nostri caduti... qui da El Alamein.

Da anni aspettavo di poter ‘pellegrinare’ ad El Alamein, mi ero preparato a questo momento, ma essere ora qui all’ingresso del Sacrario è tutt’altra cosa. I più non capiranno le emozioni che descriverò nelle prossime righe di questo racconto, ma sono convinto che qualcuno al contrario potrà almeno immaginare le mie stesse sensazioni, lo stato d’animo nel varcare questa soglia, l’essere in questo luogo, il significato di tutto ciò.

È esattamente il 3 Luglio 2008 ed esattamente 66 anni fa in questo stesso luogo, El Alamein, i nostri soldati e non solo, sulla terra e sulla sabbia che sto calpestando, morivano per un sogno e per una speranza che purtroppo non si avvererà.

Non sono solo, c’è al mio fianco la guida che mi accompagnerà per tutto il giorno, e c’è mio figlio di 10 anni che ha voluto seguirmi per vedere anche lui questi luoghi, e io ho portato soprattutto perchè possa ‘capire’ quali erano gli ideali che muovevano i giovani ed i meno giovani di un’epoca che nel bene e nel male fu certamente unica... ma io sono solo, mi sento solo o meglio mi sento vicino ai ragazzi che sono caduti in questo luogo e in tutto il deserto che mi circonda.
Il Sacrario Militare Italiano di El Alamein
Il Sacrario dista dall’ingresso circa 500 metri in leggera salita; ai bordi dello sterrato ci sono i cippi che ricordano le sfortunate divisioni impegnate su questo fronte: Trento, Bologna, Brescia, Folgore, Pavia, Ariete, Littorio, Giovani Fascisti... Fa caldo, c’è vento dal mare, rumori di auto che passano sulla litoranea, qualche voce, ma io non sento niente; penso solo al fatto di essere ad El Alamein, al cospetto di chi si è sacrificato per il suo Paese e dal suo Paese non ha avuto quasi nulla.

M’incammino, ma più mi avvicino e più tensione, agitazione, commozione crescono... sulla sinistra vedo Quota 33, lontana ma a me così vicina.

Penso a chi oggi nella nostra Italia si azzarda a gioire del fatto che noi questa battaglia l’abbiamo persa, perchè qui come altrove rappresentavamo il male... per fortuna questi ragazzi si sono sacrificati per niente e hanno perso la battaglia di El Alamein. A pedate nel sedere porterei qui questi poveri idioti a vedere quello che sto vedendo io e quello che a breve vedrò... centinaia di nomi e cognomi di italiani... caduti per niente. Rabbia e commozione mi assalgono... non sono morti per niente, almeno loro ci credevano, almeno loro avevano qualche cosa d’importante in cui credere; noi e le nuove generazioni quali grandi ideali abbiamo di fronte? Far grande questo ormai degenerato paese?
Il Sacrario Militare Italiano di El Alamein
Sono giunto alla breve scalinata che conduce all’ingresso del Sacrario... mi si fa incontro il guardiano egiziano, l’ultimo beduino che con Paolo Caccia Dominioni recuperò le salme, ma io lo vedo appena... un saluto rapido e sfuggente... non voglio fargli vedere come mi sento in questo momento. Sono solo ed entro... all’interno non c’è nessuno... ma ci sono loro, i nostri caduti... i caduti inutili di El Alamein, quelli che dovevano perdere; oggi come allora vi sono italiani che gioiscono per questo.

Il Sacrario all’interno è ampio e luminoso, non è cupo ed ombroso come me l’aspettavo, ma è impossibile comunque non commuoversi di fronte a quello che vedo. Sono centinaia di loculi con i nomi dei Nostri caduti... e sono anche decine quelli in cui l’unica parola è IGNOTO.

Mi aggiro nei corridoi e leggo nomi su nomi, non ho parenti qui io, ma questi sono anche miei caduti: medaglie d’oro, soldati, IGNOTI, medaglie d’argento, soldati, IGNOTI, l’eroe fanciullo Sergio Bresciani... di fronte a lui mi fermo per un attimo... aveva 18 anni appena compiuti e a 15 era scappato di casa per combattere questa guerra... a 18 anni è morto per colpa di una mina inglese... oggi non lo ricorda quasi nessuno.
Il Sacrario Militare Italiano di El Alamein
Tocco le lapidi e mi aggiro nei corridoi e ora c’è solo pace e silenzio... quello che si meritano i ragazzi che qui hanno combattuto e sono morti... ma 66 anni fa qui com’era? Scatto delle foto: l’obiettivo di questo viaggio è anche portare a casa del materiale da far vedere a chi non avrà la fortuna di essere qui come me. Bisogna ricordarsi di loro e il sito servirà anche a questo.

Trovo poi il busto del maggiore Paolo Caccia Dominioni, grande uomo e vero padre del Sacrario; lui, l’uomo che dedicò anni della sua vita per strappare al deserto i resti dei soldati di tutte le nazionalità che combatterono qui ad El Alamein.

Dopo diversi minuti esco e salgo sulla ‘terrazza’ superiore... vedo il mare, Quota 33, il deserto, il nostro tricolore... non mi sembra vero, ma sono finalmente ad El Alamein!! Scendo, qualche altra foto e m’avvio verso Quota 33... altri 300 metri circa per arrivare alla quota in leggera salita. È un’emozione fortissima essere qui.

Sono arrivato... m’inginocchio e tocco la terra e la sabbia... mi sono sempre immaginato questo momento e finalmente lo sto vivendo. Riempio il barattolo che mi sono portato dall’Italia di questa terra... voglio e devo portarmi a casa un pezzo di El Alamein.
Quota 33 ad El Alamein
Qui a Quota 33 altri nostri soldati combatterono e morirono per una vittoria che purtroppo non arrivò... e io sono qui nello stesso posto a rendere omaggio al loro sacrificio. Qualche foto ed uno sguardo all’orizzonte cercando d’immaginare cosa loro videro in quei giorni; poi giù verso la guida che ha deciso di aspettarmi alla macchina e di lasciarmi così solo. Cammino ma mi volto continuamente verso la Quota ed il Sacrario... non vorrei andarmene subito, vorrei fermarmi ancora.

Oggi non posso più oltre, ma qualche giorno dopo ritornerò a portare l’ultimo mio saluto prima di prendere l’aereo per l’Italia.
IL SACRARIO MILITARE TEDESCO DI EL ALAMEIN.
Con una profonda tristezza lascio il nostro Sacrario ove sventola e sventolerà sempre il nostro tricolore.. per quante persone questa parola non ha alcun senso!

In direzione Alessandria d’Egitto e sempre lungo la litoranea c’è anche il Sacrario Militare Tedesco di El Alamein; la guida su mie indicazioni, ci porta anche qui a rendere omaggio ai caduti del Deutsche Afrika Korps, i soldati di Rommel, quei soldati che insieme alle nostre truppe per mesi inflissero pesanti e sonore sconfitte alle truppe del Commonwealth: inglesi, neozelandesi, sudafricani, australiani, indiani, ecc.
Il Sacrario Militare Tedesco di El Alamein
Il Sacrario si erge su una quota anch’essa vicina alla costa e poco distante dall’abitato di El Alamein, e la forma ricorda una grossa fortezza, una fortezza di mattoni che raccoglie le spoglie mortali di oltre 4000 caduti. Anche qui regna il silenzio ed ho ancora una volta la fortuna di non incrociare nessuno che possa disturbare la mia visita ed il sonno infinito di questi valorosi soldati; solo il custode tenta di propormi escursioni improbabili in direzione della depressione di El Qattara.

Su ogni parete vi sono grosse lastre metalliche con incisi tutti i nomi dei soldati identificati e tanti sarcofaghi quante le regioni tedesche di provenienza dei caduti; al centro un grosso obelisco che punta verso il cielo di El Alamein. Qualche minuto di silenzio in ricordo di tutti questi caduti e di tutti quelli che non sono mai stati trovati, perchè inghiottiti dalle sabbie di El Alamein.

All’interno del Sacrario è anche possibile visitare la ‘sala delle bandiere’, ove sono presenti targhe e crest delle varie assiociazioni d’arma e di reduci, italiani, tedeschi, inglesi, francesi venuti qui in pellegrinaggio a rendere omaggio ai caduti di El Alamein. E dopo una breve scalinata un’altra sala in cui diverse fotografie descrivono come è nato il Sacrario e come sono state recuperate le salme nel deserto.
IL CIMITERO MILITARE DEL COMMONWEALTH DI EL ALAMEIN.
Al termine della visita chiedo di essere portato al Cimitero Militare del Commonwealth di El Alamein, praticamente alle soglie dell’abitato. In pochi minuti giungiamo all’ingresso ed anche in questo caso chiedo alla guida di essere lasciato solo a visitare e rendere omaggio ai nostri nemici di un tempo; erano soldati anche loro ed anche a loro va il mio ricordo ed il mio pensiero.
Il Cimitero Militare del Commonwealth di El Alamein
Non essendo un sacrario, qui mi trovo giustamente di fronte ad un’infinità di lapidi a terra; sono oltre 8000 i caduti presenti all’interno del cimitero; ed anche qui nomi e nomi di ragazzi, a perdita d’occhio, a volte neanche ventenni venuti a combattere e a morire nelle sabbie di El Alamein.

Visitare tutte le singole lapidi richiederebbe troppo tempo che la guida non mi darebbe, e pertanto cammino fra alcune file, soffermandovi casualmente presso alcune lapidi; leggo i nomi, i reggimenti per me famosi, l’età di questi poveri soldati e il momento di silenzio che dedico ad ognuno vale per tutti quelli qui sepolti e per quelli che ancor oggi riposano nel deserto.
LA STAZIONE FERROVIARIA DI EL ALAMEIN.
Pochi minuti di strada e raggiungiamo la vecchia e storica stazione ferroviaria di El Alamein; quante volte l’ho vista sui libri di storia... ora l’ho finalmente davanti ai miei occhi.
La stazione ferroviaria di El Alamein
Purtroppo tutto ciò che la circonda, rovina indubbiamente l’importanza storica del luogo: sporcizia, confusione, degrado sono elementi costanti in questa parte d’Egitto. Anche la stazione è ormai un rudere: immondizia ovunque, muri e soffito completamente lasciati andare. Dopo pochi minuti e qualche fotografia ripartiamo per la prossima tappa.
IL MUSEO MILITARE DI EL ALAMEIN.
E’ quasi d’obbligo una visita al Museo Militare di El Alamein: ma in realtà anch’esso rispecchia appieno l’approssimazione egiziana. Un’enorme mappa poggiata su un tavolo di debite proporzioni dovrebbe far comprendere come si svolse la guerra in Nord Africa e la battaglia di El Alamein in particolare. Il risultato però è davvero deprimente, sia per la spiegazione trasmessa da una voce registrata in italiano, sia per l’utilizzo di soldatini che con cui giocavo io da bambino per rappresentare le truppe schierate!

Il resto del museo è un insieme di sale tematiche suddivise per paese: Italia, Germania, Gran Bretagna, Egitto. In ognuna uniformi, armi ed accessori dell’epoca... o quasi: ho trovato una Beretta 92 nella sala della Gran Bretagna e un STG-44 tedesco non certo presente all’epoca della battaglia di El Alamein.
Il museo militare di El Alamein
All’esterno del museo sono esposti vari mezzi recuperati nel deserto e ormai in pessime condizioni, sicuramente anche per l’incuria con cui vengono gestiti; e anche qui grossolani errori: un M14-75 indicato come M13-75, un’autoblinda italiana indicata come cingolato tedesco. Vedo però per la prima volta un 88 tedesco!

Dico subito però che tutto ciò è più che sufficiente per il ‘branco’ di turisti rigorosamente italiani, maleducati ed arroganti, ovviamente ignoranti in materia, che ho qui incrociato. Purtroppo ci dobbiamo far riconoscere ovunque andiamo e difatti i ‘nostri’ hanno subito dimostrato di aver scambiato il museo di El Alamein per un parco di divertimenti: grida, urla, atteggiamenti di chi non capisce neanche dove si trova; tutto ciò senza contare la non certo bella figura fatta con gli egiziani presenti.
VERSO LA LINEA DEL FRONTE.
È finalmente giunto il momento di sostituire la berlina con cui abbiamo viaggiato fino a questo momento con un grosso fuoristrada ed affrontare il deserto e la linea del fronte. Premetto subito che alcuni luoghi da me visitati sono solitamente inaccessibili senza adeguati permessi ed autorizzazioni che devono essere chiesti settimane prima: la zona a sud di El Alamein fino alla depressione di El Qattara è tutt’ora zona militare e soprattutto vi sono ancora migliaia e migliaia di mine disseminate.

In effetti sono stato davvero fortunato, perchè l’amico egiziano che mi ha organizzato l’escursione, ha capito i veri motivi che mi hanno portato ad El Alamein ed ha fatto il possibile per agevolarmi nelle visite, facendo verificare di persona da dei suoi collaboratori l’esistenza di passaggi nel deserto non controllati dalla polizia.

Lasciamo quindi l’abitato di El Alamein e lungo una strada o pista parzialmente asfaltata ci dirigiamo in direzione sud verso la linea del fronte e la depressione di El Qattara. Da subito solo sabbia e sassi e niente altro. Corriamo nel deserto a velocità sostenuta e tutt’intorno non c’è nulla, se non i luoghi che io ho sempre cercato d’immaginare e finalmente ho davanti ai miei occhi. Vi assicuro che il deserto vi rapisce e non smettereste mai di guardarlo, soprattutto quello di El Alamein, per ovvi motivi.
Verso la linea del fronte
Incrociamo delle vecchie piste utilizzate durante la guerra e ancora oggi in parte visibili... sono sulla linea del fronte, una delle tante che venivano tracciate e scomparivano subito dopo. Chiedo di fermarmi in un punto qualunque. La guida ormai capisce senza dovergli spiegare il perchè. In pieno deserto ci fermiamo. Io scendo e m’incammino in una direzione qualunque; voglio camminare sulla stessa sabbia e sulla stessa roccia ove passarono i nostri soldati. Attorno a me solo silenzio, sole e sabbia. Credetemi è un’esperienza unica essere qui nelle sabbie di El Alamein, ma bisogna sentirlo e crederci per provare le stesse sensazioni che mi sommergono.

Sul terreno ci sono ancora tracce della guerra: migliaia di frammenti di granate coperti di ruggine. Ovunque. Cammino e cerco d’immaginare come poteva essere allora il fronte di El Alamein. Uomini, carri, scoppi, urla, morte. Non soni qui ad esaltare la guerra, ma a rendere omaggio alle vittime della guerra.

Cammino sempre più lontano dal fuoristrada e vorrei continuare alla ricerca di non so cosa; forse qualche cosa che mi faccia sentire più vicino a questo posto. M’immagino scene di guerra e di morte attorno a me ed io come uno spettatore invisibile ci passo in mezzo. In questo punto preciso sarà caduto un nostro soldato? Io non ho dimenticato il loro sacrificio e con me sono certo molti molti altri italiani.
HANS JOACHIME MARSEILLE.
Ripartiamo, ma io so già che una piccola parte di me è rimasta in questo posto. Sempre deserto tutto uguale a perdita d’occhio. Su e giù per il fronte di El Alamein. Da anni aspettavo questo momento e non so come vorrei viverlo ancor più intensamente e profondamente.
Hans Joachime Marseille
Ci stiamo dirigendo verso la piccola piramide nel deserto ove è caduto l’asso tedesco della caccia in Nord Africa, Hans Joachime Marseille. Gli egiziani lo hanno voluto ricordare così. Vicino ad una delle tante piste del deserto ecco comparire la piramide. Scendo dall’auto e mi avvicino alla targa. Qualche minuto in silenzio ad osservare il luogo e il niente che mi circonda. Attorno a me ancora una volta i segni della guerra: frammenti di granata, qualche bossolo e qualche colpo sparato, una bomba a mano inesplosa, quasi irriconoscibile.
L’OSPEDALE INGLESE.
Ora ci aspetta la tappa più lunga per giungere al luogo più vicino alla depressione di El Qattara; purtroppo oltre, questa volta, non potrò spingermi per i motivi già accennati. La località da raggiungere è Qaret el Abd, lungo una delle piste più famose: la pista dell'acqua o Rommel Piste.

Dopo circa mezz’ora finalmente arriviamo a quello che fu prima un ospedale inglese e poi italiano, quando il fronte raggiunse la zona di El Alamein. L’ospedale (il famoso Forte Menton) o meglio quello che ne resta è interamente scavato nella roccia e nella sabbia sul costone di un’altura. È composto di tanti camminamenti, una volta coperti da un tetto di pietre, e da numerosi locali ancora dotati di tetto.
L’ospedale inglese
Inizio a scendere nelle stanze e trovo ancora qualche traccia della lontana battaglia di El Alamein: qualche suola, cocci di vetro, latte arrugginite, stracci. Chissà in questo posto quanta sofferenza, da una parte e dall’altra. Chissà quanti uomini hanno chiuso qui gli occhi per l’ultima volta, pensando alla loro terra e ai loro cari che non avrebbero mai più rivisto.

Mi aggiro fra i camminamenti, ancora una volta rapito dal luogo e dai miei pensieri. Sono finalmente qua, nello stesso posto in cui tutto avvenne... El Alamein ... Salgo il crinale e dall’alto posso vedere i resti dell’ospedale nel loro insieme e ancora una volta cerco d’immaginare questo luogo oltre sessant’anni fa. In lontananza c’è la depressione e dove c’è la depressione ci sono i luoghi della Folgore. Ma il mio pensiero è rivolto a tutti i nostri soldati, indistintamente.
L’ospedale inglese
Non so cosa sono venuto a cercare e non so se sono riuscito a trovarlo, ma la sensazione è unica, anche se non ancora completa. Vorrei di più, vorrei sentire di più. Vorrei fermarmi in questo posto per un pò di tempo alla ricerca di quello che sono venuto a cercare. So però che avevo bisogno di venire qui, di esserci, di poter dire: ‘Si, io ad El Alamein ci sono stato’.
IL RITORNO.
Purtroppo è giunto il momento di tornare indietro, di riprendere la macchina e di raggiungere il mio albergo. Stiamo ancora correndo nel deserto verso il paese di El Alamein.

Con il finestrino giù, guardo e i miei pensieri vanno lontani. Vanno a chi non è più tornato a casa e magari riposa ancora sotto questa sabbia. Vanno a chi ha aspettato a casa un figlio, un marito, un padre mai tornato. Vanno ai reduci dimenticati da questo paese ingrato che non ha memoria e non ha neanche più futuro.
Il ritorno
La mia giornata sta giungendo al termine, ma so già che ritornerò per completare questo percorso; qui come ho detto, ad El Alamein, rimarrà una piccola parte di me, come piccole parti di me sono già rimaste in altri luoghi della memoria. Tornerò un giorno per vedere quello che oggi non ho visto, per passare qualche notte nel deserto e vedere lo stesso cielo che i nostri soldati osservarono per mesi e mesi di dura guerra, per cercare di provare quello che loro hanno vissuto.

Spero con questo racconto e con le fotografie allegate di poter far sentire a chi legge, le mie stesse emozioni, i miei stessi stati d’animo e spero soprattutto che tutto ciò possa servire a non farvi dimenticare di loro... i soldati di El Alamein ...