|
|
|
|
|
| El Alamein - Marzo 2009 |
|
|
|
|
|
|
PRELUDIO.
|
|
Ritornato in Italia al termine del mio precedente viaggio ad El Alamein e in più di un'occasione, soprattutto nei rari momenti tranquilli della mia giornata, il pensiero di quanto avevo visto in quella veloce puntata, mi assaliva e le emozioni prendevano il sopravvento su tutto quanto il resto. Non è qualche cosa di pienamente comprensibile, era ed è tutt'oggi una necessità di tornare e di rivedere ancor più a fondo quei luoghi ora dimenticati, ma che un giorno furono teatro di un'epica battaglia. Era ed è una necessità di completamento personale, anche se a quanto pare è impossibile soddisfarla appieno. Dovevo tornare e cercare di portare fino in fondo quest'esperienza vissuta parzialmente.
Alla fine e grazie all'amico Daniele Moretto, è arrivato finalmente il tanto atteso giorno della partenza: 19 Marzo 2009 ritrovo a Malpensa, destinazione il fronte di El Alamein! Ricorderò sempre l'emozione di quei giorni d'attesa in cui cercavo d'immaginare cosa avrei visto veramente e quali emozioni mi avrebbero accompaganto per tutto quel periodo. Fra i tanti compagni di viaggio, alcuni rimarranno per sempre nei miei ricordi per l'affiatamento che si è venuto a creare e per la comunanza d'idee. Fra tutti spicca certamente il reduce della Folgore, Santo Pelliccia, che ha dato a tutti prova di quale fosse il vero spirito dei folgorini, a mio avviso in lui mai sopito. Sicuramente un'esperienza unica e molto particolare poter visitare quei luoghi in sua compagnia ed avere quindi l'opportunità di ascoltare racconti sulla guerra da un protagonista, proprio ove essi avvennero.
|
|
 |
|
| Clicca per visualizzare la mappa del viaggio |
|
|
Arrivo dunque all'aeroporto de Il Cairo nel primo pomeriggio, formalità doganali e partenza per El Alamein. Pernottamento in una delle ancora poche strutture presenti sul territorio aperte in questo periodo dell'anno. Finalmente il giorno dopo partiamo per la prima parte del nostro viaggio alla scoperta di quei luoghi per noi tutti carichi di significato.
|
|
|
AL COSPETTO DEI CADUTI.
|
|
Il primo giorno è dunque dedicato alla visita della zona litoranea del fronte: i sacrari, la stazione di El Alamein, il luogo ove si schiantò l'asso tedesco del Nord Africa, Hans Joachime Marseille e, non ultimo per importanza, il deserto attorno alla piccola cittadina, anch'esso teatro delle tre battaglie di El Alamein. Tutti luoghi già visti durante il mio primo viaggio, ma per me sempre suggestivi e carichi di significato. Prima tappa alla piccola piramide eretta dagli egiziani in ricordo del tenente, asso invitto di questo fronte. Siamo in mezzo al deserto e un leggero vento rende ancor più particolare l'essere in un punto sperduto e qualsiasi della zona delle battaglie: qui è caduto un uomo e chissà quanti altri qui intorno.
Dopo un attimo di silenzio di fronte alla piccola piramide, mi allontano, come nel mio precedente viaggio, verso una direzione qualunque, non importa quale sia; cammino nel deserto e cerco d'immaginare qualche scena letta tante volte sui libri. Deserto a perdita d'occhio, qualche altura all'orizzonte, silenzio e nella sabbia traccie della battaglia: schegge ovunque, qualche bossolo e qualche ogiva di proiettile, scatolette e pochi rottami. Anche il nostro reduce si aggira silenzioso forse per contemplare un paesaggio che anni fa vide in diverse condizioni.
|
|
|
|
Prossima tappa al nostro Sacrario: la sensazione è quella di non essere mai venuto, di non essere mai stato qui. Dall'ingresso alla costruzione in cui riposano i nostri soldati ci saranno circa 500 metri e credo che ognuno di noi li stia percorrendo immerso nei propri pensieri. Ora è un luogo di pace e di tranquillità e sullo sfondo il bellissimo mare blu. Le sensazioni sono le stesse della volta precedente: è come essere sommersi dalla sacralità del luogo. Finchè dura la visita leggo nomi su nomi quasi a volerli ricordare tutti e a rendere omaggio ad ognuno di essi: credo sia impossibile non rimanere sconcertati dalla visione d'insieme. Sono contento di essere nuovamente qui, è come aver tenuto fede ad un giuramento, dettato dal rispetto verso i nostri soldati che qui si sono sacrificati.
Un momento dedicato esclusivamente a Sergio Bresciani, uno dei tanti, ma per me una figura particolare in quanto prima di partire per El Alamein, ho avuto il piacere di conoscere due delle tre sorelle dello stesso e quindi la sosta è più che doverosa per portare anche il loro saluto. Ma non è ovviamente l'unico: tanti a me sconosciuti ai quali è giusto rendere omaggio e diversi nomi conosciuti e presenti nei diversi libri di memorie sul periodo storico in questione.
|
|
|
|
|
Raggiungiamo Quota 33 e la tranquillità che sovrasta tutto e tutti, il panorama, il mare e il sacrario rendono anche questo momento davvero suggestivo. Sono 'scatti fotografici mentali' che ognuno di noi si è fatto e che un racconto come questo non può e non riesce ad eguagliare: io me li porterò dietro per tutta la vita e sono davvero felice di aver potuto vedere con i miei occhi quei luoghi tante e tante volte descritti sui libri. Anche in questo caso il tempo è tiranno e la scaletta delle visite del giorno esige il rispetto dei tempi: anche questa volta è purtroppo poco il tempo dedicato ai nostri caduti. Rientrando ai fuoristrada, seppur restio alle fotografie, non posso rinunciare a farne una all'ingresso con uno degli splendidi protagonisti di queste famose vicende.
|
|
|
|
|
Le prossime tappe sono il sacrario tedesco e quello inglese già in precedenza visitati: sono onesto, non è la stessa cosa che visitare quello italiano per ovvi e validi motivi, ma anche qui vale sempre il rispetto per questi uomini che si sono sacrificati per un causa che ritenevano quella più giusta o semplicemente che fecero fino all'estremo sacrificio il loro dovere di soldati. Il silenzio che avvolge entrambi i luoghi rende la visita carica della giusta atmosfera. Siamo così giunti alla fine della prima giornata ed io prontissimo ad affrontare quella successiva. Giunge finalmente il momento tanto atteso in cui ci lasceremo alle spalle civiltà e comodità per affrontare il deserto e cercare di cogliere l'essenza del luogo sotto tutti i suoi aspetti.
|
|
|
L'OSPEDALE A QARET EL ABD.
|
|
Sveglia, colazione e partenza per il fronte sud: nel mio caso l'emozione è fortissima, vista l'attesa di mesi ed i pensieri costanti a quanto finalmente vedrò con i miei occhi. Vengono caricati i fuoristrada di zaini, valigie, oggetti personali e del materiale utile e necessario a bivaccare per alcuni giorni consecutivi nel deserto. Si formano gli equipaggi delle jeep e si parte. La prima metà è Qaret el Abd: da El Alamein percorriamo la storica pista dell'acqua o Rommel Piste. Siamo già nel pieno deserto e la pista è praticamente rimasta tale: asfaltata ma in condizioni davvero precarie. Attorno a me uno spettacolo già visto ma sempre unico e coinvolgente.
Dopo circa tre quarti d'ora di marcia giungiamo in vista del nostro primo obiettivo: fu prima un ospedale inglese e poi italiano, quando il fronte raggiunse la zona di El Alamein. Conosciuto anche come Forte Menton, è interamente scavato nella roccia e nella sabbia sul costone di un’altura. Tanti camminamenti, una volta coperti da un tetto di pietre, e numerosi locali sotterranei, compongono un vero e proprio reperto storico-militare di altissimo valore. Lo si può vedere ed apprezzare interamente, in quanto non vi sono ostacoli o controlli di alcun tipo. E' anch'esso oggi un luogo tranquillo, ma ci si può solo immaginare quanta sofferenza durante quei tragici giorni di guerra.
|
|
|
|
|
Tutt'intorno troviamo diversi segni della guerra e della permanenza dei soldati, e facciamo anche una scoperta davvero interessante: sotto uno strato di sabbia sono disseminate decine e decine di mine anticarro inglesi disattivate. Coperchi, fondi ed esplosivo ormai inoffensivo vengono alla luce rapidamente. Molto probabilmente è una sorta di deposito a cielo aperto ove gli sminatori del dopo guerra hanno lasciato quanto trovato sul terreno circostante, ma averle trovate e dissotterrate è comunque una bella sensazione.
|
|
|
|
|
Girando fra le rovine poi troviamo proiettili, pezzi di telo e di casse di legno, schegge a non finire, scatolame; tutti resti forse di nessun valore materiale, ma che servono a noi, venuti qui di proposito, a creare un'atmosfera davvero particolare. Non siamo ancora nel pieno deserto e siamo ancora in vista della 'civiltà', ma inizio ad essere pervaso da una nuova sensazione, di distacco dalla mia vita reale e di tutti i giorni, di 'immersione' in una nuova realtà fatta di storie e di ricordi sempre presenti, grazie al nostro reduce; una sorta di viaggio nel tempo a ritroso per finalmente avvicinarmi a quei periodi ormai così lontanti.
|
|
|
VERSO LA ZONA SUD DEL FRONTE - DEIR EL MUNASSIB.
|
|
Ecco finalmente iniziare quella parte del viaggio tutta dedicata alla scoperta di quei luoghi mai visti, ma tante volte immaginati dopo ore di letture sui libri che narrano di uomini e di morte, di eroismi e di umanità. Direzione Sud-Est, ci dirigiamo verso la zona di Deir el Munassib. Folgore e non solo: su queste quote accaniti combattimenti si verificarono fra le nostre truppe e quelle del Commonwealth. I fuoristrada ora corrono veloci fuori dalla pista e in mezzo al niente. Non ci sono tracce evidenti, ma è come viaggiare in mezzo a centinaia di solchi lasciati dai carri armati che qui si affrontarono.
Il cielo è terso, tutto è immobile e silenzioso, siamo solo noi e il deserto e le storie che lo stesso raccoglie e restituisce solo a chi è capace di sentirle. Cartina alla mano è possibile apprezzare ancor di più la meravigliosa esperienza che sto vivendo. Arriviamo finalmente a Deir el Munassib, dopo aver attraversato Deir Alinda; i fuoristrada si fermano e ognuno di noi ha la possibilità di scoprire la vera storia. Le quote sono davvero molto basse, ma sufficienti a controllare chilometri di terreno circostante. E qui i soldati della Folgore difesero le loro posizioni tenacemente senza mai fare passare il nemico.
|
|
|
|
|
Tracce di trincee e di buche individuali sono presenti ovunque; ognuna di queste ha più d'una storia da raccontare. La maggior parte delle stesse è coperta dalla sabbia che in oltre sessantacinque anni ha nascosto ai posteri le tracce delle antiche battaglie. La sensazione più bella è accucciarsi in una di queste e guardare fuori, ed immaginare cosa potevano vedere in quei giorni i protagonisti di quelle vicende. Ora solo sabbia, pietre e silenzio. Qui come in altri posti ho la possibilità di fare decine di fotografie che faranno parte di quella documentazione ormai corposa che negli anni sono riuscito a mettere insieme.
|
|
|
|
Solo ora mi rendo conto di avere commesso un grosso errore, ovvero non essermi portato qualche libro di Paolo Caccia Dominioni da poter leggere, anche se in pochi minuti, negli stessi luoghi dei suoi racconti. Avrei certamente potuto ancor più apprezzare questo splendido viaggio, carico di ricordi che mi accompagneranno per il resto dei miei giorni. Anche rischiando di sembrare un pò troppo solitario agli occhi dei miei compagni di avventura, cerco di isolarmi, perchè solo così riesco a vivere al meglio questa esperienza, e solo vagare con lo sguardo verso l'orizzonte o notare qualche segno particolare sul terreno, rende tutto ciò che sto vivendo come un'esperienza unica.
Procediamo ancora verso Sud-Est fino ad una piccola quota, la 67, una delle tante ignote ai più, ma protagoniste di chissà quali vicende. Qui troviamo una sorta di deposito inglese, pensiamo, di lattine di olio o carburante, tutte arrugginite ed abbandonate nella sabbia. A dire il vero non ho mai visto sui libri nulla di simile e difatti solo al ritorno, il nostro Daniele, scoprirà che le stesse sono dei congegni esplosivi utilizzati appunto dagli inglesi. Dopo una breve sosta ripartiamo per una delle mete più ambite ed attese.
|
|
|
SULLE ORME DELLA STORIA - QARET EL HIMEIMAT.
|
|
All'orizzonte compaiono due piccole quote, circa 200 metri sul livello del mare; due quote nel mare di sabbia; due quote la cui storia è indissolubilmente legata alle gesta della Folgore; due quote lette e rilette tante volte sui libri... stiamo raggiungendo l'Himeimat, o meglio Qaret el Himeimat. Oggi a due mesi di distanza è difficile riuscire a spiegare l'emozione che in quel giorno, in quel momento mi ha sommerso. So che ai più queste due piccole quote formate di rocce e sabbia non dicono nulla, ma se con un pò di passione si leggono i libri di Paolo Caccia Dominioni, ci si rende conto che questa parte di deserto racchiude una sorta di atmosfera particolare. Le vedo avvicinarsi sempre più ed è come tuffarmi nella storia.
Scendo dal fuoristrada e mi guardo attorno attonito e affascinato da ciò che vedo. Deserto piatto e nulla all'orizzonte, la depressione del Qattara in tutta la sua imponenza a Sud e le due cime che si ergono in mezzo al nulla. Saliamo sulla più piccola e mi sembra di camminare in un luogo sacro, quasi da non profanare. Chi sono io per camminare su questa sabbia difesa da degli eroi dimenticati? Ne sono degno? So che qualcuno che leggerà quanto sto scrivendo potrà capire cosa intendo con queste poche battute. E' uno dei momenti più belli e solenni mai vissuti nella mia vita. Io sono qui, ci sono arrivato! Dopo anni di attesa cammino in questi luoghi... due punti su una cartina, ma con un valore immenso.
|
|
|
|
In cima alla vetta più piccola guardo ed osservo il nulla che mi circonda; queste poche fotografie non riusciranno mai a trasmettere le sensazioni che in quei momenti mi hanno travolto. Dall'alto della cima lo sguardo si perde nella depressione: per la prima volta nella mia vita la vedo, dopo averne tanto letto. Compare un tricolore: facciamo la fila per fare una fotografia in questo posto con la nostra bandiera. Vi lascio immaginare l'orgoglio di questo momento.
Ora ho bisogno di staccarmi dagli altri, voglio rimanere solo per rendere una sorta di omaggio e tributo a chi qui si imolò per il proprio paese e per un'idea che ancora oggi, è stata sconfitta non dalla storia, ma dall'oro e con la forza. Scendo e mi dirigo prima verso la depressione e poi tutto intorno alla quota maggiore. Da solo, un passo dopo l'altro. Non è descrivibile tutto quello che si può sentire qui in mezzo a niente, ma contemporaneamente in mezzo a tutto. E' un continuo guardare per terra, verso le quote, il cielo, verso la depressione, come se non volessi perdermi neanche un particolare. Cerco di fotografare mentalmente tutto quanto per poi potermelo portare con me a casa.
|
|
|
|
|
So già che un giorno tornerò, ma fintanto che ciò non accadrà questi sono gli unici momenti in cui posso vedere e sentire quello che provo ora. Per questo motivo cammino, guardo, cerco ciò che questo luogo mi può dare. Anche qui tracce della guerra e di uomini che vissero, combatterono e morirono in mezzo al nulla. E purtroppo, come per ogni tappa, giunge il momento di passare a quella successiva; giunge il momento di lasciare un luogo per vederne un altro. Ma tutto avviene troppo in fretta: vorrei dei giorni per vedere e visitare ogni più piccolo anfratto, cercare ogni segno di quei momenti passati e soprattutto passare una notte in questo posto. Una notte sola e da solo in mezzo a tutto e al niente.
|
|
|
LA MIA PRIMA NOTTE NEL DESERTO - NAQB RALA.
|
|
|
Ripartiamo. Direzione Ovest, verso Naqb Rala. Altro luogo teatro di battaglie e di storie di uomini; luogo ove passeremo la nostra e soprattutto la mia prima notte nel deserto. Giunti in zona smontiamo dalle jeep e alle nostre spalle, sempre imponente, l'Himeimat. Buche e trincee sono ovunque: uniche testimonianze di vite vissute e finite. Guardi una buca e ti chiedi chi un giorno visse li dentro per mesi, quali furono i suoi pensieri, se è tornato alla sua casa o riposa in pace in qualche punto del deserto.
|
|
|
|
Ti guardi intorno e cerchi d'immaginare come poteva essere qui oltre sessant'anni fa; soprattutto cerchi d'immaginare le sensazioni, le paure, le passioni che vissero i nostri soldati fra sabbia e rocce. E non ci riesci! Non ci puoi riuscire, perchè ora attraversi questi luoghi in pace, consapevole che c'è un domani, che c'è una casa a cui tornerai certamente, ma loro... Loro queste certezze non potevano averle e ogni sguardo, ogni tuo pensiero è inesorabilmente diverso dal loro. Più ti sforzi e più non puoi essere come loro, provare quello che loro provarono... Non ti resta che onorarli senza parole e con devozione.
Perchè qui, calpestando questa sabbia, guardando l'orizzonte e ascoltando il silenzio di questi luoghi, puoi, seppur minimamente, comprendere quanto loro vissero per mesi e, solo dopo tutto questo, puoi misurare il sacrificio a cui furono chiamati. E allora ti rendi conto di quanto piccole sono le prove che ogni giorno devi superare se confrontate con tutto ciò.
|
|
|
|
Proseguiamo a piedi. Di buca in buca, di postazione in postazione posso finalmente vedere il fronte di El Alamein. Ogni punto in cui mi fermo ha certamente una storia da raccontare. Mille libri non potrebbero mai descrivere le sensazioni che si possono provare, qui in piedi in mezzo al deserto di El Alamein. Visito in particolare le postazioni fronte Nord, quelle che davano verso le linee inglesi con alle spalle la depressione di El Qattara. Il dislivello è di pochi metri, ma qui ti rendi conto di quanto fossero preziose queste alture per dominare le spianate circostanti.
La giornata volge al termine, il sole poco a poco sta calando verso ponente e sto per affrontare uno dei momenti più attesi di tutto il viaggio. E' il momento di approntare il campo base per la notte: le jeep vengono messe a formare un perimetro, alcune tende vengono piantate, si prepara da mangiare. La notte sta arrivando, la mia prima notte nel deserto. Per nulla al mondo ora vorrei rinuciarvi. Per me nessuna tenda, devo dormire sotto le stelle e vedere quello stesso cielo. Questo è sempre stato il mio pensiero fisso fin dalla partenza dall'Italia: tutto sarà diverso da allora, ma il cielo no, quello sarà lo stesso... sarà lo stesso che loro osservavano e questo potrò vederlo anch'io.
|
|
|
|
Cala la notte. E' una sensazione indescrivibile essere qui. La notte, il freddo del deserto in questo periodo dell'anno, il silenzio, ma soprattutto le stelle... migliaia di stelle che mai nella mia vita ho visto così da vicino. Dopo una rapida e frugale cena la stanchezza si inizia a far sentire, ma devo e voglio fare un ultimo giro fra le trincee della Folgore. Alla luce di una torcia in due percorriamo alcuni tratti sopra il campo base, buca per buca. Credo di non aver mai visto uno spettacolo del genere e credo di non aver mai provato delle emozioni che i più non potranno mai capire. E so già che tornato a casa, riprese le normali attività, mi mancherà questo posto e ora che scrivo darei chissà cosa per tornare un'altra volta.
Il deserto di notte trasmette delle emozioni particolari. Il cielo è unico e spettacolare. Per minuti e minuti giriamo da soli nel deserto, poche parole ma tante emozioni. Nel sacco a pelo e con il tetto formato dal cielo e dalle stelle, vivo la mia prima notte a contatto con la magia di El Alamein. Non riesco però a dormire, perchè la testa continua a pensare e gli occhi a vedere uno spettacolo unico nel suo genere. Sono qui e non mi sembra ancora vero.
|
|
|
|
Alla mattina il sole sorge molto presto e rapidamente esco dal sacco a pelo; velocissima colazione e questa volta da solo voglio camminare ancora fra le trincee e vedere l'alba dalle postazioni. Forse i miei compagni di viaggio non comprendono appieno il perchè dei miei comportamenti, ma io sono qui anche per questo; anche per stare solo, seduto su uno sperone roccioso, vedere il sole che si alza dal deserto e pensare e sentire tutto quello che questo posto mi può dare. E' questo un altro dei momenti più belli che ho vissuto e che mi porterò dentro per tutta la vita. Il silenzio e gli spazi qui sono unici.
Una semplice azione: coricarsi dentro una buca e scrutare l'orizzonte di fronte a sè. Un gesto che può raccontare più di mille libri e lasciare un ricordo unico ed indissolubile. Ma poi ti chiedi chi ha vissuto in questa buca, chi ha sofferto, chi avrebbe voluto vivere una vita magari stroncata qui ad El Alamein... e allora ne esci quasi di scatto, colpevole forse di aver in qualche modo profanato un luogo che deve rimanere intatto.
|
|
|
LUNGO IL BORDO DELLA DEPRESSIONE DI EL QATTARA - DA NAQB RALA A NAQB EL KHADIM.
|
|
|
Con mia sorpresa il programma della giornata prevede quanto di meglio mi potevo aspettare: una camminata nel deserto, circa una decina di chilometri da percorrere senza fretta da Naqb Rala a Naqb el Khadim. E' Domenica mattina e mi appresto a passare alcuni dei momenti più significativi di questo viaggio. Posso camminare liberamente fra le rocce e gli speroni, toccare la sabbia in ogni momento e cercare anche il più piccolo segno della battaglia. Il nostro reduce in gambissima farà quasi tutto il percorso con uno spirito invidiabile. Non oso disturbarlo, perchè ha sì nei nostri confronti un atteggiamento sereno e tranquillo, ma credo che dentro di sè senta tutto il 'peso' di essere nuovamente qui e dei ricordi.
|
|
|
|
|
Si cammina prima in gruppo e c'è chi poi, come me, preferisce proseguire solitario. Lo spettacolo che ho la fortuna di vedere è straordinario: buche individuali, postazioni d'artiglieria, resti di telo mimetico, casse di munizioni, e migliaia di schegge disseminate ovunque. Camminiamo nella storia e solo la sera stessa, riordinando le idee, mi renderò conto di ciò che ho visto e vissuto. Alla mia sinistra si estende in tutta la sua immensità la depressione di El Qattara... a perdita d'occhio! Mi vengono in mente immagini note e meno note dei nostri soldati di vedetta su queste alture che dominano la depressione e la sensazione di vivere per un attimo indietro nel tempo è ancora più forte.
|
|
|
|
|
Frattanto il gruppo si è parzialmente frantumato e molti di noi viaggiano solitari in questo paesaggio quasi irreale e fuori dal mondo. Siamo a Marzo eppure il caldo è notevole e solo ci si può immaginare cosa significasse combattere e vivere qui in piena estate senza le comodità a cui noi tutti siamo abituati. Si susseguono buche individuali più o meno vicine scavate nel terreno piatto e parzialmente coperte dalla sabbia, a buche con muretti a secco proprio lungo il bordo delle alture che delimitano la depressione.
|
|
|
|
|
A metà circa della nostra 'passeggiata' individuo sulla mia destra una piccola altura e mi dirigo verso la stessa. Raggiunta la sommità mi rendo conto che nessuno dei miei compagni di viaggio è in quel momento visibile e per la prima volta da quando sono qui, mi sento veramente tutt'uno con il deserto e con le emozioni che qui si possono sentire. E' un'altra sensazione bellissima ed unica che posso provare. Dall'altura in cui mi sono fermato il giro d'orizzonte è da cartolina.
|
|
|
|
|
Riprendo la marcia e dopo poco raggiungo uno dei più cari compagni di viaggio e abbiamo così modo di scambiarci diverse opinioni sul luogo e sulle fasi della battaglia. La depressione è sempre sulla nostra sinistra e ogni tanto è possibile vedere gli 'scivoli' artificiali, costruiti negli anni, che consentono l'accesso alla depressione con una certa comodità: proprio attraverso uno di questi scenderemo la sera stessa, abbandonando, per me, troppo presto la zona del fronte.
|
|
|
|
|
Anche qui tantissime fotografie e riprese di questi luoghi indimenticabili. Dopo un paio di ore di camminata vediamo sul fondo di un pianoro i fuoristrada che ci attendono con i viveri di conforto, quasi necessari dopo la 'passeggiata'. Qui troviamo ancora i resti della famosa 'palificata' che dalla costa, attraversando tutto il deserto, scendeva nella depressione. Dopo poco si rimonta sulle jeep e si prosegue per la prossima meta del nostro viaggio.
|
|
|
AI BORDI DELLA DEPRESSIONE - CAMEL PASS.
|
|
|
Attraversiamo rapidamente tutto il plateau di el Taqa e raggiungiamo un altro luogo 'sacro' e storico: Camel Pass. Qui erano presenti diverse postazioni e l'ospedale della Folgore, proprio su uno dei 'passi' che consentivano di salire dalla depressione ed entrare nella zona di El Alamein. L'ospedale è stato all'epoca ricavato da uno dei quattro box costruiti dagli inglesi per proteggere la zona di El Alamein e difatti è molto molto simile a Forte Menton.
|
|
|
|
|
La quantità di materiale qui trovata è davvero impressionante: oltre alle sempre presenti schegge di tutte le dimensioni, scatolette di cibo, latte di olio o lubrificante, suole o pezzi di anfibi, teli, parti di vestiario e... mine per fortuna disinnescate. Esploriamo tutti quanti la zona e anche qui, camminare fra i resti, è una sensazione davvero particolare.
|
|
|
|
|
Come si vede dalle fotografie, all'interno le costruzioni sono ancora in buono stato e all'esterno, seppur rovinate, fanno comunque una certa impressione, ancor di più se raffrontate con le varie immagini storiche presenti sui vari libri in circolazione. Una buona ora di esplorazione mi ha consentito d'individuare dei resti più o meno interessanti che ora fanno bella mostra a casa e mi ricordano ogni volta questa esperienza. Mi aggiro fra questi resti e percepisco l'importanza di trovarmi qui e di toccare con mano ciò che resta di quei giorni e di quegli avvenimenti.
|
|
|
|
|
E' ora di pranzo e mangiamo per l'ennesima volta in mezzo al deserto. Mi sembra quasi di profanare questo luogo: questa è una costante che mi ha accompagnato per tutto il viaggio; seppur desidero vedere e visitare quanto più possibile, mi sembra di violare la sacralità del posto. Sono circa le 14.00 quando a bordo dei fuoristrada riprendiamo la marcia verso quella che sarà l'ultima meta di questa parte del viaggio lungo la linea del fronte di El Alamein.
|
|
|
AI BORDI DELLA DEPRESSIONE - PASS FOR CARS.
|
|
|
Arriviamo così al Pass for Cars, altro 'passo' che funge da porta d'ingresso alla depressione per chi giunge dalla litoranea lungo la famosissima Pista Rossa o Massicciata. Anche qui trincee, buche individuali e per la prima volta dei grossi scavi ben squadrati che molto probabilmente servivano all'epoca come magazzini sotterranei. Le stesse scene di tutti i posti fin qui visitati, le stesse ricerche di resti e materiali, ma ogni volta un'emozione nuova che nasce anche per un pur piccolo oggetto ritrovato.
|
|
|
|
|
Osservo verso Nord e la pista è visibilissima; lungo la stessa Sergio Bresciani morì nel 1942 a causa di una mina inglese e lungo la stessa fu sepolto, fino a quando Paolo Caccia Dominioni non recuperò le salme ivi presenti e le traslò dove oggi sorge il nostro sacrario.
|
|
|
|
Sono circa le 15.30 del 22 Marzo ed il viaggio lungo il fronte sta per terminare. Il resto del viaggio, seppur bellissimo per quanto vedrò, non avrà quasi nulla a che fare con quanto visto fino ad ora. Lascio dunque questa zone con una certa tristezza, perchè avrei voluto dedicare molto più tempo e vedere molto di più di quanto ho fatto. Ma mi posso certamente ritenere fortunato per avere avuto l'opportunità di vivere un'esperienza certamente unica.
Scendiamo nella depressione lungo una pista e anche questo è un momento molto sentito ed emozionante, sia perchè mi sto lasciando alle spalle il fronte, sia perchè il paesaggio è splendido; si ha proprio la sensazione di entrare in un altro mondo. Dopo questi giorni ce ne saranno altri sempre nel deserto, ci saranno altre bellissime notti dispersi nel niente e con un tetto di stelle; vedrò luoghi incantati, oasi disperse nel nulla, le dune di sabbia, una tempesta nel pieno della depressione e tanto altro. Ma nulla per me sarà mai paragonabile a quello che ho potuto vedere nei primi giorni e nessuna emozione sarà paragonabile a quelle provate nei momenti ora passati.
|
|
|
CONCLUSIONI E RIFLESSIONI.
|
|
Sono ormai passati due mesi da quei giorni che ora mi sembrano così lontani e quasi non vissuti. E ogni giorno penso a quei momenti, a quello che ho visto e a quello che ho sentito. Spesso mi capita di pensare ad un punto specifico, cercando di immaginarmelo ora in tempo reale. Dopo di me probabilmente qualcun altro è passato, ma magari in questo preciso momento c'è solo il niente, solo aria, sabbia e sole e niente altro. E mi mancano quei posti. Fin da subito mi ha pervaso il desiderio di tornare e rivedere e riportare nuovamente il mio omaggio agli 'spiriti' dei nostri caduti che forse aleggiano ancora fra le sabbie di El Alamein.
Ora non so quando tornerò, è troppo presto per dirlo, ma so con certezza che arriverà il giorno in cui potrò nuovamente solcare quelle piste, e vedere quel cielo di notte pieno di stelle, e camminare sulla stessa sabbia calpestata dai nostri soldati. Non so quando, ma tornerò... un giorno.
|
|
|
|
|
|